Silvia Allegri, Autore a Silvia Allegri | Pagina 2 di 15
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Author:Silvia Allegri

Lettera alla nonna

Eccomi, nonna, anzi ciao Pollo! Questo era il tuo soprannome e in pochi sanno il perché. Lo sanno le mie amiche più care, perché quando uscivo di casa era una tappa d’obbligo bussare alla finestra, a qualsiasi ora del giorno, e salutarti con quel saluto bizzarro che ha destato spesso la curiosità di chi mi sentiva. Era il 1995, e per i miei 18 anni ce ne siamo andate da sole a Parigi. Il primo volo, ci tenevi a farmi fare quel battesimo perché hai sempre detto che viaggiare è la cosa più bella. La serata al Moulin Rouge, lo shopping, le passeggiate notturne, la salita sulla torre Eiffel. Che meraviglia! Allora non esistevano nemmeno i cellulari, si stava così bene, era vera vacanza, lontano da tutti e da tutto! E quel vizio non lo abbiamo perso: a raffica, a partire dal regalo di laurea, ci siamo imbarcate su tante navi e sono iniziate le nostre crociere: Spagna, Portogallo, Marocco, Libia, Tunisia, Grecia, Croazia, e poi su, Amsterdam San Pietroburgo Stoccolma Copenaghen. Eravamo una coppia perfetta: mentre la nonna giocava a carte la nipote esplorava nuovi pezzettini di mondo, e poi insieme a guardare i tramonti, a bere e a mangiare cose buone. Le spese pazze al mercato di Istanbul, la sosta a Tripoli, la tappa a Casablanca, il tour in una Lisbona bollente. Quanti mari abbiamo solcato e quanti panorami abbiamo guardato insieme, nonna! Mi hai insegnato ad adorare la libertà. La voglia di scoprire, di pensare, di essere me stessa sempre e comunque. Mi hai permesso di realizzare tanti sogni, aiutandomi e sostenendomi quando il lavoro non era sufficiente per potermi mantenere da sola. Solo grazie a te c’è Ringo nella mia vita, e tu sai che Ringo è il mio amore più grande. Quando è arrivato ti ho portata da lui per conoscerlo, che ridere quando gli hai dato le prime carote e lui, preso dall’entusiasmo, ti ha sbrodolato tutte le mani. Ma tu non avevi paura di niente e le esperienze nuove ti facevano sorridere. Nei momenti peggiori tu ci sei sempre stata, ci separavano ben 58 anni di età, eppure solo con te ho avuto la possibilità di esprimermi sempre a modo mio, senza filtri, di piangere, di ridere e di confidare i pensieri più intimi senza paura di essere respinta. Certi miei segreti li sapevamo soltanto io e te. Le mie peripezie e i miei amori, i miei dubbi e i miei sbagli, tutto era argomento di confronto per noi. Abbiamo anche litigato, a volte, perché l’amore non è bello se non è litigarello, mi dicevi. E quegli scontri ci hanno sempre fatto bene, perché la nostra complicità era perfetta e nessuno a parte me e te poteva e può capirla. E ne siamo uscite più unite di prima. Chi ha un carattere forte non ha vita facile, ma la vita se la assapora al massimo, come abbiamo fatto noi. “Se fossi nata al tempo del Far West sarei stata sicuramente una pioniera”, mi ripetevi. E sei stata davvero così: mi hai insegnato a non avere paura di niente. Hai vissuto la guerra e il lutto, la malattia di chi ti era più caro e i problemi di salute. Ma eravamo sempre pronte per un nuovo viaggio. Hai accettato tutto di me: il mio carattere ribelle, il mio spirito polemico un po’ toscano come lo eri tu, e soprattutto il fatto che io abbia deciso di non mangiare più carne. Ricordo di quel giorno in cui mi hai scritto il menù vegetariano, in modo che potessi scegliere quali delizie assaporare a tavola con te, cuoca semplicemente pazzesca. Ridevo sotto i baffi però quando cercavi di convincermi che le polpette, in fondo, non sono carne… Cara nonna, eri davvero un personaggio unico! Mangiare da te era un evento: un’esperienza di gusto e di amore che mettevi anche nei piatti, perché il tuo modo di voler bene passava anche attraverso la tua arte in cucina. Sacco vuoto non sta in piedi… era questo il tuo proverbio preferito per prendermi per la gola.. Le mie amiche non dimenticano di sicuro i pranzetti che ci preparavi, sempre accompagnati dal sorriso e da un buon bicchiere di vino. Sapevamo goderci la vita, io e te. Ed eri una nonna anche per loro: venivamo insieme a salutarti, mi chiedevi cosa combinavano, e io ti aggiornavo sulle loro vite. Venivamo a salutarti insieme, prima di andare in città o prima di un viaggio, era bello chiacchierare e tu ci tenevi ad essere sempre informata sulle nostre novità. Non hai mai avuto pregiudizi, accettando le loro diversità e le mie stravaganze, moderna come una mia coetanea, anzi di più. Quando sono partita per Vienna ricordo che non ti sei affacciata alla finestra, non volevi che ti vedessi piangere. E mi spedivi lettere, cartoline, anche i galani per carnevale, e chiedevi sempre: Quando torni? Per te ero in capo al mondo. Ed è solo per te che sono rientrata per Santa Lucia, la nostra festa.

Cara nonna, ogni mio libro, ogni mio articolo per te era motivo di orgoglio. Anche la più semplice e breve notizia di cronaca scritta da me secondo te era un capolavoro, e non sai quanto mi ha aiutato il tuo entusiasmo, per continuare per la mia strada alla ricerca di nuove sfide da affrontare e da vincere. Nelle occasioni importanti, prima di uscire era una tappa d’obbligo passare da te, ti piaceva vedermi elegante. Hai gioito più di chiunque altro per ogni mio traguardo: la laurea, il master, i libri, gli articoli, le conferenze. Ti brillavano gli occhi e con te mi sentivo un eroe da film! Avere per così tanto tempo una persona che ti adora per quello che sei, che ti elogia incondizionatamente, che ripone in te tutta la fiducia e ti incoraggia ad affrontare ogni sfida rende forti e ti regala la sensazione di essere quasi invincibili. Ma quella persona poi all’improvviso non c’è più, e ogni certezza crolla, mancano l’affetto e il calore che mettevano in moto la mia energia e tutto intorno a me è silenzioso. Come farò adesso senza di te? Con te se ne va la parte più serena di me. Ti chiedo, se mi senti, di aiutarmi a conservare i nostri ricordi più belli, e di starmi vicino, in qualsiasi posto tu sia. A te dedicherò i miei viaggi e la mia voglia di scoprire tutto, ma proprio tutto ciò che c’è di bello nel mondo, per poterlo raccontare attraverso il mio lavoro. Cercherò di dare il massimo, e non dimenticarmi mai quel patrimonio di idee e saggezza che mi hai trasmesso. Eri molto anziana ed era inevitabile, ma avendoti sempre vicino non ho realizzato quanto tempo fosse trascorso. Ho avuto la fortuna di avere dei nonni straordinari, il vuoto che si prova senza di loro è difficile da sopportare. Aiutami a riuscirci. Ciao Pollo.

Squadra veg, sempre più in alto!

Ho fatto parte di una splendida squadra veg, in queste ore di Staffetta Running 24 x 1 ora 2018, a Peschiera Borromeo. Prima squadra mista e sesti assoluti su 47 squadre. Un trionfo per le due squadre vegane, messe insieme e coordinate dai bravissimi Dunia, Paolo, Leo.

Oggi ho avuto la conferma che sono sulla strada giusta e che a volte i sacrifici e i mal di stomaco sono utili perché la causa lo merita infinitamente. Con il risultato di oggi più di 50 persone hanno dimostrato che il movimento vegan ha tutte le carte in regola per salire sul podio e ottenere risultati eccellenti.

È stata una notte indimenticabile, sembrava di essere tornati bambini in quella pista di atletica piena di gazebo, tavoli, tende, con la musica a tutto volume nel cuore della notte, mentre si susseguivano gli atleti. Non ho dormito neppure un minuto eppure alle 5 di questa mattina ero carica e pronta a fare il mio turno. Fare fatica è ancora più bello se a ogni passo che fai pensi a loro, agli animali che stanno a cuore a tutti noi e per i quali noi combattiamo sempre, a partire dalla coerenza nel piatto.

Ho provato un enorme piacere a osservare l’energia di questa squadra veg, l’eleganza dei miei compagni nella corsa, la loro potenza: un’energia pulita che deriva da allenamenti duri e alimentazione totalmente priva di sofferenza animale.

Li voglio ringraziare di cuore tutti, per l’esempio che ci danno e perché hanno voluto in squadra anche chi è meno forte, come me, dilettante e lenta: non mi hanno fatto sentire fuori luogo, anzi!, ricordandomi come l’intento della squadra amatoriale fosse quello di fare un buon risultato, certo, ma soprattutto esserci, testimoniare la nostra passione e il nostro sogno di un mondo giusto. Mi sono sentita accolta e mi è sembrato di conoscerli da una vita, questi miei compagni. Perché quando si condivide la stessa visione della vita e quando esiste la stessa sensibilità le barriere crollano.

Adesso, a casa, ripenso col sorriso a questa avventura: mai e poi mai avrei pensato di prendervi parte. Porto con me le parole di incoraggiamento, la dolcezza, la determinazione e la simpatia di questi compagni di battaglie per i diritti di chi non ha voce. Go Vegan!

Correre per loro: arriva la staffetta Veg!

Staffetta significa correre, correre e ancora correre. Significa farlo per loro, tutti quei milioni di innocenti che non possono correre perché nascono, vivono e muoiono imprigionati in gabbie anguste, senza la luce del sole, senza la sensazione di avere l’aria fresca addosso, privati della loro dignità. Gli animali degli allevamenti, dei lager che ogni giorno distribuiscono terrore e morte, hanno bisogno di ambasciatori, che diffondano la bellezza di una vita senza crudeltà. E quale modo migliore, per trasmettere questo messaggio, di fare sport insieme, per restituire la voce a chi non può parlare?

Mancano pochi giorni ormai a un appuntamento bellissimo: la 24 ore di Zeloforamagno, che nel circuito milanese ha un grande riscontro. Ci saranno moltissime squadre, e anche la staffetta vegan. Me la racconta Dunia Azzabi, amante degli animali e dello sport, vegana, appassionata sostenitrice di questo messaggio. Ci siamo conosciute a Milano, durante un evento veg, e alla fine di quella bella giornata mi ero già iscritta!

“La staffetta vegan è nata con l’idea di Leo Arturino, atleta amatoriale vegano che ha sempre fatto atletica fin da bambino. In quella prima edizione erano venuti atleti da tutta Italia. Per difficoltà varie poi l’iniziativa ha subito uno stop, ma adesso io e il mio compagno Paolo abbiamo deciso di portare avanti questo evento insieme ad altri amici vegani. Quest’anno riproponiamo la staffetta in una versione più evoluta, ossia con due squadre: la squadra amatori e la squadra pro. Vogliamo portare la squadra vegan a un gradino un po’ più alto. Nell’ambiente sportivo le proteine della carne sono ancora considerate le materie che vanno a costruire muscoli, potenza, forza. Noi vogliamo dimostrare che si può essere sportivi senza creare sofferenza, senza nutrirsi di animali”.

La manifestazione si svolge a Peschiera Borromeo, in un campo di atletica. Saranno 24 ore, dal 12 maggio alle 11 al 13 maggio alle 11. La squadra che vincerà sarà quella che avrà totalizzato nelle 24 ore il maggior numero di chilometri.

“Per noi l’impegno di due squadre è maggiore, ma la motivazione è alta. E ripeteremo anche il rinfresco, come l’anno scorso, quando la squadra vegan ha organizzato una grigliata con gli hamburger, arrosticini e tante altre prelibatezze tutte rigorosamente veg! Gli atleti delle altre squadre erano incuriositi: in questo modo facciamo capire quanto è gustosa e nutriente la cucina vegana, che non si riduce di certo alla solita classica insalata”.

E c’è un forte affiatamento tra i concorrenti: quest’anno, con due squadre, saranno più di 50, contando che nella squadra amatoriale c’è chi fa le mezze ore. Tutti porteranno il messaggio vegan in tutto il suo splendore. “Partecipano atleti amatori importanti, molto forti. Come il triatleta Manuel Comandini, che ha già corso per la causa animale, Michele Bernasconi, che farà a breve la Milano Sanremo, Leo Arturino, Simone Iannone. E poi tanti atleti che hanno la voglia di fare , per divertirsi e daranno un grandissimo appoggio a questa squadra. Verranno da tutta Italia, affrontando anche le spese di viaggio e spostamenti”.

La voglia di divertirsi è tanta, e la voglia di diffondere questo messaggio nel mondo dello sport è forte.

Per iscriversi e avere altre info si può consultare l’evento Facebook: Staffetta Vegan Running 24 x 1 ora 2018.

E allora, avanti a correre. Lo facciamo per loro!

Giusto, non comodo

Ciò che è giusto è meglio di ciò che è comodo. Il mio percorso che mi ha portato a scegliere uno stile di vita vegano è stato lungo, ma per fortuna non troppo. Perché rimandare a domani spesso significa non riflettere su un dato drammatico: ogni giorno trascorso mangiando prodotti derivati dai lager è un giorno trascorso da complici.

Il ragionamento, pensandoci, è talmente semplice che viene da chiedersi: ma perché non l’ho fatto prima?

Ed è più o meno così:

  1. amo gli animali
  2. non sopporto vederli soffrire
  3. gli animali che finiscono nel mio piatto e i prodotti derivati da animali nascondono atrocità inaccettabili, sofferenza, sfruttamento, solitudine, mancanza di dignità, agonia
  4. io allora scelgo di non scegliere questi prodotti.

Facile, no?

Sono una persona e sulla terra siamo quasi 8 miliardi, la mia scelta vale per uno, è vero. Ma forse qualcuno potrà seguire il mio esempio, e aggiungere quel piccolo ulteriore passaggio, l’anello mancante della catena, arrivando a fare un percorso mentale che porta inevitabilmente a scegliere ciò che è giusto, invece di ciò che è comodo.

Certo, si fa fatica a non rispondere alle provocazioni di chi ci prende in giro, quasi fosse una colpa la scelta di essere coerenti. Si fa fatica, almeno per chi non è esperto di cucina come me, a imparare nuove ricette, scoprire ingredienti alternativi, informarsi. Ma la fatica regala adrenalina e raggiungere un traguardo è una grande soddisfazione. Si fa fatica anche a incoraggiare le persone, che si sentono piccole e impotenti di fronte allo scempio che vediamo, quell’orrore che i muri dei macelli e degli allevamenti lager cercano di nascondere. Ma è nostro compito incoraggiarli, e far capire loro che il potere dei consumatori consapevoli è enorme. Possiamo scoprire quanto è divertente cucinare cose buone e etiche, colorate e sane, senza introdurre nel nostro stomaco infinita tristezza.

Il mondo è pieno di violenza, soprusi, cattiveria nei confronti degli animali, ma cresce il numero delle persone che ha scelto di dire basta e non si permette più di considerarli come merce, carne, oggetti inutili. La relazione con gli animali regala una forza inaudita, arricchisce, rende la vita meravigliosa. E noto con grande piacere che questa nuova sensibilità è in aumento tra le persone che davvero possono fare la differenza, i giovani.

Chi li ama davvero non fa distinzioni. Non esistono animali da carne, da uova, da latte, da pelliccia, da laboratorio, da compagnia. Ma come possiamo accettare queste schifose etichette? Esistono animali, che sono animali e basta, esattamente come lo siamo noi, e hanno diritto a vivere bene, in linea con le loro esigenze, rispettati e liberi, anche se questo mondo ormai a misura di uomo ha ridotto sempre più i loro spazi vitali.

Ogni giorno possiamo fare ciò che è giusto e fare la differenza. L’effetto sarà immediato: vivremo in armonia con noi stessi e con i nostri cari animali.

Empatia e complicità: la mia idea di ‘pet-therapy

Empatia, progettualità, percorsi di benessere, tutela della natura. Questa è la mia idea di pet-therapy, parola peraltro ormai caduta in disuso, ma che comunque resta ancora il termine di riferimento quando si parla di attività assistite con gli animali. Non sfruttamento ma amicizia e complicità, all’insegna della calma e della passione. Saranno questi i temi del mio intervento  alla fiera di Vita in Campagna, a Montichiari, dal 23 al 25 marzo 2018. L’evento, organizzato dal giornale Vita in Campagna con cui collaboro, è un appuntamento molto amato dagli appassionati di agricoltura, piante, piccoli allevamenti, ed è quindi un’occasione preziosa per intercettare persone già interessate al mondo agricolo, ma che forse devono ancora scoprire un diverso approccio.

Nello spazio che mi è stato proposto affronto ogni giorno tre tematiche che mi stanno molto a cuore: le terapie con gli animali, un viaggio alla conoscenza dell’asino e l’agricoltura sociale. Ed è un piacere raccontare a chi mi ascolta le mie esperienze in campagna, che mi hanno permesso di arricchire le conoscenze tecniche ma anche di provare su di me l’effetto straordinariamente positivo di una relazione intensa con la natura e i suoi animali.

Mi auguro di trasmette al pubblico non solo nozioni basilari su come intraprendere una formazione nell’ambito delle terapie assistite con gli animali, o un progetto di agricoltura sociale, ma soprattutto la passione per la natura: passione che implica pazienza, rispetto, osservazione silenziosa, capacità di adattamento, talvolta spirito di sacrificio. E soprattutto l’attenzione al benessere degli animali, che sono nostri preziosi collaboratori e che per questo necessitano di attenzioni e di tranquillità. Solo così lo scambio diventa fruttuoso. E gli animali sanno insegnarci tanto, nel modo di relazionarsi tra loro. Insomma, mettiamo da parte la presunzione tutta umana che da sempre ci guida, e diventiamo per una volta ‘allievi’ degli altri esseri viventi, che di solidarietà ne sanno.

Nel corso di questi incontri è bello confrontarsi con persone curiose, anche scettiche magari, che pongono diverse domande sulle modalità di relazione con gli animali. Ho scelto di adottare un atteggiamento di apertura verso l’altro, soprattutto quando non la pensa come me. È troppo facile parlare con chi ha il mio stesso sentire. Mi piace di più capire le ragioni di chi la pensa diversamente e per esempio considera gli animali solo come una fonte di reddito. Con calma e pazienza questi incontri diventano un’occasione per proporre un nuovo approccio, diametralmente opposto a quello della tradizione, basato sull’empatia, e dove l’animale diventi un compagno di avventure e di vita, da valorizzare e dal quale imparare. Senza costrizioni, senza esagerazioni, nel rispetto assoluto della sua voglia di comunicare ma anche di stare da solo, se lo desidera. Perché la ‘terapia’ è anche questo: il rispetto dell’altro nei momenti di vicinanza e di lontananza, di affetto esplicito e di silenzi.

Ci vediamo il 23, 24, 25 marzo 2018 al padiglione 4, ogni giorno alle 9.30, 12 e 14.45.

Correre per loro, la fatica e l’amore per gli animali

Correre, e farlo per loro. Sono una matta, mi dicono, non è una novità, ma mai come adesso posso dire di andarne fiera. In questa sfida con me stessa per diventare ciò he non sono mai stata realmente, una sportiva, mi è arrivata una sferzata di energia improvvisa, grazie a un breve viaggio. Ho fresche nella memoria delle sensazioni forti e contrastanti: l’aereo che decolla sotto la neve e mi fa atterrare sotto un sole splendente, il tepore, la bellezza delle lunghe chiacchierate, il vento, la voglia di vagare senza meta e perdersi. Sono i primi giorni di marzo e la Grecia mi regala un’esplosione di fiori primaverili, colori nitidi e un tepore fantastico che mi riscalda le ossa. Questa piccola parentesi di spensieratezza mi aiuta a concentrarmi sui miei obiettivi. Essere diventata la presidente di Teamvegan.it mi ha messo di fronte a un dovere: dare il buon esempio. Non poteva esserci occasione migliore, quindi, per allenarmi, correre e sudare lungo il mare, con una natura così bella da farmi dimenticare la fatica, i crampi ai polpacci e il fiato corto. A questo si sono aggiunti altri desideri: visitare quel luoghi che hanno reso la maratona una leggenda, ricordare quell’eroe dell’antichità in onore del quale oggi esiste questa corsa faticosissima, il sogno di ogni atleta. Un’amica, il suo cane, finalmente un po’ di tempo per noi, cibo semplice, genuino e profumato, spiagge deserte e quel piccolo museo dedicato alla maratona. Le sculture nel cortile esterno mi emozionano, e mi fanno pensare alla magia della fatica. Una fatica fisica che io ho deciso di affrontare per la causa che mi sta più a cuore: il benessere degli animali. La vita mi ha messo davanti un’occasione inaspettata: rimettermi in gioco mentalmente e fisicamente, darmi una disciplina, dimostrare  che la mia scelta di non nutrirmi di nulla che derivi dalla sofferenza degli animali è perfettamente compatibile con lo sport. Adesso devo e voglio correre. E già l’universo mi ha messo sulla strada delle persone di grande energia, che sembrano essere arrivate apposta per infondermi coraggio. E dunque, avanti. Con la forza di volontà e l’amore immenso per gli animali.

Galline? No, molto di più. Ecco Tina e Nina, compagne di vita

Simpatiche, affettuose, a volte un po’ dispettose, con un carattere forte, vivaci e curiose. In altre parole: galline.

Il primo animale che mi sono rifiutata di mangiare è stato il ‘pollo’. Con questa parola inglobiamo tutti i volatili cresciuti in allevamenti, senza mai chiederci chi siano in realtà queste creature, le più maltrattate della terra. A loro non è concesso nemmeno di essere identificati con uno squallido numero di matricola, come avviene per le vacche, le capre, le pecore. Loro sono stipati sui camion, amputati, disprezzati, derisi e basta. Contati in modo approssimativo, non importa se sono dieci o dodici o venti, l’importante è che possano essere uccisi e venduti senza piume, senza zampe e senza testa. per pochi soldi: la carne di pollo è la più economica, la più piena di ormoni, la più triste.

Ecco perché ho provato subito amore per loro: gli agnelli fanno tenerezza, i vitelli e i conigli pure, e già questo è un lusso visto che chi li mangia non si cura delle loro emozioni. I polli, invece, con quegli occhi vitrei che sembrano sbarrati, con quelle zampe fredde, fanno quasi timore e ribrezzo a tante persone.

Ma tutto cambia quando si ha la possibilità di conoscerli da vicino. E mi ritengo fortunata ad avere incontrato Nina e Tina, due galline dalle piume rosse arrivate nel maneggio dove vivono i miei Ringo e Gemma. Salvate da un allevamento di galline ovaiole, avevano già subito l’amputazione del becco. Ma la loro è una storia bella: vivono adesso in un bel pollaio, spazioso, con davanti l’erba fresca dove andare a raspare e una capanna dove dormire riparate. E ricevono molte visite: umani curiosi che si avvicinano con qualche timore, ma non appena le prendono in braccio si innamorano follemente di loro!

Allora è stupendo raccontare come si comportano, spiegare le sfumature delle loro piume, far scoprire le loro abitudini, e osservarle mentre ci osservano. Amano le coccole, le carezze, quelle che milioni di loro simili ogni giorno non riceveranno mai nello squallore di un allevamento. Loro sono libere di crescere con calma, con il loro ritmo biologico, di fare le uova quando vogliono e dove vogliono, di curiosare e di respirare l’aria fresca, di toccare l’erba.

Ecco, io desidero questo per loro e per tutti gli animali. E forse chi le ha conosciute adesso non vedrà più solo un pezzo di carne da cucinare, nel banco frigo, ma si ricorderà le emozioni che regalano gli animali, quando sono liberi di essere amati e di vivere. Gli allevamenti sono lager, e ogni essere vivente merita di essere felice e vivere secondo la propria natura.

 

 

Vegana per gli animali, vegani per la nostra salute: intervista a Michela Depetris

Per gli animali, per la salute propria, per quella dei suoi pazienti. Ha giocato a pallavolo ad altissimi livelli, ha scritto numerosi libri, passeggia due ore al giorno con Diamond, il suo bellissimo cane che la accompagna anche durante convegni e conferenze. Ma soprattutto, la dottoressa Michela Depetris, medico nutrizionista, si prende cura di persone di tutte le età, desiderose di nutrirsi in modo sano per preservare la propria salute o per ritrovarla, durante o dopo una malattia. Il suo curriculum è davvero vastissimo: per citare solo alcuni dei suoi ambiti di lavoro ricordiamo che è dietologa presso il Centro di Medicina Integrata Artemedica di Milano; esperta in alimentazione vegetariana, vegana, crudista, macrobiotica e nella terapia nutrizionale del paziente oncologico; membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione Vegani Italiani (ASSOVEGAN) e dell’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA); membro della RETE Nu.V.E.P. (professionisti per la nutrizione a base vegetale in età pediatrica – RETE FAMIGLIA VEG) della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV.

Chi varca la soglia del suo ambulatorio va incontro a un cambiamento radicale: “Spesso i miei pazienti entrano in studio onnivori, ma escono vegani!”, ci racconta. Perché avviene questo? Perché sfatando dei falsi miti e offrendo una miriade di suggerimenti, supportati da una grande competenza scientifica, Michela Depetris aiuta ad aprire gli occhi. E lo fa soprattutto grazie alla sua convinzione più forte: “Per me il rispetto degli animali, sotto tutti i punti di vista, è imprescindibile”.

Dottoressa, gli sportivi possono seguire senza problemi un’alimentazione vegana?

“Chi sceglie di fare sport e cambiare alimentazione, passando a uno stile vegetariano o vegano, ha molti più vantaggi rispetto a un onnivoro. Le performances sono migliori, i tempi di recupero più brevi e le prestazioni più redditizie: è una questione di biochimica. Inoltre si riduce la produzione di acido lattico che viene tamponato più velocemente grazie all’ambiente alcalino che creiamo nel copro con un’alimentazione a base vegetale”.

Cosa ci suggerisce come colazione o come spuntino, per affrontare la giornata e le fatiche degli allenamenti?

“La colazione deve essere completa e bilanciata: tanto per cominciare bisogna bere per integrare i liquidi persi durante la notte e prevenire la disidratazione: caffè d’orzo, latte vegetale, spremuta, tè verde, succhi di frutta. E poi serve qualcosa di solido per avere un apporto di carboidrati: pane nero, fette biscottate, gallette, biscotti secchi, cereali in chicco o soffiati. Chi ama il salato anche a colazione può mangiare dei fiocchi di cereali con tahin, pasta di olive, patè di tofu. Servono poi gli zuccheri: ecco allora un frutto fresco, o frutta disidratata, marmellata, creme spalmabili di nocciola, mandorle. E poi anacardi, pinoli, pistacchi, olio eztra vergine di oliva: grassi di buona qualità che rallentano l’assorbimento degli zuccheri e danno un senso di sazietà”.

Insomma, ci sono mille modi per nutrirsi senza ricorrere a prodotti derivati da animali.

“A volte alcuni pazienti esordiscono dichiarando che non vogliono nemmeno sentir parlare di ‘vegano’. Io non mi scompongo, ma li accolgo con un vero e proprio banchetto in studio: mostro i prodotti, li incuriosisco, e quando arriva il momento di strutturare la dieta tutto è cambiato: c’è il desiderio di sperimentare questo nuovo stile di vita, e i vantaggi non tardano ad arrivare”.

Come è cambiata la sua vita da quando è diventata vegana?

“Da quando sono vegana, ossia da circa 15 anni, sono più lucida, attiva, energica. Potessi tornare indietro lo farei prima, non mi metterei mai e poi mai a mangiare cibi di origine animale: credo in questa alimentazione per un approccio salutistico ma soprattutto etico. Lo faccio per gli animali. Ci tengo a ricordare che ci sono atleti di alto livello che diventano vegani per rendere di più durante la competizione. Per me, invece, il rispetto degli altri esseri viventi è lo stimolo più forte”.

Grazie alla dottoressa Depetris: siamo felici che abbia accolto con entusiasmo il nostro progetto.

Sportivi e vegan, la parola al dott. Riccardo Trespidi

Per me è un onore e una vera soddisfazione pubblicare questa intervista. Riccardo Trespidi non ha bisogno di presentazioni: medico, vegano, amante della natura e degli animali in modo sincero e coerente da anni, un punto di riferimento per tantissime persone che amano la vita propria e degli altri esseri viventi. Gli abbiamo chiesto cosa pensa del binomio sport/vegan: ecco cosa ci ha risposto. Siamo contenti di poterlo avere tra i nostri sostenitori nella nuova avventura di teamvegan.it! Per noi essere vegan è il punto di arrivo di un percorso di riflessione e di consapevolezza, e il punto di partenza verso un nuovo stile di vita, rispettoso verso tutti gli abitanti del pianeta, a partire  da noi stessi.

Dottor Trespidi, in questi anni lei ha potuto verificare un aumento degli sportivi vegani? La motivazione quale è: etica, di salute, o secondo lei si tratta di una moda come qualcuno sostiene?

Certamente si!! Gli sportivi vegani sono notevolmente aumentati ed anche a livello super agonistico. Jack Linquvist il campione di ciclismo professionista e Fiona Oakes campionessa interazione nella maratona, sono due esempi della forza della dieta vegana negli sport più duri in assoluto. Brendan Brazier è uno fra i più bravi professionisti IRONMAN del mondo ed anche un esperto di nutrizione. Moltissimi atleti semiprofessionisti o amatoriali hanno scelto la dieta vegan senza avere la minima défaillance nell’attività sportiva. Sottolineo che molti atleti fanno questa scelta alimentare perché incuriositi dalle performance, e solo in un secondo momento, approfondendo il tema, comprendono l’importanza etica e ambientale della dieta basata sui vegetali. Molti atleti invece partono dalla  scelta etica di non fare parte di logiche di morte e su questa decisione, costruiscono il loro avvenire sportivo.

Sport e dieta vegan: quali sono le cose più importanti da fare nel momento in cui si sceglie di abbracciare questa filosofia di vita? Lei consiglia un incontro con un nutrizionista, una dieta vegan personalizzata, o ci sono anche altri strumenti che consiglierebbe per imparare ad alimentarsi in modo corretto?

Una dieta corretta e salutare è un obbligo per chiunque. Mi sorprende molto il fatto che chi decide di eliminare la carne dalla propria alimentazione si preoccupi di fare una scelta corretta. Eliminare la carne dalla propria dieta è una scelta che non implica sostituzioni. LA CARNE (CADAVERI) NON E’ NECESSARIA PER LA NOSTRA SOPRAVVIVENZA. Questo deve essere un concetto chiaro. Le proteine vegetali non hanno nulla di diverso da quelle animali. Il fabbisogno giornaliero di nutrienti è stabilito a livello internazionale e prevede più o meno un 50%  per cento minimo di carboidrati, un 15 per cento minimo di proteine e un 15 per cento minimo di grassi. Non è poi così difficile. A tutto ciò si devono aggiungere le vitamine e i sali minerali, l’acqua in abbondanza, il sole, e l’attività fisica e ovviamente le fibre che si ottengono dagli alimenti integrali, dalla frutta e dalla verdura, così  come i prodotti biologici sono un’ovvia scelta di chi vuole mangiare bene.  Ovviamente le carenze vitaminiche come la B12 nei vegani o di Vitamina D in tutti, cannibali compresi, devono essere implementare con integratori o alimenti con aggiunte. In realtà a mio avviso chi dovrebbe andare dal nutrizionista dovrebbe essere chi abitualmente va da McDonald’s o similari, o da chi abusa in grassi, zuccheri e cadaveri. Lo dico sinceramente e non provocatoriamente. Ritengo l’alimentazione un fatto culturale e ognuno di noi dovrebbe interessarsi se ciò che mette nello stomaco è utile al proprio benessere e alla propria salute. Ho calcolato che in una vita media ognuno di noi introduce circa 15-18 tonnellate di cibo (calcolo approssimativo!!). Chiedo al più ignorante degli ignoranti se introducendo nel proprio organismo fritti, grassi, zuccheri, cereali raffinati, etc. la Sua salute ne guadagni qualcosa. L’inferno dei golosi descritto da Dante nella Divina Commedia è senz’altro una premonizione per chi abusa del cibo in maniera incongrua. Quindi rispondendo alla Sua domanda non credo che il nutrizionista sia la prima scelta da fare, credo invece che approfondire culturalmente le proprie conoscenze sull’alimentazione sia doveroso per ognuno. L’American Institute for cancer research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di tre tumori su dieci.  Internet, libri, corsi di alimentazione imperversano ovunque. Si tratta solo di volersi bene e non abbandonarsi al piacere del palato. Noto con estremo dispiacere che chi ha una cultura superiore, ha anche una maggiore cura della propria salute e dell’alimentazione. Chi invece appartiene al ceto medio basso culturale è poco attento al Suo stile di vita alimentare ed è obeso, diabetico, iperteso, dislipidemico,  insomma affetto da malattie metaboliche che potrebbero essere evitate con una corretta alimentazione. Le televisioni principalmente e i media fanno a gara per proporre programmi dove  i consigli alimentari sono caratterizzati dall’uso di alimenti estremamente nocivi per la nostra salute. I ristoranti fanno a gara per proporre piatti ricchi di grassi, zuccheri, prodotti raffinati. Le uniche oasi in cui si pensa alla salute umana, a quella degli animali non umani e a quella dell’ambiente, sono i ristoranti Vegani dove l’alimento biologico, integrale, senza sofferenza, è proposto agli avventori. Quindi il nutrizionista ha senso se si vuole aumentare la massa muscolare per avere performance migliori nell’attività sportiva. Ripeto però che affidarsi alle proposte di altri per la propria alimentazione è un errore madornale. Ognuno di noi deve amarsi e amare l’ambiente che lo circonda e istruirsi su ciò che introduce nel proprio stomaco.

Lei è vegano: da quanto tempo? Personalmente, quali cambiamenti ha riscontrato nel suo fisico e nella sua vita passando a questo tipo di regime alimentare?

Sono vegetariano da 35 anni. Vegano da una ventina. Dopo un periodo di aumento del peso dovuto all’eccessiva introduzione di carboidrati semplici, ho aggiustato la mia dieta riducendone il consumo e passando a quelli integrali, così ho acquisito un peso adeguato alla mia altezza e mi sento bene. Sono però molto realista, e sono convinto che la possibilità di vivere bene e a lungo abbia come maggiore componente la fortuna. La genetica non è facile da combattere, l’inquinamento dell’ambiente e i pericoli di contrarre malattie sono sempre in agguato, ma se diamo una mano al nostro destino avendo uno stile di vita alimentare corretto potremmo allungare e migliorare la quantità e la qualità della nostra vita.

Ruotano troppi stereotipi intorno alla scelta vegan. Secondo lei le persone temono il cambiamento?

Dal giorno stesso in cui ho cambiato la mia dieta rifiutandomi categoricamente di mangiare cadaveri, sono stato accusato di far parte di una setta di matti, già allora sentivo parlare di moda che sarebbe finita nel giro di qualche mese. Adesso dopo tutti questi anni sento dire ancora che il vegan è una moda. Mah, mi sembra strano. Sento anche molte persone parlare con ammirazione di quelli che  vogliono essere esclusi dalla sofferenza animale ma che non hanno la forza di fare la stessa scelta. Queste persone mancano di personalità e soprattutto di sensibilità. Tengo molto a questa affermazione perché è solo attraverso la sensibilità e l’empatia, che si riesce a superare il bisogno di masticare e digerire pezzi di cadavere ed a non sentirne minimamente il bisogno.

Una scelta etica prima che di salute. Quanto si sta bene alimentandosi in modo corretto nei confronti di altri esseri senzienti?

Grazie per questa domanda, è quella che più mi piace. Il giorno più bello della mia vita (dopo la nascita e l’arrivo dei miei figli) è stato quello in cui ho detto BASTA. La consapevolezza di essere parte di una di una specie che crede di essere l’unica abitante della terra (a tale proposito suggerisco di andare a vedere su internet il film “Terrestri”) e che vede in tutti gli altri esseri che la popolano strumenti da utilizzare a proprio piacimento per mangiarLi, sfruttarLi, ucciderLi, torturarLi mi ha fatto sentire una merda (si può dire merda?). Da quel giorno il solo pensiero di introdurre nelle mie viscere pezzi di cadavere, per quanto gustoso possa essere, mi fa rabbrividire. Sapere di non essere partecipe di tanta sofferenza mi rende felice ma al tempo stesso impotente di fronte alla assurda indifferenza degli altri esseri umani. Ecco perché da allora sono diventato un predicatore (nulla a che vedere con il mondo cattolico), cioè uno stimolatore delle coscienze dei cannibali. Essere coscienti della sofferenza e del dolore che provano gli animali nonumani che finiscono nei nostri stomaci, non è sufficiente per  eliminarli. Solo una consapevolezza ed un cambiamento del rapporto uomo animale in senso generale può dare una svolta. Io vedo il movimento di liberazione animale come una forza che agisce sulle coscienze di tutti, come è stato fatto dal movimento di liberazione degli schiavi e dal movimento di liberazione delle donne. Quando la nostra specie capirà che su questo pianeta tutti gli abitanti, siano essi animali umani o nonumani, hanno lo stesso diritto alla vita allora potrò dormire tranquillamente.  Fino ad allora, la mia serenità interiore è continuamente torturata dalla violenza e dalla brutalità di tutti gli esseri umani che impassibili, indifferenti, continuano a vedere negli altri abitanti della terra cose o macchine da sfruttare.

 

Grazie dott. Trespidi!

 

Ricostruire, si scommette sulla solidarietà

Ripartire, ricostruire, tornare a sperare. Sono queste le parole d’ordine che mi accompagnano ogni giorno da quando sono ritornata dal mio viaggio in Abruzzo lo scorso dicembre. Voglio che a ripartire siano i miei nuovi amici abruzzesi, che non si devono più sentire lasciati soli. Ma voglio ripartire anch’io per tornare a fare visita a loro e a tutti quei dolcissimi animali salvati da un destino atroce.

Ricostruire: bisogna ricostruire le case, le aziende, le strade, gli spazi condivisi, la rete di amicizie spazzata via dal terremoto che ha distrutto tutto. Ricostruire la fiducia nelle persone, ricostruire quella base di relazioni indispensabile per uscire dalla solitudine che deprime e incupisce.

Tornare a sperare che le cose possano migliorare. Tornare a sperare che le istituzioni smettano di essere latitanti e che la vita possa cominciare un’altra volta.

Il viaggio che ho fatto sta portando i primi importantissimi frutti. Il mio grazie va nuovamente a Italpet: Alberto Perina, insieme con Silvia Mazzurana, ha colto la proposta di offrire un sostegno economico a questa nostra piccola grande scommessa. Grazie a loro abbiamo potuto sostenere le spese di viaggio, noleggiare un furgone, portare ai nostri contatti abruzzesi un aiuto concreto, tra crocchette, medicinali, cucce, coperte, raccolti a Verona nei punti vendita del negozio, grazie al contributo generoso di tante persone che si fidano e che hanno voluto lasciare un segno, fare un semplice gesto generoso.

Non è da tutti credere in tre cittadini privati che di questi tempi chiedono un sostegno economico per un viaggio verso luoghi distanti 500 km da noi, ma in realtà distanti anni luce dal nostro modo di vivere e gestire certe emergenze.

Sono passati ormai 25 giorni dal mio ritorno, ma gli odori, gli sguardi, i silenzi che ho intercettato sono sempre con me.

La sera, mentre sono a casa al caldo e scrivo con i miei animali vicino a me, ripenso a quei giri notturni tra frazioni dimenticate dal mondo, in mezzo al fango e alla neve, a soccorrere animali colpevoli soltanto di essere stati abbandonati, ospiti sgraditi e spesso maltrattati. Ripenso ai ragazzi che mi hanno permesso di conoscere questi luoghi, con i quali ho condiviso tante lacrime e tanti sorrisi. Perché oggi tanti di quei cani abbandonati al loro destino, grazie alla solidarietà e alla rete di aiuti che siamo riusciti a creare, hanno una cuccia e delle braccia pronte a coccolarli. Le loro storie saranno raccontate una a una, perché sono imperdibili.

Chi ha creduto in noi ha fatto una scommessa che ritengo vincente: aiutare gli altri perché la solidarietà è un dovere morale.

Oggi, grazie a quel viaggio, sta per nascere un’associazione che si occuperà degli animali. Si torna a regalare speranza e lo si fa con maggiore consapevolezza e struttura. Sono felice di aiutare i miei amici in questo percorso. Da qui, da Verona, siamo presenti in Abruzzo con proposte concrete, con il nostro affetto, con la voglia di condividere le nostre competenze.

Si riparte.