Cavalli in fiera: impressioni e riflessioni | Silvia Allegri
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Cavalli in fiera: impressioni e riflessioni

Cavalli in fiera: impressioni e riflessioni

Si è conclusa ieri l’edizione 117 di Fieracavalli. Un evento che seguo da anni, da quando il mio Ringo è entrato nella mia vita. Perché sono comoda: Fieracavalli è a Verona. Perché le fiere sono un momento di incontro e di conoscenza: e io sono curiosa. Perché vedo degli animali meravigliosi: e io amo la loro bellezza. E soprattutto perché si tratta del massimo e più importante raduno di appassionati di tutti i tipi: e incontrare persone aiuta a capire quali pensieri e stili di vita esistono.
Odio a morte vedere gli animali soffrire, perché li amo alla follia e questo mio amore non è un mistero. Vedere cavalli stressati, che sbavano, con morsi in bocca, ferri che tagliano le labbra, frustini che li tormentano, mi distrugge. Il mondo dei cavalli è un mondo spietato dove girano tanti soldi, dove alcune persone cambiano cavallo con la facilità con cui io mi cambio un paio di scarpe. Per molti i cavalli sono merce, sono motociclette, che se si guastano vanno riparate ma solamente per competizione. Ho visto decine di cavali che avevano scritto, sulla coscia, ‘vendesi’: ma come si fa a vendere il proprio cavallo? Io mi farei ammazzare piuttosto. Eppure succede anche questo.
Conosco i cavalieri della domenica, quelli che montano in sella e un’ora dopo si mangiano una bistecca di cavallo. Conosco gli atleti che parlano di passione e sport ma in realtà con il loro cavallo non ci parlano mai. Non una carezza, non un bacio. Ci sono poi quei bizzarri esseri umani che non hanno mai visto u cavallo in vita loro ma che in fiera girano con cappelli e speroni, con frange e sigari in bocca, alla Clint Eastwood.
Ma in Fiercavalli ho anche conosciuto chi ama davvero questi animali: ho imparato che esistono le attività di didattica con gli asini, nel lontano 2006, e ora questa attività si è trasformata in un lavoro per me. Un lavoro in cui al primo posto ci sono il benessere dei miei animali, comunque. Ho conosciuto belle persone che fanno parte tuttora della mia vita, e cono loro mi sono confrontata su temi che mi stanno a cuore, sui diritti degli animali, per esempio.
Quest’anno in fiera l’amica Macri Puricelli ha partecipato a un convegno sui diritti degli equidi, organizzato da Horse Angels. E ha parlato di quanto sia importante la comunicazione. Un giornalista ben informato sugli animali riesce piano piano a fare sentire la sua voce e a trasmettere un messaggio importate: gli animali non sono un tema da fanatici o un tema di serie B. Parlare di animali significa parlare delle creature che con noi popolano la terra e che hanno diritti: di vivere bene, di essere rispettati.Se un giornale inizia a ospitare pezzi sugli animali significa che si raggiungeranno sempre più persone, che a loro volta racconteranno ad altri quello che hanno letto.
I bambini che girano per la fiera vedono animali bellissimi e se si insegna loro che questi animali hanno un cuore, delle esigenze, delle peculiarità, e forse quei bambini diventeranno adulti più consapevoli e rispettosi.

Insomma, dietro un giro di affari di cifre così alte che non riesco nemmeno a scriverle, si nasconde anche una piccola parte di umanità buona, non guasta. E da lì bisogna partire. Pur avendo perso la fiducia nel genere umano, una piccola parte di me crede ancora che ci sia del buono da salvare e che non si risolve niente boicottando, attaccando frontalmente, insultando. Se non credessi questo, non avrei scelto questo lavoro.

Ringrazio dunque di avere avuto l’opportunità di ammirare per 4 giorni delle meravigliose creature, così belle da far commuovere.
E ritengo che sia un mio dovere continuare a frequentare questi posti. Perché mi hanno insegnato che se non si conosce non si può raccontare, e senza il racconto non si può pensare di cambiare la testa delle persone.

Non condivido la scelta di sottoporre gli animali a stress inutili e stupidi. E sono felice di avere speso molte ore, in fiera, a parlare con fantini e allevatori, cercando di farli ragionare sull’inutilità delle fruste e del morso. Magari non ho cambiato il mondo, ma ho offerto loro un altro modo di vedere le cose, e forse ci penseranno su…

Un abbraccio virtuale a tutti i cavalli, gli asini i muli e i bardotti che ho visto in queste belle giornate.

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