sfruttamento Archives | Silvia Allegri
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Per tutelare gli umani la soluzione è sempre solo lo sterminio di animali?

Spunta fuori un nuovo focolaio di aviaria, e che si fa? Con la massima serenità esperti e studiosi assicurano che non c’è da preoccuparsi. Perché questa forma non attacca l’uomo.
Ecco quindi che la soluzione è a portata di mano. Si prendono serenamente 20mila tacchini in un allevamento intensivo e si procede a uno sterminio di massa.

La notizia passa tra telegiornali e tv con calma e come un normale provvedimento di routine. Niente ci tocca, tutto ci lascia indifferenti. Certo, come sempre ci sono notizie più gravi, più importanti, la gente ha altro a cui pensare. In fondo, a qualcuno interessa la vita di un tacchino? Un animale non bello, non come un cane o un gatto, un animale considerato stupido e inutile se non per diventare arrosto o care tritata da mescolare a quella di altri animali per diventare polpetta o hamburger.

Non ci ricordiamo mai che mentre accarezziamo il nostro gattino mangiamo la carcassa di un animale che ha solo sofferto? Non esiste un briciolo di coerenza?

Questa indifferenza con cui trattiamo gli animali, questa assenza di empatia, questo sguardo unicamente rivolto al profitto contribuiranno a renderci sempre meno in sintonia con quella natura che è fonte di vita. Perdiamo di vista la dignità a cui hanno diritto tutti gli esseri viventi, ci sembra normale che vivano rinchiusi in gabbie a vita, sommersi dai loro escrementi, alla luce artificiale. Mangiamo i loro corpi morti trasformati in affettati e cotolette impanate.
Il nostro antropocentrismo ci si rivolterà contro, prima o poi. La prepotenza non potrà trionfare sempre.

L’alternativa esiste: partiamo dai gesti semplici della nostra vita quotidiana. Eliminiamo la sofferenza dal nostro piatto. Non compriamo questa carne piena di dolore, antibiotici e microbi.
Siamo più potenti di quel che pensiamo, e una scelta così potrebbe fare davvero la differenza. Credo che una visita a un allevamento o un filmato su quanto avviene dietro quelle mura di ipocrisia farebbe bene a tutti.

Morire appena nati, perché considerati inutili: l’orrore degli allevamenti di galline

Vengono gettati su un rullo. Si guardano intorno, sono neonati e come tutti i neonati cercano la loro mamma. Ma si ritrovano schiacciati uno sull’altro, ad andare incontro a mani che li selezioneranno come fossero dei pezzettini di plastica, e decideranno chi vivrà e chi morirà. Moriranno schiacciati vivi, macellati dopo poche ore di vita. E i loro compagni più forti, quelli considerati più idonei, vivranno altre settimane, poche, nelle quali verranno fatti ingrassare in maniera innaturale per essere poi uccisi e finire nel banco frigo, nei polpettoni, sotto forma di bistecche o bocconcini, confezionati in colorati pacchetti che ritraggono animali felici che razzolano nei prati.
Sono i pulcini ‘inutili’, quelli che non meritano di vivere perché non ci servono. Gli ultimi tra gli ultimi, i più piccoli e i più inascoltati.
Ho trovato la forza di guardare il reportage che Animal Equality ha condotto in un allevamento intensivo di galline ovaiole. Sono attivista da decenni, dai tempi delle elementari, in cui ho versato le prime lacrime di fronte alle foto degli animali sezionati e torturati nei laboratori. A distanza di tempo, la mia indignazione non è cambiata.
Questa ipocrisia mi sconvolge. Ma mi sconvolge ancora di più la consapevolezza che siamo così assuefatti alla crudeltà che tutto ci passa addosso lasciandoci indifferenti. Si portano avanti tutte le scuse possibili: gli allevamenti danno lavoro, bisogna pur mangiare qualcosa, eccetera.
Ormai è così palese, evidente, chiaro che la violenza contro gli animali denota violenza contro tutti gli esseri viventi. Come si fa a negarlo?
Credo sia impossibile non provare addosso un dolore forte e lancinante di fronte a queste macchine di produzione di cibo artefatto e violento, mentre più della metà del mondo muore di fame. Il territorio viene consumato per alimentare allevamenti che sfornano carne piena di dolore, lacrime, crudeltà, inutile e gratuita sofferenza. Non è cibo, è veleno. Mangiare i prodotti di QUESTI luoghi dell’orrore e della violenza significa accettare che milioni di esseri viventi patiscano dolori lancinanti.. per cosa?
Siamo tutti responsabili. La nostra scelta al supermercato può davvero cambiare il mondo, proviamoci. Facciamolo per loro, per queste creature innocenti e inascoltate.

L’orribile sfruttamento dei cavalli al Prater, bisogna agire

In natura non farebbero mai certe cose. Non girerebbero in tondo per ore, non avrebbero un pezzo di ferro che sega loro la bocca, non camminerebbero guardando sempre solo davanti, loro, animali erbivori e dunque abituati a osservare il mondo in continuazione. Eppure sono costretti a fare acrobazie, a essere umiliati, sfruttati, maltrattati fino alla morte.

Non me la dimenticherò mai quella sera. Ero a Vienna, la città dove ho lasciato il cuore e che sento la voglia di visitare almeno una volta all’anno. Ero in ottima compagnia. Ero felice. Poi, quella maledetta idea di andare a mostrare al mio compagno di viaggio, che non conosceva la città, anche il Prater.

Lo spettacolo che mi si presentò davanti, improvvisamente, tra una giostra e l’altra, fu terrificante: una giostra in cui tante carrozze giravano in tondo, come se ne vedono sempre alle sagre di paese. Ma qui la perversione aveva superato i limiti: non erano elettriche, e a trainarle erano cavalli veri. Cavalli che giravano quasi su se stessi, col paraocchi, in mezzo alla confusione. Poi la gente scendeva, altra gente risaliva, e loro ripartivano. Come telecomandati. Trattati come macchinette, come burattini. E di sottofondo una musica assordante, chiasso, buio, strilli, flash di macchine fotografiche.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime e la serata e quelle successive furono guastate da quel dolore sordo. Da quella tristezza. La mia Vienna, il cuore dell’Europa, vede ogni giorno questi spettacoli penosi. Pensavo al mio tesoro, Ringo, che vive all’aperto, circondato da altri animali e da una natura ospitale e silenziosa. Avrei voluto correre a stringere e baciare quei cavalli, che hanno conosciuto solo fatiche e fruste.

Di chi sono le colpe?
Dell’amministrazione comunale e dello Stato, che permette uno sfruttamento terribile di animali nobili, buoni e generosi, umiliati e sfruttati senza il minimo rispetto delle loro esigenze.
E di tutti coloro che montano su quella giostra, e su quelle carrozze, senza sentire empatia, senza immaginare come possano vivere quelle povere bestie.

Perché a quei cavalli è toccato un simile atroce destino? Perché quei giostrai non provano pietà, non rispettano gli animali? Perché tanta gente non sa immedesimarsi nel dolore altrui?

Ora una petizione su change.org (https://www.change.org/p/no-ai-pony-usati-come-animali-da-giostra?recruiter=158412280&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=mob-xs-action_alert-reason_msg) chiede la sospensione di questo orrore. Serve? Non serve?

Proviamoci.

Quando mi è arrivato l’invito a firmare ho diffuso e trovato un grande riscontro. Esiste ancora un’umanità da salvare, non tutto è ancora marcio, non si è ancora definitivamente perso lo slancio che porta noi sognatori inguaribili (per fortuna) a tentare di migliorare il mondo.

Spero di poter dare presto aggiornamenti positivi.

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