allevamenti intensivi Archives | Silvia Allegri
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Vegan: la fatica di una scelta che anticipa i tempi

Difficile, oggi, avere fatto la scelta di essere vegan, difficile anticipare i tempi e aver intuito una grande verità in tempi di ignoranza, un’ignoranza voluta e mantenuta per evitare di prendersi responsabilità.

Arriverà il giorno in cui i miei colleghi giornalisti televisivi e radiofonici non potranno più sfruttare ignoranza e fanatismi per fare audience, schierando uno contro l’altro il carnivoro e il vegano. Arriverà il giorno in cui chiunque sarà costretto a guardare, senza nascondersi dietro un dito. La stragrande maggioranza, quasi la totalità della carne immessa sul mercato proviene da allevamenti, allevamenti intensivi, e scegliere di mangiare carne e derivati animali significa scegliere di alimentare un mercato basato sulla sofferenza atroce, la prigionia, l’umiliazione quotidiana di milioni di animali.

Siamo in aumento, noi umani che abbiamo fatto una scelta coerente: se ci definiamo amanti degli animali, non ci dobbiamo limitare ad accarezzare il nostro gattino di casa, ma dobbiamo rispettare ogni forma di vita. Eppure la persona vegan deve subire derisioni, battute, accuse che aggiungono dolore a dolore: perché fare ironia sulla sensibilità e la coerenza altrui è una forma di vigliaccheria. Significa non sapersi mettere nei panni degli altri, nemmeno dei propri simili che scelgono di rispettare gli altri abitanti del pianeta. Il 50% del cibo che produciamo finisce in discarica, la gente nel mondo muore ancora di fame mentre in altre parti esistono obesi. Tra il cibo che finisce nella spazzatura ci sono milioni di carcasse di animali (Food Relovution, film da guardare assolutamente a questo proposito).

Mai come adesso, con la mia consapevolezza e la mia scelta di essere coerente a partire da ciò che mangio, capisco le lotte fatte da chi ci ha preceduti nell’intuizione di diritti fondamentali: penso alle prime femministe, ai primi omosessuali scesi in campo, ai primi pacifisti. Anticipare i tempi è una condanna: vediamo ingiustizie che gli altri, quelli che si voltano e non vogliono guardare, non percepiscono. Sicuramente tra cinquant’anni non ci sarò più, e mi chiedo quanto potrà resistere ancora questo pianeta prima il suo collasso. Quanti miliardi di animali moriranno inutilmente, e finiranno nello stomaco di gente inconsapevole, ipernutrita, egoista? Tra cinquant’anni, ammesso che l’umanità continui a sopravvivere a inquinamento, violenze, guerre, ci saranno persone più consapevoli di noi? Quali altri orrori inventeremo per continuare ad alimentare gente sfruttando creature che non possono difendersi? Quali nuovi alibi inventeranno le persone per continuare a fare distinzioni tra animali da compagnia e animali da macello?

L’unico rimpianto che ho è di non essere stata vegan fin da quando ero piccola. D’altra parte un tempo non si conoscevano a fondo tutte le perversioni di cui siamo capaci nei confronti di animali innocenti. Oggi, preferirei morire piuttosto che nutrirmi di veleno e sofferenza contenuti nei prodotti degli allevamenti. L’energia che deriva da una carcassa ti distrugge e tira verso il basso. Ma siccome non voglio perdere la mia voglia di combattere, voglio credere anche che il mio stile di vita possa diventare contagioso, perché l’esempio mio e di altre persone possa essere utile a quella massa inconsapevole, per cambiare la propria alimentazione. Essere coerente è difficile, ma soddisfa da matti. E ogni momento aumenta il mio amore per gli animali, che non sanno mentire e non sono codardi.

IL MAGGIOR CRIMINE SILENZIOSO DEI NOSTRI TEMPI

Allevamenti intensivi, il maggior crimine silenzioso dei nostri tempi. Consumato dietro i muri, lontano da quei paesi dei balocchi che sono i supermercati, dove tutto è bello, colorato, piacevole. Quando l’occhio vede, il cuore soffre. Ma non pensiamo mai a quanto soffrono milioni di esseri innocenti, per colpa del nostro egoismo?

Ogni giorno mentre ci alziamo, lavoriamo, viaggiamo, facciamo sport, leggiamo, dormiamo, un numero infinito di animali subisce una vita d’inferno negli allevamenti intensivi: torturati, mutilati, al buio, agonizzanti, senza lo spazio per muoversi, in condizioni di stress che un umano non saprebbe tollerare nemmeno un minuto. Finiranno nei piatti di chi compra ancora i prodotti della sofferenza, di chi mangia guardando la comodità e non curandosi dell’etica.

Ci sono delle persone straordinarie, però. Come il team di Animal Equality, che con le sue inchieste è arrivato in un posto che conta, perché è lì che si possono modificare le leggi: il Parlamento Europeo. Animal Equality ha avuto la grande opportunità di curare un’esposizione intitolata “Allevamento intensivo: il maggior crimine dei nostri tempi?”, per creare consapevolezza tra gli europarlamentari attraverso il progetto iAnimal: attraverso dei visori lo spettatore può vivere una forte esperienza di realtà virtuale, vedendo quello che accade all’interno degli allevamenti intensivi e dei macelli attraverso gli occhi degli animali. È la prima volta che un’organizzazione per la protezione animale porta questa nuova tecnologia proprio nella sede centrale della politica europea. Questo progetto pionieristico è un’arma importante per aprire gli occhi: le immagini parlano molto di più delle parole. Ed è giusto vedere la sofferenza che infliggiamo agli animali, scegliendo di disinteressarci al loro benessere.

A presentare l’esposizione è stato l’europarlamentare Stefan Eck, il quale ha poi incoraggiato tutti gli europarlamentari a provare l’esperienza di realtà virtuale sviluppata da Animal Equality, dichiarando: “Questo progetto mostra che le leggi europee riguardanti il benessere degli animali valgono meno del foglio di carta su cui sono state scritte”, alludendo alle terribili condizioni di vita degli animali documentate nei video e perfettamente in regola rispetto alla legislazione corrente.

Grazie al team, grazie ai parlamentari che non si volteranno più dall’altra parte.

La natura è crudele? Ecco perchè ci serve pensarla così

La morte provocata da ‘belve feroci’ si trasforma in uno show da usare quando ci fa comodo. Ha fatto il giro del mondo in pochissime ore il video choc in cui si mostra la fine atroce di un asino mandato vivo nel reparto di un orso in uno zoo della Cina. Come ha fatto il giro del mondo, pochi anni fa, anche la notizia di una giovane giraffa uccisa e data in pasto ad altri ospiti carnivori in uno zoo europeo. Indignazione, sconforto, pietà per queste povere vittime, che si trasformano in simboli della crudeltà e della ferocia di altri animali. Orsi, leoni, tigri si trasformano in carnefici spietati, e aiutano a trovare un alibi. Gli umani, sembra quasi che vogliano cercare conferme costanti della cattiveria della natura, che non perdona e non conosce tenerezza. Ma noi come siamo invece?
Quasi sempre, noi non ci sporchiamo la bocca di sangue, non ci imbrattiamo il corpo, lasciamo che siano altri a uccidere per noi.
La percezione distorta del mondo naturale ci fa suddividere gli animali in categorie funzionali esclusivamente al nostro interesse. Mettiamo in scena la morte di animali, e ci dimentichiamo di quella morte che non è spettacolo, ma routine. Milioni di pulcini tritati vivi perché maschi, e quindi inutili nella produzione di uova.
Milioni di animali che si aggrediscono l’un l’altro per la disperazione di ritrovarsi chiusi tutta la vita in gabbie addirittura insufficienti a contenerli, per come sono strette. Milioni di animali tenuti prigionieri che non conoscono la luce del sole e il profumo dell’aria. E soprattutto che non conoscono e non hanno mai conosciuto la libertà.
Da amante degli asini e di tutti gli animali non posso non soffrire di fronte a questi filmati che mostrano la sofferenza degli animali che noi consideriamo d’affezione. Ma sono convinta che la morte che va in scena diventi un passatempo soprattutto per persone che forse hanno poche conoscenze, volutamente poche, di come siano complesse le leggi della natura.
Peccato che non faccia scalpore, nel nostro mondo fatto tutto a misura delle nostre esigenze e nient’altro, la morte in serie di animali di cui non si conoscono nemmeno le fattezze, tanto siamo abituati a vederli già confezionati nel banco frigo o cucinati in un piatto. E non fa scalpore nemmeno il lamento inaspettato di un vitellino che cerca la madre e deve stare in una gabbia, senza bere quel latte che gli spetta di diritto, perché deve essere usato per gli umani, adulti e svezzati da tempo, magari.
Se tutti fossimo capaci di superare quella stupida barriera mentale che ci fa dividere gli animali in essere affascinanti da ammirare e esseri utili solo per andare al macello forse saremmo capaci di godere degli spettacoli veri: quelli, meravigliosi, che ci offre la natura, quando viene lasciata in pace.

Per tutelare gli umani la soluzione è sempre solo lo sterminio di animali?

Spunta fuori un nuovo focolaio di aviaria, e che si fa? Con la massima serenità esperti e studiosi assicurano che non c’è da preoccuparsi. Perché questa forma non attacca l’uomo.
Ecco quindi che la soluzione è a portata di mano. Si prendono serenamente 20mila tacchini in un allevamento intensivo e si procede a uno sterminio di massa.

La notizia passa tra telegiornali e tv con calma e come un normale provvedimento di routine. Niente ci tocca, tutto ci lascia indifferenti. Certo, come sempre ci sono notizie più gravi, più importanti, la gente ha altro a cui pensare. In fondo, a qualcuno interessa la vita di un tacchino? Un animale non bello, non come un cane o un gatto, un animale considerato stupido e inutile se non per diventare arrosto o care tritata da mescolare a quella di altri animali per diventare polpetta o hamburger.

Non ci ricordiamo mai che mentre accarezziamo il nostro gattino mangiamo la carcassa di un animale che ha solo sofferto? Non esiste un briciolo di coerenza?

Questa indifferenza con cui trattiamo gli animali, questa assenza di empatia, questo sguardo unicamente rivolto al profitto contribuiranno a renderci sempre meno in sintonia con quella natura che è fonte di vita. Perdiamo di vista la dignità a cui hanno diritto tutti gli esseri viventi, ci sembra normale che vivano rinchiusi in gabbie a vita, sommersi dai loro escrementi, alla luce artificiale. Mangiamo i loro corpi morti trasformati in affettati e cotolette impanate.
Il nostro antropocentrismo ci si rivolterà contro, prima o poi. La prepotenza non potrà trionfare sempre.

L’alternativa esiste: partiamo dai gesti semplici della nostra vita quotidiana. Eliminiamo la sofferenza dal nostro piatto. Non compriamo questa carne piena di dolore, antibiotici e microbi.
Siamo più potenti di quel che pensiamo, e una scelta così potrebbe fare davvero la differenza. Credo che una visita a un allevamento o un filmato su quanto avviene dietro quelle mura di ipocrisia farebbe bene a tutti.

Se ti metti nei loro panni non torni più indietro

Ti piacerebbe vivere sempre in gabbia, senza muoverti, senza vedere la luce del sole, senza calpestare l’erba, senza interagire con i tuoi simili, senza poter cambiare posizione, correre, giocare, senza dormire e riposare quando ne hai bisogno, continuando a mangiare un cibo senza sapore per ingrassare a dismisura in poco tempo, calpestando sempre i tuoi escrementi e spesso i tuoi cuccioli, in attesa di essere ucciso?

Adesso è stato fatto un passo avanti fondamentale, si è raggiunto un traguardo storico: da questo momento in poi non ci sono più scuse.

Animal Equality, associazione impegnata nella denuncia dei costanti, atroci maltrattamenti degli animali negli allevamenti intensivi, ha creato iAnimal.it: in un video narrato dalla conduttrice televisiva Giulia Innocenzi si può ripercorrere quella che molti ancora si ostinano a chiamare ‘vita’ degli animali negli allevamenti: un’esistenza triste e senza dignità. Perché la dignità a mucche, maiali, conigli, galline, asini, cavalli, pulcini, oche l’abbiamo tolta noi. Senza farci scrupoli, con la presunzione umana per cui tutta la natura e tutte le creature sono al nostro servizio senza limiti.

Il primo passo, il più importante per cambiare questa situazione indecente, creata dall’essere umano e dalle sue perversioni, è saper guardare in faccia quel dolore: capire che quella carne che si compra già confezionata, con imballaggi bugiardi che ritraggono animali felici, faceva parte di un animale che ha passato TUTTA la sua vita a soffrire. Che le uova che compriamo sono il frutto dello sfruttamento e sono costate la vita a milioni di pulcini che, in quanto maschi, sono stati TRITATI VIVI e eliminati. Che gli affettati, quelle comode fettine che spesso risolvono un pasto veloce, nascondono lamenti, terrore, dolore.

Ognuno poi farà i conti con la propria coscienza. Ma se si guarda, e se si ha un cuore, non si torna più indietro.

Grazie Animal Equality.