Il cambiamento che insegna

Il cambiamento che insegna

Il cambiamento che insegna l’ho conosciuto bene, quest’anno. Mi sono dovuta fermare. Un’operazione mi ha tenuta ferma per giorni che sembravano non finire mai. E poi, negli stessi giorni di guarigione, è arrivato il caldo, quel caldo che quest’estate ha reso tutto più difficile e fragile. Ho dovuto imparare a stare ferma due volte: prima costretta dal corpo, poi costretta dalla stagione.
Non lo racconto per lamentarmi. Lo racconto perché in quella immobilità forzata è successo qualcosa che mi aspettavo, sì, ma non in maniera così forte: ho iniziato a osservare in un modo diverso. Da ferma ho notato cose che prima mi scivolavano addosso mentre correvo. Dalla resilienza degli animali e delle piante alle contraddizioni umane, ho compreso meglio a cosa vale la pena dedicare davvero le mie energie.

Cosa significa benessere

Mi sono ritrovata a pensare al benessere — il mio, certo, quello che stavo faticosamente ricostruendo giorno dopo giorno — ma anche a quello di chi mi circondava e non aveva voce per chiederlo. Gli animali, soprattutto. Chi vive fuori, chi non ha un tetto sotto cui ripararsi dalle ore più calde, chi dipende interamente da noi per avere ombra, acqua, attenzione. Agli animali torturati nei camion che li portano verso la morte. E noi a lamentarci del caldo, con ogni confort, dalla doccia all’aria condizionata. Quando invece potremmo essere parte del cambiamento, come puoi leggere qui. Che orrore l’ingiustizia.

Il cambiamento all’improvviso

Il cambiamento che insegna coglie di sorpresa. Non sempre arriva come una scelta. A volte è un corpo che dice basta, una convalescenza che ti impone un ritmo che non avresti mai scelto da sola. E in quel ritmo forzato, lento, quasi ostile all’inizio, si nasconde un’occasione che normalmente ci sfugge: il tempo per guardare davvero, senza la fretta che di solito ci filtra tutto.

Ispirazione e scrittura emozionale

Chi scrive lo sa bene. La scrittura nasce spesso proprio da lì, da un rallentamento non voluto che diventa, col tempo, uno sguardo più limpido. Quest’estate, tra bende e ricadute, tra ventilatori e ombra cercata a fatica, ho ricominciato a raccontare, prima nella mia testa, poi sulla pagina, l’attenzione che meritano le cose fragili: un corpo che guarisce, una campagna che soffre il caldo, un animale che cerca acqua e non la trova.
Le persone cambiano, l’ho scritto altre volte e lo penso ancora. Ma quest’anno ho imparato che cambiano anche i nostri sguardi, e che a volte serve essere costretti a fermarsi per accorgersi di quanto bisogno di cura ci sia intorno a noi — nostro, e di chi non può chiederlo a parole. C’è chi sa ammettere i propri limiti, e chi preferisce non farlo. Sono le scelte che portano a un allontanamento. Che evidentemente ha il suo senso.
Il cambiamento, quest’anno, non l’ho scelto. Ma l’ho attraversato con gli occhi più aperti di prima. E forse è proprio questo il regalo nascosto delle stagioni che non scegliamo: ci insegnano a guardare quello che davamo per scontato, prima che sia troppo tardi per farlo.​​​​​​​​​​​​​​​​
Ne parleremo insieme durante i prossimi corsi di scrittura emozionale. E non solo.
E scrivimi per approfondire e organizzare un incontro: silvia@silviaallegri.it.
Ti aspetto.
Silvia Allegri
Silvia Allegri è giornalista, saggista e appassionata di animali. Organizza attività di approccio con gli animali, trekking someggiati e corsi di scrittura. Partecipa a seminari e conferenze. Per informazioni e contatti scrivi a silvia@silviaallegri.it
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