Animali domestici a Verona e nuove emergenze

6 maggio: tre gatti avvelenati con bocconi di pesticida trovati moribondi in un giardino condominiale a Santa Lucia. Giugno: nel giro di quindici giorni, 22 gatti sono stati trovati morti in zona Corte Marin (Chievo). Lo scorso inverno nella Bassa, tra Cerea, Legnago ed Albaredo sono state disseminate esche killer che hanno fatto strage di cani, gatti e volpi. Successivamente altri episodi ad Oppeano.

Le esche avvelenate rappresentano un reato penale nei confronti degli animali e dell’ambiente, ed inoltre una minaccia pericolosissima anche per la salute dei cittadini, in particolar modo dei bambini. I controlli evidentemente non bastano. Occorre agire con forza applicando le ordinanze in materia di tutela del territorio e degli animali. E non è possibile che gli animali vittime delle esche avvelenate vengano soccorsi esclusivamente dalle associazioni di volontariato, che da sole gestiscono ogni anno migliaia di animali abbandonati e provvedono alle spese veterinarie e alle adozioni. I volontari e i privati cittadini poi si prendono carico delle cure mediche per gli animali che hanno ingerito bocconi avvelenati, sobbarcandosi spese pesantissime. Viene spontaneo porsi una domanda: si sente parlare da anni di campagne di sterilizzazione dei gatti randagi, ma dove sono i contributi dell’amministrazione?

Il 22 aprile 2010 il sottosegretario alla Salute Francesca Martini aveva dichiarato Verona una città all’avanguardia per la tutela degli animali. Parlando del nuovo progetto di canile comunale, nel quale potranno essere ospitati fino a 200 cani, aveva detto che “finalmente Verona avrà una struttura moderna in grado di offrire ospitalità e un’adeguata assistenza sia dal punto di vista sanitario che etologico agli animali del territorio.” Insomma, una struttura destinata a diventare un’eccellenza nazionale per quanto riguarda il corretto rapporto uomo-animale. Dopo esattamente 14 mesi, dell’inizio dei lavori, nessuna traccia. Da 20 anni si sente parlare di un nuovo canile a Verona. Le dichiarazioni e gli intenti sono lodevoli, ma l’amministrazione locale ha dimostrato di non mantenere le promesse per l’ennesima volta, e di illudere gli animalisti ma soprattutto i cittadini che vedono nel rispetto degli animali un segno di civiltà.

comunicato stampa, 21 giugno 2011

Commenti
1 Comment
  1. Il veleno per topi è micidiale, induce ad emorragie interne che causano nell’animale una lunga agonia prima della morte. Infatti se un topo morisse subito, gli altri se ne accorgerebbero rifiutando di mangiarne. In commercio presso i consorzi agrari ce ne sono in libera vendita: una marca gettonatissima si chiama “buoni da morire”, e la confezione colorata può far gola anche ai bambini. Meglio la trappola a molla, che causa una rapida rottura del collo dell’animale, senza farlo soffrire. Il topo avvelenato impiega ore prima di morire, e potrebbe finire preda del gatto del vicino un o di un rapace, causandone a sua volta la morte. Com’è capitato a Romeo, il mio micio, che per fortuna con delle lunghe e costose cure è riuscito a salvarsi. Forse sarebbe il caso di controllarne la vendita: come per i fitofarmaci anche i veleni per topi dovrebbero essere venduti solo ai professionisti, magari dotati di apposito patentino.

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Silvia Allegri
Silvia Allegri è giornalista e scrittrice. Presso il maneggio Basalovo di Verona organizza attività di approccio con gli animali, trekking someggiati e laboratori con asini e cavalli. Contattami all'indirizzo silvia@silviaallegri.it
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