Cani abbandonati, è di nuovo emergenza | Silvia Allegri
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Cani abbandonati, è di nuovo emergenza

Cani abbandonati, è di nuovo emergenza

«Siamo soltanto a marzo e il canile municipale di Verona (80 posti) e le altre tre strutture di ricovero sparse nel resto del territorio provinciale hanno già abbondantemente superato i limiti di capienza massima. Difficilmente riusciranno ad affrontare il periodo estivo, che fa registrare un picco di abbandoni. Si rende dunque necessario prendere l’allarme per tempo, prima che diventi aperta emergenza».
La preoccupazione è manifestata dalla consigliere provinciale del Pd, Silvia Allegri, che ha convocato in Provincia ieri pomeriggio le commissioni congiunte Ambiente e Cultura per discuterne con Lorenza Zanaboni, cofondatrice nel 1986 del Comitato difesa diritti animali, che è dal 2002 responsabile della sede territoriale della Lav per la provincia di Verona, oltre a Carmelo Furnari, veterinario del canile municipale di Verona, all’assessore alla Sicurezza, Giovanni Codognola, al comandante della Polizia provinciale, Anna Maggio, ai presidenti delle commissioni, Mattia Galbero e Ivan Castelletti, a una nutrita rappresentanza del Consiglio. In effetti, il recente aumento di ingressi nelle strutture scaligere è confermato dal dottor Furnari: «Sono stati 1.016 i cani ricoverati nel 2009 (contro i poco più di 900 del 2008) e 663 sono stati microchippati. E teniamo conto che un cane senza padrone costa alla collettività circa 1.000 euro l’anno».
Cosa fare? I due tecnici sono concordi sulle soluzioni possibili. Sia il veterinario del canile municipale che l’esponente della Lav, che si occupa principalmente di maltrattamento degli animali, di rapporti con le istituzioni e le forze dell’ordine e di colonie feline, ritengono fondamentale l’istituzione di una consulta provinciale che detti regolamenti comuni per la tutela degli animali. Si è poi proposto di aggiungere il soccorso degli animali alle funzioni del 118, consorziando i Comuni, di incentivare le adozioni e le campagne di sterilizzazione, la sensibilizzazione sull’inserimento di microchip e d’intensificare il coordinamento dei controlli sul territorio per scoprire maltrattamenti e importazione clandestina. Infine, molti cani randagi si sono semplicemente persi, secondo gli esperti, e una convenzione fra Comuni, cittadini e veterinari, potrebbe debellare il fenomeno consentendo alla lunga un grande risparmio di denaro per la collettività e di sofferenze per gli animali, grazie al microchip.

L’Arena – 11 marzo 2011

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