Politica Archives | Silvia Allegri
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Politica

Fatica terapeutica, tra orto e animali

Fatica terapeutica, fatica che fa stare bene, quella che crea i legami tra persone, animali, alberi, fiori. Protagonisti, questa volta, sei persone con quattro cani in mezzo alla campagna, alle prese con un piccolo orto selvaggio. Sotto lo sguardo vigile di due asini e un cavallo iniziano le presentazioni, perché non ci si conosceva quasi se non via messaggio. Alcune strette di mano, gli sguardi che si incrociano, e via al lavoro. Ci siamo trovati con l’intento di sistemare pochi metri di terra in vista dell’autunno, uno spazio che viene utilizzato per attività didattiche con la speranza di crescere nuove generazioni più consapevoli. Sono bastati pochi minuti, e il silenzio della campagna mescolato alle nostre voci ha dato vita a un piccolo vortice di energia. Chi rastrella le foglie, chi sistema i pomodori , chi raccoglie rami secchi e piante infestanti, armato di carriola.

In un orto c’è lavoro per tutti. Muoviamo la terra, piantiamo i piccoli cavolfiori, raccogliamo le foglie delle piante aromatiche, sistemiamo i sassi che delimitano i diversi settori. Nel giro di due ore il piccolo orto anarchico si è trasformato in un bellissimo, ordinato, armonioso orto pronto ad accogliere i frutti dell’autunno. Il tempo è volato per tutti, ognuno ha offerto le sue competenze, senza giudizio e pregiudizio, con sguardo aperto e orecchie pronte a captare suggerimenti e trucchi. Ci siamo salutati tutti contenti, quasi commossi per quelle emozioni inaspettate che ti colgono quando sei in armonia con gli altri e il mondo intorno a te. Oltre al prezzemolo e alla rucola ci siamo portati a casa l’energia di un tempo condiviso di qualità. Condiviso anche insieme ai nostri animali, che lasciati nel loro ambiente, a riposarsi e osservare, ci fanno divertire con la sola loro presenza rasserenante.

In quei momenti percepiamo la loro autentica bellezza, al di là di ogni preconcetto. Sono momenti rari, vanno trattati e conservati gelosamente nella memoria, un piccolo tesoro capace di venire in aiuto nei momenti più difficili. L’orto che ci ha permesso di provare la fatica terapeutica è stato un elemento catalizzante, capace di raccogliere e di esaltate le capacità di ognuno. Si è creata l’armomia che si trova normalmente sono nelle squadre affiatate, dove l’obiettivo da raggiungere porta a dare il meglio del proprio tempo e delle proprie capacità. Si torna a casa con un bagaglio ricco di nozioni, trucchi, ma soprattutto sensazioni. Come quella della terra sotto le unghie delle mani, il profumo della menta piperita, i peli dei nostri quattrozampe sulle magliette. Ci siamo divertiti a costo zero e forse quell’energia che si è sprigionata ce la portiamo ancora addosso, pronti a coinvolgere, si spera, chi ci sta vicino. La fatica terapeutica potrebbe diventare un’abitudine sana e contagiosa. A presto, dunque!

Asini saggi, un nuovo libro e piccole prove di resistenza

Insieme agli asini, con la voglia di cambiamento ma anche nuove sfide da affrontare, e possibilmente da vincere. In questo periodo mi ha travolto la necessità di rivedere i miei punti fermi, e trovarne naturalmente di nuovi. E nel frattempo ho affrontato quel lavoro stressante, ma stimolante, di rilettura del testo che a breve si trasformerà in un nuovo libro. A soccorrermi sono stati, come sempre, i miei più cari compagni di vita, e argomento prediletto. Scrivere di asini mi ha permesso di riguardare il percorso che mi ha portato a loro sotto una nuova luce. Provo le stesse emozioni di un tempo raccontandoli, perché trovo che siano le creature con il più grande concentrato di saggezza: intelligenti, posati, tranquilli, acuti osservatori. E nonostante questo biasimati e derisi dall’uomo, che dal basso della sua miopia ha visto sempre in loro solamente animali da fatica e mai stimolanti compagni di vita con cui confrontarsi. Condividere pomeriggi di giochi e passeggiate, lavorare nell’orto sotto il loro sguardo vigile e incuriosito mi ha permesso di ritrovare energia. Ero scarica, e ho avuto l’ennesima conferma che la mia batteria si alimenta attraverso le mani sporche di terra, le magliette ricoperte di pelo e polvere, le gambe schizzate di fango. Neanche a farlo apposta, la vita mi ha messo davanti delle prove grandi e piccole in questi mesi: il distacco da chi amo, la delusione di certi rapporti che inevitabilmente si chiudono per sempre, gli stress del lavoro. Ma anche la paura di affrontare una salita, o una camminata che sembra voler stroncare le gambe. In quei momenti penso agli asini, ai pesi che per secoli hanno portato e continuano a portare sulle loro spalle, in silenzio e senza lamentarsi. Allora mi faccio coraggio, e passo dopo passo arrivo in cima alla vetta. E quel panorama ripaga di ogni sforzo fatto. La compagnia degli asini è una continua lezione di vita, per me e per chi, insieme a me, desidera conoscerli e capirli al di là di ogni pregiudizio e falsa credenza.

Lettera alla nonna

Eccomi, nonna, anzi ciao Pollo! Questo era il tuo soprannome e in pochi sanno il perché. Lo sanno le mie amiche più care, perché quando uscivo di casa era una tappa d’obbligo bussare alla finestra, a qualsiasi ora del giorno, e salutarti con quel saluto bizzarro che ha destato spesso la curiosità di chi mi sentiva. Era il 1995, e per i miei 18 anni ce ne siamo andate da sole a Parigi. Il primo volo, ci tenevi a farmi fare quel battesimo perché hai sempre detto che viaggiare è la cosa più bella. La serata al Moulin Rouge, lo shopping, le passeggiate notturne, la salita sulla torre Eiffel. Che meraviglia! Allora non esistevano nemmeno i cellulari, si stava così bene, era vera vacanza, lontano da tutti e da tutto! E quel vizio non lo abbiamo perso: a raffica, a partire dal regalo di laurea, ci siamo imbarcate su tante navi e sono iniziate le nostre crociere: Spagna, Portogallo, Marocco, Libia, Tunisia, Grecia, Croazia, e poi su, Amsterdam San Pietroburgo Stoccolma Copenaghen. Eravamo una coppia perfetta: mentre la nonna giocava a carte la nipote esplorava nuovi pezzettini di mondo, e poi insieme a guardare i tramonti, a bere e a mangiare cose buone. Le spese pazze al mercato di Istanbul, la sosta a Tripoli, la tappa a Casablanca, il tour in una Lisbona bollente. Quanti mari abbiamo solcato e quanti panorami abbiamo guardato insieme, nonna! Mi hai insegnato ad adorare la libertà. La voglia di scoprire, di pensare, di essere me stessa sempre e comunque. Mi hai permesso di realizzare tanti sogni, aiutandomi e sostenendomi quando il lavoro non era sufficiente per potermi mantenere da sola. Solo grazie a te c’è Ringo nella mia vita, e tu sai che Ringo è il mio amore più grande. Quando è arrivato ti ho portata da lui per conoscerlo, che ridere quando gli hai dato le prime carote e lui, preso dall’entusiasmo, ti ha sbrodolato tutte le mani. Ma tu non avevi paura di niente e le esperienze nuove ti facevano sorridere. Nei momenti peggiori tu ci sei sempre stata, ci separavano ben 58 anni di età, eppure solo con te ho avuto la possibilità di esprimermi sempre a modo mio, senza filtri, di piangere, di ridere e di confidare i pensieri più intimi senza paura di essere respinta. Certi miei segreti li sapevamo soltanto io e te. Le mie peripezie e i miei amori, i miei dubbi e i miei sbagli, tutto era argomento di confronto per noi. Abbiamo anche litigato, a volte, perché l’amore non è bello se non è litigarello, mi dicevi. E quegli scontri ci hanno sempre fatto bene, perché la nostra complicità era perfetta e nessuno a parte me e te poteva e può capirla. E ne siamo uscite più unite di prima. Chi ha un carattere forte non ha vita facile, ma la vita se la assapora al massimo, come abbiamo fatto noi. “Se fossi nata al tempo del Far West sarei stata sicuramente una pioniera”, mi ripetevi. E sei stata davvero così: mi hai insegnato a non avere paura di niente. Hai vissuto la guerra e il lutto, la malattia di chi ti era più caro e i problemi di salute. Ma eravamo sempre pronte per un nuovo viaggio. Hai accettato tutto di me: il mio carattere ribelle, il mio spirito polemico un po’ toscano come lo eri tu, e soprattutto il fatto che io abbia deciso di non mangiare più carne. Ricordo di quel giorno in cui mi hai scritto il menù vegetariano, in modo che potessi scegliere quali delizie assaporare a tavola con te, cuoca semplicemente pazzesca. Ridevo sotto i baffi però quando cercavi di convincermi che le polpette, in fondo, non sono carne… Cara nonna, eri davvero un personaggio unico! Mangiare da te era un evento: un’esperienza di gusto e di amore che mettevi anche nei piatti, perché il tuo modo di voler bene passava anche attraverso la tua arte in cucina. Sacco vuoto non sta in piedi… era questo il tuo proverbio preferito per prendermi per la gola.. Le mie amiche non dimenticano di sicuro i pranzetti che ci preparavi, sempre accompagnati dal sorriso e da un buon bicchiere di vino. Sapevamo goderci la vita, io e te. Ed eri una nonna anche per loro: venivamo insieme a salutarti, mi chiedevi cosa combinavano, e io ti aggiornavo sulle loro vite. Venivamo a salutarti insieme, prima di andare in città o prima di un viaggio, era bello chiacchierare e tu ci tenevi ad essere sempre informata sulle nostre novità. Non hai mai avuto pregiudizi, accettando le loro diversità e le mie stravaganze, moderna come una mia coetanea, anzi di più. Quando sono partita per Vienna ricordo che non ti sei affacciata alla finestra, non volevi che ti vedessi piangere. E mi spedivi lettere, cartoline, anche i galani per carnevale, e chiedevi sempre: Quando torni? Per te ero in capo al mondo. Ed è solo per te che sono rientrata per Santa Lucia, la nostra festa.

Cara nonna, ogni mio libro, ogni mio articolo per te era motivo di orgoglio. Anche la più semplice e breve notizia di cronaca scritta da me secondo te era un capolavoro, e non sai quanto mi ha aiutato il tuo entusiasmo, per continuare per la mia strada alla ricerca di nuove sfide da affrontare e da vincere. Nelle occasioni importanti, prima di uscire era una tappa d’obbligo passare da te, ti piaceva vedermi elegante. Hai gioito più di chiunque altro per ogni mio traguardo: la laurea, il master, i libri, gli articoli, le conferenze. Ti brillavano gli occhi e con te mi sentivo un eroe da film! Avere per così tanto tempo una persona che ti adora per quello che sei, che ti elogia incondizionatamente, che ripone in te tutta la fiducia e ti incoraggia ad affrontare ogni sfida rende forti e ti regala la sensazione di essere quasi invincibili. Ma quella persona poi all’improvviso non c’è più, e ogni certezza crolla, mancano l’affetto e il calore che mettevano in moto la mia energia e tutto intorno a me è silenzioso. Come farò adesso senza di te? Con te se ne va la parte più serena di me. Ti chiedo, se mi senti, di aiutarmi a conservare i nostri ricordi più belli, e di starmi vicino, in qualsiasi posto tu sia. A te dedicherò i miei viaggi e la mia voglia di scoprire tutto, ma proprio tutto ciò che c’è di bello nel mondo, per poterlo raccontare attraverso il mio lavoro. Cercherò di dare il massimo, e non dimenticarmi mai quel patrimonio di idee e saggezza che mi hai trasmesso. Eri molto anziana ed era inevitabile, ma avendoti sempre vicino non ho realizzato quanto tempo fosse trascorso. Ho avuto la fortuna di avere dei nonni straordinari, il vuoto che si prova senza di loro è difficile da sopportare. Aiutami a riuscirci. Ciao Pollo.

Squadra veg, sempre più in alto!

Ho fatto parte di una splendida squadra veg, in queste ore di Staffetta Running 24 x 1 ora 2018, a Peschiera Borromeo. Prima squadra mista e sesti assoluti su 47 squadre. Un trionfo per le due squadre vegane, messe insieme e coordinate dai bravissimi Dunia, Paolo, Leo.

Oggi ho avuto la conferma che sono sulla strada giusta e che a volte i sacrifici e i mal di stomaco sono utili perché la causa lo merita infinitamente. Con il risultato di oggi più di 50 persone hanno dimostrato che il movimento vegan ha tutte le carte in regola per salire sul podio e ottenere risultati eccellenti.

È stata una notte indimenticabile, sembrava di essere tornati bambini in quella pista di atletica piena di gazebo, tavoli, tende, con la musica a tutto volume nel cuore della notte, mentre si susseguivano gli atleti. Non ho dormito neppure un minuto eppure alle 5 di questa mattina ero carica e pronta a fare il mio turno. Fare fatica è ancora più bello se a ogni passo che fai pensi a loro, agli animali che stanno a cuore a tutti noi e per i quali noi combattiamo sempre, a partire dalla coerenza nel piatto.

Ho provato un enorme piacere a osservare l’energia di questa squadra veg, l’eleganza dei miei compagni nella corsa, la loro potenza: un’energia pulita che deriva da allenamenti duri e alimentazione totalmente priva di sofferenza animale.

Li voglio ringraziare di cuore tutti, per l’esempio che ci danno e perché hanno voluto in squadra anche chi è meno forte, come me, dilettante e lenta: non mi hanno fatto sentire fuori luogo, anzi!, ricordandomi come l’intento della squadra amatoriale fosse quello di fare un buon risultato, certo, ma soprattutto esserci, testimoniare la nostra passione e il nostro sogno di un mondo giusto. Mi sono sentita accolta e mi è sembrato di conoscerli da una vita, questi miei compagni. Perché quando si condivide la stessa visione della vita e quando esiste la stessa sensibilità le barriere crollano.

Adesso, a casa, ripenso col sorriso a questa avventura: mai e poi mai avrei pensato di prendervi parte. Porto con me le parole di incoraggiamento, la dolcezza, la determinazione e la simpatia di questi compagni di battaglie per i diritti di chi non ha voce. Go Vegan!

Correre per loro: arriva la staffetta Veg!

Staffetta significa correre, correre e ancora correre. Significa farlo per loro, tutti quei milioni di innocenti che non possono correre perché nascono, vivono e muoiono imprigionati in gabbie anguste, senza la luce del sole, senza la sensazione di avere l’aria fresca addosso, privati della loro dignità. Gli animali degli allevamenti, dei lager che ogni giorno distribuiscono terrore e morte, hanno bisogno di ambasciatori, che diffondano la bellezza di una vita senza crudeltà. E quale modo migliore, per trasmettere questo messaggio, di fare sport insieme, per restituire la voce a chi non può parlare?

Mancano pochi giorni ormai a un appuntamento bellissimo: la 24 ore di Zeloforamagno, che nel circuito milanese ha un grande riscontro. Ci saranno moltissime squadre, e anche la staffetta vegan. Me la racconta Dunia Azzabi, amante degli animali e dello sport, vegana, appassionata sostenitrice di questo messaggio. Ci siamo conosciute a Milano, durante un evento veg, e alla fine di quella bella giornata mi ero già iscritta!

“La staffetta vegan è nata con l’idea di Leo Arturino, atleta amatoriale vegano che ha sempre fatto atletica fin da bambino. In quella prima edizione erano venuti atleti da tutta Italia. Per difficoltà varie poi l’iniziativa ha subito uno stop, ma adesso io e il mio compagno Paolo abbiamo deciso di portare avanti questo evento insieme ad altri amici vegani. Quest’anno riproponiamo la staffetta in una versione più evoluta, ossia con due squadre: la squadra amatori e la squadra pro. Vogliamo portare la squadra vegan a un gradino un po’ più alto. Nell’ambiente sportivo le proteine della carne sono ancora considerate le materie che vanno a costruire muscoli, potenza, forza. Noi vogliamo dimostrare che si può essere sportivi senza creare sofferenza, senza nutrirsi di animali”.

La manifestazione si svolge a Peschiera Borromeo, in un campo di atletica. Saranno 24 ore, dal 12 maggio alle 11 al 13 maggio alle 11. La squadra che vincerà sarà quella che avrà totalizzato nelle 24 ore il maggior numero di chilometri.

“Per noi l’impegno di due squadre è maggiore, ma la motivazione è alta. E ripeteremo anche il rinfresco, come l’anno scorso, quando la squadra vegan ha organizzato una grigliata con gli hamburger, arrosticini e tante altre prelibatezze tutte rigorosamente veg! Gli atleti delle altre squadre erano incuriositi: in questo modo facciamo capire quanto è gustosa e nutriente la cucina vegana, che non si riduce di certo alla solita classica insalata”.

E c’è un forte affiatamento tra i concorrenti: quest’anno, con due squadre, saranno più di 50, contando che nella squadra amatoriale c’è chi fa le mezze ore. Tutti porteranno il messaggio vegan in tutto il suo splendore. “Partecipano atleti amatori importanti, molto forti. Come il triatleta Manuel Comandini, che ha già corso per la causa animale, Michele Bernasconi, che farà a breve la Milano Sanremo, Leo Arturino, Simone Iannone. E poi tanti atleti che hanno la voglia di fare , per divertirsi e daranno un grandissimo appoggio a questa squadra. Verranno da tutta Italia, affrontando anche le spese di viaggio e spostamenti”.

La voglia di divertirsi è tanta, e la voglia di diffondere questo messaggio nel mondo dello sport è forte.

Per iscriversi e avere altre info si può consultare l’evento Facebook: Staffetta Vegan Running 24 x 1 ora 2018.

E allora, avanti a correre. Lo facciamo per loro!

Giusto, non comodo

Ciò che è giusto è meglio di ciò che è comodo. Il mio percorso che mi ha portato a scegliere uno stile di vita vegano è stato lungo, ma per fortuna non troppo. Perché rimandare a domani spesso significa non riflettere su un dato drammatico: ogni giorno trascorso mangiando prodotti derivati dai lager è un giorno trascorso da complici.

Il ragionamento, pensandoci, è talmente semplice che viene da chiedersi: ma perché non l’ho fatto prima?

Ed è più o meno così:

  1. amo gli animali
  2. non sopporto vederli soffrire
  3. gli animali che finiscono nel mio piatto e i prodotti derivati da animali nascondono atrocità inaccettabili, sofferenza, sfruttamento, solitudine, mancanza di dignità, agonia
  4. io allora scelgo di non scegliere questi prodotti.

Facile, no?

Sono una persona e sulla terra siamo quasi 8 miliardi, la mia scelta vale per uno, è vero. Ma forse qualcuno potrà seguire il mio esempio, e aggiungere quel piccolo ulteriore passaggio, l’anello mancante della catena, arrivando a fare un percorso mentale che porta inevitabilmente a scegliere ciò che è giusto, invece di ciò che è comodo.

Certo, si fa fatica a non rispondere alle provocazioni di chi ci prende in giro, quasi fosse una colpa la scelta di essere coerenti. Si fa fatica, almeno per chi non è esperto di cucina come me, a imparare nuove ricette, scoprire ingredienti alternativi, informarsi. Ma la fatica regala adrenalina e raggiungere un traguardo è una grande soddisfazione. Si fa fatica anche a incoraggiare le persone, che si sentono piccole e impotenti di fronte allo scempio che vediamo, quell’orrore che i muri dei macelli e degli allevamenti lager cercano di nascondere. Ma è nostro compito incoraggiarli, e far capire loro che il potere dei consumatori consapevoli è enorme. Possiamo scoprire quanto è divertente cucinare cose buone e etiche, colorate e sane, senza introdurre nel nostro stomaco infinita tristezza.

Il mondo è pieno di violenza, soprusi, cattiveria nei confronti degli animali, ma cresce il numero delle persone che ha scelto di dire basta e non si permette più di considerarli come merce, carne, oggetti inutili. La relazione con gli animali regala una forza inaudita, arricchisce, rende la vita meravigliosa. E noto con grande piacere che questa nuova sensibilità è in aumento tra le persone che davvero possono fare la differenza, i giovani.

Chi li ama davvero non fa distinzioni. Non esistono animali da carne, da uova, da latte, da pelliccia, da laboratorio, da compagnia. Ma come possiamo accettare queste schifose etichette? Esistono animali, che sono animali e basta, esattamente come lo siamo noi, e hanno diritto a vivere bene, in linea con le loro esigenze, rispettati e liberi, anche se questo mondo ormai a misura di uomo ha ridotto sempre più i loro spazi vitali.

Ogni giorno possiamo fare ciò che è giusto e fare la differenza. L’effetto sarà immediato: vivremo in armonia con noi stessi e con i nostri cari animali.

Vegana per gli animali, vegani per la nostra salute: intervista a Michela Depetris

Per gli animali, per la salute propria, per quella dei suoi pazienti. Ha giocato a pallavolo ad altissimi livelli, ha scritto numerosi libri, passeggia due ore al giorno con Diamond, il suo bellissimo cane che la accompagna anche durante convegni e conferenze. Ma soprattutto, la dottoressa Michela Depetris, medico nutrizionista, si prende cura di persone di tutte le età, desiderose di nutrirsi in modo sano per preservare la propria salute o per ritrovarla, durante o dopo una malattia. Il suo curriculum è davvero vastissimo: per citare solo alcuni dei suoi ambiti di lavoro ricordiamo che è dietologa presso il Centro di Medicina Integrata Artemedica di Milano; esperta in alimentazione vegetariana, vegana, crudista, macrobiotica e nella terapia nutrizionale del paziente oncologico; membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione Vegani Italiani (ASSOVEGAN) e dell’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA); membro della RETE Nu.V.E.P. (professionisti per la nutrizione a base vegetale in età pediatrica – RETE FAMIGLIA VEG) della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV.

Chi varca la soglia del suo ambulatorio va incontro a un cambiamento radicale: “Spesso i miei pazienti entrano in studio onnivori, ma escono vegani!”, ci racconta. Perché avviene questo? Perché sfatando dei falsi miti e offrendo una miriade di suggerimenti, supportati da una grande competenza scientifica, Michela Depetris aiuta ad aprire gli occhi. E lo fa soprattutto grazie alla sua convinzione più forte: “Per me il rispetto degli animali, sotto tutti i punti di vista, è imprescindibile”.

Dottoressa, gli sportivi possono seguire senza problemi un’alimentazione vegana?

“Chi sceglie di fare sport e cambiare alimentazione, passando a uno stile vegetariano o vegano, ha molti più vantaggi rispetto a un onnivoro. Le performances sono migliori, i tempi di recupero più brevi e le prestazioni più redditizie: è una questione di biochimica. Inoltre si riduce la produzione di acido lattico che viene tamponato più velocemente grazie all’ambiente alcalino che creiamo nel copro con un’alimentazione a base vegetale”.

Cosa ci suggerisce come colazione o come spuntino, per affrontare la giornata e le fatiche degli allenamenti?

“La colazione deve essere completa e bilanciata: tanto per cominciare bisogna bere per integrare i liquidi persi durante la notte e prevenire la disidratazione: caffè d’orzo, latte vegetale, spremuta, tè verde, succhi di frutta. E poi serve qualcosa di solido per avere un apporto di carboidrati: pane nero, fette biscottate, gallette, biscotti secchi, cereali in chicco o soffiati. Chi ama il salato anche a colazione può mangiare dei fiocchi di cereali con tahin, pasta di olive, patè di tofu. Servono poi gli zuccheri: ecco allora un frutto fresco, o frutta disidratata, marmellata, creme spalmabili di nocciola, mandorle. E poi anacardi, pinoli, pistacchi, olio eztra vergine di oliva: grassi di buona qualità che rallentano l’assorbimento degli zuccheri e danno un senso di sazietà”.

Insomma, ci sono mille modi per nutrirsi senza ricorrere a prodotti derivati da animali.

“A volte alcuni pazienti esordiscono dichiarando che non vogliono nemmeno sentir parlare di ‘vegano’. Io non mi scompongo, ma li accolgo con un vero e proprio banchetto in studio: mostro i prodotti, li incuriosisco, e quando arriva il momento di strutturare la dieta tutto è cambiato: c’è il desiderio di sperimentare questo nuovo stile di vita, e i vantaggi non tardano ad arrivare”.

Come è cambiata la sua vita da quando è diventata vegana?

“Da quando sono vegana, ossia da circa 15 anni, sono più lucida, attiva, energica. Potessi tornare indietro lo farei prima, non mi metterei mai e poi mai a mangiare cibi di origine animale: credo in questa alimentazione per un approccio salutistico ma soprattutto etico. Lo faccio per gli animali. Ci tengo a ricordare che ci sono atleti di alto livello che diventano vegani per rendere di più durante la competizione. Per me, invece, il rispetto degli altri esseri viventi è lo stimolo più forte”.

Grazie alla dottoressa Depetris: siamo felici che abbia accolto con entusiasmo il nostro progetto.

Ricostruzione, le verità che fanno male

La ricostruzione in Abruzzo esiste? Procede? E come? Dopo il secondo viaggio nelle zone terremotate  le emozioni sono tante. Era l’inizio di gennaio dello scorso anno quando ho deciso di vedere coi miei occhi cosa stava accadendo. A distanza di undici mesi rabbia, dolore, angoscia, paura si alternano, nell’animo, di fronte a una situazione che sembra non essere cambiata. Anzi, ho riconosciuto le stesse macerie, gli stessi randagi, la stessa rassegnazione e, purtroppo, la stessa omertà.Se io fossi un sindaco passerei la mia vita a combattere ogni santo giorno per garantire ai miei cittadini i diritti che spettano a ogni italiano: alla casa, alla salute, al lavoro. Si fa fatica a tornare alla routine quotidiana sapendo che a poche centinaia di chilometri da noi, nella nostra Italia, si consuma una tragedia costante e silenziosa. Raccontare è difficile, spiegare cosa si prova, in quel deserto, è impossibile. Ecco, in breve, solo qualche riflessione.

Volontari e randagismo. Ho accompagnato dei cittadini come gli altri, sulla carta, ma in realtà molto speciali, nei loro spostamenti sul territorio per assistere gli animali randagi: la loro dedizione, l’amore nel prendersi cura degli ultimi tra gli ultimi commuovono e fanno pensare al vuoto cosmico lasciato dalle istituzioni. Dove sono i controlli sui randagi? Come vengono investiti i soldi che dovrebbero essere destinati al controllo e alle sterilizzazioni?

Macerie. Troppe, accidenti. Inaccettabile girare per le vie del centro de L’Aquila e riconoscere gli stessi calcinacci, con quell’odore di polvere e cantiere che ti penetra nel naso e testimonia di lavori mai portati a termine. Perché questa ricostruzione non procede come dovrebbe, in un paese che si dichiara civile? Ci sono interi paesi abbandonati, le case per i terremotati che perdono pezzi, dove manca il riscaldamento. Non so quantificare la quantità di risorse sprecate che ho visto.

Rassegnazione. L’ho vista negli occhi e l’ho sentita nelle parole della gente. Le cose non cambiano, ci hanno dimenticati, dicono quei cittadini italiani che oggi vivono in case provvisorie, in quartieri fantasma, dove non ci sono servizi. Che futuro hanno queste persone?

Freddo. Troppo, il freddo, per sopportarlo senza ammalarsi. Le persone sono deboli, le frazioni intorno a L’Aquila sono deserte, e i pochi abitanti soffrono. Gli animali muoiono di fame perché nessuno riesce a portare loro il cibo, in certe zone dimenticate.

Omertà: chi tace diventa complice, chi non denuncia aiuta gli aguzzini. Ho visto animali distrutti dalle botte, cuccioli che muoiono di fame sotto gli occhi della gente, maltrattati nel silenzio perché chi vede si volta dall’altra parte. L’omertà è figlia dell’ignoranza.

Solidarietà. Ecco l’unica cosa positiva. Questo secondo viaggio mi ha permesso di trascorrere del tempo a stretto contatto con persone capaci di donare tempo, denaro e energia per aiutare chi ha bisogno. La cosa più bella che mi è capitata, che mi ha in parte consolato a fronte di tutte le situazioni drammatiche.

Futuro: quale sarà? Cosa ci si deve aspettare? La ricostruzione resta un’utopia? Nel nostro piccolo, noi abbiamo aperto un canale di comunicazione e di contatto, e di certo non abbandoniamo quelle persone stupende che abbiamo incontrato.

Abruzzo, la rabbia e l’indignazione, ricordando il nostro viaggio

Di quelle terre distrutte è cambiato solo il clima: ora fa caldo, io le ho viste sotto la neve, con temperature che sfioravano, di notte, meno 15 gradi. Quando riguardo le foto scattate in quei giorni, a fine gennaio, ho i brividi e le lacrime agli occhi. Mi sono rimasti addosso quella sensazione terribile di smarrimento, i momenti di paura, mentre attraversavamo l’Italia diretti verso quei luoghi devastati dal terremoto.

Abruzzo, 24 agosto 2016: la prima di una lunga serie di scosse fa tremare la terra, e si porta via le case, le chiese, le strade, i sogni, la bellezza, e troppe vite. A distanza di 4 mesi, un inverno gelido si abbatte su quei paesi, e la neve, insieme a nuove scosse, seppellisce tutto.

Tutto era partito da un post su Facebook, che avevo scritto dopo una notte insonne, con le immagini impresse negli occhi di volontari disperati che cercavano di liberare dal ghiaccio cani, gatti, asini, mucche, cavalli congelati e terrorizzati. E poi un appello sul giornale, e poi un piccolo miracolo: una risposta incredibile di amici e persone sconosciute, pronte a darci aiuto. L’intento era quello di portare un piccolo rinforzo agli ultimi degli ultimi, centinaia di animali sepolti da metri di neve nei canili e per le strade, soccorsi in qualche modo da umani stupendi e dal cuore d’oro, ma con poche possibilità economiche, flagellati com’erano da quella desolazione, spesso senza casa, con lutti in famiglia e amici portati via dal terremoto, ma nonostante tutto instancabili nel prestare soccorso a tutte le vite in pericolo.

Siamo partiti da Verona, eravamo in 5, letteralmente sommersi di medicine, coperte, cibo, trasportino. Siamo tornati su con alcuni cani salvati da morte certa, e molti di loro nel frattempo hanno ricominciato una vita nuova.

Indimenticabile il momento in cui siamo ripartiti, carichi di trasportini carichi di cani. Le lacrime di gioia di quei ragazzi, che ci hanno salutato affidandoci quelle bestiole. Pronti ad aiutarne altri.

Sono passati 8 mesi dal mio viaggio a L’Aquila e Amatrice, e le foto che vedo sui giornali mi fanno rabbrividire. Cosa è cambiato?

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto i messaggeri, portando in quelle terre un piccolo, ma importante aiuto ai volontari e agli animali. Ci hanno aiutato perché non avevamo un colore politico, ma solo il desiderio di renderci utili. Abbiamo aiutato le persone che avevano problemi economici a curare cani e gatti, abbiamo portato soprattutto il nostro abbraccio e la garanzia di non dimenticarci di loro, una volta tornati qui, e continuare a restare in contatto, per salvare altre vite, per aiutare con i nostri mezzi. E la promessa è stata mantenuta. Quei volontari, quelle persone generose, sono adesso parte di noi. La distanza non conta.

La gente è generosa, la solidarietà esiste, ma i burocrati spezzano ogni sogno. Dove sono quei soldi donati dagli italiani in quei giorni drammatici? Tutto è fermo.

Possibile che a gennaio 2017 io abbia visto coi miei occhi i libri, i quaderni di appunti, le tazze, i vestiti tra le macerie della casa dello Studente a L’Aquila, crollata 8 anni fa?

Queste immagini ci dovrebbero sempre accompagnare, per ricordarci che la politica è una cosa nostra, non dei politici. Che siamo tutti responsabili, e lo possiamo essere nel momento in cui andiamo a votare. Che la gente eletta, oltre ad avere la garanzia di stipendi che noi tutti, comuni mortali, neanche possiamo immaginare, ha il dovere di impegnarsi, di garantire ai cittadini i diritti che spettano. Senza indignazione, senza alzare la voce, tutto resterà così.

Tornerò presto in Abruzzo. Per vedere coi miei occhi cosa è cambiato. Ricordo la paura, in una frazione di Amatrice, totalmente dimenticata, non esistevano nemmeno le transenne e si camminava tra palazzi in bilico, sventrati, vedevamo i tavoli, gli armadi, i lampadari di quelle stanze vuote. Abbiamo visto animali abbandonati al loro destino, morti di freddo, persone disperate. Non posso rassegnarmi all’idea che non sia cambiato nulla. Che l’unica cosa diversa, da allora, sia la neve che ormai si è sciolta.

 

 

Se ti metti nei loro panni non torni più indietro

Ti piacerebbe vivere sempre in gabbia, senza muoverti, senza vedere la luce del sole, senza calpestare l’erba, senza interagire con i tuoi simili, senza poter cambiare posizione, correre, giocare, senza dormire e riposare quando ne hai bisogno, continuando a mangiare un cibo senza sapore per ingrassare a dismisura in poco tempo, calpestando sempre i tuoi escrementi e spesso i tuoi cuccioli, in attesa di essere ucciso?

Adesso è stato fatto un passo avanti fondamentale, si è raggiunto un traguardo storico: da questo momento in poi non ci sono più scuse.

Animal Equality, associazione impegnata nella denuncia dei costanti, atroci maltrattamenti degli animali negli allevamenti intensivi, ha creato iAnimal.it: in un video narrato dalla conduttrice televisiva Giulia Innocenzi si può ripercorrere quella che molti ancora si ostinano a chiamare ‘vita’ degli animali negli allevamenti: un’esistenza triste e senza dignità. Perché la dignità a mucche, maiali, conigli, galline, asini, cavalli, pulcini, oche l’abbiamo tolta noi. Senza farci scrupoli, con la presunzione umana per cui tutta la natura e tutte le creature sono al nostro servizio senza limiti.

Il primo passo, il più importante per cambiare questa situazione indecente, creata dall’essere umano e dalle sue perversioni, è saper guardare in faccia quel dolore: capire che quella carne che si compra già confezionata, con imballaggi bugiardi che ritraggono animali felici, faceva parte di un animale che ha passato TUTTA la sua vita a soffrire. Che le uova che compriamo sono il frutto dello sfruttamento e sono costate la vita a milioni di pulcini che, in quanto maschi, sono stati TRITATI VIVI e eliminati. Che gli affettati, quelle comode fettine che spesso risolvono un pasto veloce, nascondono lamenti, terrore, dolore.

Ognuno poi farà i conti con la propria coscienza. Ma se si guarda, e se si ha un cuore, non si torna più indietro.

Grazie Animal Equality.