Abbattere alberi in primavera

Abbattere alberi in primavera? Sì, e succede a Verona dove la classe politica dirigente si dichiara Green. Per una ciclabile? Sì.

A scuola hanno sempre insegnato che gli uccelli nidificano in primavera. Che la primavera è stagione di rinascita, di vita che riparte. Di cicli di vita fragili e delicati, da difendere a ogni costo.

Assenza di divulgazione e comunicazione scarna (guarda un po’)

Ma a Verona forse questi insegnamenti non sono arrivati tra gli addetti ai lavori. Politici e professionisti, grazie al menefreghismo assoluto della stragrande maggioranza della gente, avviano il taglio di decine di alberi dichiarati pericolosi da anni. E guarda un po’, la lungimiranza di chi è stato votato (non certo da me, sia chiaro) vuole che si cominci il tutto a fine marzo, stagione di nidificazione. Garantendo che i droni hanno verificato l’assenza di uccelli (serve aggiungere altro?), con abili rimpalli di responsabilità: chiedi a lui, che ha saputo da lei, che ha deciso con lui, che ha pensato con lei, che si è consultata con loro, e via col telefono senza fili.
E le perizie che dovrebbero essere ben visibili e consultabili? L’amministrazione ha dato il tempo necessario ai cittadini interessati di approfondire? O lasciamo che sia un articolo di giornale a dare certe comunicazioni? Che poi, se erano pericolosi già due anni e mezzo fa, come si evince da un articolo del 2023, come mai si procede al taglio proprio a fine marzo di due anni e mezzo dopo?
Domenica 29 marzo c’ero, e sono orgogliosa di questo. C’ero con un gruppo di cittadini, Avatar degli alberi, che ha scelto di farsi sentire e vedere in via Preare, nella strada interessata ai lavori della futura pista ciclabile. Qui la loro petizione. C’ero tra piante maestose che vedremo ancora per poco e c’ero a toccare ciò che resta di quelle vite, così meravigliose. Alberi che non esistono più, perché per avere consensi serve farsi vedere più verdi che mai e piantare nuovi alberelli, invece di rispettare almeno certe tempistiche dettate dal buon senso.

La bellezza di esserci

C’ero anch’io, con chi ha organizzato il sit in, perché ho bisogno di vedere, sentire, toccare, farmi un’idea delle cose senza che mi venga riferito.
C’ero perché da giornalista amo esserci, percepire stati d’animo, raccontare la realtà senza filtri.
C’ero, soprattutto, perché mi mancava da morire ormai questo senso di comunione di intenti e di passione che spinge a investire il proprio tempo a risvegliare coscienze invece di farsi sempre gli affari propri. Avevo nostalgia della piazza, terreno che ho frequentato per anni. Oggi informo soprattutto scrivendo, ma in un mondo che non legge la voglia di esserci si fa di nuovo sentire con prepotenza.
C’è qualcosa di straordinariamente bello — e di profondamente necessario — nel vedere persone scendere per strada per portare sotto i riflettori ciò che certi politici vorrebbero far passare in silenzio. nel condividere stati d’animo, sensibilità affini.
Succede nelle grandi battaglie, certo. Ma succede anche nelle piccole: una ciclabile, un cantiere, una motosega accesa nel momento sbagliato. Il momento peggiore possibile, in realtà: la primavera, la stagione dei nidi.
Abbattere gli alberi in primavera, a fine marzo, non è solo una scelta discutibile. È un atto che non rispetta ciò che accade tra i rami degli alberi. Un drone non prevede il futuro, non è un essere umano. Un drone non ha coscienza. Un drone non sa che magari proprio domani tra quei rami potrebbe arrivare qualcuno e cercare protezione. Lo dico perché chi ha deciso a quanto pare ha una passione smodata per i droni: parla solo di droni, rispondendo a decine di cittadini. (Me lo ha detto una vocina…)
Ma torniamo ai politici. Chi glissa di fronte a queste scelte non è neutrale: sta scegliendo di stare dalla parte di chi ha fretta, non dalla parte di chi verrà dopo.
Il problema non è la ciclabile. È il quando. Spostare un cantiere di qualche settimana — aspettare la fine della stagione riproduttiva, ovvero dopo luglio — costa pochissimo in termini economici. Costa zero in termini di sicurezza. Costa qualcosa solo in termini di volontà politica.
E quando quella volontà manca, ci sono le persone. I cittadini. Quelli che fanno foto, che fanno domande, che firmano petizioni, che si fermano davanti alle transenne con un cartello in mano. Che rendono impossibile il silenzio.
In Italia, la Legge n. 157/1992 tutela la fauna selvatica e il suo habitat. Molti comuni hanno anche regolamenti specifici sulla potatura e l’abbattimento degli alberi. Conoscere le normative locali è il primo strumento di difesa.

Di certo qualsiasi essere pensante capisce che il periodo di nidificazione è il peggiore per procedere con certi lavori.

Darsi da fare non è un optional.

Siamo abituati a pensare all’impegno civico come a qualcosa di opzionale, come se partecipare fosse un gesto eroico riservato a pochi. Non è così. È il minimo sindacale di chi abita un territorio e vuole che quel territorio valga qualcosa anche domani.
La natura non ha voce nelle assemblee comunali. Non può difendersi da sola davanti a una commissione urbanistica.

Cosa può fare ognuno di noi, concretamente

Informarsi e informare. Segnalare sui social, nei gruppi di quartiere, alle associazioni ambientaliste. Una foto con la data e il luogo vale più di mille lamentele generiche.
E ancora. Fare domande ufficiali: accesso agli atti, interrogazioni, lettere all’assessorato. La burocrazia fa paura, ma è uno strumento potente nelle mani di chi sa usarla.
Ricordiamoci anche che le sedute di consiglio comunale sono aperte al pubblico. La tua presenza — anche silenziosa — cambia il peso politico di ogni decisione.
Ho fatto politica anni fa, ma forse ero troppo onesta e davo fastidio. E mi sono ammalata per i giochini di potere che ho visto. Di sicuro mi ricordo bene come funziona.

Non sono un elemento di decoro, sono vita

Uno degli errori più diffusi nel dibattito urbanistico è trattare gli alberi come elementi decorativi, accessori, sostituibili. Come se piantarne uno nuovo domani potesse compensare quello abbattuto oggi, con il suo ecosistema, la sua storia, i suoi inquilini.
Un albero adulto in città non è un arredo. È un filtro dell’aria. È un punto di riferimento per intere generazioni. Ha un valore che non si calcola in euro e non si rimpiazza in dieci anni.
Abbattere gli alberi in primavera significa dire, in modo implicito ma chiarissimo: abbiamo fretta, e quella fretta vale più di tutto il resto.
State attenti a chi votate.
E ringraziamo tutti, con il cuore in mano, gli attivisti che scendono in strada per una questione ambientale, anche se locale, piccola, “di quartiere”. Perché sta dicendo qualcosa di universale: che il mondo non appartiene solo a chi ha il potere di trasformarlo, ma anche a chi lo abita, a chi lo ama, e a chi non ha ancora la parola per chiedere di proteggerlo.
Ah: guardatevi il sito della Lipu, associazione storica e autorevole dove si potranno scoprire molte cose interessanti. Mi dispiace doverlo ricordare a qualcuno, ma non siamo gli unici abitanti sulla terra. Di certo siamo gli unici ad avere rovinato l’habitat in cui viviamo.
Silvia Allegri
Silvia Allegri è giornalista, saggista e appassionata di animali. Organizza attività di approccio con gli animali, trekking someggiati e corsi di scrittura. Partecipa a seminari e conferenze. Per informazioni e contatti scrivi a silvia@silviaallegri.it
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