volontari Archives | Silvia Allegri
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Ode ai volontari animalisti

Volontari animalisti: ode agli angeli degli animali

I volontari animalisti lavorano 24 ore al giorno, con il cuore. Gli angeli degli animali hanno le loro vite, il loro lavoro, i loro problemi di salute, i loro svaghi. Ma non passa un momento della loro giornata che non venga occupato da quel pensiero fisso: aiutare gli animali. Si sentono anche insultare, spesso, con quell’accusa che ormai è un ridicolo slogan: “Pensi agli animali e non alle persone”. E loro, tenaci, pazienti e silenziosi, non ci fanno caso, e vanno avanti per la loro strada, dimostrando nei fatti quanto sia assurda questa affermazione. Perché i volontari che dedicano la vita agli animali abbandonati, maltrattati, abusati, sfruttati, dedicano anche tanto tempo a parlare con le persone, aiutando chi è in difficoltà: siano difficoltà economiche, siano problemi personali. Loro, che sono davvero impegnati a fare più che a dire, sanno bene che cani, gatti, conigli vivono con gli umani, e gli umani vivono con gli animali, in un continuo scambio di emozioni. E il cervello e il cuore non si dividono in settori: se provi empatia, la provi per tutti.

Non mi piacciono le etichette perché le ritengo limitanti e fuorvianti, soprattutto di questi tempi, quando si tende a etichettare tutto. Ma me le prendo volentieri queste etichette, se servono a identificare i miei valori: animalista è quella che mi appartiene di più. Amo gli animali perché amo e riconosco la loro anima, e sono felice di aver fatto un percorso che mi porta a essere, e arriviamo alla seconda definizione, antispecista. Voglio la giustizia nel piatto, e la giustizia si ottiene facendo delle scelte etiche e concrete.

E sono, terza qualità, attivista, nei limiti delle mie possibilità. Mi irrita chi predica e rimanda tutto al domani, chi giudica con facilità gli altri e non si accorge delle proprie incoerenze.

Ecco, i volontari, gli angeli a due gambe dei nostri angeli a quattro zampe, ma anche a quattro gambe, pinne, ali, a volte a tre sole zampe, a volte perfino a due zampe se hanno avuto un incidente, sono tendenzialmente persone che ricercano una coerenza, che fanno un percorso, ognuna con i suoi tempi. Loro riflettono sulle scelte che fanno ogni giorno, che mettono a disposizione il loro tempo e i loro sentimenti per amore di chi non ha voce per difendersi.

Ne conosco tantissimi, di volontarie e volontari animalisti, e ce ne sono alcune e alcuni che vorrei ringraziare più degli altri. Perché loro agiscono con passione e forza di volontà, tenacia e dedizione. Non importa se è festa, se piove, se nevica, se c’è un caldo insopportabile, se tutti sono a festeggiare, se gli altri partono: i volontari puliscono i box dei canili anche a ferragosto, comprano le medicine per gli animali ammalati rinunciando al cinema, ospitano cani e gatti in attesa di adozione sacrificando spazio in casa e tempo libero. E lo fanno sempre con amore per queste creature. Mi sono commossa e mi commuovo spesso, quando li vedo e li ascolto: loro chiamano per nome qualsiasi essere vivente, per loro non sono mai numeri, ma vite, storie preziose, anime. Gioiscono quando un animale trova una casa, piangono quando non si riesce a fare abbastanza per strappare ai maltrattamenti un essere innocente, combattono quando si deve chiedere giustizia, non hanno paura di denunciare.

E sono gli stessi che mi hanno sostenuto e abbracciato quando ne avevo bisogno. Devo ai volontari animalisti che ho incontrato finora e che incontrerò nel mio percorso di vita un grande insegnamento. Loro mi hanno arricchito, permettendomi di raccontare le loro storie a lieto fine e quelle più dolorose, e mi insegnano che l’umanità esiste. Quella vera, che rispetta ogni forma di vita.

Abruzzo, la rabbia e l’indignazione, ricordando il nostro viaggio

Di quelle terre distrutte è cambiato solo il clima: ora fa caldo, io le ho viste sotto la neve, con temperature che sfioravano, di notte, meno 15 gradi. Quando riguardo le foto scattate in quei giorni, a fine gennaio, ho i brividi e le lacrime agli occhi. Mi sono rimasti addosso quella sensazione terribile di smarrimento, i momenti di paura, mentre attraversavamo l’Italia diretti verso quei luoghi devastati dal terremoto.

Abruzzo, 24 agosto 2016: la prima di una lunga serie di scosse fa tremare la terra, e si porta via le case, le chiese, le strade, i sogni, la bellezza, e troppe vite. A distanza di 4 mesi, un inverno gelido si abbatte su quei paesi, e la neve, insieme a nuove scosse, seppellisce tutto.

Tutto era partito da un post su Facebook, che avevo scritto dopo una notte insonne, con le immagini impresse negli occhi di volontari disperati che cercavano di liberare dal ghiaccio cani, gatti, asini, mucche, cavalli congelati e terrorizzati. E poi un appello sul giornale, e poi un piccolo miracolo: una risposta incredibile di amici e persone sconosciute, pronte a darci aiuto. L’intento era quello di portare un piccolo rinforzo agli ultimi degli ultimi, centinaia di animali sepolti da metri di neve nei canili e per le strade, soccorsi in qualche modo da umani stupendi e dal cuore d’oro, ma con poche possibilità economiche, flagellati com’erano da quella desolazione, spesso senza casa, con lutti in famiglia e amici portati via dal terremoto, ma nonostante tutto instancabili nel prestare soccorso a tutte le vite in pericolo.

Siamo partiti da Verona, eravamo in 5, letteralmente sommersi di medicine, coperte, cibo, trasportino. Siamo tornati su con alcuni cani salvati da morte certa, e molti di loro nel frattempo hanno ricominciato una vita nuova.

Indimenticabile il momento in cui siamo ripartiti, carichi di trasportini carichi di cani. Le lacrime di gioia di quei ragazzi, che ci hanno salutato affidandoci quelle bestiole. Pronti ad aiutarne altri.

Sono passati 8 mesi dal mio viaggio a L’Aquila e Amatrice, e le foto che vedo sui giornali mi fanno rabbrividire. Cosa è cambiato?

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto i messaggeri, portando in quelle terre un piccolo, ma importante aiuto ai volontari e agli animali. Ci hanno aiutato perché non avevamo un colore politico, ma solo il desiderio di renderci utili. Abbiamo aiutato le persone che avevano problemi economici a curare cani e gatti, abbiamo portato soprattutto il nostro abbraccio e la garanzia di non dimenticarci di loro, una volta tornati qui, e continuare a restare in contatto, per salvare altre vite, per aiutare con i nostri mezzi. E la promessa è stata mantenuta. Quei volontari, quelle persone generose, sono adesso parte di noi. La distanza non conta.

La gente è generosa, la solidarietà esiste, ma i burocrati spezzano ogni sogno. Dove sono quei soldi donati dagli italiani in quei giorni drammatici? Tutto è fermo.

Possibile che a gennaio 2017 io abbia visto coi miei occhi i libri, i quaderni di appunti, le tazze, i vestiti tra le macerie della casa dello Studente a L’Aquila, crollata 8 anni fa?

Queste immagini ci dovrebbero sempre accompagnare, per ricordarci che la politica è una cosa nostra, non dei politici. Che siamo tutti responsabili, e lo possiamo essere nel momento in cui andiamo a votare. Che la gente eletta, oltre ad avere la garanzia di stipendi che noi tutti, comuni mortali, neanche possiamo immaginare, ha il dovere di impegnarsi, di garantire ai cittadini i diritti che spettano. Senza indignazione, senza alzare la voce, tutto resterà così.

Tornerò presto in Abruzzo. Per vedere coi miei occhi cosa è cambiato. Ricordo la paura, in una frazione di Amatrice, totalmente dimenticata, non esistevano nemmeno le transenne e si camminava tra palazzi in bilico, sventrati, vedevamo i tavoli, gli armadi, i lampadari di quelle stanze vuote. Abbiamo visto animali abbandonati al loro destino, morti di freddo, persone disperate. Non posso rassegnarmi all’idea che non sia cambiato nulla. Che l’unica cosa diversa, da allora, sia la neve che ormai si è sciolta.

 

 

Estate in città, gli angeli degli animali non vanno in vacanza

Il giro delle pappe del mattino, i turni per una corsetta, la pulizia dei box, il controllo delle ciotole con l’acqua. Ma soprattutto una carezza, una coccola, una spazzolata.
Loro sono Anita, Barbara, Nicoletta, Anna, Monica, Martina, Edi, Teo, i volontari che ho incontrato ieri mattina al Rifugio Enpa di Verona. Certo, non è una casa, ma è un posto comunque il più possibile confortevole per centinaia di animali che si sono ritrovati senza una famiglia: cucciolate intere abbandonate sulla porta d’ingresso, cani sequestrati e salvati da situazioni di maltrattamento, cani che semplicemente non hanno mai incrociato lo sguardo di un umano disposto a farli entrare nella sua vita.
“A volte sento persone che entrano qui per adottare un cane ma si lamentano: questo è brutto, questo non ha un bel pelo, questo non è abbastanza giovane”, racconta Nicoletta, che trascorre molte ore al giorno al rifugio prendendosi cura degli ospiti con un amore che commuove. “Sappiamo magari che comunque queste famiglie possono tenere un cane in condizioni ottimali, e facciamo finta di niente, e cerchiamo di trovare un cane adatto a loro. Perché una buona adozione è sempre importante: un animale che trova casa lascia spazio per un nuovo ospite. Ma questi commenti mi fanno tristezza: si dovrebbe guardare oltre”.
Dietro un paio di occhi dolci si nascondono storie di abbandono, di solitudine, di paura. E ci sono quegli animali timidi che non sanno farsi largo, magari non splendidi, ma cosa conta poi la bellezza? “Bello è ciò che amiamo”, dice Nicoletta.
Monica si occupa dei gatti, e mi accompagna a conoscerli. Sono tantissimi: adulti e cuccioli, di ogni colore, giocherelloni o timidi, vivono in spazi ampi e ognuno ha il suo nome. I volontari raccontano le loro storie mentre sbrigano velocemente il loro lavoro: pappe speciali per animali malati, pomate, medicine, e tanti piccoli accorgimenti, per rendere la vita di queste bestiole il più possibile serena.
ieri era ferragosto, le città sono ancora vuote, e i rifugi d’Italia sono pieni di quegli animali che sono stati scaricati da chi adesso se ne sta in spiaggia, a godersi il mare e il sole.
Sono felice di aver scoperto questo posto: temevo di non reggere, ma in questo rifugio gli animali ricevono una miriade di attenzioni, non sono dei numeri, e i volontari fanno un lavoro meraviglioso per rendere breve la permanenza nei box, seppur belli, e costruire un futuro sereno ai loro ospiti in una casa vera. “Un salotto e un giardino sono comunque meglio di un box”, dice Romano Giovannoni, presidente Enpa Verona.
Sono felice di averlo scoperto adesso, il rifugio, in piena estate. Ne scrivo, conosco chi ci lavora, ma fisicamente non ci ero mai stata. E ci tornerò al più presto. C’è chi investe i propri giorni di ferie per prendersi cura di queste bestiole, ognuno regala il tempo che può, e soprattutto c’è la grande consapevolezza che non esistono vacanze in certi posti. Ogni essere vivente ha le sue necessità, ogni giorno.
“Quando sto qui sto bene”, dice Nicoletta. “In mezzo agli animali ho ritrovato la serenità, loro ripagano le nostre attenzioni con un amore sconfinato”.
Anche ieri ho avuto una nuova conferma: senza i volontari questo paese sarebbe in ginocchio. Bello, allora, guardare con riconoscenza a quella fetta di umanità che sa essere generosa, anche col proprio tempo. Grazie!