Ambiente Archives | Pagina 4 di 6 | Silvia Allegri
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Ambiente

Piccoli passi per cambiare vita.. e salvarne tante altre

Tante volte mi è stato chiesto perché ho deciso di cambiare modo di alimentarmi e perché cerco di fare del mio meglio per aprire gli occhi di chi mi sta attorno. Cambiare non è facile: implica spirito di sacrificio, un investimento di tempo, e poi siamo così abituati allo sfruttamento degli animali che ci sembra non esistano altre soluzioni.

La mia scelta  è stata dettata da un semplice ragionamento: se sono così innamorata dei miei animali, perché convinta che provino sentimenti e siano in grado di comunicare amore e emozioni, perché dovrei classificare gli animali suddividendoli tra serie A (quelli che amo) e serie B (quelli che uso per mangiare, vestire, divertirmi)?

Ho deciso di annullare le classifiche, e avere con tutti loro un rapporto alla pari.

Ecco allora qualche riflessione sul mio percorso, in salita spesso e tuttora non facile. Magari potrà tornare utile per chi avesse intenzione di cambiare davvero il modo di ‘vivere’ gli animali, in nome del rispetto e dell’empatia.

 

#informarsi

 

Interessarsi di ambiente, animali, ma anche economia, agricoltura. In altre parole, tenersi informati. Per cambiare le cose bisogna conoscerle. Senza una conoscenza approfondita e senza un reale amore per il nostro pianeta non si trovano stimoli per cambiare. Se invece riteniamo che l’ambiente abbia un valore per noi, iniziamo a guardarci intorno, a scoprire quali forme di vita esistono, e dove, e come.

 

#guardare

 

Guardare e capire, con coraggio. Questo secondo passaggio richiede consapevolezza. A nessuno piace guardare in faccia il dolore, e le persone sensibili sono inevitabilmente condannate a soffrire. Ma sono fermamente convinta che solo DOPO aver visto si possa cambiare veramente. Le immagini ci restano impresse e ci danno la forza di non dimenticare.

 

#raccontare

 

Lo sfruttamento degli animali lascia disarmati. Le immagini che per fortuna possiamo guardare grazie al coraggio e alle fatiche delle associazioni denunciano condizioni insostenibili e fuori da ogni concerto di empatia. Animali amputati, torturati, imprigionati, sezionati, picchiati, costretti a vivere in gabbie misere, affondati nei loro escrementi. Questi animali vivono così per colpa nostra: la perversione umana ha inventato gli allevamenti intensivi, gli allevamenti di animali da pelliccia, i laboratori dove vengono condotti esperimenti inutili senza la minima attenzione alla sofferenza di un altro essere vivente.

L’impatto con queste immagini è potente e potrebbe sconvolgere chiunque. Si soffrirà, inevitabilmente. Ma è importante reagire, sapendo che SOLO CHI HA VISTO E HA LA FORZA DI RACCONTARE PUÒ DAVVERO FARE QUALCOSA PER GLI ANIMALI. Loro non hanno voce, siamo noi la loro voce. Per questo dobbiamo resistere. Io stessa ho vissuto momenti di grande sconforti, quasi ammalandomi dal dispiacere. Ma poi ho capito che non posso tenere sulle mie spalle il peso di un intero pianeta, e non posso nemmeno fare miracoli. Dunque la cosa più importante è un piccolo impegno quotidiano: fare ogni giorno qualcosa per questa è creature che non si possono difendere.

#tollerare e #avere pazienza

 

Raccontare a un amico cosa si è visto, ragionare e convincere una persona a informarsi, ma SEMPRE con le buone maniere. La brutalità e il fanatismo fanno fuggire e si ottiene esattamente il contrario di ciò che ci siamo prefissati. Diamo agli altri il tempo di conoscere, rielaborare, e con pazienza offriamo consigli.

 

#eliminare carne e pesce e #integrare

 

E adesso? Adesso si comincia! Il primo passaggio, per quanto mi riguarda, è stato l’ELIMINAZIONE TOTALE DI CARNE E DI PESCE. In sostanza, ho deciso di non ingerire più animali morti. Il nostro corpo dovrà abituarsi al cambiamento e soprattutto sarà utile cercare il modo di integrare con altri cibi, per non avere carenze di sostanze importanti.

 

#eliminare poco per volta i derivati animali

 

Il secondo passaggio, più difficile riguarda i prodotti derivati da animali: latticini, uova, i più diffusi. Non credo sia giusto pretendere che una persona diventi vegana dall’oggi al domani, in altre parole non considero un criminale chi non è vegano. Io ho iniziato a informarmi sulla provenienza delle cose che mangio. Nei limiti del possibile ovviamente. Consiglio sempre di rivolgersi dove si sa che vi è un’attenzione al benessere animale.

 

#nuove ricette

 

Esistono miriadi di ricette, facilmente reperibili nei libri, su internet, nelle riviste, per passaparola. I miei primi esperimenti sono stati dei disastri: ricordo dei biscotti così improponibili che ancora sorrido, a pensarci. Ma sbagliando si impara: e quando le ricette vengono bene, che soddisfazione! Si scopriranno così molti modi per sostituire ingredienti di origine animale con altri, altrettanto gustosi, e che non sono frutto di sfruttamento.

 

#cucinare e far assaggiare i nuovi piatti

 

Organizzare una cena veg: a me è capitato di invitare a cena persone assolutamente carnivore e scettiche, e di averle sorprese con piatti gustosi e cruelty free. Che soddisfazione! La serata diventa occasione di raccontare del nostro cambiamento, e dimostrare come non sia stato poi così difficile.

 

#NonMollare

 

Non perdere mai la voglia di capire a fondo e di far ragionare le persone, sopportando magari a volte qualche presa in giro, e ribattendo con un’arma infallibile: l’ironia. Tutti i cambiamenti vengono presi di mira da chi non ha voglia di cambiare: bene, sfruttiamo il fatto che se ne parli, che ci si rida su. Ma intanto si insinua nelle persone un nuovo pensiero, la curiosità di capire il perché di certe decisioni.

 

#convincere, con gentilezza

 

Non demordere: non sentirsi degli assassini se si capita nella casa di una persona che non è vegetariana o vegana e ci ha preparato qualcosa con ingredienti animali. Cercare invece di mangiare ciò che si può o si vuole, spiegando con gentilezza le nostre scelte, risulta più efficace.

 

#selezionare

 

Il consiglio più importante che mi sento di dare: CIRCONDARSI DI PERSONE DELICATE E SENSIBILI, che pur non condividendo necessariamente le nostre scelte ci rispettano. Non ci prendono in giro. Si incuriosiscono delle nostre motivazioni. Apprezzano il nostro sforzo.

Buona fortuna a tutti, e coraggio: dopo i primi momenti di difficoltà sarà una gratificazione enorme cambiare il proprio stile di vita e amare gli animali senza distinzioni!

Apre la nuova sede Oipa a Verona

Che mondo sarebbe senza persone sensibili, attente ai bisogni di chi non sa difendersi, e piene di voglia di agire, oltre che di parlare?

Ogni volta che prende il via un’iniziativa che vede il coinvolgimento delle persone nella tutela degli animali e dell’ambiente non posso che essere contenta. E dunque ho avuto il piacere di condividere un nuovo importante traguardo per i 15 volontari che ormai da 5 anni operano come guardie zoofile sul territorio di Verona: da qualche settimana Oipa ha una sede tutta sua, in piazza Brodolini 3. Questa Ong, nata in Svizzera nel 1981 e presente in tutto il mondo, conta in Italia ben 60 sedi in 17 regioni e 500 guardie, e ha come obiettivo la tutela dell’ambiente, l’abolizione della vivisezione e la difesa degli animali da qualsiasi forma di maltrattamento e abuso, dalle corride al randagismo, dal traffico illegale di animali agli allevamenti intensivi.

Avere una sede per le associazioni è fondamentale: in questo modo i volontari possono lavorare meglio e al tempo stesso diventare un punto di riferimento più forte per tutti i cittadini che vorranno contattarli e diventare a loro volta attivi, oppure segnalare eventuali casi di maltrattamento, .

Nella provincia di Verona, nel corso del 2015, Oipa con i suoi volontari ha coordinato il sequestro di 20 animali e di una struttura abusiva di allevamento di cani; ha operato diversi controlli in coordinamento con Polstrada, denunciando le irregolarità nel trasporto di animali vivi su autotrasporti e la vergognosa crudeltà con cui queste povere bestie vengono trattate; ha combattuto randagismo e accattonaggio con animali attraverso controlli e uscite su segnalazione. E ha dedicato una particolare attenzione anche all’ambiente, visto che insieme alla Polizia Locale e al personale Amia i volontari hanno pulito le rive dell’Adige vicino a Ponte Catena.

Come sempre la sensibilità non si divide per settori, e la cura per gli animali e il loro benessere porta anche, di conseguenza, a valorizzare gli ecosistemi, a proteggere l’ambiente, e a promuovere attività di sensibilizzazione.

Nel giorno dell’inaugurazione ho conosciuto persone davvero speciali: che hanno giornate dense di impegni e di lavoro, ma dedicano sempre un po’ del loro tempo a chi è senza voce. Combattere per i diritti degli animali significa avere a cuore il benessere di tutti e sognare un mondo giusto, dove ci sia più attenzione alle esigenze e alla qualità della vita di ogni creatura.

E dunque ecco un altro tassello, che si aggiunge alle numerose altre iniziative di tutela degli animali: le associazioni che operano sul territorio sono tante, e tutte si battono per una causa comune. Buon lavoro, allora, alle guardie e ai nuovi volontari!

Per contattare le guardie zoofile Oipa si può scrivere a info.guardieverona@oipa.org.

 

La bellezza di una Vita in Campagna

Agrumi che nascono in mezzo al deserto, piccoli giardini verticali che si possono posizionare perfino dentro casa, in cucina, nidi artificiali per ospitare ricci nel proprio giardino, lezioni sulla vita di api e insetti. La Fiera di Vita in Campagna si è conclusa domenica scorsa, ma ha lasciato il segno: centinaia e centinaia di persone se ne sono tornate a casa decisamente arricchite da una miriade di stimoli, nozioni, idee.

Soddisfazione degli organizzatori, dunque, e un segnale decisamente positivo per tutti: è evidente come l’attenzione verso un approccio semplice e sano alla natura sia in aumento. Paradossalmente, più siamo circondati da tecnologia, traffico, cemento, più cresce la voglia di ritagliarsi un piccolo angolo di pace e di verde, dove trovare rifugio e dare spazio alla creatività.

Ho scoperto che si possono creare dei minuscoli orti sul balcone di casa, utilizzando la sabbia del deserto, che permette di coltivare insalata, pomodori, prezzemolo, senza che crescano erbe infestanti. Che nello spazio dietro a casa si può provare a coltivare lo zafferano, che il miele e gli agrumi sono prodotti da degustare esattamente come l’olio e il vino e ci sono eventi dedicati proprio a questi viaggi sensoriali, che si può imparare la distillazione delle piante officinali.

E poi, tra la modernità e le tecniche più innovative per mantenere in salute orti e giardini, ho scoperto con piacere l’esistenza di varietà di frutti che non avevo mai visto: i frutti antichi, li chiamano, quelli che appartengono alla civiltà contadina e che rischiano di scomparire, ma che qualche appassionato per fortuna continua a coltivare. E così, in controtendenza rispetto alla filosofia di molti negozi di frutta e verdura, dove le mele si vendono soltanto se sono splendide, grandi, verdi o gialle ma comunque tutte lucide e perfette, si scoprono frutti del colore della ruggine, con nomi mai sentiti prima, mandorle dalla forma particolare, pere cotogne, utilizzate dalle nonne per fare marmellate, quando gli unici frutti a disposizione erano quelli che crescevano nel proprio campo, e ci si doveva ingegnare per utilizzarli al meglio, senza sprechi.

Unica perplessità, l’area dedicata alla vendita degli animali. Animali da cortile, dalle oche alle pecore, dalle galline ai tacchini. Si tratta di commercianti che vendono pulcini per gli allevamenti, non intensivi ma comunque finalizzati alla produzione di carne. Ma anche lì qualcosa si muove, in direzione di un maggiore rispetto: sono sempre più numerose le persone interessate a tenersi degli animali da cortile nel proprio appezzamento di terra, per il solo gusto di averli come animali da compagnia. Il percorso sarà ancora lungo, certo, e doloroso. Ma credo che si stia davvero riscoprendo un contatto con la natura e le sue creature sempre più orientato a una convivenza rispettosa, sana, vera. E in un mondo che spesso atterrisce per la sua cattiveria, bisogna guardare avanti e apprezzare anche i piccoli passi.

 

Quando il ‘vegan’ si impara a scuola… per vincere

Mi è successo giorni fa, mentre ero in un istituto alberghiero della provincia di Verona, di imbattermi in un’insegnante che si stava dirigendo in classe con tre libri di ricette vegane e cruelty-free sotto braccio. Una chiacchierata insieme a lei mi ha fatto scoprire come tre classi di quella scuola fossero al momento impegnate nell’invenzione di nuove ricette per partecipare a un concorso. A diffondere la notizia, un allievo vegano da alcuni anni, che si scontra ogni giorno con pregiudizi da parte dei compagni, ma nota anche, mi racconta la sua insegnante, una curiosità crescente verso questo mondo che nell’immaginario collettivo è fatto di piatti sani ma senza gusto, privi di nutrimento. Le cose, dimostra il giovane studente, non stanno così, e la sua classe ha iniziato un vero e proprio viaggio nella cucina dove i prodotti di origine animale sono esclusi totalmente.
Si tratta di una bellissima iniziativa della Lav: un concorso per le scuole dedicato alle ricette tutte prive di alimenti animali. In questo modo i ragazzi potranno scoprire come valorizzare i prodotti di stagione, per regalare al palato nuovi originali sapori, e per  contribuire concretamente alla (ri)nascita di un Pianeta giusto e accogliente per tutti. A fare da giudice, insieme ai rappresentanti della Lav, anche lo chef Martino Beria, autore di “Vegano Gourmand”, una guida ai sapori e ai piatti vegani, dove si impara anche l’arte del riciclo e la lotta allo spreco.
Il Vegan Chef Contest organizzato da Lav è rivolto ai ragazzi delle scuole professionali alberghiere, e c’è tempo fino al 15 marzo per iscriversi e partecipare: il cambiamento parte, come spesso accade, proprio dai banchi di scuola!

Anche gli animali hanno i loro angeli

Non ci si abitua mai al dolore, specialmente quando a subirlo sono le creature più indifese, quelle che per l’economia e il commercio rappresentano solo numeri. Che non hanno anima, pur essendo ‘animali’.
La risposta più banale e inflazionata è: “ti interessi più degli animali che delle persone?” Al secondo posto della classifica delle battute scontate c’è: “con tutti i problemi che ci sono nel mondo, ci vuole coraggio a crucciarsi per l’astice o il pulcino”.
E così, alzando le spalle, guardando avanti, ma non guardando mai ‘cose’ che possono infastidire, la gente compra giacche con inserti di pelo di cane e gatto, mangia conigli che hanno trascorso la loro misera vita in gabbie strette, tra parassiti e sofferenza, indossa cadaveri di visoni tenuti al freddo per avere un manto più folto e scuoiati vivi, consuma carne e uova di allevamenti dove le galline sono imbottite di ormoni e hanno il becco mozzato, e dove i pulcini maschi vengono tritati vivi perché inutili.

Ma esistono anche degli angeli umani, quegli angeli che ci danno la speranza che la nostra razza non sia solamente un concentrato di crudeltà e orrore. Sono le persone semplici, sensibili e agguerrite che ogni giorno volontariamente piangono e soffrono, ma lavorano per questi animali: producono filmati, scattano foto, raccontano l’orrore, raccolgono firme, informano la gente sui social, adottano uno stile di vita rispettoso degli altri esseri viventi. E soprattutto adottano loro: asini cavalli conigli cani gatti capre galline maiali, cui viene restituita una seconda vita di rispetto e amore.

A questi angeli il nostro GRAZIE! Perché grazie a queste persone, tante, per fortuna, le cose stanno cambiando. Resta il dolore di non aver potuto salvare chi non c’è più, ma resta una consapevolezza: il potere di noi consumatori è straordinario! NOI e solo noi possiamo fare la differenza: è sufficiente guardare, raccontare, scegliere usando la coscienza e il cuore. Mai voltarsi dall’altra parte, è troppo comodo, ed è il gesto più egoista che possiamo fare.

Grazie di cuore a tutti i volontari di tutte le associazioni che lottano ogni istante per i diritti di chi non ha voce.

Avventura asinina su Vita in Campagna

Un compito divertente, piacevolissimo, ma anche di grande responsabilità: è iniziata per me un’avventura importante con Vita in Campagna, mensile che da decenni offre consigli e accompagna gli appassionati di orti, giardinaggio, piccoli allevamenti nelle loro attività in mezzo alla natura.
Scriverò di asini: partendo dalla mia esperienza, e cercando di raccontare nel migliore dei modi gli animali che mi hanno cambiato la vita, portandomi a scoprire tanti segreti e regalandomi gioie immense.
Un onore far conoscere le loro qualità, i loro caratteri, le loro esigenze. Mi servirebbero milioni di pagine per farlo, ed è proprio questo il bello di questa sfida: saper ridurre all’essenziale, con tanto senso pratico – quello che proprio gli asini mi hanno insegnato – le informazioni che possono servire a chi decidesse di accogliere un asino nella propria vita. Come trovare quello che fa per noi? Come accudirlo? Quali attività fare, nel rispetto della sua natura? Come creare uno spazio adatto alle sue esigenze?
Ecco dunque la prima di una serie di puntate dedicate a queste magnifiche creature.
Mi piace pensare che sia un piccolo contributo a quella rivalutazione che l’asino si merita: perché è dolce, affettuoso, paziente, leale, semplice.

I cavalli selvaggi dell’Aveto: fortissime emozioni

Ecco il mio diario di viaggio per Popolis:http://www.popolis.it/parco-dellaveto-appunti-di-viaggio/

Sono passati otto giorni da quando sono tornata da un breve viaggio in Liguria alla scoperta del Parco dell’Aveto, un piccolo angolo di terra a me sconosciuta e ricchissima di bellezza, cultura, sorprese.
I cavalli selvaggi: la meravigliosa presenza di queste creature, così potenti e delicate, che vivono e (con)vivono con l’uomo, ma mantenendo la distanza che li rende indipendenti e non soggiogati. Noi che li immaginiamo animali domestici, che li vediamo sempre solo in maneggi o sulle piste di gara, rinchiusi in box, sottomessi, ahimè, all’uomo e ai suoi capricci, abbiamo potuto riscoprire l’enorme emozione di fare una curva nel bosco e ritrovarceli davanti, mentre pascolano e ci osservano da vicino, oppure da lontano, arrampicati su una collina, a godersi le ultime luci della sera indisturbati, e pronti ad andare a ripararsi tra gli alberi.
Ho scoperto una terra generosa e ricca di sapori, selvaggia come i suoi cavalli e al tempo stesso ospitale: una terra che ci racconta a modo suo la bellezza di questo Paese, pieno di problemi ma così abbondante di risorse che la speranza di una consapevolezza, da parte di tutti i suoi abitanti, fa sempre capolino. Che Italia sarebbe se fossimo in grado di valorizzarla?
E il primo passo parte da qui, per me: proteggere i cavalli, il loro habitat, per fare affermare la natura coi suoi equilibri e i suoi ritmi, e per una volta essere noi, quelli che si adattano. Una petizione chiede ora il riconoscimento dello status giuridico di questi animali e misure di intervento per proteggerne la vita all’interno del Parco, trovando forme di buona convivenza con la presenza umana un’aumentata consapevolezza del loro valore.

Su Facebook nella pagina I cavalli selvaggi dell’Aveto Wild Horse Watching si trovano tutte le info per conoscere i cavalli, aiutare nella raccolta firme, organizzare un viaggio per andarli ad ammirare.

Al di là delle Alpi: sorprese cruelty-free!

In questi due mesi mi è capitato di ritrovarmi spesso con la valigia in mano. E di viaggiare in Austria, Germania e Francia per lavoro e per diletto.

Viaggi e spostamenti in treno o in auto, che mi hanno permesso di osservare con grande attenzione usi e costumi di diverse città e regioni.

Ora che sono riuscita, finalmente, a dare una svolta alla mia alimentazione, e sto muovendo i primi passi da vegana, ho dedicato molta attenzione alle abitudini alimentari d’Oltralpe, e ho cercato di capire quanto sia complicato trovare buon cibo cruelty-free. E per certi aspetti sono rimasta davvero sorpresa.READ MORE

Parlando di ingiustizie

In questi giorni, dovendo scrivere per lavoro su temi molto delicati e dolorosi come il dramma dei migranti, le ingiustizie sociali, il problema dello sfruttamento eccessivo delle risorse del pianeta, la sofferenza che infliggiamo agli animali, mi sono dedicata alla lettura di numerose inchieste, articoli, libri, e ho partecipato ad alcune conferenze.

Nulla di nuovo sotto il sole. Ma riprendere e riaffrontare da vicino certi temi a volte serve: perché la frenesia quotidiana, i problemi che ognuno di noi si porta dietro, la fretta ci fanno dimenticare cose ben più importanti.

Alcuni numeri sconcertanti, che sembrano appartenere a diverse questioni ma sono le due facce dello stesso problema. Mentre nel mondo ci sono 51 milioni di sfollati costretti a lasciare le proprie case per salvarsi la vita, e che non hanno accesso a nessun bene di prima necessità, dunque non hanno cibo, non hanno acqua, non hanno medicinali, o vestiti; in altre zone del mondo ogni anno centinaia di milioni di animali allevati in allevamenti intensivi vengono buttati via perché non utilizzati. Milioni di tonnellate di carne putrefatta gettata via. E quei pascoli usati per produrre cibo per questi animali vengono strappati alle popolazioni locali che si ritrovano così a non avere nulla con cui nutrire i propri figli.

Questi sprechi incredibili e questa disuguaglianza sociale lasciano senza parole. Eppure ognuno di noi potrebbe contribuire a cambiare le cose. Delegare è troppo comodo, così come scuotersi di dosso le responsabilità.

Forse noi ricchi occidentali, che abbiamo semplicemente avuto la fortuna di nascere dal lato giusto del mare, dovremmo investire qualche minuto delle nostre intense giornate per imparare a non buttare via il cibo nei nostri frigoriferi, per fare una spesa responsabile, e soprattutto per metterci nei panni degli altri. Ricordandoci che lo sfruttamento e la violenza non portano a niente di buono. Che è troppo facile ascoltare slogan e farsi guidare solo dalla paura e dall’egoismo.

Il cambiamento parte da ciascuno di noi. Inutile delegare.

Vento di cambiamento partendo dalla tavola! Con qualche consiglio di lettura..

Recenti, numerosi e interessanti viaggi di lavoro si sono trasformati in un’occasione preziosa e divertente per riscoprire una mia vecchia passione, da troppo tempo accantonata: la cucina.

E ho avuto la fortuna di imbattermi in persone (e ristoranti) che mi hanno proposto cibi gustosissimi senza nessun ingrediente animale.

Premetto: rispetto qualsiasi scelta, e non costringo nessuno a intraprendere il percorso che intendo fare io. Ma io ne sentivo la necessità da tempo: e la voglia di essere coerente è ciò che stimola a raggiungere nuove sfide, sebbene all’inizio possano sembrare un po’ faticose. A volte si ha bisogno di un piccolo incoraggiamento, e poi… Si parte!

E credo sia giusto e ovvio darsi il tempo per imparare un nuovo stile di vita, anche a tavola. Tutti i cambiamenti partono dai piccoli passi, e così ho iniziato col curiosare su internet, scoprendo un universo di ricette, gruppi, consigli, per ‘rivoluzionare’ la propria alimentazione in coerenza con l’amore per gli animali e la natura.

E scopro quanto è divertente aprire un libro di ricette e mettersi a preparare nuovi piatti, da far assaggiare, con grande stupore e piacevoli sorprese anche per i più scettici.

Per fortuna, e lo dico pur soffrendo in maniera terribile, la rete ci sbatte in faccia giornalmente immagini inaccettabili: animali torturati, imprigionati, riempiti di ormoni, che finiscono nei nostri piatti passando da atroci sofferenze. Sono sempre più convinta che quel cibo sia veleno, e proprio da lì dobbiamo partire: il contributo, per quanto piccolo, di una persona, può diventare il motore per un vero cambiamento, che porti un giorno a una maggiore giustizia e al rispetto delle vite di tutti gli esseri viventi.

Per chi fosse interessato, mi permetto di consigliare due libri, completamente diversi ma entrambi molto utili: il primo è Farmageddon. Il vero prezzo della carne economica, di Philip Lymbery (Ed. Nutrimenti), un libro che analizza con obiettività e lucidità l’orrida industria della carne e del latte, che sta distruggendo il pianeta provocando la morte di milioni di animali.

Il secondo libro è La cucina etica. Il più completo ricettario di cucina vegan (ed. Sonda), dove si possono trovare un sacco di ricette facili e gustose.

Quando dico che non mangio carne e derivati animali mi chiedono: e allora cosa mangi? Insalata? Ebbene, qui avrete in mano un ottimo strumento per smentire i luoghi comuni, con la consapevolezza che il vostro cibo non deriva dal dolore di altri esseri viventi.

Buona lettura e buon appetito!