orto Archives | Silvia Allegri
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Nel mio orto anarchico, dove ci si auto-aiuta

Nella mia famiglia c’è sempre stata la passione per orto e giardino, ma io l’ho sempre seguita da spettatrice: apprezzavo i risultati, i colori e i profumi, ma senza sentirmi all’altezza. Poi, un giorno, durante un tour per giornalisti in Liguria, la visita di un centro e per la pratica di yoga e meditazione con un orto meraviglioso. È stata una vera e propria folgorazione: volevo un orto anch’io! E così in maneggio ho chiesto di poter lavorare un pezzetto di terra creando un orto didattico, con l’idea di offrire a chi mi avesse fatto visita la possibilità di lavorare non solo con Ringo, Gemma e Barone, ma anche mettendo le mani nella terra, piantando, seminando, zappando. Per poi raccogliere insieme i frutti.
Un manuale sul giardinaggio, guanti robusti, una zappa, un rastrello, e tanta voglia di imparare. A distanza di un anno e mezzo guardo adesso con gli occhi lucidi, lo ammetto, e tanta soddisfazione, questo piccolo orto anarchico: qui vengo per aiutarmi, quando sto male e ho dei pensieri. Le mani che affondano in questa terra profumata e scura, il sudore, dato dalla fatica e dall’inesperienza che a volte mi fa ancora fare sforzi disumani in attesa di conoscere qualche trucco del mestiere, la gioia indescrivibile nel vedere che le piante crescono, così all’improvviso, in posti inaspettati. Perché magari dove avevo piantato il basilico spunta una pianta di pomodori, e dove avevo seminato le carote crescono fagioli e piselli. Il vento, la terra, il concime naturale in questo posto popolato di asini e cavalli fanno sì che ci sia ogni volta qualche sorpresa. E se magari l’erba cipollina non cresce, in compenso da un seme di zucca nasce una giungla di foglie e di fiori che strappano un sorriso. Qui fuggo, a volte, con gli amici: magari hanno un peso sul cuore e mi chiedono di passare alcuni momenti di serenità in mezzo a questo disordinato orto selvaggio: allora raccogliamo insieme le foglie secche, mangiamo i pomodorini dalla pianta, ci portiamo a casa prezzemolo e salvia, osserviamo le zucche che crescono e cambiano colore. Qui, in questo angolo semplice, si trova la serenità. E mentre il mondo si stressa in coda per entrare nei centri commerciali noi lasciamo da parte il telefono e ci godiamo la bellezza di questo disordine naturale. Una carezza agli animali prima di andar via, e tutto passa. E torniamo a casa con la mente finalmente sgombra.

 

La bellezza di una Vita in Campagna

Agrumi che nascono in mezzo al deserto, piccoli giardini verticali che si possono posizionare perfino dentro casa, in cucina, nidi artificiali per ospitare ricci nel proprio giardino, lezioni sulla vita di api e insetti. La Fiera di Vita in Campagna si è conclusa domenica scorsa, ma ha lasciato il segno: centinaia e centinaia di persone se ne sono tornate a casa decisamente arricchite da una miriade di stimoli, nozioni, idee.

Soddisfazione degli organizzatori, dunque, e un segnale decisamente positivo per tutti: è evidente come l’attenzione verso un approccio semplice e sano alla natura sia in aumento. Paradossalmente, più siamo circondati da tecnologia, traffico, cemento, più cresce la voglia di ritagliarsi un piccolo angolo di pace e di verde, dove trovare rifugio e dare spazio alla creatività.

Ho scoperto che si possono creare dei minuscoli orti sul balcone di casa, utilizzando la sabbia del deserto, che permette di coltivare insalata, pomodori, prezzemolo, senza che crescano erbe infestanti. Che nello spazio dietro a casa si può provare a coltivare lo zafferano, che il miele e gli agrumi sono prodotti da degustare esattamente come l’olio e il vino e ci sono eventi dedicati proprio a questi viaggi sensoriali, che si può imparare la distillazione delle piante officinali.

E poi, tra la modernità e le tecniche più innovative per mantenere in salute orti e giardini, ho scoperto con piacere l’esistenza di varietà di frutti che non avevo mai visto: i frutti antichi, li chiamano, quelli che appartengono alla civiltà contadina e che rischiano di scomparire, ma che qualche appassionato per fortuna continua a coltivare. E così, in controtendenza rispetto alla filosofia di molti negozi di frutta e verdura, dove le mele si vendono soltanto se sono splendide, grandi, verdi o gialle ma comunque tutte lucide e perfette, si scoprono frutti del colore della ruggine, con nomi mai sentiti prima, mandorle dalla forma particolare, pere cotogne, utilizzate dalle nonne per fare marmellate, quando gli unici frutti a disposizione erano quelli che crescevano nel proprio campo, e ci si doveva ingegnare per utilizzarli al meglio, senza sprechi.

Unica perplessità, l’area dedicata alla vendita degli animali. Animali da cortile, dalle oche alle pecore, dalle galline ai tacchini. Si tratta di commercianti che vendono pulcini per gli allevamenti, non intensivi ma comunque finalizzati alla produzione di carne. Ma anche lì qualcosa si muove, in direzione di un maggiore rispetto: sono sempre più numerose le persone interessate a tenersi degli animali da cortile nel proprio appezzamento di terra, per il solo gusto di averli come animali da compagnia. Il percorso sarà ancora lungo, certo, e doloroso. Ma credo che si stia davvero riscoprendo un contatto con la natura e le sue creature sempre più orientato a una convivenza rispettosa, sana, vera. E in un mondo che spesso atterrisce per la sua cattiveria, bisogna guardare avanti e apprezzare anche i piccoli passi.