Sportivi e vegan, la parola al dott. Riccardo Trespidi | Silvia Allegri
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Sportivi e vegan, la parola al dott. Riccardo Trespidi

Sportivi e vegan, la parola al dott. Riccardo Trespidi

Per me è un onore e una vera soddisfazione pubblicare questa intervista. Riccardo Trespidi non ha bisogno di presentazioni: medico, vegano, amante della natura e degli animali in modo sincero e coerente da anni, un punto di riferimento per tantissime persone che amano la vita propria e degli altri esseri viventi. Gli abbiamo chiesto cosa pensa del binomio sport/vegan: ecco cosa ci ha risposto. Siamo contenti di poterlo avere tra i nostri sostenitori nella nuova avventura di teamvegan.it! Per noi essere vegan è il punto di arrivo di un percorso di riflessione e di consapevolezza, e il punto di partenza verso un nuovo stile di vita, rispettoso verso tutti gli abitanti del pianeta, a partire  da noi stessi.

Dottor Trespidi, in questi anni lei ha potuto verificare un aumento degli sportivi vegani? La motivazione quale è: etica, di salute, o secondo lei si tratta di una moda come qualcuno sostiene?

Certamente si!! Gli sportivi vegani sono notevolmente aumentati ed anche a livello super agonistico. Jack Linquvist il campione di ciclismo professionista e Fiona Oakes campionessa interazione nella maratona, sono due esempi della forza della dieta vegana negli sport più duri in assoluto. Brendan Brazier è uno fra i più bravi professionisti IRONMAN del mondo ed anche un esperto di nutrizione. Moltissimi atleti semiprofessionisti o amatoriali hanno scelto la dieta vegan senza avere la minima défaillance nell’attività sportiva. Sottolineo che molti atleti fanno questa scelta alimentare perché incuriositi dalle performance, e solo in un secondo momento, approfondendo il tema, comprendono l’importanza etica e ambientale della dieta basata sui vegetali. Molti atleti invece partono dalla  scelta etica di non fare parte di logiche di morte e su questa decisione, costruiscono il loro avvenire sportivo.

Sport e dieta vegan: quali sono le cose più importanti da fare nel momento in cui si sceglie di abbracciare questa filosofia di vita? Lei consiglia un incontro con un nutrizionista, una dieta vegan personalizzata, o ci sono anche altri strumenti che consiglierebbe per imparare ad alimentarsi in modo corretto?

Una dieta corretta e salutare è un obbligo per chiunque. Mi sorprende molto il fatto che chi decide di eliminare la carne dalla propria alimentazione si preoccupi di fare una scelta corretta. Eliminare la carne dalla propria dieta è una scelta che non implica sostituzioni. LA CARNE (CADAVERI) NON E’ NECESSARIA PER LA NOSTRA SOPRAVVIVENZA. Questo deve essere un concetto chiaro. Le proteine vegetali non hanno nulla di diverso da quelle animali. Il fabbisogno giornaliero di nutrienti è stabilito a livello internazionale e prevede più o meno un 50%  per cento minimo di carboidrati, un 15 per cento minimo di proteine e un 15 per cento minimo di grassi. Non è poi così difficile. A tutto ciò si devono aggiungere le vitamine e i sali minerali, l’acqua in abbondanza, il sole, e l’attività fisica e ovviamente le fibre che si ottengono dagli alimenti integrali, dalla frutta e dalla verdura, così  come i prodotti biologici sono un’ovvia scelta di chi vuole mangiare bene.  Ovviamente le carenze vitaminiche come la B12 nei vegani o di Vitamina D in tutti, cannibali compresi, devono essere implementare con integratori o alimenti con aggiunte. In realtà a mio avviso chi dovrebbe andare dal nutrizionista dovrebbe essere chi abitualmente va da McDonald’s o similari, o da chi abusa in grassi, zuccheri e cadaveri. Lo dico sinceramente e non provocatoriamente. Ritengo l’alimentazione un fatto culturale e ognuno di noi dovrebbe interessarsi se ciò che mette nello stomaco è utile al proprio benessere e alla propria salute. Ho calcolato che in una vita media ognuno di noi introduce circa 15-18 tonnellate di cibo (calcolo approssimativo!!). Chiedo al più ignorante degli ignoranti se introducendo nel proprio organismo fritti, grassi, zuccheri, cereali raffinati, etc. la Sua salute ne guadagni qualcosa. L’inferno dei golosi descritto da Dante nella Divina Commedia è senz’altro una premonizione per chi abusa del cibo in maniera incongrua. Quindi rispondendo alla Sua domanda non credo che il nutrizionista sia la prima scelta da fare, credo invece che approfondire culturalmente le proprie conoscenze sull’alimentazione sia doveroso per ognuno. L’American Institute for cancer research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di tre tumori su dieci.  Internet, libri, corsi di alimentazione imperversano ovunque. Si tratta solo di volersi bene e non abbandonarsi al piacere del palato. Noto con estremo dispiacere che chi ha una cultura superiore, ha anche una maggiore cura della propria salute e dell’alimentazione. Chi invece appartiene al ceto medio basso culturale è poco attento al Suo stile di vita alimentare ed è obeso, diabetico, iperteso, dislipidemico,  insomma affetto da malattie metaboliche che potrebbero essere evitate con una corretta alimentazione. Le televisioni principalmente e i media fanno a gara per proporre programmi dove  i consigli alimentari sono caratterizzati dall’uso di alimenti estremamente nocivi per la nostra salute. I ristoranti fanno a gara per proporre piatti ricchi di grassi, zuccheri, prodotti raffinati. Le uniche oasi in cui si pensa alla salute umana, a quella degli animali non umani e a quella dell’ambiente, sono i ristoranti Vegani dove l’alimento biologico, integrale, senza sofferenza, è proposto agli avventori. Quindi il nutrizionista ha senso se si vuole aumentare la massa muscolare per avere performance migliori nell’attività sportiva. Ripeto però che affidarsi alle proposte di altri per la propria alimentazione è un errore madornale. Ognuno di noi deve amarsi e amare l’ambiente che lo circonda e istruirsi su ciò che introduce nel proprio stomaco.

Lei è vegano: da quanto tempo? Personalmente, quali cambiamenti ha riscontrato nel suo fisico e nella sua vita passando a questo tipo di regime alimentare?

Sono vegetariano da 35 anni. Vegano da una ventina. Dopo un periodo di aumento del peso dovuto all’eccessiva introduzione di carboidrati semplici, ho aggiustato la mia dieta riducendone il consumo e passando a quelli integrali, così ho acquisito un peso adeguato alla mia altezza e mi sento bene. Sono però molto realista, e sono convinto che la possibilità di vivere bene e a lungo abbia come maggiore componente la fortuna. La genetica non è facile da combattere, l’inquinamento dell’ambiente e i pericoli di contrarre malattie sono sempre in agguato, ma se diamo una mano al nostro destino avendo uno stile di vita alimentare corretto potremmo allungare e migliorare la quantità e la qualità della nostra vita.

Ruotano troppi stereotipi intorno alla scelta vegan. Secondo lei le persone temono il cambiamento?

Dal giorno stesso in cui ho cambiato la mia dieta rifiutandomi categoricamente di mangiare cadaveri, sono stato accusato di far parte di una setta di matti, già allora sentivo parlare di moda che sarebbe finita nel giro di qualche mese. Adesso dopo tutti questi anni sento dire ancora che il vegan è una moda. Mah, mi sembra strano. Sento anche molte persone parlare con ammirazione di quelli che  vogliono essere esclusi dalla sofferenza animale ma che non hanno la forza di fare la stessa scelta. Queste persone mancano di personalità e soprattutto di sensibilità. Tengo molto a questa affermazione perché è solo attraverso la sensibilità e l’empatia, che si riesce a superare il bisogno di masticare e digerire pezzi di cadavere ed a non sentirne minimamente il bisogno.

Una scelta etica prima che di salute. Quanto si sta bene alimentandosi in modo corretto nei confronti di altri esseri senzienti?

Grazie per questa domanda, è quella che più mi piace. Il giorno più bello della mia vita (dopo la nascita e l’arrivo dei miei figli) è stato quello in cui ho detto BASTA. La consapevolezza di essere parte di una di una specie che crede di essere l’unica abitante della terra (a tale proposito suggerisco di andare a vedere su internet il film “Terrestri”) e che vede in tutti gli altri esseri che la popolano strumenti da utilizzare a proprio piacimento per mangiarLi, sfruttarLi, ucciderLi, torturarLi mi ha fatto sentire una merda (si può dire merda?). Da quel giorno il solo pensiero di introdurre nelle mie viscere pezzi di cadavere, per quanto gustoso possa essere, mi fa rabbrividire. Sapere di non essere partecipe di tanta sofferenza mi rende felice ma al tempo stesso impotente di fronte alla assurda indifferenza degli altri esseri umani. Ecco perché da allora sono diventato un predicatore (nulla a che vedere con il mondo cattolico), cioè uno stimolatore delle coscienze dei cannibali. Essere coscienti della sofferenza e del dolore che provano gli animali nonumani che finiscono nei nostri stomaci, non è sufficiente per  eliminarli. Solo una consapevolezza ed un cambiamento del rapporto uomo animale in senso generale può dare una svolta. Io vedo il movimento di liberazione animale come una forza che agisce sulle coscienze di tutti, come è stato fatto dal movimento di liberazione degli schiavi e dal movimento di liberazione delle donne. Quando la nostra specie capirà che su questo pianeta tutti gli abitanti, siano essi animali umani o nonumani, hanno lo stesso diritto alla vita allora potrò dormire tranquillamente.  Fino ad allora, la mia serenità interiore è continuamente torturata dalla violenza e dalla brutalità di tutti gli esseri umani che impassibili, indifferenti, continuano a vedere negli altri abitanti della terra cose o macchine da sfruttare.

 

Grazie dott. Trespidi!

 

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