Ricostruzione, le verità che fanno male | Silvia Allegri
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Ricostruzione, le verità che fanno male

Ricostruzione, le verità che fanno male

La ricostruzione in Abruzzo esiste? Procede? E come? Dopo il secondo viaggio nelle zone terremotate  le emozioni sono tante. Era l’inizio di gennaio dello scorso anno quando ho deciso di vedere coi miei occhi cosa stava accadendo. A distanza di undici mesi rabbia, dolore, angoscia, paura si alternano, nell’animo, di fronte a una situazione che sembra non essere cambiata. Anzi, ho riconosciuto le stesse macerie, gli stessi randagi, la stessa rassegnazione e, purtroppo, la stessa omertà.Se io fossi un sindaco passerei la mia vita a combattere ogni santo giorno per garantire ai miei cittadini i diritti che spettano a ogni italiano: alla casa, alla salute, al lavoro. Si fa fatica a tornare alla routine quotidiana sapendo che a poche centinaia di chilometri da noi, nella nostra Italia, si consuma una tragedia costante e silenziosa. Raccontare è difficile, spiegare cosa si prova, in quel deserto, è impossibile. Ecco, in breve, solo qualche riflessione.

Volontari e randagismo. Ho accompagnato dei cittadini come gli altri, sulla carta, ma in realtà molto speciali, nei loro spostamenti sul territorio per assistere gli animali randagi: la loro dedizione, l’amore nel prendersi cura degli ultimi tra gli ultimi commuovono e fanno pensare al vuoto cosmico lasciato dalle istituzioni. Dove sono i controlli sui randagi? Come vengono investiti i soldi che dovrebbero essere destinati al controllo e alle sterilizzazioni?

Macerie. Troppe, accidenti. Inaccettabile girare per le vie del centro de L’Aquila e riconoscere gli stessi calcinacci, con quell’odore di polvere e cantiere che ti penetra nel naso e testimonia di lavori mai portati a termine. Perché questa ricostruzione non procede come dovrebbe, in un paese che si dichiara civile? Ci sono interi paesi abbandonati, le case per i terremotati che perdono pezzi, dove manca il riscaldamento. Non so quantificare la quantità di risorse sprecate che ho visto.

Rassegnazione. L’ho vista negli occhi e l’ho sentita nelle parole della gente. Le cose non cambiano, ci hanno dimenticati, dicono quei cittadini italiani che oggi vivono in case provvisorie, in quartieri fantasma, dove non ci sono servizi. Che futuro hanno queste persone?

Freddo. Troppo, il freddo, per sopportarlo senza ammalarsi. Le persone sono deboli, le frazioni intorno a L’Aquila sono deserte, e i pochi abitanti soffrono. Gli animali muoiono di fame perché nessuno riesce a portare loro il cibo, in certe zone dimenticate.

Omertà: chi tace diventa complice, chi non denuncia aiuta gli aguzzini. Ho visto animali distrutti dalle botte, cuccioli che muoiono di fame sotto gli occhi della gente, maltrattati nel silenzio perché chi vede si volta dall’altra parte. L’omertà è figlia dell’ignoranza.

Solidarietà. Ecco l’unica cosa positiva. Questo secondo viaggio mi ha permesso di trascorrere del tempo a stretto contatto con persone capaci di donare tempo, denaro e energia per aiutare chi ha bisogno. La cosa più bella che mi è capitata, che mi ha in parte consolato a fronte di tutte le situazioni drammatiche.

Futuro: quale sarà? Cosa ci si deve aspettare? La ricostruzione resta un’utopia? Nel nostro piccolo, noi abbiamo aperto un canale di comunicazione e di contatto, e di certo non abbandoniamo quelle persone stupende che abbiamo incontrato.

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