Letture Archives | Silvia Allegri
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Letture

Incontri speciali, incontri d’estate

L’estate ci raggiunge con le sue giornate lunghe, il suo caldo e la sua luce. È un momento magico questo, un momento perfetto per chiudere con le cose che ci hanno fatto male e aprirsi a nuovi incontri. Allontanare chi ci ha stressato e non merita le nostre energie, ritrovare la propria serenità e aprirsi a nuove possibilità di dialogo.

Il dialogo per me è soprattutto quello fatto di sguardi, di tatto e contatto, e non di parole. Un giorno qualcuno mi disse che parlare con gli animali è facile, tanto loro non possono rispondere e ci danno l’illusione di capirci e non giudicarci. Credo che sia interessante partire da questa stupida considerazione e accogliere questa sfida, perché evidentemente gli incontri speciali non sono pane per tutti. Gli animali si avvicinano quando sentono di potersi fidare, e in assenza di parola l’istinto li guida. Così, se anche noi diventiamo capaci di usare i nostri sensi, diventiamo protagonisti di scambi energetici straordinari.

Il lavoro mi ha portato a esplorare il mondo dei lupi, il mondo dei camosci e dei mufloni, la bellezza e la serenità della fattoria, con i suoi animali di campagna, docili e lenti, poetici e concreti insieme. Mi sono presa, e continuerò a prendermi il lusso di cogliere ogni occasione per imparare di più, da loro e dal loro ambiente, osservandoli da lontano o gustando la loro presenza da vicino, favorendo gli incontri tra loro e altri umani. Se ci si presenta puliti e aperti al dialogo le occasioni si moltiplicano. Non è un’arte che si impara questa, ma la capacità di ragionare al di là delle classificazioni di specie, al di là di ogni presunzione, cancellando dal nostro modo di porci quell’inutile, e anzi dannosa attitudine umana a considerare sempre gli altri esseri viventi in base alla funzione che possono rivestire per la nostra utilità.

In questo modo torniamo a casa con un bagaglio ricchissimo di sensazioni che non si imparano studiando, e neppure utilizzando sempre la nostra razionalità. E ogni incontro diventa una grande opportunità per rivedere i nostri parametri, e per imparare l’arte stupenda di lasciarsi andare.

Chi sono i soci di teamvegan? Intervista a Sara

Cari amici di teamvegan, eccoci qui, a parlare di noi soci in questa nuova avventura!

Siamo partiti in tre, adesso piano piano si aggiungono nuovi sportivi veg al nostro team.

Ecco allora una nuova proposta: quattro chiacchiere con i soci, per capire meglio le loro motivazioni. Qui di seguito scopriremo qualcosa di più su Sara Pancot, triatleta italiana che vive a Vienna da molti anni. Buona lettura!

Sara, raccontaci la tua passione per lo sport. Quale disciplina in particolare ti piace di più?

Pratico sport fin da quando ero bambina. Ho iniziato con il nuoto per poi passare all’atletica leggera e allo sci.

Ho sempre fatto corse e piccole gare podistiche (staffette e mezze maratone).

Due anni fa sono passata al triathlon aggiungendo come disciplina il ciclismo. Quest’anno proverò per la prima volta la mezza distanza (nuoto: 1900 mt; ciclismo 90 Km; corsa 21 km)

Cosa ti ha spinto a diventare vegana?

Ero vegetariana da tre decenni quando un giorno mi è stata rubata e mangiata la mia gallina. Era il mio animale domestico, come per altri può esserlo il cane o il gatto. Ero furibonda e addolorata. Quasi per scherzo e per protesta ho detto che sarei diventata vegana. Ho iniziato ad informarmi e mi sono sorpresa di non esserlo diventata prima!

Come e dove hai imparato ad alimentarti in modo corretto?

Ho sempre fatto molta attenzione all’alimentazione. Il nostro cibo è il carburante del nostro corpo-motore. Non è difficile informarsi dopotutto. Ci sono così tanti libri e Internet è pieno di informazioni utili

Raccontaci un aneddoto sulla tua vita di sportiva vegana: un momento emozionante, un’avventura piacevole, un incontro speciale…

Dopo una gara podistica mi avvicino al buffet di un tendone e guardo cosa posso mangiare. Il signore che serve mi dice “hai gareggiato? Sei stanca? Prendi questo!” offrendomi una salsiccia, io gli rispondo “no grazie, molto gentile ma sono vegana, non mangio carne” e lui dice “ah capisco, allora prendi questo”, e mi tende con la mano un pezzo di petto di pollo fritto!

La tua ricetta segreta per ricaricarti dopo una fatica sportiva

Quando l’allenamento diventa duro elimino lo zucchero dalla mia dieta. Seguo i consigli di Brendan Brazier e della sua dieta thrive diet che accelera le capacità di ripresa del nostro organismo dopo uno sforzo fisico. Barrette di frutta secca e semi di sesamo, facili da fare e da trasportare. Oppure fette di polenta abbrustolite con semi di lino e olio d’oliva.

Perché diventare soci di teamvegan.it? Dicci almeno tre buone ragioni.

Perché è un modo efficace e semplice di dimostrare sulla propria persona che un’alimentazione di origine vegetale porta a risultati sorprendenti.

Per conoscere altre persone che la pensano allo stesso modo e scambiarsi informazioni utili.

Perché è stimolate e divertente. Si può dire “basta” anche con meno rabbia.

 

Vi aspettiamo!

 

A spasso con il cane per scoprire tanta bellezza

Finalmente è arrivato, e quando lo si vede pronto e fresco di stampa ci si commuove sempre.
A spasso con il cane raccoglie trenta itinerari nella provincia di Verona. Scritti per Verona fedele, questi ‘diari’ di passeggiata si sono trasformati in una piccola guida per chi, come me, insieme al proprio cane ha voglia di scoprire la bellezza che ci circonda. Si tratta di castelli, parchi, rive di un fiume, boschi, fontane, borghi antichi, distese di vigneti o di risaie, in molti angoli della provincia di cui spesso non si è mai sentito parlare.
Per me, ognuno di questi itinerari è legato a un ricordo, a un sentimento. Spesso mi è capitato di partire da casa conoscendo la zona in cui sarei voluta arrivare soltanto per sentito dire. Partivo un po’ all’avventura: una mappa, un indirizzo, un’idea vaga. Poi appena si arriva in un posto nuovo ti si apre un mondo, grazie anche agli incontri che avvengono per caso: scopri così che un passante conosce il presidente di un’associazione di promozione locale del territorio, che una persona seduta al bar ti può raccontare la storia della costruzione di un vecchio castello, che due amici di passaggio in bicicletta hanno sperimentato un percorso sconosciuto e ti indicano come raggiungerlo.
Rileggendo queste trenta tappe mi emoziona pensare a questi incontri, alla passione delle persone semplici per la loro terra, alla storia incredibile che può nascondersi dietro la realizzazione di una casa, di un’oasi, di un giardino.
Mi auguro di accompagnare con Feuer tanti viandanti. Che siano soli, o col proprio cane, o con un amico o con un libro, potranno assaporare i tesori dietro casa, e trascorrere all’aria aperta il loro tempo, tornando a casa sempre arricchiti.
E spero di ricevere le vostre foto: mandatemi la vostra passeggiata con il cane a [email protected]
Buon cammino!

L’avventura musicale e umana di un coro trentino

Canti della tradizione, che rievocano la Grande guerra, ma anche la vita in montagna, quando non c’erano distrazioni e la frenesia di questo mondo perennemente online, e si cantava di amori sbocciati sotto gli alberi, della vita dura tra i ghiacciai e una natura selvaggia, della maestosa bellezza dei boschi, dei prati e delle vette innevate, di serate passate intorno al fuoco, nel calore di una famiglia e con i ritmi della semplice, povera ma serena vita contadina.

La domanda è difficile, e mi ha accompagnato durante la scrittura del libro Uomini fuori dal coro: i cori alpini hanno ancora qualcosa da dire, nel terzo millennio, dove la musica viaggia nel web, dove una canzone diventa virale in pochi secondi, dove sembrano non esistere più distanze?

Raccontare l’avventura musicale e umana del Coro S. Ilario mi è servito a questo: a riflettere sul futuro di questa musica così radicata nella tradizione, in un mondo dove spesso ci si dimentica la propria origine.
L’occasione è dettata da un anniversario importante: i trent’anni di direzione del maestro Antonio Pileggi. Si è partiti, dunque, a ricostruire la storia di questo coro, nato nel 1979 in un rione di Rovereto, del suo percorso musicale e artistico che lo ha portato a raggiungere alti livelli di esecuzione, e delle straordinarie avventure musicali e partnership con grandi artisti, come Antonella Ruggiero, MarK Harris, Franco Fasano.
Questo coro che ha cantato in Russia e in Palestina, che si è esibito sul palco del festival di Sanremo e che ha aperto e chiuso Expo 2015, che è da sempre ambasciatore di pace, che partecipa alla vita attiva della propria città, ha ancora molto da raccontare.

Scrivere Uomini fuori dal coro mi è piaciuto: questo libro è stato l’occasione per riscoprire quelle radici che fanno ancora parte di tutti noi, e per guardare al futuro della musica e della cultura con la speranza che non ci si dimentichi mai da dove proveniamo.

Il libro sarà presentato venerdì 9 dicembre 2016 alle 21 al Mart e sabato 10 dicembre al teatro Zandonai, di Rovereto, insieme al concerto del Coro S. Ilario con Antonella Ruggiero e Mark Harris.

L’ironia diventa un aiuto ‘bestiale’

L’ironia è forse uno degli strumenti più efficaci per dare il via a un vero cambiamento nella mentalità delle persone. Si possono affrontare temi scottanti, delicati, tristi portando a una riflessione serena, col sorriso sulle labbra. Che non fa mai male. E così la vita diventa più leggera mentre aumenta la consapevolezza.

Mi è capitato di nuovo tra le mani il divertentissimo libro di Fausto Brizzi, ‘Ho sposato una vegana. Una storia vera, purtroppo‘. E sfogliarlo di nuovo mi fa sorridere, in certi punti anche ridere. Comprato alcuni mesi fa e divorato in un pomeriggio, mi ha permesso di ripercorrere tanti episodi della mia vita di animalista: un parolone, questo, rivestito sempre di una patina negativa. Animalista significa fanatica significa noiosa significa integralista significa che… “se la porto fuori a cena cosa mangia, una terrina di lattuga col tufo scondito?”. Eppure la mia silhouette dovrebbe rassicurare i cavalieri…

La storia, tutta autobiografica, racconta le stravaganze di una donna animalista, salutista, ambientalista, e chi più ne ha più ne metta. Stravaganze agli occhi di chi non si è mai interrogato su cosa si nasconda dietro la carne confezionata in banco frigo, i medicinali, certi cibi industriali, i colli di pelliccia delle giacche. Una di quelle donne che potrebbero essere definite tranquillamente delle grandissime rompiscatole, se non fosse per la sua bellezza, il suo fascino, la sua sensibilità. Lui, fanatico di bistecche e grigliate di carne, se ne innamora.. ed è costretto a dare il via a un cambiamento nelle proprie abitudini, per arrivare a conquistarla e a conviverci. ‘Le tragicomiche avventure di un onnivoro perdutamente innamorato di una donna con abitudini alimentari che pensava destinate solo ai ruminanti’: così viene riassunto questo diario nel retrocopertina. E proprio lui, che inizialmente va a strafogarsi di carne quando lei è lontana, che arriva a commuoversi davanti alle confezioni di spiedini al supermercato, finirà col rivoluzionare completamente anche la propria dispensa, i propri ritmi, i propri metodi di cura (abbandonando farmaci e trangugiando aglio, zenzero, limone..).

Il libro è poco impegnativo nella forma ma denso di contenuti.. Mi sono tornati alla mente quegli amici che si sentono quasi in colpa se davanti a me addentano una fiorentina, che partono a raccontare le ragioni del loro essere onnivori e quindi un po’ carnivori, con l’aggressività di chi, sotto sotto, sa che di certa carne può proprio fare a meno, che mi guardano di sottecchi mentre al ristorante salto la parte di menù dedicata ai cibi che contengono animali.. Credo anch’io nella forza del sorriso, e sono certa che chi ha fatto una scelta come la mia possa davvero illustrare i lati oscuri del consumo di carne… senza litigare, senza intolleranze. Facendo ragionare sul fatto che il maiale, il pollo, il manzo hanno un’anima, esattamente come il cane e il gatto che vivono nelle nostre case. Poi, a ognuno i conti con la propria coscienza.

Piccoli passi per cambiare vita.. e salvarne tante altre

Tante volte mi è stato chiesto perché ho deciso di cambiare modo di alimentarmi e perché cerco di fare del mio meglio per aprire gli occhi di chi mi sta attorno. Cambiare non è facile: implica spirito di sacrificio, un investimento di tempo, e poi siamo così abituati allo sfruttamento degli animali che ci sembra non esistano altre soluzioni.

La mia scelta  è stata dettata da un semplice ragionamento: se sono così innamorata dei miei animali, perché convinta che provino sentimenti e siano in grado di comunicare amore e emozioni, perché dovrei classificare gli animali suddividendoli tra serie A (quelli che amo) e serie B (quelli che uso per mangiare, vestire, divertirmi)?

Ho deciso di annullare le classifiche, e avere con tutti loro un rapporto alla pari.

Ecco allora qualche riflessione sul mio percorso, in salita spesso e tuttora non facile. Magari potrà tornare utile per chi avesse intenzione di cambiare davvero il modo di ‘vivere’ gli animali, in nome del rispetto e dell’empatia.

 

#informarsi

 

Interessarsi di ambiente, animali, ma anche economia, agricoltura. In altre parole, tenersi informati. Per cambiare le cose bisogna conoscerle. Senza una conoscenza approfondita e senza un reale amore per il nostro pianeta non si trovano stimoli per cambiare. Se invece riteniamo che l’ambiente abbia un valore per noi, iniziamo a guardarci intorno, a scoprire quali forme di vita esistono, e dove, e come.

 

#guardare

 

Guardare e capire, con coraggio. Questo secondo passaggio richiede consapevolezza. A nessuno piace guardare in faccia il dolore, e le persone sensibili sono inevitabilmente condannate a soffrire. Ma sono fermamente convinta che solo DOPO aver visto si possa cambiare veramente. Le immagini ci restano impresse e ci danno la forza di non dimenticare.

 

#raccontare

 

Lo sfruttamento degli animali lascia disarmati. Le immagini che per fortuna possiamo guardare grazie al coraggio e alle fatiche delle associazioni denunciano condizioni insostenibili e fuori da ogni concerto di empatia. Animali amputati, torturati, imprigionati, sezionati, picchiati, costretti a vivere in gabbie misere, affondati nei loro escrementi. Questi animali vivono così per colpa nostra: la perversione umana ha inventato gli allevamenti intensivi, gli allevamenti di animali da pelliccia, i laboratori dove vengono condotti esperimenti inutili senza la minima attenzione alla sofferenza di un altro essere vivente.

L’impatto con queste immagini è potente e potrebbe sconvolgere chiunque. Si soffrirà, inevitabilmente. Ma è importante reagire, sapendo che SOLO CHI HA VISTO E HA LA FORZA DI RACCONTARE PUÒ DAVVERO FARE QUALCOSA PER GLI ANIMALI. Loro non hanno voce, siamo noi la loro voce. Per questo dobbiamo resistere. Io stessa ho vissuto momenti di grande sconforti, quasi ammalandomi dal dispiacere. Ma poi ho capito che non posso tenere sulle mie spalle il peso di un intero pianeta, e non posso nemmeno fare miracoli. Dunque la cosa più importante è un piccolo impegno quotidiano: fare ogni giorno qualcosa per questa è creature che non si possono difendere.

#tollerare e #avere pazienza

 

Raccontare a un amico cosa si è visto, ragionare e convincere una persona a informarsi, ma SEMPRE con le buone maniere. La brutalità e il fanatismo fanno fuggire e si ottiene esattamente il contrario di ciò che ci siamo prefissati. Diamo agli altri il tempo di conoscere, rielaborare, e con pazienza offriamo consigli.

 

#eliminare carne e pesce e #integrare

 

E adesso? Adesso si comincia! Il primo passaggio, per quanto mi riguarda, è stato l’ELIMINAZIONE TOTALE DI CARNE E DI PESCE. In sostanza, ho deciso di non ingerire più animali morti. Il nostro corpo dovrà abituarsi al cambiamento e soprattutto sarà utile cercare il modo di integrare con altri cibi, per non avere carenze di sostanze importanti.

 

#eliminare poco per volta i derivati animali

 

Il secondo passaggio, più difficile riguarda i prodotti derivati da animali: latticini, uova, i più diffusi. Non credo sia giusto pretendere che una persona diventi vegana dall’oggi al domani, in altre parole non considero un criminale chi non è vegano. Io ho iniziato a informarmi sulla provenienza delle cose che mangio. Nei limiti del possibile ovviamente. Consiglio sempre di rivolgersi dove si sa che vi è un’attenzione al benessere animale.

 

#nuove ricette

 

Esistono miriadi di ricette, facilmente reperibili nei libri, su internet, nelle riviste, per passaparola. I miei primi esperimenti sono stati dei disastri: ricordo dei biscotti così improponibili che ancora sorrido, a pensarci. Ma sbagliando si impara: e quando le ricette vengono bene, che soddisfazione! Si scopriranno così molti modi per sostituire ingredienti di origine animale con altri, altrettanto gustosi, e che non sono frutto di sfruttamento.

 

#cucinare e far assaggiare i nuovi piatti

 

Organizzare una cena veg: a me è capitato di invitare a cena persone assolutamente carnivore e scettiche, e di averle sorprese con piatti gustosi e cruelty free. Che soddisfazione! La serata diventa occasione di raccontare del nostro cambiamento, e dimostrare come non sia stato poi così difficile.

 

#NonMollare

 

Non perdere mai la voglia di capire a fondo e di far ragionare le persone, sopportando magari a volte qualche presa in giro, e ribattendo con un’arma infallibile: l’ironia. Tutti i cambiamenti vengono presi di mira da chi non ha voglia di cambiare: bene, sfruttiamo il fatto che se ne parli, che ci si rida su. Ma intanto si insinua nelle persone un nuovo pensiero, la curiosità di capire il perché di certe decisioni.

 

#convincere, con gentilezza

 

Non demordere: non sentirsi degli assassini se si capita nella casa di una persona che non è vegetariana o vegana e ci ha preparato qualcosa con ingredienti animali. Cercare invece di mangiare ciò che si può o si vuole, spiegando con gentilezza le nostre scelte, risulta più efficace.

 

#selezionare

 

Il consiglio più importante che mi sento di dare: CIRCONDARSI DI PERSONE DELICATE E SENSIBILI, che pur non condividendo necessariamente le nostre scelte ci rispettano. Non ci prendono in giro. Si incuriosiscono delle nostre motivazioni. Apprezzano il nostro sforzo.

Buona fortuna a tutti, e coraggio: dopo i primi momenti di difficoltà sarà una gratificazione enorme cambiare il proprio stile di vita e amare gli animali senza distinzioni!

Quando il ‘vegan’ si impara a scuola… per vincere

Mi è successo giorni fa, mentre ero in un istituto alberghiero della provincia di Verona, di imbattermi in un’insegnante che si stava dirigendo in classe con tre libri di ricette vegane e cruelty-free sotto braccio. Una chiacchierata insieme a lei mi ha fatto scoprire come tre classi di quella scuola fossero al momento impegnate nell’invenzione di nuove ricette per partecipare a un concorso. A diffondere la notizia, un allievo vegano da alcuni anni, che si scontra ogni giorno con pregiudizi da parte dei compagni, ma nota anche, mi racconta la sua insegnante, una curiosità crescente verso questo mondo che nell’immaginario collettivo è fatto di piatti sani ma senza gusto, privi di nutrimento. Le cose, dimostra il giovane studente, non stanno così, e la sua classe ha iniziato un vero e proprio viaggio nella cucina dove i prodotti di origine animale sono esclusi totalmente.
Si tratta di una bellissima iniziativa della Lav: un concorso per le scuole dedicato alle ricette tutte prive di alimenti animali. In questo modo i ragazzi potranno scoprire come valorizzare i prodotti di stagione, per regalare al palato nuovi originali sapori, e per  contribuire concretamente alla (ri)nascita di un Pianeta giusto e accogliente per tutti. A fare da giudice, insieme ai rappresentanti della Lav, anche lo chef Martino Beria, autore di “Vegano Gourmand”, una guida ai sapori e ai piatti vegani, dove si impara anche l’arte del riciclo e la lotta allo spreco.
Il Vegan Chef Contest organizzato da Lav è rivolto ai ragazzi delle scuole professionali alberghiere, e c’è tempo fino al 15 marzo per iscriversi e partecipare: il cambiamento parte, come spesso accade, proprio dai banchi di scuola!

L’amore non si compra

Un libro che tengo sempre sulla mia scrivania, di cui ho seguito la faticosa (emotivamente parlando) stesura. Un monito, che mi ricorda quanto sia difficile combattere lo sfruttamento degli animali. E che mi ricorda soprattutto come sia fondamentale il contributo che ognuno di noi può dare, per cambiare in meglio il mondo.
Sono morbidi, dolcissimi, simpatici, e sono la gioia dei bambini. Ma dietro alle apparenze spesso si nascondono sofferenze e sfruttamento, e i bellissimi cuccioli che ci guardano da dietro le vetrine dei negozi, o si affacciano tra gli annunci su Internet, hanno accumulato nella loro giovane vita già troppi drammi.
Sono almeno 2000 i cuccioli che arrivano ogni settimana in Italia attraverso i traffici illegali, per un valore commerciale di circa 5.600.000 euro.
E nelle settimane che precedono le feste i piccoli aumentano. Resta ancora radicata l’abitudine, in occasione del Natale e di altre ricorrenze, di regalare cuccioli. Si agisce in buona fede, ma molto spesso si contribuisce, inconsapevolmente, ad alimentare un mercato del tutto illegale. I trafficanti li comprano da allevatori senza scrupoli dopo averli pagati 30, 50, al massimo 80 euro, e poi li rivendono a caro prezzo, da 600 euro in su. Il fenomeno è così drammaticamente diffuso che nemmeno le Forze dell’ordine, sempre presenti e attente anche su questi temi, riescono a fermare il traffico illegale e selvaggio, e il numero di animali sequestrati è comunque una piccola percentuale rispetto al totale degli animali che vengono venduti e comprati. Anche le normative europee in materia lasciano ancora ampio margine di libertà di movimento degli animali, e il monitoraggio diventa estremamente complicato. Fra il 2013 e il 2014 in Italia i cuccioli sequestrati sono stati 2630 (cani) e 15 (gatti) che avrebbero potuto fruttare circa 1,8 milioni di euro. Un libro uscito da poche settimane, “La fabbrica dei cuccioli. Fermiamo il traffico internazionale: l’amore non si compra”, racconta di questo incredibile giro di affari e ci indica quanto è importante combattere l’attività di questi aguzzini. Scritto col cuore e tanta passione da Macri Puricelli, giornalista, e Ilaria Innocenti, della Lav.
Gran parte dei cuccioli proviene dall’Est Europa: arrivano al confine goriziano con la Slovenia, dal valico del Brennero o in traghetto, dalla Croazia verso Brindisi. Vengono privati delle cure materne troppo piccoli, caricati in gabbie dove vivono ammassati per ore e giorni, e durante i viaggi estenuanti molti di loro si ammalano e muoiono. Le mamme, le fattrici, vivono brevi vite fatte di continue gravidanze, senza cure e senza libertà, costrette in gabbie o stanze buie, sempre sole.
Ma esiste un modo per sconfiggere questo traffico: essere informati e informare. Se noi non compriamo e non alimentiamo questi traffici, aiuteremo a fermarli. La condivisione della propria vita con un cane è un’esperienza meravigliosa che arricchisce e regala grandi emozioni, e nei canili ci sono tantissimi cani pronti ad amarci. Se proprio si desidera un cane di razza, poi, ci si può rivolgere alle associazioni, numerosissime, che si dedicano alla salvezza dei levrieri, dei bassotti, dei beagle, e dei cani riscattati dalle perreras in Spagna, e cercano famiglie pronte ad adottarli e dare loro l’affetto che meritano.