Diritti degli animali Archives | Silvia Allegri
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Diritti degli animali

In viaggio per Save the Dogs, emozioni e pensieri dalla Romania

Un viaggio forte, duro, indimenticabile

In viaggio per Save the Dogs, travolta da tantissime, quasi troppe emozioni. La felicità incontenibile nel salvare una cagnolina vecchia e malata, e portarla via dalla strada. La frustrazione devastante nel lasciare su quei marciapiedi decine e decine di altri cani, perché lo spazio e le risorse economiche non sono sufficienti. Le lacrime di gioia nel vedere l’amore con cui un’infermiera maneggia un animale bisognoso di cure, quelle di rabbia nel constatare che esistono bambini e anziani che non hanno niente, nemmeno un paio di scarpe. Il mio viaggio in Romania è terminato da pochi giorni. Un viaggio temuto per molti anni, inevitabile oggi, per poter raccontare con consapevolezza la meravigliosa storia di Sara Turetta e Save the Dogs. Un viaggio così pieno di punti di domanda da spaventarmi da matti, ma anche fortemente desiderato. Perché alla fine prevale la voglia irrefrenabile di capire, vedere, scavare, anche a costo di soffrire. Sara mi ha presentato il suo regno, la sua creatura, e ha rivisto la piccola Amelie, pronta a raggiungerla a breve in Italia.

Sono sostenitrice di Save the Dogs da anni, ormai, e da anni conosco la sua presidente. Ma il momento di partire è arrivato in questa estate 2019. Conoscevo, grazie alle parole di Sara, ma anche al magazine dell’associazione, ai documentari, ai telegiornali, le infinite contraddizioni e difficoltà di un paese che è entrato nell’Unione Europea dal 2007 ma dove ancora troppi diritti sono negati. Il diritto all’igiene e all’educazione, in quelle comunità rom, e non solo, dove i soldi non sono sufficienti, manca il lavoro, luce e gas e acqua corrente sembrano un sogno. Il diritto di essere bambini, in luoghi in cui fin da piccoli si vive per strada e si deve contribuire a portare a casa da mangiare inventandosi dei lavoretti precari e vivendo costantemente esposti a violenze. E ovviamente i diritti degli animali, vaganti per le strade, non sterilizzati, abbandonati in sacchi di plastica o uccisi, non vaccinati, denutriti e picchiati.

Chiaro che vedere ed essere catapultati in una simile realtà è un’altra cosa. Ho sostenuto, non so ancora come, la vista di asini macilenti e cavalli scheletrici e zoppi che trascinavano carretti, di cani con la rogna e affamati sul ciglio di strade dove i tir sfrecciano e a volte morire è quasi un sollievo rispetto a una vita di stenti e di pericoli continui, di gatti magrissimi che ti inseguono fin dentro casa pur di mangiare qualcosa, provati da un’esistenza fatta solo di fughe e di nascondigli. Poi diventa essenziale buttare fuori, rielaborare, e chissà quanto tempo mi ci vorrà. Non basterà una vita intera, credo. Perché dopo che hai visto, non puoi più tornare indietro.

Footprints of Joy

Footprints of Joy di Save the Dogs, a Cernavoda, è una cattedrale nel deserto. Entri e incontri più di 60 asini e più di dieci cavalli salvati per miracolo. Come Emma, la puledrina nata con una malformazione e scaraventata da un’auto in mezzo alla strada, salvata dallo staff e oggi in attesa di essere operata.

Incontri centinaia di cani: quelli appena arrivati, in cura, quelli che seguono un percorso di recupero psicologico per superare i traumi subiti, quelli ormai pronti per essere adottati in Italia e in altri paesi, quelli troppo anziani o malati per poter partire, ma che trovano nel canile un rifugio sicuro dove vivere serenamente, al riparo dalle botte e dalla fame. E poi i gatti: gattini e gattoni che fanno le fusa a tempo pieno, timidi o spudoratamente espansivi, belli come il sole, nelle loro colonie distribuite sull’intera area o nel gattile, un’oasi di pace e bellezza. Mi rifugiavo lì, dopo le visite nelle baraccopoli, i giri per la distribuzione del cibo ai randagi di Cernavoda, il tour con il censimento dei cani, il soccorso di animali in gravi condizioni. In quel piccolo condominio con giardino a misura di felini chiudi gli occhi e respiri, e quando li riapri di sicuro ne hai qualcuno vicino, che ti guarda e ti chiama per avere carezze. Andavo lì col mio computer, a scrivere e anche a piangere, a calmarmi e cercare di scaricare tutte quelle emozioni troppo forti e contrastanti per non prosciugarti.

Sì, perché ci si prosciuga davvero lì. L’assenza delle istituzioni, la povertà sbattuta in faccia, senza poter trovare soluzioni immediate. La frustrazione che ti devasta, quando pensi che ne salvi uno e migliaia invece moriranno. In un paese a pochissima distanza da noi.

La veterinaria che ha amputato la zampetta del mio Lucio, micio tripode arrivato dalla clinica lo scorso anno dopo essere stato salvato in una delle peggiori baraccopoli della Romania, quando ha saputo che ero io la sua adottante mi è venuta vicino e mi ha abbracciata commossa. Si chiama Miet, ed è una persona meravigliosa.

 

E che dire poi dello staff?

I medici e infermieri volontari, gli operatori, le ragazze dell’ufficio, che in ufficio ci stanno ma sono anche onnipresenti, conoscono uno a uno gli animali ospitati, li seguono nei loro progressi e li accompagnano verso una nuova vita. Li ho visti sorridere e anche nascondere una lacrima, mentre mi raccontavano le loro esperienze. Il mio cuore batte con loro, adesso ancor più di prima. Ringrazio tutti loro, davvero, e in particolare abbraccio virtualmente Stella e Sara, che mi hanno dedicato tempo per spiegarmi il loro lavoro, per presentarmi i ‘loro’ tesori.

Il senso di tutto questo: portare cultura e benessere. A tutti

Il potere della goccia nell’oceano. Ho capito che bisogna appigliarsi a questo per non impazzire. E tanta gente, in questi anni, è impazzita in quei posti. Ti ritrovi solo, guerriero coraggioso ma solo, contro una miriade di nemici. Ho capito che il nemico più grande è l’indifferenza. Quella che ho visto negli occhi di tante persone, che passano vicino a un animale agonizzante e non lo vedono. Ma d’altra parte, come potrebbero vederlo, se nessuno ha mai insegnato loro la compassione, la capacità di mettersi nei panni dell’altro?

Ho capito, soprattutto, che senza cultura questo povero mondo andrà in malora prima del previsto.

Se avessi risorse le spenderei, oggi, principalmente per aiutare Sara e il suo staff a fare un lavoro sul territorio. La loro clinica mobile, quando c’erano i soldi per farla funzionare, ha permesso di sterilizzare a domicilio, e quando entri nelle case e nelle baracche vedi e tocchi con mano il degrado, e forse, però, puoi fare qualcosa. Se non ci fossero animali da assistere quelle persone non aprirebbero le porte. Il randagismo si risolve a monte, facendo cultura, insegnando la giusta relazione con gli altri esseri viventi e i bisogni degli animali. Far adottare è la cosa più gratificante, ma il vero lavoro, come sempre, è dietro le quinte.

Ancora una volta mi salta agli occhi con chiarezza quanto la vita degli esseri umani e degli animali sia intimamente connessa. Se non curi uno trascuri l’altro. Se vedi il dolore, lo vedi in ogni sua espressione, che sia il pianto di un bambino, il lamento di un vecchio, il guaito di un cane.

Quelle immagini mi restano dentro, come gli odori forti che mi hanno assalito nei cortili di quella gente misera che vive a piedi nudi insieme ai maiali e alle galline.

Sono contenta di aver riposto in Save the Dogs la mia fiducia da anni. Non mi sbagliavo. Questa associazione compie dei piccoli miracoli ogni giorno. Ci ricorda che la sofferenza non ha il passaporto, e l’aiuto che dai in un angolo della terra contribuisce al benessere di tutti.

Save the Dogs mi dimostra quanto è bello e doveroso lavorare mettendo sempre insieme i due elementi più importanti: il cuore e il cervello.

I macelli e l’agonia degli animali sulle strade

L’agonia degli animali sulle strade d’Europa. I macelli che, paradossalmente, si trasformano nella fine di una pena insostenibile per cavalli, pecore, vacche, asini, maiali che viaggiano stipati sui camion, in viaggio verso la morte con un caldo torrido, senza acqua per decine di ore. Solo il giornale online Popolis mi ha dato spazio per pubblicare le notizie allarmanti che mi giungono da Animals’ Angels. E allora, per quanto piccolo possa essere questo spazio, ritengo doveroso sfruttarlo, se potrà raggiungere nuovi lettori e spalancare gli occhi di chi non sa, o sa troppo poco.

Cosa dicono le leggi

Le leggi, si sa, hanno valore solo se vengono rispettate. E dunque arriva da parte delle associazioni la denuncia di maltrattamenti inauditi dopo che la scorsa settimana il Consiglio Agricoltura e Pesca Europeo si è riunito per discutere, tra gli altri argomenti, del problema dei trasporti di animali vivi che continuano nonostante il caldo torrido estivo. Lo scorso anno la Commissione Europea aveva già raccomandato ai paesi membri di non permettere che gli animali siano trasportati a più di 30°C, ma solamente alcuni stati si sono attivati adottando diversi provvedimenti. L´Italia, per esempio, ha cercato di prevenire il problema, intimando ai veterinari ufficiali di non autorizzare viaggi a lunga percorrenza il caldo. Ci sono paesi, invece, che si beffano delle leggi, ma soprattutto che dimostrano ancora una volta quanto poco sia importante, per loro, il benessere animale. Cosa c’è da aspettarsi, d’altronde, da stati che permettono, nel 2019, le corride, il massacro dei cani nei canili, l’uccisione degli asini nelle sagre popolari, le lotte tra galli? La Spagna non si smentisce mai, in altre parole.

L’agonia degli animali sulle strade d’Europa.

Animals’ Angels e l’Associazione nazionale per la difesa degli animali (ANDA) assicurano che i veterinari spagnoli e le compagnie di trasporto continuano a ignorare questo divieto.  Le prove arrivano dal lavoro di cinque team investigativi hanno appena terminato di monitorare il trasporto di animali vivi sulla rotta Spagna-Francia-Italia negli ultimi sette giorni. Le ricerche, per un totale di 13 controlli in pochi giorni, hanno rivelato che i veterinari spagnoli hanno autorizzato trasporti di tori, maiali, pecore e cavalli nonostante l´ondata di caldo africano degli scorsi giorni. Le squadre hanno documentato trasporti durante le ore più calde del giorno a temperature anche di 36°.

E intanto, tra gli altri orrori, arrivano a Padova, passando per Verona, camion di cavalli destinati al macello. A comprare quella carne, molto spesso, proprio i cavallerizzi della domenica, tanto per sottolineare il livello di coerenza che abbiamo raggiunto. Ma nonostante questo ci sono testate che ritengono l’argomento non di pertinenza in quanto non ‘locale’. Insomma, se il territorio è interessato dal passaggio di questi camion degli orrori, non si tratta di cose che riguardano noi. Noi che evidentemente siamo coinvolti, se proprio qui arrivano gli animali per essere ammazzati.

“In diversi casi, si trattava di trasportatori italiani”, aggiunge Silvia Meriggi, Project Manager di Animals’ Angels. “Non abbiamo visto né in Spagna, né in Francia, né in Italia dei controlli sulla strada, al fine di accompagnare i buoni propositi con azioni pratiche ed efficaci”. E aggiunge: “Non sono stati soddisfatti nemmeno anche altri obblighi legali. Per esempio quello di caricare meno animali sui camion per lasciar loro più spazio per termoregolarsi, o quello di abbeverarli durante il viaggio e scaricarli in determinati spazi autorizzati per i tempi di riposo che sono obbligatori”.

Insomma, nonostante esista una normativa che ha lo scopo di limitare le sofferenze degli animali trasportati da un paese all´altro al solo scopo di essere macellati per produrre carne, rimane ancora molto da fare per applicarla e far si che questa limitazione sia reale oltre che teorica.

E l’Italia che fa?

Per quanto riguarda l´Italia, la circolare ministeriale emessa dal Ministero della Salute il 3 luglio scorso è stata un buon inizio. Ma non basta: “Le regioni devono pianificare dei controlli mirati ai trasporti sulla strada e negli altri punti strategici, al fine di sanzionare i trasgressori. Ed è necessario estendere la portata della circolare anche al transito dei trasporti provenienti da altri paesi, con temperature superiori di 30°C, come dice la normativa. Non è infatti una beffa vietare i trasporti in partenza dall´Italia con il caldo e non prendere provvedimenti contro quelli che invece arrivano in Italia, spesso ad opera di trasportatori italiani?”. Chi mette fine, allora, all’agonia degli animali sulle strade d’Europa?

In questo paese fatto di regole trasgredite come sempre l’ultima parola spetta ai consumatori. Chi ancora sceglie di mangiare carne dovrebbe ricordare che il benessere in vita è un diritto. Ha senso consumare carne di animali che prima di essere ridotti a pezzi e venduti hanno passato l’inferno? Quanta adrenalina e quanto dolore si mette nello stomaco chi consuma questi prodotti, spacciandosi poi per amante degli animali?

Ciascuno faccia i conti con la propria coscienza.

 

 

 

 

Storia di un ambasciatore a tre zampe

Un ambasciatore a tre zampe, che si muove senza sosta su ogni superficie calpestabile e non del mio appartamento. Dopo tanti mesi di silenzio credo sia doveroso ripartire da qui. Lui si chiama Lucio. È arrivato in aereo a fine settembre, sono andata a prenderlo a Linate. Era stato recuperato qualche mese prima, praticamente neonato, in qualche strada di un paese della Romania, da un operatore di Save the Dogs. Quel poco che restava del suo piede anteriore destro era in cancrena, probabilmente lo avevano investito e per miracolo era ancora vivo. Avevo seguito sui social la sua storia: portato nella clinica, è stato operato d’urgenza e i veterinari gli hanno amputato la zampa. In quella foto era ritratto mentre piangeva, grandi orecchie sproporzionate e un’espressione di panico e disperazione che ti spezzava il cuore. Quando mi ero proposta di adottare un gatto dal rifugio di Save the Dogs il pensiero era andato a una bella gattona, che però per motivi di salute non avrebbe potuto affrontare il viaggio in aereo (adesso Tootsie, adottata a distanza dalla famiglia bipede tripode e quadrupede, è parte della nostra squadra). E così i volontari mi hanno proposto di accogliere lui. L’ho amato da subito, quel piccoletto, e l’estate 2018 è trascorsa contando i giorni che mi separavano da quel viaggio.

Perché lui? Perché la Romania?

Quante volte, in quel periodo, mi sono sentita dire: è pieno di gatti che cercano casa anche in Italia, perché prendi lui? Come se non lo sapessi… Quanti ne ho visti di gatti bisognosi, difficile dimenticare l’Abruzzo e le nostre staffette di aiuto. Come il mio Zorro, sottratto dalla strada molti anni fa e oggi sempre al mio fianco. Tutti li vorrei salvare, ma non posso. E oggi, a distanza di mesi, saprei dare la risposta giusta. Allora difesi la mia scelta dicendo che adottare un animale di quell’associazione significava per me sentirmi meno lontana da quel luoghi che non avevo ancora avuto il coraggio di visitare. Adesso invece risponderei così: questo micio, oltre ad avere liberato un posto in quella clinica che salva gli animali dall’inferno, gli ultimi degli ultimi in un mare di grigiume e miseria, ha molto da dirci: Lucio è un ambasciatore e conoscere lui significa conoscere la storia di chi lo ha salvato, decidendo di prestare servizio e cure ai randagi di un paese che oggi vive ancora al collasso, nonostante lo separino da noi soltanto poche centinaia di chilometri. Sì, perché in un paese dell’Unione Europea succede anche oggi, anche adesso, mentre leggiamo e scriviamo, che migliaia di animali vengano massacrati, in un clima di povertà, disagio, tristezza. Se tutti noi avessimo atteggiamenti responsabili verso gli animali i randagi non ci sarebbero, le bastonate e il veleno non  servirebbero.

Piccolo diavolo meraviglioso

Lucio è un micio che in certi momenti potrebbe ricordare un piccolo diavolo: una forza inaudita, una resistenza fisica mai vista, nonostante io di gatti ne conosca tanti davvero. Lui morde tutto, gioca con tutto, è sempre alla ricerca di cibo. Al punto di strappare con i denti le confezioni di crocchette, ma anche di servirsi senza tanti problemi di qualunque cibo trovi sul fornello, caldo o freddo che sia. È il padrone di ogni mensola, non esiste oggetto che non sia stato osservato, colpito, annusato, trasformato in un passatempo. Si lancia a capofitto nei vasi sul balcone, strappa pezzettini di rami e foglie, e corre nel letto con questi suoi trofei improvvisati. Se lo sgrido mi osserva con distacco, non abbassa mai lo sguardo, mi sfida. Oggi, conoscendo meglio dai racconti di Sara Turetta, la fondatrice e presidente di Save the Dogs, come vivono gli animali in quel luoghi così ostili, capisco di più le sue bizzarrie. Carattere guerriero e grinta gli hanno permesso di farsi notare, di chiedere soccorso, di non soccombere pur neonato e senza la possibilità di usare un arto. Avrà patito e sofferto, e oggi non abbandona quei modi battaglieri, pur trovandosi in un nido caldo ospitale, dove il sedicenne Zorro lo ha accolto come un cucciolo indifeso e dove l’altro coinquilino, Feuer, cane paziente e buono, gli offre la sua pancia per accovacciarsi quando è sera.

La diversità di Lucio è la sua bellezza

Lucio non sa di avere tre gambe e di suscitare tenerezza in chi lo guarda. Non ha bisogno di pietà, anzi prende a schiaffi i luoghi comuni e ci insegna che sono gli umani a essere in errore, con quel loro modo di guardare i diversi sempre carico di giudizio e pregiudizio. Rimarrà un gattino di piccola taglia, forse ha patito troppa fame nei primi giorni di vita. Ma nel suo spirito è grande come un leone, con quello sguardo di combattente che si alterna a gesti di assoluta tenerezza: ti passa la voglia di arrabbiarti, anche di fronte all’ennesimo oggetto distrutto o un libro mangiato, e mi ritrovo sdraiata accanto a lui, ad ascoltare le fusa a occhi chiusi. Il mio Lucio è energia, bellissimo perché imperfetto, irresistibile perché inafferrabile. La sera lo osservo, mentre si posiziona sul mio cuscino cercando le coccole e il contatto, e sono felice di avergli offerto una tana in cui nessuno potrà fargli più del male. C’è un’ombra che mi attraversa la mente, ed è il pensiero di quanti come lui, oggi, si ritrovano in balia di pericoli e cattiverie. Provo un senso di impotenza, ma poi spengo la luce, lo cerco con la mano, lo ascolto mentre dorme raggomitolato e sereno. E penso che crederò sempre, per tutta la mia vita, al valore di una goccia nell’oceano.

Tierschutzlauf, Vienna: io corro per loro!

Tierschutzlauf: fatta! Non importa se sono stanca, completamente fuori allenamento e con molto sonno da recuperare. C’è qualcosa che mi fa superare ogni ostacolo: l’amore per gli animali, le creature più innocenti e vere che popolano questo pianeta distrutto dagli umani. Sono ritornata apposta per loro, stavolta, a Vienna: oggi ho preso parte alla corsa internazionale per i diritti degli animali, la Tierschutzlauf, e sono orgogliosa di me e delle migliaia di persone che erano con me. Indossavo la maglietta di teamvegan.it, e insieme a me tanti amici fantastici con cui ho condiviso la fatica. Correvano anche i bambini oggi, rigorosamente vegani, sani e bellissimi, e naturalmente in perfetta forma: un piacere guardarli mentre si riscaldavano e alla partenza!

Ho affrontato la stanchezza perché credo nel dovere di ognuno di noi di portare un messaggio. Correre per me oggi è stato difficile, ma ho avuto il privilegio di farlo. Miliardi di animali sono già morti e purtroppo moriranno ancora per colpa dell’egoismo umano senza aver provato questa sensazione. Moriranno senza aver visto la luce del sole, senza aver avuto il piacere di calpestare l’erba fresca, senza aver mai potuto fare un passo. Immobili, schiavi, umiliati, amputati, massacrati, messi a ingrassare a suon di antibiotici e mangimi. Io corro per loro in tutti sensi: con le gambe, e con le parole. Nei momenti di stanchezza ho pensato che io avevo il privilegio di correre e il dovere di farlo: voglio dimostrare che mangiando un cibo etico e vegetale puoi farcela, e oggi ci sono riuscita.

Spero così che insieme a noi corra anche un messaggio importante: rispettare ogni essere vivente e non considerarlo un oggetto che ci appartiene e che possiamo strapazzare a nostro piacimento. Esserci stata oggi, a Vienna, mi ha fatto sentire parte di una meravigliosa comunità di persone sensibili, toste, che come me hanno affrontato centinaia di chilometri per essere qui, per testimoniare il loro impegno. Ho visto donne e uomini bellissimi, con una forza straordinaria, muscoli potenti e un sorriso indimenticabile. Eravamo tutti lì per lo stesso motivo. Persone belle, e buone: stupendo vedere come mi hanno incitato fino al traguardo, e a nessuno interessa quanto veloce vai, ma quanta passione ci metti! Ed eccomi qui, aspettando già il prossimo appuntamento. A presto, nel 2019!

Anonymous for the voiceless, storie di angeli

Anonymous for the voiceless: sono angeli e sono eroi, per me, gli attivisti dello straordinario movimento che sta cercando di cambiare il mondo, per dare voce a chi non può parlare. Sono milioni, anzi miliardi, gli animali che ogni giorno muoiono per diventare carne e sfamare un pianeta sempre più popolato di persone che non riflettono sulla giustizia, sull’etica, sulla salvaguardia della natura. Per ignoranza, perché fa comodo girarsi dall’altra parte e non guardare, perché è divertente prendersela con chi ha scelto un’alimentazione vegana e rispettosa delle vite degli altri, cercando di pulirsi la coscienza.

C’è chi si dichiara amante degli animali, con un gatto in braccio e un pezzo di prosciutto nel piatto. C’è chi dice di amare gli animali e indossa una pelliccia fatta di pelo di creature scuoiate vive. C’è chi adora il proprio cane ma mangia bistecche di maiali e manzi che nella loro vita non hanno mai visto la luce del sole e non hanno mai avuto la possibilità di camminare sull’erba. Essere vegani non significa fare parte di una setta, significa mettere in atto l’amore per gli animali con coerenza e coraggio.

Ho avuto la fortuna di conoscere due attivisti che nella mia città partecipano al ‘cubo’: con altri anonymous hanno il coraggio di esporsi e vanno in mezzo alla strada, indossando una maschera che impedisce di distrarre e distogliere lo sguardo, stanno fermi per strada, mostrando sul monitor dei computer che tengono in mano quello che la gente non vuole vedere. Lo fanno in tutto il mondo.

 

Accettano senza reagire insulti e offese, vengono presi in giro, vengono evitati. Mostrano animali picchiati, rinchiusi, amputati, scuoiati vivi, tagliati a pezzi, tritati, umiliati. Mostrano la verità, quello che succede dietro a quei muri che fa comodo innalzare per nascondere lo schifo. Piangono, dietro quelle maschere, perché alla sofferenza non ci si abitua mai. E alcuni di loro, senza maschera, sono lì vicino, pronti a raccontare a chi si ferma il senso di quei video, e aiutando chi riscopre di avere un cuore a mettere in atto il vero cambiamento.

Eppure, ogni giorno, grazie a loro, qualcuno si vede la verità sbattuta in faccia e si ritrova a un bivio: fare finta di niente? O ragionare e cambiare? C’è chi scappa, c’è chi piange, c’è chi vuole saperne di più. E la cultura va avanti.

Questi due attivisti sono due anime pure: sono giovani, sono belli, sono sensibili, sono come tutti i loro coetanei. Ma dedicano il loro tempo all’attivismo di strada, mettendosi in gioco, togliendo spazio a cose frivole per combattere per i milioni di senza voce che popolano questa terra e sono catalogati solo con un numero.

Per loro la vita è importante: che sia la vita di un uomo, di un pipistrello raccattato e svezzato, di un cane, di un asino, di un albero. La vita è vita, in ogni sua forma, e loro non fanno distinzioni. Chi ama gli animali viene accusato di non amare le persone, di essere fanatico, di essere intransigente. Una collega giornalista mi ha detto che ‘dal veganismo si può guarire’: perché l’ignoranza non ha confini.

Io sono fiera di essere attiva. Lo sono a modo mio, facendo conoscere i miei animali alle persone belle, lavorando nell’orto, scegliendo di non mangiare animali, informando, spiegando con pazienza le mie ragioni.

Sono fiera di avere conosciuto Gemy e Chicco, anonymous for the voiceless: due anime pure e belle che mi danno la spinta per non mollare. Finché siamo pochi possiamo fare poco. Ma se fossimo tanti potremmo fare tanto. Basterebbe avere il coraggio di partire da noi, per un vero cambiamento.

Questi due angeli degli animali sono capitati sulla mia strada in un momento difficile, dove mi sentivo sola a combattere. Invece, adesso, so che posso contare anche su di loro, e loro faranno altrettanto con me.

Facciamo quello che possiamo, tra persone sensibili si sta bene, perché ci si capisce con uno sguardo.

Padelle e grembiuli, anche così amo gli animali

Padelle e grembiuli, grattugia e coltelli, teglie e mestoli. Mai e poi mai avrei immaginato di cimentarmi in un corso di cucina. Ebbene sì, anche questa è fatta: all’inizio di settembre ero a Igea Marina, e guidata dalla chef Barbara Bianchi e ad altri compagni di corso ho realizzato delle vere squisitezze. Tutte rigorosamente veg! Che la cucina vegana sia ricca, gustosa, sana, varia già lo sapevo. Ma fino a quel momento mi ero limitata ad ammirare i piatti, e a mangiarli con estremo piacere. Stavolta, mi sono sentita protagonista, ed è stato bellissimo! Ho messo da parte la timidezza, e dopo i primi attimi di smarrimento, di fronte a colleghe ben più pratiche di me, ho sfoderato la grinta e la passione per la cucina ereditata dalla nonna, con risultati inaspettati.

Perché ho fatto questo? Per gli animali. Perché li amo tutti, senza distinzioni. Perché non esistono animali da compagnia e animali da carne, o da allevamento per me. Perché io, per prima, ho voluto dimostrare quanto sia facile cambiare la propria ottica e capire che per essere coerenti basta un pizzico di coraggio.

Come ho affrontato una mezza maratona senza essere allenata, per far vedere che tutto è possibile quando ami veramente, così stavolta ho affrontato padelle e impasti, scoprendo ingredienti nuovi, trucchi, segreti di una cucina stupenda alla vista e al gusto, perché rispetta chi amo di più. E così per due giorni ho pelato carote, frullato impasti, fritto bomboloni, pesato ingredienti e poi ho chiacchierato, ho riso, ho posato fiera davanti alle nostre creazioni. E soprattutto, ho mangiato delle vere delizie, scoprendo che è facile prepararle, più di quanto avessi immaginato.

L’esperienza mi è piaciuta così tanto che la voglio ripetere, e la ripeterò. Padelle e grembiuli saranno miei alleati, per preparare buone cose per le persone a cui tengo. Niente è impossibile, non ci sono scuse: se ami gli animali lo fai a partire da ciò che cucini e che mangi.

Buon appetito!

Incontri speciali, incontri d’estate

L’estate ci raggiunge con le sue giornate lunghe, il suo caldo e la sua luce. È un momento magico questo, un momento perfetto per chiudere con le cose che ci hanno fatto male e aprirsi a nuovi incontri. Allontanare chi ci ha stressato e non merita le nostre energie, ritrovare la propria serenità e aprirsi a nuove possibilità di dialogo.

Il dialogo per me è soprattutto quello fatto di sguardi, di tatto e contatto, e non di parole. Un giorno qualcuno mi disse che parlare con gli animali è facile, tanto loro non possono rispondere e ci danno l’illusione di capirci e non giudicarci. Credo che sia interessante partire da questa stupida considerazione e accogliere questa sfida, perché evidentemente gli incontri speciali non sono pane per tutti. Gli animali si avvicinano quando sentono di potersi fidare, e in assenza di parola l’istinto li guida. Così, se anche noi diventiamo capaci di usare i nostri sensi, diventiamo protagonisti di scambi energetici straordinari.

Il lavoro mi ha portato a esplorare il mondo dei lupi, il mondo dei camosci e dei mufloni, la bellezza e la serenità della fattoria, con i suoi animali di campagna, docili e lenti, poetici e concreti insieme. Mi sono presa, e continuerò a prendermi il lusso di cogliere ogni occasione per imparare di più, da loro e dal loro ambiente, osservandoli da lontano o gustando la loro presenza da vicino, favorendo gli incontri tra loro e altri umani. Se ci si presenta puliti e aperti al dialogo le occasioni si moltiplicano. Non è un’arte che si impara questa, ma la capacità di ragionare al di là delle classificazioni di specie, al di là di ogni presunzione, cancellando dal nostro modo di porci quell’inutile, e anzi dannosa attitudine umana a considerare sempre gli altri esseri viventi in base alla funzione che possono rivestire per la nostra utilità.

In questo modo torniamo a casa con un bagaglio ricchissimo di sensazioni che non si imparano studiando, e neppure utilizzando sempre la nostra razionalità. E ogni incontro diventa una grande opportunità per rivedere i nostri parametri, e per imparare l’arte stupenda di lasciarsi andare.

Giusto, non comodo

Ciò che è giusto è meglio di ciò che è comodo. Il mio percorso che mi ha portato a scegliere uno stile di vita vegano è stato lungo, ma per fortuna non troppo. Perché rimandare a domani spesso significa non riflettere su un dato drammatico: ogni giorno trascorso mangiando prodotti derivati dai lager è un giorno trascorso da complici.

Il ragionamento, pensandoci, è talmente semplice che viene da chiedersi: ma perché non l’ho fatto prima?

Ed è più o meno così:

  1. amo gli animali
  2. non sopporto vederli soffrire
  3. gli animali che finiscono nel mio piatto e i prodotti derivati da animali nascondono atrocità inaccettabili, sofferenza, sfruttamento, solitudine, mancanza di dignità, agonia
  4. io allora scelgo di non scegliere questi prodotti.

Facile, no?

Sono una persona e sulla terra siamo quasi 8 miliardi, la mia scelta vale per uno, è vero. Ma forse qualcuno potrà seguire il mio esempio, e aggiungere quel piccolo ulteriore passaggio, l’anello mancante della catena, arrivando a fare un percorso mentale che porta inevitabilmente a scegliere ciò che è giusto, invece di ciò che è comodo.

Certo, si fa fatica a non rispondere alle provocazioni di chi ci prende in giro, quasi fosse una colpa la scelta di essere coerenti. Si fa fatica, almeno per chi non è esperto di cucina come me, a imparare nuove ricette, scoprire ingredienti alternativi, informarsi. Ma la fatica regala adrenalina e raggiungere un traguardo è una grande soddisfazione. Si fa fatica anche a incoraggiare le persone, che si sentono piccole e impotenti di fronte allo scempio che vediamo, quell’orrore che i muri dei macelli e degli allevamenti lager cercano di nascondere. Ma è nostro compito incoraggiarli, e far capire loro che il potere dei consumatori consapevoli è enorme. Possiamo scoprire quanto è divertente cucinare cose buone e etiche, colorate e sane, senza introdurre nel nostro stomaco infinita tristezza.

Il mondo è pieno di violenza, soprusi, cattiveria nei confronti degli animali, ma cresce il numero delle persone che ha scelto di dire basta e non si permette più di considerarli come merce, carne, oggetti inutili. La relazione con gli animali regala una forza inaudita, arricchisce, rende la vita meravigliosa. E noto con grande piacere che questa nuova sensibilità è in aumento tra le persone che davvero possono fare la differenza, i giovani.

Chi li ama davvero non fa distinzioni. Non esistono animali da carne, da uova, da latte, da pelliccia, da laboratorio, da compagnia. Ma come possiamo accettare queste schifose etichette? Esistono animali, che sono animali e basta, esattamente come lo siamo noi, e hanno diritto a vivere bene, in linea con le loro esigenze, rispettati e liberi, anche se questo mondo ormai a misura di uomo ha ridotto sempre più i loro spazi vitali.

Ogni giorno possiamo fare ciò che è giusto e fare la differenza. L’effetto sarà immediato: vivremo in armonia con noi stessi e con i nostri cari animali.

Empatia e complicità: la mia idea di ‘pet-therapy

Empatia, progettualità, percorsi di benessere, tutela della natura. Questa è la mia idea di pet-therapy, parola peraltro ormai caduta in disuso, ma che comunque resta ancora il termine di riferimento quando si parla di attività assistite con gli animali. Non sfruttamento ma amicizia e complicità, all’insegna della calma e della passione. Saranno questi i temi del mio intervento  alla fiera di Vita in Campagna, a Montichiari, dal 23 al 25 marzo 2018. L’evento, organizzato dal giornale Vita in Campagna con cui collaboro, è un appuntamento molto amato dagli appassionati di agricoltura, piante, piccoli allevamenti, ed è quindi un’occasione preziosa per intercettare persone già interessate al mondo agricolo, ma che forse devono ancora scoprire un diverso approccio.

Nello spazio che mi è stato proposto affronto ogni giorno tre tematiche che mi stanno molto a cuore: le terapie con gli animali, un viaggio alla conoscenza dell’asino e l’agricoltura sociale. Ed è un piacere raccontare a chi mi ascolta le mie esperienze in campagna, che mi hanno permesso di arricchire le conoscenze tecniche ma anche di provare su di me l’effetto straordinariamente positivo di una relazione intensa con la natura e i suoi animali.

Mi auguro di trasmette al pubblico non solo nozioni basilari su come intraprendere una formazione nell’ambito delle terapie assistite con gli animali, o un progetto di agricoltura sociale, ma soprattutto la passione per la natura: passione che implica pazienza, rispetto, osservazione silenziosa, capacità di adattamento, talvolta spirito di sacrificio. E soprattutto l’attenzione al benessere degli animali, che sono nostri preziosi collaboratori e che per questo necessitano di attenzioni e di tranquillità. Solo così lo scambio diventa fruttuoso. E gli animali sanno insegnarci tanto, nel modo di relazionarsi tra loro. Insomma, mettiamo da parte la presunzione tutta umana che da sempre ci guida, e diventiamo per una volta ‘allievi’ degli altri esseri viventi, che di solidarietà ne sanno.

Nel corso di questi incontri è bello confrontarsi con persone curiose, anche scettiche magari, che pongono diverse domande sulle modalità di relazione con gli animali. Ho scelto di adottare un atteggiamento di apertura verso l’altro, soprattutto quando non la pensa come me. È troppo facile parlare con chi ha il mio stesso sentire. Mi piace di più capire le ragioni di chi la pensa diversamente e per esempio considera gli animali solo come una fonte di reddito. Con calma e pazienza questi incontri diventano un’occasione per proporre un nuovo approccio, diametralmente opposto a quello della tradizione, basato sull’empatia, e dove l’animale diventi un compagno di avventure e di vita, da valorizzare e dal quale imparare. Senza costrizioni, senza esagerazioni, nel rispetto assoluto della sua voglia di comunicare ma anche di stare da solo, se lo desidera. Perché la ‘terapia’ è anche questo: il rispetto dell’altro nei momenti di vicinanza e di lontananza, di affetto esplicito e di silenzi.

Ci vediamo il 23, 24, 25 marzo 2018 al padiglione 4, ogni giorno alle 9.30, 12 e 14.45.

Chi sono i soci di teamvegan? Intervista a Sara

Cari amici di teamvegan, eccoci qui, a parlare di noi soci in questa nuova avventura!

Siamo partiti in tre, adesso piano piano si aggiungono nuovi sportivi veg al nostro team.

Ecco allora una nuova proposta: quattro chiacchiere con i soci, per capire meglio le loro motivazioni. Qui di seguito scopriremo qualcosa di più su Sara Pancot, triatleta italiana che vive a Vienna da molti anni. Buona lettura!

Sara, raccontaci la tua passione per lo sport. Quale disciplina in particolare ti piace di più?

Pratico sport fin da quando ero bambina. Ho iniziato con il nuoto per poi passare all’atletica leggera e allo sci.

Ho sempre fatto corse e piccole gare podistiche (staffette e mezze maratone).

Due anni fa sono passata al triathlon aggiungendo come disciplina il ciclismo. Quest’anno proverò per la prima volta la mezza distanza (nuoto: 1900 mt; ciclismo 90 Km; corsa 21 km)

Cosa ti ha spinto a diventare vegana?

Ero vegetariana da tre decenni quando un giorno mi è stata rubata e mangiata la mia gallina. Era il mio animale domestico, come per altri può esserlo il cane o il gatto. Ero furibonda e addolorata. Quasi per scherzo e per protesta ho detto che sarei diventata vegana. Ho iniziato ad informarmi e mi sono sorpresa di non esserlo diventata prima!

Come e dove hai imparato ad alimentarti in modo corretto?

Ho sempre fatto molta attenzione all’alimentazione. Il nostro cibo è il carburante del nostro corpo-motore. Non è difficile informarsi dopotutto. Ci sono così tanti libri e Internet è pieno di informazioni utili

Raccontaci un aneddoto sulla tua vita di sportiva vegana: un momento emozionante, un’avventura piacevole, un incontro speciale…

Dopo una gara podistica mi avvicino al buffet di un tendone e guardo cosa posso mangiare. Il signore che serve mi dice “hai gareggiato? Sei stanca? Prendi questo!” offrendomi una salsiccia, io gli rispondo “no grazie, molto gentile ma sono vegana, non mangio carne” e lui dice “ah capisco, allora prendi questo”, e mi tende con la mano un pezzo di petto di pollo fritto!

La tua ricetta segreta per ricaricarti dopo una fatica sportiva

Quando l’allenamento diventa duro elimino lo zucchero dalla mia dieta. Seguo i consigli di Brendan Brazier e della sua dieta thrive diet che accelera le capacità di ripresa del nostro organismo dopo uno sforzo fisico. Barrette di frutta secca e semi di sesamo, facili da fare e da trasportare. Oppure fette di polenta abbrustolite con semi di lino e olio d’oliva.

Perché diventare soci di teamvegan.it? Dicci almeno tre buone ragioni.

Perché è un modo efficace e semplice di dimostrare sulla propria persona che un’alimentazione di origine vegetale porta a risultati sorprendenti.

Per conoscere altre persone che la pensano allo stesso modo e scambiarsi informazioni utili.

Perché è stimolate e divertente. Si può dire “basta” anche con meno rabbia.

 

Vi aspettiamo!