Cultura Archives | Silvia Allegri
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Cultura

Incontri speciali, incontri d’estate

L’estate ci raggiunge con le sue giornate lunghe, il suo caldo e la sua luce. È un momento magico questo, un momento perfetto per chiudere con le cose che ci hanno fatto male e aprirsi a nuovi incontri. Allontanare chi ci ha stressato e non merita le nostre energie, ritrovare la propria serenità e aprirsi a nuove possibilità di dialogo.

Il dialogo per me è soprattutto quello fatto di sguardi, di tatto e contatto, e non di parole. Un giorno qualcuno mi disse che parlare con gli animali è facile, tanto loro non possono rispondere e ci danno l’illusione di capirci e non giudicarci. Credo che sia interessante partire da questa stupida considerazione e accogliere questa sfida, perché evidentemente gli incontri speciali non sono pane per tutti. Gli animali si avvicinano quando sentono di potersi fidare, e in assenza di parola l’istinto li guida. Così, se anche noi diventiamo capaci di usare i nostri sensi, diventiamo protagonisti di scambi energetici straordinari.

Il lavoro mi ha portato a esplorare il mondo dei lupi, il mondo dei camosci e dei mufloni, la bellezza e la serenità della fattoria, con i suoi animali di campagna, docili e lenti, poetici e concreti insieme. Mi sono presa, e continuerò a prendermi il lusso di cogliere ogni occasione per imparare di più, da loro e dal loro ambiente, osservandoli da lontano o gustando la loro presenza da vicino, favorendo gli incontri tra loro e altri umani. Se ci si presenta puliti e aperti al dialogo le occasioni si moltiplicano. Non è un’arte che si impara questa, ma la capacità di ragionare al di là delle classificazioni di specie, al di là di ogni presunzione, cancellando dal nostro modo di porci quell’inutile, e anzi dannosa attitudine umana a considerare sempre gli altri esseri viventi in base alla funzione che possono rivestire per la nostra utilità.

In questo modo torniamo a casa con un bagaglio ricchissimo di sensazioni che non si imparano studiando, e neppure utilizzando sempre la nostra razionalità. E ogni incontro diventa una grande opportunità per rivedere i nostri parametri, e per imparare l’arte stupenda di lasciarsi andare.

Verona, città standard-friendly che dice no al diverso

Fa male sentirsi a disagio e diverso nella propria città. Appena si rientra da un viaggio la bellezza del ponte Pietra, degli scorci meravigliosi di Verona riempie il cuore. Ci si sente bene, qui. Ma la bellezza, si sa, non basta. La tua città deve essere anche la città dove ti senti a tuo agio mentre cammini, mentre parli, mentre osservi le persone. Il luogo dove ti senti a casa, accolto, protetto.

Tornata ieri da un viaggio di lavoro all’estero, ho analizzato con più attenzione i fatti accaduti in città in questi giorni. Il Festival Internazionale dei Giochi di Strada, il Tocatì, è iniziato, e a dominare le pagine dei giornali c’è il provvedimento del neosindaco di Verona, Federico Sboarina, che ha deciso di annullare l’appuntamento della Biblioteca Vivente all’interno della manifestazione. Biblioteca vivente: persone in carne e ossa che si mettono a nudo e si raccontano a perfetti sconosciuti, per insegnare loro la difficile esperienza della discriminazione e trasmettere la forza degli ideali e dei sogni, che ti spingono a superare le barriere. I titoli di questi ‘libri’ parlano di scelte sessuali diverse, di omosessualità, di amore. E dunque per questo si è deciso che un tema del genere sarebbe stato ‘diseducativo’. Ad alzare la voce e a urlare allo scandalo i consiglieri del Popolo della Famiglia, che hanno ricordato al sindaco le sue promesse elettorali: a Verona bisogna promuovere una cultura cattolica che valorizzi la famiglia intesa come nucleo composto da marito, moglie e figli. Il sindaco non perde tempo, e esegue gli ordini di scuderia, in coerenza con quanto promesso.

Ricordo lo sconcerto quando alcuni giorni fa, prima di partire, ero andata a seguire per il giornale per cui scrivo la conferenza stampa sul musical al teatro Romano dedicato al nome di Maria e all’Evangelizzazione: anche lì il sindaco ha ribadito la sua adesione ai principi della chiesa cattolica, ricordando poi come tutta la sua Giunta sia in linea con questa visione.

Ero sconcertata, quel giorno, e avrei voluto chiedere: Sindaco, ma cosa pensa lei di me, che evidentemente vivo in modo diverso dal suo, non vado in chiesa come invece fa lei, non sono sposata e vivo ‘solo’ con un cane e un gatto, o delle mie amiche lesbiche, dei miei amici gay, dei miei amici musulmani?

Perché un sindaco rappresenta la città nella sua interezza, e perché, a memoria, mi pare di ricordare che viviamo in uno stato laico dove ogni cittadino ha il diritto a scegliere a quale ‘chiesa’ appartenere.

Allora mi tornano in mente tanti piccoli episodi: come quando il parroco che mi incontra nel parcheggio sotto casa mi dice di sbrigarmi, e mi chiede cosa aspetto a metter su famiglia, sposarmi e fare figli, visto che ho 40 anni. Come quando un’amica, molti anni fa, mi disse che avrebbe lasciato l’Italia per vivere la sua omosessualità in santa pace, senza essere guardata male ogni minuto se tiene per mano una donna. Mi viene in mente anche chi, spesso, mi dice: ‘Ah, tu che non hai figli non puoi capire’, come se l’assenza di figli costituisse un limite alla mia capacità di empatia.

Insomma, anch’io sono una “diversa”: in una città standard-friendly ogni percorso di vita che si discosti da quell’insieme di tappe obbligate – fidanzamento, matrimonio, figli – diventa pretesto per indagare con sguardo morboso e curiosità malata nelle vite altrui, sputando sentenze. Allora si viene guardati come dei falliti, come delle persone incapaci di avere successo, perché quella fede al dito dopo un matrimonio rigorosamente in chiesa è l’unico lasciapassare per poter essere accettati.

“Insieme di persone congiunte da vincoli di sangue e perlopiù conviventi”: questa è la definizione di famiglia che trovo sul dizionario. Parlo più. Per la legge italiana però io stessa, da sola, costituisco una famiglia: ho la residenza in una casa dove vivo solo io. Io posso avere mille motivi per aver deciso di non avere un marito o dei figli di fianco a me. Possono essere state scelte legate alla fortuna, a un incidente di percorso, ai casi della vita: perché dovrei giustificarmi, allora? Non potrei avere dentro la mia storia qualcosa di doloroso di cui non voglio parlare? E una mia carissima amica, che dopo anni di convivenza con un uomo ha capito di amare una donna, e adesso sta vivendo una storia d’amore meravigliosa, perché deve giustificarsi e sentirsi etichettata come diversa, strana, sbagliata? Perché deve avere paura se bacia la sua compagna, perché deve convivere con sguardi indiscreti? Ricordo anche un ex collega che ha deciso di cambiare sesso, e ricordo il suo calvario le lacrime durane le pause caffè, il terrore di affrontare la famiglia, la paura di perdere il lavoro.

Ho la fortuna di avere amici di ogni genere e mi vanto di avere la capacità di accettare le loro diversità, come loro hanno la capacità di accettare le mie. Queste sono le relazioni che mi arricchiscono, che mi stimolano, che mi danno la forza di credere nei sentimenti. Mi mette a disagio vergognarmi di chi amministra la mia città adesso, perché avverto quella presunzione che non fa bene alla crescita personale, quella che ti vieta di metterti a confronto con l’Altro, chiunque esso sia.

Dopo una settimana in una grande città europea, dove ho parlato ogni giorno con decine di persone di ogni angolo della terra, sono tornata a casa arricchita: ho imparato come stringe la mano un giapponese, come vive un tecnico italiano in giro a collaudare macchinari 300 giorni all’anno, come si svolge la giornata di un rappresentante lituano, quali difficoltà può avere una ragazza italiana lesbica che lavora per una ditta milanese, come passano le loro serate i cinesi quando sono in viaggio per lavoro, quale birra preferiscono i tedeschi in autunno, come si veste un manager indiano.

Il diverso diventa il mio bagaglio culturale, il mio patrimonio. E ringrazio queste persone, come ringrazio le persone straordinarie che si prestano a fare i ‘libri viventi’ in città e a raccontare le proprie ferite agli altri, per spianare la strada a quelli che vengono chiamati ‘diversi’, ma che in realtà sono persone come tutte le altre, ma non ‘standard’: persone che sanno lottare per la propria identità e considerano la propria vita un bene prezioso da vivere a modo loro, nel rispetto degli altri.

Sindaco, consiglieri del Popolo della Famiglia, pensate sia semplice mettere a nudo la propria vita per aiutare gli altri a superare le barriere? Lo sapete che raccontarsi significa metterci la faccia, la pelle, il corpo, il cuore? Cosa fate voi se vi capita che vostro figlio, o un vostro amico, vi confessi di essere gay? Proponete il rogo?

Sempre in questi giorni all’estero ho anche sentito frasi come: Tutti i tedeschi guidano da cani, tutti gli austriaci sono stupidi, tutti i gay sono esibizionisti: e ogni volta che queste frasi arrivavano alle mie orecchie mi cresceva dentro una rabbia così forte che avevo voglia di piangere, perché “il pregiudizio è un’opinione senza giudizio”, diceva Voltaire, e ogni pregiudizio diventa un limite, un muro, un tassello in più nel mosaico dell’odio verso l’altro.

Forse, grazie al Partito della Famiglia e agli integralisti cattolici, grazie alle persone ignoranti, nel senso letterale di persone che ignorano, che non conoscono, da oggi Verona ha una marcia in più: perché le persone che amano in modo diverso dalle altre adesso non staranno più zitte. E la loro voce sarà un arricchimento in più per tutti.

 

 

 

Dal dramma… alla consapevolezza

Se avessi avuto ancora un minimo dubbio, questo se ne sarebbe andato per sempre. Ho vissuto giorni di fortissima angoscia, pieni di paure, sconforto, incertezze, preoccupazione. Al centro di questo dramma, uno dei miei animali. Quando si insinua il sospetto che una brutta malattia te lo possa portare via la disperazione piomba addosso come un macigno. Ti scorrono davanti i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni vissuti insieme e ti sembra impossibile che qualcosa di drammatico possa interrompere questo tempo sereno..
Ma ciò che mi ha sconcertato, in quei giorni tremendi, è stata la reazione delle persone. Alcune le ritenevo di fiducia, care, amiche. Ma sono stata accolta con un cinismo e un’indifferenza che mi hanno quasi distrutto. In quei giorni è come se si fosse spostato dai miei occhi, cadendo per sempre, un velo, tanto impercettibile quanto resistente, che mi separava dal mondo esterno facendomi credere ciò che in realtà non esisteva. Il mio dolore, la mia preoccupazione mi hanno fatta sentire lontana da tutto e da (quasi) tutti. Mi sono sentita sola, a un certo punto, priva di certezze che avrei dato per scontate fino al giorno prima.
Ma come sempre a fronte di una cattiva esperienza ce ne sono di buone. Lui adesso, il mio adorato quattrozampe, sta bene. Io sono rinata. Guardiamo avanti godendoci ogni giorno che ci vedrà insieme.
Ma quella consapevolezza resta e si è trasformata in un nuovo atteggiamento: disponibilità, cortesia, apertura al mondo, ma con le orecchie in alto, come gli asini, dai quali non smetterò mai di imparare.
Loro sanno insegnare la pazienza e la giusta diffidenza, quella che serve per misurare davvero chi abbiamo davanti, e come tutti gli animali non recitano. Sono così, come li vediamo. Accoglienti ma attenti.
Ho trovato un enorme sostegno anche dalle associazioni che sono nate per loro, per difenderli, questi animali. Grandi e forti, eppure fragili di fronte all’ottusità umana, che spinge troppo spesso ad agire con egoismo, dimenticando invece l’importanza dell’empatia. Non potrò mai dimenticare le telefonate e i momenti condivisi con Sonny, Nadia, Lorenza, Emanuela, Michela, Mari. E naturalmente la presenza di quegli amici stretti e affettuosi che partecipano a gioie e dolori con vero trasporto.
Un’esperienza negativa si trasforma allora in un tesoro, che arricchisce e aiuta ad affrontare con un nuovo spirito le difficoltà che si presenteranno. E che mi consente di aver capito, una volta di più, che chi mi ama, ama anche i miei animali, le mie angosce, le mie paure.
I giorni drammatici sono diventati uno stimolo ulteriore a scrivere, studiare, comprendere quali sono le persone su cui potrò fare affidamento in futuro. Promuovere un cambiamento e una nuova bella relazione tra persone e animali, tra animali e persone.
Grazie Ringo, e grazie anche a chi mi ha sostenuto nei momenti più difficili, con competenza e partecipazione.

A spasso con il cane per scoprire tanta bellezza

Finalmente è arrivato, e quando lo si vede pronto e fresco di stampa ci si commuove sempre.
A spasso con il cane raccoglie trenta itinerari nella provincia di Verona. Scritti per Verona fedele, questi ‘diari’ di passeggiata si sono trasformati in una piccola guida per chi, come me, insieme al proprio cane ha voglia di scoprire la bellezza che ci circonda. Si tratta di castelli, parchi, rive di un fiume, boschi, fontane, borghi antichi, distese di vigneti o di risaie, in molti angoli della provincia di cui spesso non si è mai sentito parlare.
Per me, ognuno di questi itinerari è legato a un ricordo, a un sentimento. Spesso mi è capitato di partire da casa conoscendo la zona in cui sarei voluta arrivare soltanto per sentito dire. Partivo un po’ all’avventura: una mappa, un indirizzo, un’idea vaga. Poi appena si arriva in un posto nuovo ti si apre un mondo, grazie anche agli incontri che avvengono per caso: scopri così che un passante conosce il presidente di un’associazione di promozione locale del territorio, che una persona seduta al bar ti può raccontare la storia della costruzione di un vecchio castello, che due amici di passaggio in bicicletta hanno sperimentato un percorso sconosciuto e ti indicano come raggiungerlo.
Rileggendo queste trenta tappe mi emoziona pensare a questi incontri, alla passione delle persone semplici per la loro terra, alla storia incredibile che può nascondersi dietro la realizzazione di una casa, di un’oasi, di un giardino.
Mi auguro di accompagnare con Feuer tanti viandanti. Che siano soli, o col proprio cane, o con un amico o con un libro, potranno assaporare i tesori dietro casa, e trascorrere all’aria aperta il loro tempo, tornando a casa sempre arricchiti.
E spero di ricevere le vostre foto: mandatemi la vostra passeggiata con il cane a [email protected]
Buon cammino!

Con gli animali, per riscoprirsi

Le attività che proporrò nel 2017 presso il maneggio Basalovo (Stallavena, Verona) sono il frutto di esperienze maturate in questi anni in diversi ambiti: la didattica con gli animali, la riflessione sulle proprie potenzialità, la capacità di risolvere conflitti, l’approccio all’animale in una più ampia ottica di rispetto della natura, la relazione tra animali e ambiente.
Ci saranno giornate dedicate alle famiglie e ai bambini, che hanno un estremo bisogno di ritrovare il contatto con la natura; ma anche momenti dedicati esclusivamente agli adulti, perché gli animali hanno molto da insegnare anche a chi è già cresciuto. La sfida è proprio questa: rinunciare a quelle barriere mentali e a quei tabù che ci condizionano costantemente, per riprendere contatto con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.
Avremo molti ospiti: giornalisti, studiosi, ma anche artisti, educatori, cuochi, che ci racconteranno il loro mondo, spesso strettamente connesso con la natura più di quanto ci si potrebbe aspettare.
I percorsi saranno articolati e di volta in volta, temo permettendo, saranno comunicate le date degli incontri.
Le giornate saranno a numero chiuso: poche persone, per permettere a tutti di assaporare profondamente le esperienze che proporremo, in assoluta tranquillità.
Tutte le informazioni al mio numero: 3407785136.
Vi aspettiamo.

Con WikiOnoterapia si apre una nuova stagione quattrozampe

Sta per arrivare la primavera e a Basalovo è tutto pronto per una fitta serie di appuntamenti con i nostri asini e cavalli, ma anche con i cani, i gatti, l’orto, il bosco. Ad aprire le attività è un gruppo di studentesse del corso di Laurea Magistrale Management e Gestione dei Servizi Educativi (Università di Padova), che illustrerà domani la voce Onoterapia di Wikipedia. L’obiettivo è quello di aiutare a capire il mondo complesso ed estremamente articolato delle attività assistite con gli animali, in questo caso gli asini. Il concetto stesso di ‘terapia’ potrebbe creare fraintendimenti, ed è stato purtroppo inflazionato. Per questo si avverte la necessità di offrire chiarezza sulle numerose tipologie di percorsi che sono proposti in compagnia degli animali. Ci sarà spazio per un dibattito e un confronto, resi più belli dalla presenza dei nostri animali, che permetteranno di metterci subito alla prova, e capire in cosa può consistere un contatto con asini, e naturalmente anche cavalli, in un contesto tranquillo e protetto.
Sarà l’occasione per incontrare, dopo i mesi invernali, Ringo, Gemma e Barone. Per rivederci e raccontarci, per conoscere nuove persone interessate a questo mondo naturale e slow, e per presentare a tutti le iniziative che abbiamo preparato per quest’anno. Appuntamenti importanti, mirati soprattutto alla crescita personale, alla consapevolezza delle proprie emozioni, al dialogo con l’altro, non importa se abbia due piedi o quattro zampe.
Vi aspettiamo.

Emergenza neve e gelo anche per i randagi in Romania: come aiutare

In questo momento anche in molti paesi dell’Est Europa migliaia di animali stanno patendo il freddo e la fame, sotto la neve, senza trovare un riparo e senza aver mai conosciuto il calore di una carezza. Le persone sono generose e desiderano aiutare, ma hanno dubbi legittimi sull’effettiva consegna delle donazioni. Ecco perché desidero raccontare le bellissime imprese di chi opera in questi luoghi dove i diritti spesso sono ancora utopie.
Conosco da qualche anno Sara Turetta, presidente di Save The Dogs. Ho imparato molto da lei: la forza di volontà, la concretezza e il senso pratico di chi lavora al fronte, dove purtroppo gli animali sono trattati spesso come esseri senza diritti.
Sara lavora in Romania, un paese dove il dramma dei randagi sfiora cifre impressionanti e dove la piaga degli abbandoni non tocca soltanto cani e gatti, ma anche asini, cavalli e tutti gli animali da lavoro, che quando non sono più ‘utili’ vengono lasciati al loro destino, ovviamente tragico e triste.
Lei, con il suo staff, si prende cura di loro. Senza raccontare favole, senza abbandonare mai quel senso pratico che le ha permesso in questi anni di ottenere risultati straordinari, portando soccorsi agli animali maltrattati, curandoli, e trovando a centinaia di cani una casa e il calore meritato in numerosi paesi europei. Ma anche insegnando a chi vive in quei paesi, in condizioni spesso di estrema povertà, la cultura del rispetto e la grande risorsa che una relazione affettiva con un animale è in grado di regalare.
Sul sito savethedogs.eu/dona-materiale/ si trova un elenco di beni di prima necessità, che si possono recapitare alla sede di Milano e che poi vengono portati in Romania, nei rifugi.

Ecco di cosa c’è bisogno:

CIBO UMIDO e SECCO per gatti e per cuccioli
GIOCHI per cani e gatti
GRATTATOI per gatti
CESTE o CUCCE per cani e gatti
SNACK e OSSA (preferibilmente vegetali) per cani
CIOTOLE in METALLO
SHAMPOO per cani
PETTORINE, COLLARI e GUINZAGLI di tutte le dimensioni
TRASPORTINI e GABBIE IN METALLO di tutte le dimensioni
ASCIUGAMANI o LENZUOLA (no coperte)
GUANTONI SPECIALI di sicurezza (per afferrare gli animali)

TELI CHIRURGICI (di qualsiasi dimensione)
FILI DA SUTURA (tipo Monosyn, Monocryl, Vycril, Dexxon , Maxon, Safil solo misure 0, 1, 1-0, 2-0)
CALZARI IN PLASTICA
GUANTI DI LATTICE (sterili e non sterili, misure dal 6 all’8)
LAME DA BISTURI misure 20-21-22
SIRINGHE (0,5 ml, 2ml, 2,5 ml, 5 ml, 10 ml, 20 ml)
BUTTERFLY, AGHI CANNULA e AGHI PER SIRINGHE di ogni dimensione
GARZE STERILI E NON STERILI

MEDICINALI(non scaduti )

ANTIMICOTICI (Griseofulvina, Imaverol, Itrafungol etc.)
ANTIPARASSITARI ESTERNI (Frontline, Advantix, Ex-spot, Program, Stronghold, Advocate etc.)
PREVENZIONE FILARIA (Cardotek, Sentinel, Interceptor, Guardian)
VERMIFUGHI (Drontal, Nemex, Vetkelfizina, Milbemax, Profender)
ANTIBIOTICI INIETTABILI di ogni tipo (in particolare Marbocyl, Rubrocillina, Baytril, Ronaxan e Panacur sospensione)
ANTIBIOTICI IN COMPRESSE (in particolare Marbocyl, Stomorgyl, Synulox o Clavulin).
VITAMINE E INTEGRATORI (soprattutto calcio iniettabile)
ANTINFIAMMATORI (Metacam e Rimadyl)
ANALGESICI (Contramal)
ANTISPASTICI (Buscopan)
GALASTOP/CRIPTOLAC
METOCLOPRAMIDE iniettabile (Plasil)
RANITIDINA iniettabile
COLLIRI (Abinac, Tobrex, Brunac, Colbiocin)
CREME (Gentalyn, Canesten, Fitostimoline, Connettivina)
ZOOLOBELIN
FARMACI CONTRO LA ROGNA (Amitraz, Ivermectina etc.)
CARDIOVASCOLARI (Vetmedin)
ANTIEPILETTICI (Gardenale, Luminale)

Morti di freddo nei canili lager e per strada: i colpevoli prendano le loro responsabilità.

Arriva il freddo, che novità. Siamo nel mese più lungo dell’inverno e nonostante i cambiamenti climatici e l’assenza di precipitazioni in dicembre non dovrebbe essere un fatto stupefacente constatare che le temperature calano.
Eppure sembriamo tutti impreparati. A lamentarci di questo clima rigido.
Nel frattempo, mentre tutti siamo attivi sui social a raccontare le nostre abbuffate, e mentre i politici perdono tempo a twittare o, ancor meglio, si riposano dalle grandi fatiche del loro lavoro in qualche paese tropicale, migliaia e migliaia di persone senza tetto con i loro cani e migliaia di animali rischiano la morte ogni giorno e ogni notte.
Possibile che in un paese come il nostro siano sufficienti alcuni giorni sotto zero per dover già contare il numero delle vittime?
Se i social venissero usati in maniera intelligente probabilmente si sarebbe potuta prevedere questa emergenza con azioni concrete.
Sarebbe cosa utile se ognuno di noi si desse da fare, e invece di mandare milioni di messaggi inutili e foto romantiche di alberi di Natale iniziasse a rimboccarsi le maniche concretamente.
Avendo avuto in passato un’esperienza politica, dalla quale sono felice di essere uscita perché avrei dovuto accettare compromessi incompatibili con il mio senso di democrazia, so però, per averlo toccato con mano, che è da quelle stanze che passano i veri cambiamenti.
In un paese dove per fortuna sono sempre più numerose le persone che amano gli animali si resta senza parole di fronte all’indifferenza della classe dirigente. Iniziamo a ricordarci che non salgono con un colpo di stato ma grazie ai voti, o ai non voti, di tutti noi.
Siamo nel 2017 e esistono ancora i canili lager, i randagi in Italia sono più di due milioni, tra cani e gatti, e si mangia ancora sulla pelle degli animali meno sfortunati: quei luoghi di orrore dove i cani sono detenuti a vita e lasciati morire di stenti esistono, a pochi passi da casa nostra.
Trovo tristissimo constatare che se le cose funzionano, se i deboli vengono difesi, questo accade solo grazie al buon cuore di cittadini comuni, di volontari, di persone sensibili. Ai volontari delle associazioni.
Gli animali non sono un argomento di serie B.

L’avventura musicale e umana di un coro trentino

Canti della tradizione, che rievocano la Grande guerra, ma anche la vita in montagna, quando non c’erano distrazioni e la frenesia di questo mondo perennemente online, e si cantava di amori sbocciati sotto gli alberi, della vita dura tra i ghiacciai e una natura selvaggia, della maestosa bellezza dei boschi, dei prati e delle vette innevate, di serate passate intorno al fuoco, nel calore di una famiglia e con i ritmi della semplice, povera ma serena vita contadina.

La domanda è difficile, e mi ha accompagnato durante la scrittura del libro Uomini fuori dal coro: i cori alpini hanno ancora qualcosa da dire, nel terzo millennio, dove la musica viaggia nel web, dove una canzone diventa virale in pochi secondi, dove sembrano non esistere più distanze?

Raccontare l’avventura musicale e umana del Coro S. Ilario mi è servito a questo: a riflettere sul futuro di questa musica così radicata nella tradizione, in un mondo dove spesso ci si dimentica la propria origine.
L’occasione è dettata da un anniversario importante: i trent’anni di direzione del maestro Antonio Pileggi. Si è partiti, dunque, a ricostruire la storia di questo coro, nato nel 1979 in un rione di Rovereto, del suo percorso musicale e artistico che lo ha portato a raggiungere alti livelli di esecuzione, e delle straordinarie avventure musicali e partnership con grandi artisti, come Antonella Ruggiero, MarK Harris, Franco Fasano.
Questo coro che ha cantato in Russia e in Palestina, che si è esibito sul palco del festival di Sanremo e che ha aperto e chiuso Expo 2015, che è da sempre ambasciatore di pace, che partecipa alla vita attiva della propria città, ha ancora molto da raccontare.

Scrivere Uomini fuori dal coro mi è piaciuto: questo libro è stato l’occasione per riscoprire quelle radici che fanno ancora parte di tutti noi, e per guardare al futuro della musica e della cultura con la speranza che non ci si dimentichi mai da dove proveniamo.

Il libro sarà presentato venerdì 9 dicembre 2016 alle 21 al Mart e sabato 10 dicembre al teatro Zandonai, di Rovereto, insieme al concerto del Coro S. Ilario con Antonella Ruggiero e Mark Harris.

Animalisti, l’unione… farebbe la forza per un vero cambiamento

Siamo sempre di più, a non voler più vedere questo orrore. A darci da fare perché gli animali vengano rispettati e non torturati. In questi anni la mia idea di animalismo si è evoluta. Grazie soprattutto a molte esperienze dirette in diversi ambienti.

La mia curiosità e il lavoro mi hanno portato a frequentare animalisti convinti, vegani intransigenti, carnivori inguaribili, persone pacate e aggressive, convinte e indecise. Soprattutto ho preso atto dell’esistenza di innumerevoli realtà che si concentrano su un obiettivo comune: migliorare la vita degli animali e salvarne il più possibile. Chi si occupa di cani, chi di cavalli, chi di animali da pelliccia, chi di allevamenti intensivi, chi di sperimentazione. Spesso però si agisce senza coesione, e questo penalizza il fine ultimo.

Mi avvilisce sentire che vengono organizzati eventi importanti per sensibilizzare su questi temi così dolorosi, ma poi subentrano rivalità, sospetti, pregiudizi. E va a finire che certe iniziative splendide vengono quasi ignorate perché non si ha la stessa tessera o non si lavora allo stesso modo.

Ci sono contesti, invece, dove una presa di posizione TRASVERSALE sarebbe una manna dal cielo: in tanti si fa numero, si scuote l’opinione pubblica.

Ecco perché, pur avendo 5 tessere (di più non riesco per motivi economici) partecipo anche agli eventi di associazioni di cui non sono socia, ma che hanno un obiettivo in linea col mio sentire. E così dovremmo fare tutti, secondo me: solo così si raggiunge la forza per farci vedere davvero, per sfatare tutti quei miti cretini che catalogano noi amanti degli animali come fanatici tristi e aggressivi.

Un po’ di elasticità mentale, l’apertura alle altre iniziative, un po’ del proprio tempo dedicato al confronto con altri attivisti, volontari, appassionati, farebbe crescere questo movimento.

Non facciamo come certi politici… che di fronte al buon senso preferiscono la fedeltà alla bandiera..