Ambiente Archives | Silvia Allegri
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Ambiente

Padelle e grembiuli, anche così amo gli animali

Padelle e grembiuli, grattugia e coltelli, teglie e mestoli. Mai e poi mai avrei immaginato di cimentarmi in un corso di cucina. Ebbene sì, anche questa è fatta: all’inizio di settembre ero a Igea Marina, e guidata dalla chef Barbara Bianchi e ad altri compagni di corso ho realizzato delle vere squisitezze. Tutte rigorosamente veg! Che la cucina vegana sia ricca, gustosa, sana, varia già lo sapevo. Ma fino a quel momento mi ero limitata ad ammirare i piatti, e a mangiarli con estremo piacere. Stavolta, mi sono sentita protagonista, ed è stato bellissimo! Ho messo da parte la timidezza, e dopo i primi attimi di smarrimento, di fronte a colleghe ben più pratiche di me, ho sfoderato la grinta e la passione per la cucina ereditata dalla nonna, con risultati inaspettati.

Perché ho fatto questo? Per gli animali. Perché li amo tutti, senza distinzioni. Perché non esistono animali da compagnia e animali da carne, o da allevamento per me. Perché io, per prima, ho voluto dimostrare quanto sia facile cambiare la propria ottica e capire che per essere coerenti basta un pizzico di coraggio.

Come ho affrontato una mezza maratona senza essere allenata, per far vedere che tutto è possibile quando ami veramente, così stavolta ho affrontato padelle e impasti, scoprendo ingredienti nuovi, trucchi, segreti di una cucina stupenda alla vista e al gusto, perché rispetta chi amo di più. E così per due giorni ho pelato carote, frullato impasti, fritto bomboloni, pesato ingredienti e poi ho chiacchierato, ho riso, ho posato fiera davanti alle nostre creazioni. E soprattutto, ho mangiato delle vere delizie, scoprendo che è facile prepararle, più di quanto avessi immaginato.

L’esperienza mi è piaciuta così tanto che la voglio ripetere, e la ripeterò. Padelle e grembiuli saranno miei alleati, per preparare buone cose per le persone a cui tengo. Niente è impossibile, non ci sono scuse: se ami gli animali lo fai a partire da ciò che cucini e che mangi.

Buon appetito!

Incontri speciali, incontri d’estate

L’estate ci raggiunge con le sue giornate lunghe, il suo caldo e la sua luce. È un momento magico questo, un momento perfetto per chiudere con le cose che ci hanno fatto male e aprirsi a nuovi incontri. Allontanare chi ci ha stressato e non merita le nostre energie, ritrovare la propria serenità e aprirsi a nuove possibilità di dialogo.

Il dialogo per me è soprattutto quello fatto di sguardi, di tatto e contatto, e non di parole. Un giorno qualcuno mi disse che parlare con gli animali è facile, tanto loro non possono rispondere e ci danno l’illusione di capirci e non giudicarci. Credo che sia interessante partire da questa stupida considerazione e accogliere questa sfida, perché evidentemente gli incontri speciali non sono pane per tutti. Gli animali si avvicinano quando sentono di potersi fidare, e in assenza di parola l’istinto li guida. Così, se anche noi diventiamo capaci di usare i nostri sensi, diventiamo protagonisti di scambi energetici straordinari.

Il lavoro mi ha portato a esplorare il mondo dei lupi, il mondo dei camosci e dei mufloni, la bellezza e la serenità della fattoria, con i suoi animali di campagna, docili e lenti, poetici e concreti insieme. Mi sono presa, e continuerò a prendermi il lusso di cogliere ogni occasione per imparare di più, da loro e dal loro ambiente, osservandoli da lontano o gustando la loro presenza da vicino, favorendo gli incontri tra loro e altri umani. Se ci si presenta puliti e aperti al dialogo le occasioni si moltiplicano. Non è un’arte che si impara questa, ma la capacità di ragionare al di là delle classificazioni di specie, al di là di ogni presunzione, cancellando dal nostro modo di porci quell’inutile, e anzi dannosa attitudine umana a considerare sempre gli altri esseri viventi in base alla funzione che possono rivestire per la nostra utilità.

In questo modo torniamo a casa con un bagaglio ricchissimo di sensazioni che non si imparano studiando, e neppure utilizzando sempre la nostra razionalità. E ogni incontro diventa una grande opportunità per rivedere i nostri parametri, e per imparare l’arte stupenda di lasciarsi andare.

Empatia e complicità: la mia idea di ‘pet-therapy

Empatia, progettualità, percorsi di benessere, tutela della natura. Questa è la mia idea di pet-therapy, parola peraltro ormai caduta in disuso, ma che comunque resta ancora il termine di riferimento quando si parla di attività assistite con gli animali. Non sfruttamento ma amicizia e complicità, all’insegna della calma e della passione. Saranno questi i temi del mio intervento  alla fiera di Vita in Campagna, a Montichiari, dal 23 al 25 marzo 2018. L’evento, organizzato dal giornale Vita in Campagna con cui collaboro, è un appuntamento molto amato dagli appassionati di agricoltura, piante, piccoli allevamenti, ed è quindi un’occasione preziosa per intercettare persone già interessate al mondo agricolo, ma che forse devono ancora scoprire un diverso approccio.

Nello spazio che mi è stato proposto affronto ogni giorno tre tematiche che mi stanno molto a cuore: le terapie con gli animali, un viaggio alla conoscenza dell’asino e l’agricoltura sociale. Ed è un piacere raccontare a chi mi ascolta le mie esperienze in campagna, che mi hanno permesso di arricchire le conoscenze tecniche ma anche di provare su di me l’effetto straordinariamente positivo di una relazione intensa con la natura e i suoi animali.

Mi auguro di trasmette al pubblico non solo nozioni basilari su come intraprendere una formazione nell’ambito delle terapie assistite con gli animali, o un progetto di agricoltura sociale, ma soprattutto la passione per la natura: passione che implica pazienza, rispetto, osservazione silenziosa, capacità di adattamento, talvolta spirito di sacrificio. E soprattutto l’attenzione al benessere degli animali, che sono nostri preziosi collaboratori e che per questo necessitano di attenzioni e di tranquillità. Solo così lo scambio diventa fruttuoso. E gli animali sanno insegnarci tanto, nel modo di relazionarsi tra loro. Insomma, mettiamo da parte la presunzione tutta umana che da sempre ci guida, e diventiamo per una volta ‘allievi’ degli altri esseri viventi, che di solidarietà ne sanno.

Nel corso di questi incontri è bello confrontarsi con persone curiose, anche scettiche magari, che pongono diverse domande sulle modalità di relazione con gli animali. Ho scelto di adottare un atteggiamento di apertura verso l’altro, soprattutto quando non la pensa come me. È troppo facile parlare con chi ha il mio stesso sentire. Mi piace di più capire le ragioni di chi la pensa diversamente e per esempio considera gli animali solo come una fonte di reddito. Con calma e pazienza questi incontri diventano un’occasione per proporre un nuovo approccio, diametralmente opposto a quello della tradizione, basato sull’empatia, e dove l’animale diventi un compagno di avventure e di vita, da valorizzare e dal quale imparare. Senza costrizioni, senza esagerazioni, nel rispetto assoluto della sua voglia di comunicare ma anche di stare da solo, se lo desidera. Perché la ‘terapia’ è anche questo: il rispetto dell’altro nei momenti di vicinanza e di lontananza, di affetto esplicito e di silenzi.

Ci vediamo il 23, 24, 25 marzo 2018 al padiglione 4, ogni giorno alle 9.30, 12 e 14.45.

Chi sono i soci di teamvegan? Intervista a Sara

Cari amici di teamvegan, eccoci qui, a parlare di noi soci in questa nuova avventura!

Siamo partiti in tre, adesso piano piano si aggiungono nuovi sportivi veg al nostro team.

Ecco allora una nuova proposta: quattro chiacchiere con i soci, per capire meglio le loro motivazioni. Qui di seguito scopriremo qualcosa di più su Sara Pancot, triatleta italiana che vive a Vienna da molti anni. Buona lettura!

Sara, raccontaci la tua passione per lo sport. Quale disciplina in particolare ti piace di più?

Pratico sport fin da quando ero bambina. Ho iniziato con il nuoto per poi passare all’atletica leggera e allo sci.

Ho sempre fatto corse e piccole gare podistiche (staffette e mezze maratone).

Due anni fa sono passata al triathlon aggiungendo come disciplina il ciclismo. Quest’anno proverò per la prima volta la mezza distanza (nuoto: 1900 mt; ciclismo 90 Km; corsa 21 km)

Cosa ti ha spinto a diventare vegana?

Ero vegetariana da tre decenni quando un giorno mi è stata rubata e mangiata la mia gallina. Era il mio animale domestico, come per altri può esserlo il cane o il gatto. Ero furibonda e addolorata. Quasi per scherzo e per protesta ho detto che sarei diventata vegana. Ho iniziato ad informarmi e mi sono sorpresa di non esserlo diventata prima!

Come e dove hai imparato ad alimentarti in modo corretto?

Ho sempre fatto molta attenzione all’alimentazione. Il nostro cibo è il carburante del nostro corpo-motore. Non è difficile informarsi dopotutto. Ci sono così tanti libri e Internet è pieno di informazioni utili

Raccontaci un aneddoto sulla tua vita di sportiva vegana: un momento emozionante, un’avventura piacevole, un incontro speciale…

Dopo una gara podistica mi avvicino al buffet di un tendone e guardo cosa posso mangiare. Il signore che serve mi dice “hai gareggiato? Sei stanca? Prendi questo!” offrendomi una salsiccia, io gli rispondo “no grazie, molto gentile ma sono vegana, non mangio carne” e lui dice “ah capisco, allora prendi questo”, e mi tende con la mano un pezzo di petto di pollo fritto!

La tua ricetta segreta per ricaricarti dopo una fatica sportiva

Quando l’allenamento diventa duro elimino lo zucchero dalla mia dieta. Seguo i consigli di Brendan Brazier e della sua dieta thrive diet che accelera le capacità di ripresa del nostro organismo dopo uno sforzo fisico. Barrette di frutta secca e semi di sesamo, facili da fare e da trasportare. Oppure fette di polenta abbrustolite con semi di lino e olio d’oliva.

Perché diventare soci di teamvegan.it? Dicci almeno tre buone ragioni.

Perché è un modo efficace e semplice di dimostrare sulla propria persona che un’alimentazione di origine vegetale porta a risultati sorprendenti.

Per conoscere altre persone che la pensano allo stesso modo e scambiarsi informazioni utili.

Perché è stimolate e divertente. Si può dire “basta” anche con meno rabbia.

 

Vi aspettiamo!

 

govegan e pratica sport: una ricetta vincente

Govegan, e scopri che etica e adrenalina si prendono per mano. Sto provando oggi l’emozione forte di quando si inizia una nuova sfida: a Veggie Planet Milano ho presentato ufficialmente, poco fa, teamvegan.it, l’associazione sportiva dilettantistica che vuole riunire gli atleti vegani di tutte le discipline sportive. Un’emozione raccontare al pubblico come siamo nati: il contatto con Sara, amica atleta milanese residente a Vienna, l’dea di proporre anche in Italia le attività che svolge teamvegan.at, l’associazione di atleti austriaca che da molti anni partecipa e organizza diverse competizioni sportive e offre consulenza a chiunque decida di affrontare lo sport cambiando alimentazione. E poi la preparazione dello statuto, l’atto fondativo, le idee e i progetti, l’arrivo delle divise. Momenti bellissimi, che danno la carica per affrontare le sfide che ci aspettano.

L’adrenalina è tanta: riusciremo a fare rete, a radunare gli atleti, a coinvolgere e farci conoscere? Spero di riuscire a trasmettere questo entusiasmo: sono contenta di essere riuscita a far convergere la mia passione per lo sport e il mio amore sconfinato per gli animali. Per me gli animali sono compagni di vita, e i soprusi che vedo ogni giorno sono intollerabili.

Non sono più complice di questa macchina degli orrori che li considera come dei numeri, e come me molte altre persone che hanno iniziato a riflettere sulle loro scelte alimentari alla luce di quanto accade negli allevamenti.

Credo che non esistano più scuse: abbiamo a disposizione innumerevoli mezzi per informarci su quanto avviene negli allevamenti e su quanto possiamo fare noi, con le scelte di ogni giorno, per cambiare il mondo.

Govegan: fare sport e alimentarsi correttamente rispettando gli altri esseri viventi è il nostro modo migliore per contribuire al cambiamento. Io sento di avere addosso una bella energia, adesso: sono più leggera in tutti i sensi, mi impegno come posso per far aprire gli occhi a chi non li ha ancora aperti, per pigrizia o per paura, e vado a letto con la certezza che non sono complice della sofferenza di altri esseri viventi.

#govegan!

Sportivi e vegan, la parola al dott. Riccardo Trespidi

Per me è un onore e una vera soddisfazione pubblicare questa intervista. Riccardo Trespidi non ha bisogno di presentazioni: medico, vegano, amante della natura e degli animali in modo sincero e coerente da anni, un punto di riferimento per tantissime persone che amano la vita propria e degli altri esseri viventi. Gli abbiamo chiesto cosa pensa del binomio sport/vegan: ecco cosa ci ha risposto. Siamo contenti di poterlo avere tra i nostri sostenitori nella nuova avventura di teamvegan.it! Per noi essere vegan è il punto di arrivo di un percorso di riflessione e di consapevolezza, e il punto di partenza verso un nuovo stile di vita, rispettoso verso tutti gli abitanti del pianeta, a partire  da noi stessi.

Dottor Trespidi, in questi anni lei ha potuto verificare un aumento degli sportivi vegani? La motivazione quale è: etica, di salute, o secondo lei si tratta di una moda come qualcuno sostiene?

Certamente si!! Gli sportivi vegani sono notevolmente aumentati ed anche a livello super agonistico. Jack Linquvist il campione di ciclismo professionista e Fiona Oakes campionessa interazione nella maratona, sono due esempi della forza della dieta vegana negli sport più duri in assoluto. Brendan Brazier è uno fra i più bravi professionisti IRONMAN del mondo ed anche un esperto di nutrizione. Moltissimi atleti semiprofessionisti o amatoriali hanno scelto la dieta vegan senza avere la minima défaillance nell’attività sportiva. Sottolineo che molti atleti fanno questa scelta alimentare perché incuriositi dalle performance, e solo in un secondo momento, approfondendo il tema, comprendono l’importanza etica e ambientale della dieta basata sui vegetali. Molti atleti invece partono dalla  scelta etica di non fare parte di logiche di morte e su questa decisione, costruiscono il loro avvenire sportivo.

Sport e dieta vegan: quali sono le cose più importanti da fare nel momento in cui si sceglie di abbracciare questa filosofia di vita? Lei consiglia un incontro con un nutrizionista, una dieta vegan personalizzata, o ci sono anche altri strumenti che consiglierebbe per imparare ad alimentarsi in modo corretto?

Una dieta corretta e salutare è un obbligo per chiunque. Mi sorprende molto il fatto che chi decide di eliminare la carne dalla propria alimentazione si preoccupi di fare una scelta corretta. Eliminare la carne dalla propria dieta è una scelta che non implica sostituzioni. LA CARNE (CADAVERI) NON E’ NECESSARIA PER LA NOSTRA SOPRAVVIVENZA. Questo deve essere un concetto chiaro. Le proteine vegetali non hanno nulla di diverso da quelle animali. Il fabbisogno giornaliero di nutrienti è stabilito a livello internazionale e prevede più o meno un 50%  per cento minimo di carboidrati, un 15 per cento minimo di proteine e un 15 per cento minimo di grassi. Non è poi così difficile. A tutto ciò si devono aggiungere le vitamine e i sali minerali, l’acqua in abbondanza, il sole, e l’attività fisica e ovviamente le fibre che si ottengono dagli alimenti integrali, dalla frutta e dalla verdura, così  come i prodotti biologici sono un’ovvia scelta di chi vuole mangiare bene.  Ovviamente le carenze vitaminiche come la B12 nei vegani o di Vitamina D in tutti, cannibali compresi, devono essere implementare con integratori o alimenti con aggiunte. In realtà a mio avviso chi dovrebbe andare dal nutrizionista dovrebbe essere chi abitualmente va da McDonald’s o similari, o da chi abusa in grassi, zuccheri e cadaveri. Lo dico sinceramente e non provocatoriamente. Ritengo l’alimentazione un fatto culturale e ognuno di noi dovrebbe interessarsi se ciò che mette nello stomaco è utile al proprio benessere e alla propria salute. Ho calcolato che in una vita media ognuno di noi introduce circa 15-18 tonnellate di cibo (calcolo approssimativo!!). Chiedo al più ignorante degli ignoranti se introducendo nel proprio organismo fritti, grassi, zuccheri, cereali raffinati, etc. la Sua salute ne guadagni qualcosa. L’inferno dei golosi descritto da Dante nella Divina Commedia è senz’altro una premonizione per chi abusa del cibo in maniera incongrua. Quindi rispondendo alla Sua domanda non credo che il nutrizionista sia la prima scelta da fare, credo invece che approfondire culturalmente le proprie conoscenze sull’alimentazione sia doveroso per ognuno. L’American Institute for cancer research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di tre tumori su dieci.  Internet, libri, corsi di alimentazione imperversano ovunque. Si tratta solo di volersi bene e non abbandonarsi al piacere del palato. Noto con estremo dispiacere che chi ha una cultura superiore, ha anche una maggiore cura della propria salute e dell’alimentazione. Chi invece appartiene al ceto medio basso culturale è poco attento al Suo stile di vita alimentare ed è obeso, diabetico, iperteso, dislipidemico,  insomma affetto da malattie metaboliche che potrebbero essere evitate con una corretta alimentazione. Le televisioni principalmente e i media fanno a gara per proporre programmi dove  i consigli alimentari sono caratterizzati dall’uso di alimenti estremamente nocivi per la nostra salute. I ristoranti fanno a gara per proporre piatti ricchi di grassi, zuccheri, prodotti raffinati. Le uniche oasi in cui si pensa alla salute umana, a quella degli animali non umani e a quella dell’ambiente, sono i ristoranti Vegani dove l’alimento biologico, integrale, senza sofferenza, è proposto agli avventori. Quindi il nutrizionista ha senso se si vuole aumentare la massa muscolare per avere performance migliori nell’attività sportiva. Ripeto però che affidarsi alle proposte di altri per la propria alimentazione è un errore madornale. Ognuno di noi deve amarsi e amare l’ambiente che lo circonda e istruirsi su ciò che introduce nel proprio stomaco.

Lei è vegano: da quanto tempo? Personalmente, quali cambiamenti ha riscontrato nel suo fisico e nella sua vita passando a questo tipo di regime alimentare?

Sono vegetariano da 35 anni. Vegano da una ventina. Dopo un periodo di aumento del peso dovuto all’eccessiva introduzione di carboidrati semplici, ho aggiustato la mia dieta riducendone il consumo e passando a quelli integrali, così ho acquisito un peso adeguato alla mia altezza e mi sento bene. Sono però molto realista, e sono convinto che la possibilità di vivere bene e a lungo abbia come maggiore componente la fortuna. La genetica non è facile da combattere, l’inquinamento dell’ambiente e i pericoli di contrarre malattie sono sempre in agguato, ma se diamo una mano al nostro destino avendo uno stile di vita alimentare corretto potremmo allungare e migliorare la quantità e la qualità della nostra vita.

Ruotano troppi stereotipi intorno alla scelta vegan. Secondo lei le persone temono il cambiamento?

Dal giorno stesso in cui ho cambiato la mia dieta rifiutandomi categoricamente di mangiare cadaveri, sono stato accusato di far parte di una setta di matti, già allora sentivo parlare di moda che sarebbe finita nel giro di qualche mese. Adesso dopo tutti questi anni sento dire ancora che il vegan è una moda. Mah, mi sembra strano. Sento anche molte persone parlare con ammirazione di quelli che  vogliono essere esclusi dalla sofferenza animale ma che non hanno la forza di fare la stessa scelta. Queste persone mancano di personalità e soprattutto di sensibilità. Tengo molto a questa affermazione perché è solo attraverso la sensibilità e l’empatia, che si riesce a superare il bisogno di masticare e digerire pezzi di cadavere ed a non sentirne minimamente il bisogno.

Una scelta etica prima che di salute. Quanto si sta bene alimentandosi in modo corretto nei confronti di altri esseri senzienti?

Grazie per questa domanda, è quella che più mi piace. Il giorno più bello della mia vita (dopo la nascita e l’arrivo dei miei figli) è stato quello in cui ho detto BASTA. La consapevolezza di essere parte di una di una specie che crede di essere l’unica abitante della terra (a tale proposito suggerisco di andare a vedere su internet il film “Terrestri”) e che vede in tutti gli altri esseri che la popolano strumenti da utilizzare a proprio piacimento per mangiarLi, sfruttarLi, ucciderLi, torturarLi mi ha fatto sentire una merda (si può dire merda?). Da quel giorno il solo pensiero di introdurre nelle mie viscere pezzi di cadavere, per quanto gustoso possa essere, mi fa rabbrividire. Sapere di non essere partecipe di tanta sofferenza mi rende felice ma al tempo stesso impotente di fronte alla assurda indifferenza degli altri esseri umani. Ecco perché da allora sono diventato un predicatore (nulla a che vedere con il mondo cattolico), cioè uno stimolatore delle coscienze dei cannibali. Essere coscienti della sofferenza e del dolore che provano gli animali nonumani che finiscono nei nostri stomaci, non è sufficiente per  eliminarli. Solo una consapevolezza ed un cambiamento del rapporto uomo animale in senso generale può dare una svolta. Io vedo il movimento di liberazione animale come una forza che agisce sulle coscienze di tutti, come è stato fatto dal movimento di liberazione degli schiavi e dal movimento di liberazione delle donne. Quando la nostra specie capirà che su questo pianeta tutti gli abitanti, siano essi animali umani o nonumani, hanno lo stesso diritto alla vita allora potrò dormire tranquillamente.  Fino ad allora, la mia serenità interiore è continuamente torturata dalla violenza e dalla brutalità di tutti gli esseri umani che impassibili, indifferenti, continuano a vedere negli altri abitanti della terra cose o macchine da sfruttare.

 

Grazie dott. Trespidi!

 

Ricostruire, si scommette sulla solidarietà

Ripartire, ricostruire, tornare a sperare. Sono queste le parole d’ordine che mi accompagnano ogni giorno da quando sono ritornata dal mio viaggio in Abruzzo lo scorso dicembre. Voglio che a ripartire siano i miei nuovi amici abruzzesi, che non si devono più sentire lasciati soli. Ma voglio ripartire anch’io per tornare a fare visita a loro e a tutti quei dolcissimi animali salvati da un destino atroce.

Ricostruire: bisogna ricostruire le case, le aziende, le strade, gli spazi condivisi, la rete di amicizie spazzata via dal terremoto che ha distrutto tutto. Ricostruire la fiducia nelle persone, ricostruire quella base di relazioni indispensabile per uscire dalla solitudine che deprime e incupisce.

Tornare a sperare che le cose possano migliorare. Tornare a sperare che le istituzioni smettano di essere latitanti e che la vita possa cominciare un’altra volta.

Il viaggio che ho fatto sta portando i primi importantissimi frutti. Il mio grazie va nuovamente a Italpet: Alberto Perina, insieme con Silvia Mazzurana, ha colto la proposta di offrire un sostegno economico a questa nostra piccola grande scommessa. Grazie a loro abbiamo potuto sostenere le spese di viaggio, noleggiare un furgone, portare ai nostri contatti abruzzesi un aiuto concreto, tra crocchette, medicinali, cucce, coperte, raccolti a Verona nei punti vendita del negozio, grazie al contributo generoso di tante persone che si fidano e che hanno voluto lasciare un segno, fare un semplice gesto generoso.

Non è da tutti credere in tre cittadini privati che di questi tempi chiedono un sostegno economico per un viaggio verso luoghi distanti 500 km da noi, ma in realtà distanti anni luce dal nostro modo di vivere e gestire certe emergenze.

Sono passati ormai 25 giorni dal mio ritorno, ma gli odori, gli sguardi, i silenzi che ho intercettato sono sempre con me.

La sera, mentre sono a casa al caldo e scrivo con i miei animali vicino a me, ripenso a quei giri notturni tra frazioni dimenticate dal mondo, in mezzo al fango e alla neve, a soccorrere animali colpevoli soltanto di essere stati abbandonati, ospiti sgraditi e spesso maltrattati. Ripenso ai ragazzi che mi hanno permesso di conoscere questi luoghi, con i quali ho condiviso tante lacrime e tanti sorrisi. Perché oggi tanti di quei cani abbandonati al loro destino, grazie alla solidarietà e alla rete di aiuti che siamo riusciti a creare, hanno una cuccia e delle braccia pronte a coccolarli. Le loro storie saranno raccontate una a una, perché sono imperdibili.

Chi ha creduto in noi ha fatto una scommessa che ritengo vincente: aiutare gli altri perché la solidarietà è un dovere morale.

Oggi, grazie a quel viaggio, sta per nascere un’associazione che si occuperà degli animali. Si torna a regalare speranza e lo si fa con maggiore consapevolezza e struttura. Sono felice di aiutare i miei amici in questo percorso. Da qui, da Verona, siamo presenti in Abruzzo con proposte concrete, con il nostro affetto, con la voglia di condividere le nostre competenze.

Si riparte.

Randagismo in Abruzzo: qualcosa è cambiato?

Abruzzo: i luoghi del terremoto, il randagismo, la ricostruzione che va a rilento, mentre l’inverno è arrivato. A distanza di 11 mesi dal nostro primo viaggio nelle zone terremotate, nel gennaio 2017, abbiamo deciso di fare ritorno in quel luoghi. Siamo un gruppo piccolo e eterogeneo di persone con tanta buona volontà: una giornalista, un architetto, la presidente di una associazione di tutela degli animali. Siamo affiatati: Piero mazza e Emanuela Giarraputo si sono trasformati in questi mesi in due cari amici, che condividono la mia voglia di fare, e di capire a fondo le cose. A spingerci in quei luoghi erano state le immagini drammatiche del terremoto e della nevicata che hanno messo in ginocchio persone e animali. Nella vastità dell’emergenza abbiamo deciso di occuparci in particolare del problema del randagismo. Abbiamo creato dei contatti con alcuni volontari che abitano a L’Aquila, insieme a loro siamo andati nelle diverse frazioni e nei paesi per documentare la vita di sofferenze degli animali abbandonati. Un problema che affligge molte zone dell’Italia e che è stato drammaticamente accentuato dal terremoto. Abbiamo portato molti aiuti (alimenti, crocchette, cibo per cuccioli, medicinali).

Adesso ci prepariamo a ritornare, quindi, per documentare gli eventuali cambiamenti a distanza di 11 mesi, anche se le notizie che arrivano da lì non sono certo incoraggianti, e per focalizzare bene le esigenze di chi vive in queste zone e con buona volontà e sempre a titolo gratuito dedica il suo tempo ad aiutare gli animali senza famiglia. Avremo il supporto di Italpet, un’azienda che ci aiuta nella raccolta di nuovo materiale e cibo per aiutare i volontari a sfamare e curare gli animali. Questo aiuto ci incoraggia e ci lusinga: abbiamo avuto la loro fiducia e ce la vogliamo meritare facendo qualcosa di concreto. Con l’occasione vogliamo anche metterci in contatto con le associazioni che operano sul territorio e capire come possiamo eventualmente renderci utili.

Lo sguardo disperato dei cani, gatti, cavalli sepolti nella neve, in gennaio, non mi ha mai abbandonato e so che sarà difficile andare di nuovo, con la certezza che non potremo cambiare la situazione, non nell’immediato, di sicuro. Ma le tante persone che mi stanno sostenendo ci invogliano a credere che qualcosa possa migliorare. Io voglio crederci.

Entra in teamvegan: facile, sano, etico!

Teamvegan.it: eccoci, alla vigilia dell’inizio di un’avventura bellissima e molto importante!

Saremo una sede italiana dell’associazione teamvegan.at, che riunisce atleti e sportivi VEGANI, nonché simpatizzanti, professionisti, giovani e meno giovani, desiderosi di trasmettere il loro amore per gli animali e uno stile di vita eticamente corretto, sano e rispettoso attraverso il buon esempio: fare sport, partecipare a manifestazioni sportive, essere in forma, nutrirsi in modo corretto.

L’idea nasce da un confronto avuto con una cara amica, Sara Pancot, che conoscerete presto. Un’italiana che vive a Vienna, atleta e vegana, che da quando ha scelto questo stile di vita vive meglio, ma soprattutto VINCE!

Lei fa parte di teamvegan.at, allora abbiamo pensato: perché non portare anche in Italia questa esperienza?

Si tratta di un’associazione senza fini di lucro, di promozione sociale che offre la possibilità di conoscere altri atleti vegani, incontrarsi e scambiarsi consigli utili. Inoltre cerca di creare contatti tra gli atleti vegani e dottori, nutrizionisti, allenatori vegani che possono contribuire con le loro conoscenze a migliorare le prestazioni sportive e a correggere la dieta vegana. Nel nostro caso nasce l’opportunità di allargare la cerchia di conoscenze anche in Austria con il team vegan.at che ha già quattro anni di vita.

Appartenere a TEAMVEGAN è SEMPLICE: basta essere vegani al 100%; non fare uso di doping; fare attività sportive inerenti al pensiero vegano (no attività sportive del tipo caccia e pesca e rodeo); versare la quota annuale di 30,- all’anno, che comprende tessera associativa e gadget.

Partecipare alle gare con la maglietta del team sarà un atto di cultura nel senso più alto e semplice del termine.

Attualmente stiamo per procedere all’atto fondativo dopo aver tradotto lo statuto in italiano, e saremo affiliati dell’associazione austriaca. In gennaio parte la campagna di iscrizione per diventare soci.

Avremo un conto in banca e opereremo nella massima trasparenza. Io ci metto faccia e reputazione, da giornalista mi occuperò volentieri e a titolo gratuito della comunicazione. Il contributo di ciascuno di noi sarà prezioso: trovare piccoli sponsor, promuovere iniziative, aggregare i nostri amici vegani. Il nostro intento è di farci conoscere partecipando a eventi legati allo sport e al veganesimo, portando il nostro personale contributo. Ognuno di noi è ambasciatore di uno stile di vita e di una scelta etica importante. NB: non serve essere atleti professionisti. Basta essere atleti vegani. Che ne pensate?

Per ora ci trovate sulla pagina Facebook: teamvegan.it

Il prossimo apputamento sarà il 3-4 febbraio al Veggie Planet di Milano: save the date!

Spero di vedere tante persone nel nostro nuovo team!

Ciak si gira: backstage e video a quattro zampe, anzi gambe!

Ciak, si gira! Un set a quattro zampe, anzi gambe.. perché i protagonisti indiscussi di questi video che vedete sono stati Gemma, Ringo e Barone. E poi Feuer, e le amiche e gli amici che hanno accettato questa bella avventura. Non avrei mai pensato, anni fa, di ritrovarmi in mezzo ai miei animali, con le persone più care, e raccontare davanti a una videocamera storie, aneddoti, emozioni che riguardano me, i miei animali e la nostra attività insieme. Perché un tempo la timidezza, la paura di non essere all’altezza prendevano il sopravvento. Ma poi negli anni a vincere sono stati altri sentimenti: primo fra tutti il desiderio di trasmettere agli altri le sensazioni bellissime che provo io, quando mi ritrovo con questi splendidi colleghi animali, e vivo insieme a loro i vantaggi del tempo speso nella natura, nel silenzio.

Un po’ di ansia, quella sensazione divertente di sentirsi un po’ impacciati, le papere, e ricominciare a registrare, e fermarsi perché ti viene da ridere, o magari anche da piangere per l’emozione.

E poi i nostri attori, difficilissimi da riprendere, perché noi li lasciamo in libertà, e dunque bisognava seguirli, inseguirli, adeguare il nostro passo al loro. E se Ringo galoppa, bella impresa stargli dietro!

A riprenderci Giuseppe Marinelli, splendido, perché ha saputo metterci a nostro agio, con pazienza. Non è semplice raccontare certe emozioni, ma lui attraverso i video che abbiamo creato è riuscito a fare un po’ di ordine in quella fiumana di parole, azioni, gesti.

Ho pensato di girare questi video per avere un supporto ulteriore al mio lavoro: quando racconto la bellezza di una giornata on gli animali, gli effetti benefici sulla salute e sull’umore, i momenti divertenti in cui, all’improvviso, si creano dei contatti così profondi tra umani e animali che si vedono nuove espressioni sui volti delle persone: amiche che chiacchierano con la mia asina, che raccontano i fatti loro al mio cavallo, che passeggiando con loro nel bosco si ricordano di momenti passati nella natura e li condividono. Persone che arrivano stressate, stanche, svilite, e dopo alcune ore con gli animali tornano a casa sbadigliando per il relax, con un sorriso così bello da essere impagabile.

Mancano, in questi video, quelle sensazioni che solo il contatto può dare: la morbidezza del pelo e l’odore intenso degli asini e dei cavalli, i profumi del bosco bagnato dalla pioggia, l’odore delle verdure nell’orto, la terra sotto le unghie, mentre si raccolgono i frutti e le erbe aromatiche.

Ma le immagini e le voci, intanto, raccontano questo benessere. Grazie, allora, a chi ha reso possibile tutto questo: il professionista che ci ha guidati, gli amici che hanno partecipato e soprattutto loro, i miei angeli a quattro zampe e quattro gambe.

I video sono caricati nel canale YouTube: Silvia Allegri.

Buona visione!