Silvia Allegri, Autore a Silvia Allegri | Pagina 8 di 15
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Author:Silvia Allegri

L’orribile sfruttamento dei cavalli al Prater, bisogna agire

In natura non farebbero mai certe cose. Non girerebbero in tondo per ore, non avrebbero un pezzo di ferro che sega loro la bocca, non camminerebbero guardando sempre solo davanti, loro, animali erbivori e dunque abituati a osservare il mondo in continuazione. Eppure sono costretti a fare acrobazie, a essere umiliati, sfruttati, maltrattati fino alla morte.

Non me la dimenticherò mai quella sera. Ero a Vienna, la città dove ho lasciato il cuore e che sento la voglia di visitare almeno una volta all’anno. Ero in ottima compagnia. Ero felice. Poi, quella maledetta idea di andare a mostrare al mio compagno di viaggio, che non conosceva la città, anche il Prater.

Lo spettacolo che mi si presentò davanti, improvvisamente, tra una giostra e l’altra, fu terrificante: una giostra in cui tante carrozze giravano in tondo, come se ne vedono sempre alle sagre di paese. Ma qui la perversione aveva superato i limiti: non erano elettriche, e a trainarle erano cavalli veri. Cavalli che giravano quasi su se stessi, col paraocchi, in mezzo alla confusione. Poi la gente scendeva, altra gente risaliva, e loro ripartivano. Come telecomandati. Trattati come macchinette, come burattini. E di sottofondo una musica assordante, chiasso, buio, strilli, flash di macchine fotografiche.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime e la serata e quelle successive furono guastate da quel dolore sordo. Da quella tristezza. La mia Vienna, il cuore dell’Europa, vede ogni giorno questi spettacoli penosi. Pensavo al mio tesoro, Ringo, che vive all’aperto, circondato da altri animali e da una natura ospitale e silenziosa. Avrei voluto correre a stringere e baciare quei cavalli, che hanno conosciuto solo fatiche e fruste.

Di chi sono le colpe?
Dell’amministrazione comunale e dello Stato, che permette uno sfruttamento terribile di animali nobili, buoni e generosi, umiliati e sfruttati senza il minimo rispetto delle loro esigenze.
E di tutti coloro che montano su quella giostra, e su quelle carrozze, senza sentire empatia, senza immaginare come possano vivere quelle povere bestie.

Perché a quei cavalli è toccato un simile atroce destino? Perché quei giostrai non provano pietà, non rispettano gli animali? Perché tanta gente non sa immedesimarsi nel dolore altrui?

Ora una petizione su change.org (https://www.change.org/p/no-ai-pony-usati-come-animali-da-giostra?recruiter=158412280&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=mob-xs-action_alert-reason_msg) chiede la sospensione di questo orrore. Serve? Non serve?

Proviamoci.

Quando mi è arrivato l’invito a firmare ho diffuso e trovato un grande riscontro. Esiste ancora un’umanità da salvare, non tutto è ancora marcio, non si è ancora definitivamente perso lo slancio che porta noi sognatori inguaribili (per fortuna) a tentare di migliorare il mondo.

Spero di poter dare presto aggiornamenti positivi.

Inviato da iPad

Spiagge sempre più dog friendly

Tante spiagge, stesso amore per i cani..

Qualche giorno di mare mordi e fuggi, durante questa caldissima estate. E ovunque.. piacevoli sorprese! Sono sempre più numerose le spiagge che offrono la possibilità di stare insieme al proprio cane, e sempre più persone scelgono di non separarsi dagli adorati 4 zampe, anche al mare.READ MORE

Al di là delle Alpi: sorprese cruelty-free!

In questi due mesi mi è capitato di ritrovarmi spesso con la valigia in mano. E di viaggiare in Austria, Germania e Francia per lavoro e per diletto.

Viaggi e spostamenti in treno o in auto, che mi hanno permesso di osservare con grande attenzione usi e costumi di diverse città e regioni.

Ora che sono riuscita, finalmente, a dare una svolta alla mia alimentazione, e sto muovendo i primi passi da vegana, ho dedicato molta attenzione alle abitudini alimentari d’Oltralpe, e ho cercato di capire quanto sia complicato trovare buon cibo cruelty-free. E per certi aspetti sono rimasta davvero sorpresa.READ MORE

Parlando di ingiustizie

In questi giorni, dovendo scrivere per lavoro su temi molto delicati e dolorosi come il dramma dei migranti, le ingiustizie sociali, il problema dello sfruttamento eccessivo delle risorse del pianeta, la sofferenza che infliggiamo agli animali, mi sono dedicata alla lettura di numerose inchieste, articoli, libri, e ho partecipato ad alcune conferenze.

Nulla di nuovo sotto il sole. Ma riprendere e riaffrontare da vicino certi temi a volte serve: perché la frenesia quotidiana, i problemi che ognuno di noi si porta dietro, la fretta ci fanno dimenticare cose ben più importanti.

Alcuni numeri sconcertanti, che sembrano appartenere a diverse questioni ma sono le due facce dello stesso problema. Mentre nel mondo ci sono 51 milioni di sfollati costretti a lasciare le proprie case per salvarsi la vita, e che non hanno accesso a nessun bene di prima necessità, dunque non hanno cibo, non hanno acqua, non hanno medicinali, o vestiti; in altre zone del mondo ogni anno centinaia di milioni di animali allevati in allevamenti intensivi vengono buttati via perché non utilizzati. Milioni di tonnellate di carne putrefatta gettata via. E quei pascoli usati per produrre cibo per questi animali vengono strappati alle popolazioni locali che si ritrovano così a non avere nulla con cui nutrire i propri figli.

Questi sprechi incredibili e questa disuguaglianza sociale lasciano senza parole. Eppure ognuno di noi potrebbe contribuire a cambiare le cose. Delegare è troppo comodo, così come scuotersi di dosso le responsabilità.

Forse noi ricchi occidentali, che abbiamo semplicemente avuto la fortuna di nascere dal lato giusto del mare, dovremmo investire qualche minuto delle nostre intense giornate per imparare a non buttare via il cibo nei nostri frigoriferi, per fare una spesa responsabile, e soprattutto per metterci nei panni degli altri. Ricordandoci che lo sfruttamento e la violenza non portano a niente di buono. Che è troppo facile ascoltare slogan e farsi guidare solo dalla paura e dall’egoismo.

Il cambiamento parte da ciascuno di noi. Inutile delegare.

Vento di cambiamento partendo dalla tavola! Con qualche consiglio di lettura..

Recenti, numerosi e interessanti viaggi di lavoro si sono trasformati in un’occasione preziosa e divertente per riscoprire una mia vecchia passione, da troppo tempo accantonata: la cucina.

E ho avuto la fortuna di imbattermi in persone (e ristoranti) che mi hanno proposto cibi gustosissimi senza nessun ingrediente animale.

Premetto: rispetto qualsiasi scelta, e non costringo nessuno a intraprendere il percorso che intendo fare io. Ma io ne sentivo la necessità da tempo: e la voglia di essere coerente è ciò che stimola a raggiungere nuove sfide, sebbene all’inizio possano sembrare un po’ faticose. A volte si ha bisogno di un piccolo incoraggiamento, e poi… Si parte!

E credo sia giusto e ovvio darsi il tempo per imparare un nuovo stile di vita, anche a tavola. Tutti i cambiamenti partono dai piccoli passi, e così ho iniziato col curiosare su internet, scoprendo un universo di ricette, gruppi, consigli, per ‘rivoluzionare’ la propria alimentazione in coerenza con l’amore per gli animali e la natura.

E scopro quanto è divertente aprire un libro di ricette e mettersi a preparare nuovi piatti, da far assaggiare, con grande stupore e piacevoli sorprese anche per i più scettici.

Per fortuna, e lo dico pur soffrendo in maniera terribile, la rete ci sbatte in faccia giornalmente immagini inaccettabili: animali torturati, imprigionati, riempiti di ormoni, che finiscono nei nostri piatti passando da atroci sofferenze. Sono sempre più convinta che quel cibo sia veleno, e proprio da lì dobbiamo partire: il contributo, per quanto piccolo, di una persona, può diventare il motore per un vero cambiamento, che porti un giorno a una maggiore giustizia e al rispetto delle vite di tutti gli esseri viventi.

Per chi fosse interessato, mi permetto di consigliare due libri, completamente diversi ma entrambi molto utili: il primo è Farmageddon. Il vero prezzo della carne economica, di Philip Lymbery (Ed. Nutrimenti), un libro che analizza con obiettività e lucidità l’orrida industria della carne e del latte, che sta distruggendo il pianeta provocando la morte di milioni di animali.

Il secondo libro è La cucina etica. Il più completo ricettario di cucina vegan (ed. Sonda), dove si possono trovare un sacco di ricette facili e gustose.

Quando dico che non mangio carne e derivati animali mi chiedono: e allora cosa mangi? Insalata? Ebbene, qui avrete in mano un ottimo strumento per smentire i luoghi comuni, con la consapevolezza che il vostro cibo non deriva dal dolore di altri esseri viventi.

Buona lettura e buon appetito!

 

 

Una nuova avventura al Parco Natura Viva

Da qualche mese ho il piacere di essere impegnata in un nuovo lavoro: sono coordinatore editoriale della rivista trimestrale del Parco Natura Viva di Bussolengo, vicino al lago di Garda (parconaturaviva.it).

L’idea di riportare in vita la rivista, sospesa per molti anni, è nata da una serie di incontri col direttore del Parco, dott. Cesare Avesani Zaborra, appassionato studioso e divulgatore, e dalla frequentazione di questo luogo davvero magnifico.

Confesso di essere partita con molto scetticismo: da amante degli animali e con i ricordi ancora freschi della tristezza del vecchio zoo di Verona, visitato da bambina, mi tenevo lontana dal Parco, insofferente come sono nei confronti della prigionia degli animali. Ma frequentandolo, ho dovuto rivedere le mie idee. Negli ultimi decenni i Parchi zoologici sono cambiati, e il Parco Natura Viva rappresenta oggi non solo un luogo accogliente in cui gli animali, sistemati in reparti decisamente più consoni alla loro natura, vengono seguiti con attenzione, e autentico amore, dallo staff, ma anche un punto di riferimento nazionale e internazionale per convegni di ricerca, incontri scientifici, e divulgazione. Come ha detto la grandissima Jane Goodall, ospite del parco lo scorso autunno, ormai i parchi rappresentano per molte specie l’ultima possibilità di sopravvivere, al riparo della distruzione dei loro habitat e della caccia spietata, minacce quotidiane alla natura.

L’obiettivo di un moderno giardino zoologico è oggi quello di preservare gli animali proteggendoli dal rischio estinzione, attraverso programmi di conservazione e di reintroduzione in natura, in collegamento con una vastissima rete di parchi europei e extraeuropei.

La volontà di trasmettere al pubblico e ai visitatori questo messaggio ci ha spinti dunque a produrre questo magazine: per raccontare cosa succede dietro le quinte, attraverso la testimonianza di chi ogni giorno lavora insieme agli animali; per raccontare storie di animali e persone, progetti di tutela delle specie minacciate; laboratori dedicati alle famiglie e ai bambini.

Scrivere di animali mi permette di vedere unite le mie grandi passioni: l’amore per la natura e l’esigenza di trasmettere alla persone la passione e l’impegno per la conservazione della cosa più bella che abbiamo: la biodiversità.

Sta per uscire il primo numero di questo 2015 ricco di eventi e di attività.. E pochi giorni fa ho avuto la fortuna di assistere all’incontro di Laurie Marker, studiosa e fondatrice del Cheetah Conservation Fund (cheetah.org), con i ghepardi del Parco: una donna che ha dedicato e dedica ancora la sua vita alla tutela di questo animale magnifico e continuamente minacciato dall’uomo.

Vedere e conoscere questi progetti aiuta a sperare: forse siamo ancora in tempo per proteggere il Pianeta. Con l’impegno di tutti, anche nei piccoli gesti quotidiani.

Per un inizio d’anno grintoso

Buon 2015!

L’anno appena finito mi ha riservato sorprese belle e brutte, momenti spiacevoli ma anche tante soddisfazioni..

Un anno in cui ho concentrato sempre più le mie energie nelle cose che amo davvero: la scrittura, gli animali, l’arte. Lavorare, e farlo con passione, non è facile di questi tempi, ma la tenacia a volte premia.

Ringrazio le persone che ho incontrato: quelle che mi hanno ferito o deluso, perché anche grazie a loro ho imparato a non abbandonare i miei obiettivi e mi sono rafforzata nello spirito, e quelle che mi hanno appoggiato, con stima e affetto, anche nei momenti peggiori. Grazie a loro ho capito che in questo mondo, dove si vedono tanta crudeltà, tanto cinismo e tanto egoismo, esistono ancora tante persone buone, generose, innamorate della vita e convinte di poter cambiare il mondo in meglio.

Ho deciso di continuare da sola la mia attività con gli asini e i cavalli, e non più in associazione, e ho iniziato anche nuovi e interessanti progetti lavorativi di cui scriverò nei prossimi tempi.

Mi impegnerò ad essere più presente in questo mio spazio, per comunicare a chi mi conosce e mi segue le mie attività per l’ambiente e per gli animali, nella convinzione che fare rete e condividere battaglie sia l’unico modo efficace per ottenere veri e importanti risultati.

Auguro a tutti, alle persone e agli animali, un anno pieno di grinta, di salute e di serenità..

a presto!

Silvia

Piume d’oca: indignarsi per un giorno non basta!

Sembrerà incredibile, eppure tante persone hanno ‘scoperto’ solo qualche giorno fa, grazie a una puntata di Report, che le piume d’oca provengono dalle oche: spiumate vive tra atroci sofferenze, più volte all’anno, per permettere a noi umani di vivere al caldo avvolti da morbidi piumini.

Non è una novità la mancanza di sensibilità nei confronti degli animali. Stupisce sempre, però, l’inconsapevolezza della crudeltà di certe pratiche. Abbiamo una visione così antropocentrica che tutto ci è dovuto, tutto è assolutamente normale, e le sofferenze degli animali diventano un prezzo da pagare necessario (tanto per lavarsi la coscienza).

Nel ringraziare Report, e tutte le persone che si battono per offrire un’informazione vera e puntuale, riporto un link al blog della giornalista e amica Macri Puricelli, che commenta lo sfruttamento di questi animali invitando a non abbassare l’attenzione: indignarsi per un solo giorno è troppo comodo.

http://zoelagatta-d.blogautore.repubblica.it/2014/11/04/siamo-tutti-oche8-mesi-di-tortura-per-il-tuo-piumino/

 

Ancora circhi con animali, ancora una vergogna!

Nei giorni in cui so che si attenda un circo con animali nei paraggi di casa mia la malinconia aumenta…. Si sa che esistono, si sa che porcherie succedono in quei camion e dietro le quinte, ma averli vicini, a breve distanza da me, aumenta il dolore. E la rabbia. Tra qualche giorno in provincia di Verona inizia lo show del circo, e chissà in quante altre parti d’Italia e del mondo; una tortura legalizzata di animali per far divertire….chi? Gli animali, vestiti e agghindati e ricoperti di lustrini? Le persone? Perché lo sappiamo tutti, per fortuna il pubblico diminuisce, e aumenta la sensibilità nei confronti degli animali. Ma i circensi pur di avere pubblico pagano dei poveri disgraziati che stanno agli incroci più caotici della città a distribuire coupon e biglietti con sconti, e magari tanti genitori con poche idee scelgono la soluzione comoda di portare i propri figli a “vedere gli animali”, quando in realtà si vedono solo esseri viventi privati del loro diritto di vivere in maniera dignitosa. Forse serve ricordare che tutti noi, con le nostre tasse, contribuiamo a mantenerli in vita, questi circhi, che ancora si accaniscono a torturare animali invece che offrire spettacoli più belli e meno violenti, dove a esibirsi non ci siano animali sofferenti e prigionieri, ma acrobati agili e soprattutto liberi di aver scelto il circo come luogo di lavoro e non come prigione.

Complimenti agli amministratori che permettono ancora gli attendamenti dei circhi nel loro territorio, per poi magari farsi fotografare con il cagnetto di casa in campagna elettorale, fingendo di amare gli animali. Ancora una volta la politica dimostra di andare a braccetto volentieri con i circhi. Chissà cosa si nasconde dietro a questi facili permessi. Mi auguro che genitori e famiglie con coscienza sappiano, nel terzo millennio, che il circo con animali non è educazione, non è spettacolo, ma solo triste e disgustosa prepotenza nei confronti di creature che hanno avuto la sfortuna di imbattersi nella razza umana.