Silvia Allegri, Autore a Silvia Allegri | Pagina 7 di 15
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Author:Silvia Allegri

L’amore non si compra

Un libro che tengo sempre sulla mia scrivania, di cui ho seguito la faticosa (emotivamente parlando) stesura. Un monito, che mi ricorda quanto sia difficile combattere lo sfruttamento degli animali. E che mi ricorda soprattutto come sia fondamentale il contributo che ognuno di noi può dare, per cambiare in meglio il mondo.
Sono morbidi, dolcissimi, simpatici, e sono la gioia dei bambini. Ma dietro alle apparenze spesso si nascondono sofferenze e sfruttamento, e i bellissimi cuccioli che ci guardano da dietro le vetrine dei negozi, o si affacciano tra gli annunci su Internet, hanno accumulato nella loro giovane vita già troppi drammi.
Sono almeno 2000 i cuccioli che arrivano ogni settimana in Italia attraverso i traffici illegali, per un valore commerciale di circa 5.600.000 euro.
E nelle settimane che precedono le feste i piccoli aumentano. Resta ancora radicata l’abitudine, in occasione del Natale e di altre ricorrenze, di regalare cuccioli. Si agisce in buona fede, ma molto spesso si contribuisce, inconsapevolmente, ad alimentare un mercato del tutto illegale. I trafficanti li comprano da allevatori senza scrupoli dopo averli pagati 30, 50, al massimo 80 euro, e poi li rivendono a caro prezzo, da 600 euro in su. Il fenomeno è così drammaticamente diffuso che nemmeno le Forze dell’ordine, sempre presenti e attente anche su questi temi, riescono a fermare il traffico illegale e selvaggio, e il numero di animali sequestrati è comunque una piccola percentuale rispetto al totale degli animali che vengono venduti e comprati. Anche le normative europee in materia lasciano ancora ampio margine di libertà di movimento degli animali, e il monitoraggio diventa estremamente complicato. Fra il 2013 e il 2014 in Italia i cuccioli sequestrati sono stati 2630 (cani) e 15 (gatti) che avrebbero potuto fruttare circa 1,8 milioni di euro. Un libro uscito da poche settimane, “La fabbrica dei cuccioli. Fermiamo il traffico internazionale: l’amore non si compra”, racconta di questo incredibile giro di affari e ci indica quanto è importante combattere l’attività di questi aguzzini. Scritto col cuore e tanta passione da Macri Puricelli, giornalista, e Ilaria Innocenti, della Lav.
Gran parte dei cuccioli proviene dall’Est Europa: arrivano al confine goriziano con la Slovenia, dal valico del Brennero o in traghetto, dalla Croazia verso Brindisi. Vengono privati delle cure materne troppo piccoli, caricati in gabbie dove vivono ammassati per ore e giorni, e durante i viaggi estenuanti molti di loro si ammalano e muoiono. Le mamme, le fattrici, vivono brevi vite fatte di continue gravidanze, senza cure e senza libertà, costrette in gabbie o stanze buie, sempre sole.
Ma esiste un modo per sconfiggere questo traffico: essere informati e informare. Se noi non compriamo e non alimentiamo questi traffici, aiuteremo a fermarli. La condivisione della propria vita con un cane è un’esperienza meravigliosa che arricchisce e regala grandi emozioni, e nei canili ci sono tantissimi cani pronti ad amarci. Se proprio si desidera un cane di razza, poi, ci si può rivolgere alle associazioni, numerosissime, che si dedicano alla salvezza dei levrieri, dei bassotti, dei beagle, e dei cani riscattati dalle perreras in Spagna, e cercano famiglie pronte ad adottarli e dare loro l’affetto che meritano.

Anche gli animali hanno i loro angeli

Non ci si abitua mai al dolore, specialmente quando a subirlo sono le creature più indifese, quelle che per l’economia e il commercio rappresentano solo numeri. Che non hanno anima, pur essendo ‘animali’.
La risposta più banale e inflazionata è: “ti interessi più degli animali che delle persone?” Al secondo posto della classifica delle battute scontate c’è: “con tutti i problemi che ci sono nel mondo, ci vuole coraggio a crucciarsi per l’astice o il pulcino”.
E così, alzando le spalle, guardando avanti, ma non guardando mai ‘cose’ che possono infastidire, la gente compra giacche con inserti di pelo di cane e gatto, mangia conigli che hanno trascorso la loro misera vita in gabbie strette, tra parassiti e sofferenza, indossa cadaveri di visoni tenuti al freddo per avere un manto più folto e scuoiati vivi, consuma carne e uova di allevamenti dove le galline sono imbottite di ormoni e hanno il becco mozzato, e dove i pulcini maschi vengono tritati vivi perché inutili.

Ma esistono anche degli angeli umani, quegli angeli che ci danno la speranza che la nostra razza non sia solamente un concentrato di crudeltà e orrore. Sono le persone semplici, sensibili e agguerrite che ogni giorno volontariamente piangono e soffrono, ma lavorano per questi animali: producono filmati, scattano foto, raccontano l’orrore, raccolgono firme, informano la gente sui social, adottano uno stile di vita rispettoso degli altri esseri viventi. E soprattutto adottano loro: asini cavalli conigli cani gatti capre galline maiali, cui viene restituita una seconda vita di rispetto e amore.

A questi angeli il nostro GRAZIE! Perché grazie a queste persone, tante, per fortuna, le cose stanno cambiando. Resta il dolore di non aver potuto salvare chi non c’è più, ma resta una consapevolezza: il potere di noi consumatori è straordinario! NOI e solo noi possiamo fare la differenza: è sufficiente guardare, raccontare, scegliere usando la coscienza e il cuore. Mai voltarsi dall’altra parte, è troppo comodo, ed è il gesto più egoista che possiamo fare.

Grazie di cuore a tutti i volontari di tutte le associazioni che lottano ogni istante per i diritti di chi non ha voce.

Avventura asinina su Vita in Campagna

Un compito divertente, piacevolissimo, ma anche di grande responsabilità: è iniziata per me un’avventura importante con Vita in Campagna, mensile che da decenni offre consigli e accompagna gli appassionati di orti, giardinaggio, piccoli allevamenti nelle loro attività in mezzo alla natura.
Scriverò di asini: partendo dalla mia esperienza, e cercando di raccontare nel migliore dei modi gli animali che mi hanno cambiato la vita, portandomi a scoprire tanti segreti e regalandomi gioie immense.
Un onore far conoscere le loro qualità, i loro caratteri, le loro esigenze. Mi servirebbero milioni di pagine per farlo, ed è proprio questo il bello di questa sfida: saper ridurre all’essenziale, con tanto senso pratico – quello che proprio gli asini mi hanno insegnato – le informazioni che possono servire a chi decidesse di accogliere un asino nella propria vita. Come trovare quello che fa per noi? Come accudirlo? Quali attività fare, nel rispetto della sua natura? Come creare uno spazio adatto alle sue esigenze?
Ecco dunque la prima di una serie di puntate dedicate a queste magnifiche creature.
Mi piace pensare che sia un piccolo contributo a quella rivalutazione che l’asino si merita: perché è dolce, affettuoso, paziente, leale, semplice.

Morire appena nati, perché considerati inutili: l’orrore degli allevamenti di galline

Vengono gettati su un rullo. Si guardano intorno, sono neonati e come tutti i neonati cercano la loro mamma. Ma si ritrovano schiacciati uno sull’altro, ad andare incontro a mani che li selezioneranno come fossero dei pezzettini di plastica, e decideranno chi vivrà e chi morirà. Moriranno schiacciati vivi, macellati dopo poche ore di vita. E i loro compagni più forti, quelli considerati più idonei, vivranno altre settimane, poche, nelle quali verranno fatti ingrassare in maniera innaturale per essere poi uccisi e finire nel banco frigo, nei polpettoni, sotto forma di bistecche o bocconcini, confezionati in colorati pacchetti che ritraggono animali felici che razzolano nei prati.
Sono i pulcini ‘inutili’, quelli che non meritano di vivere perché non ci servono. Gli ultimi tra gli ultimi, i più piccoli e i più inascoltati.
Ho trovato la forza di guardare il reportage che Animal Equality ha condotto in un allevamento intensivo di galline ovaiole. Sono attivista da decenni, dai tempi delle elementari, in cui ho versato le prime lacrime di fronte alle foto degli animali sezionati e torturati nei laboratori. A distanza di tempo, la mia indignazione non è cambiata.
Questa ipocrisia mi sconvolge. Ma mi sconvolge ancora di più la consapevolezza che siamo così assuefatti alla crudeltà che tutto ci passa addosso lasciandoci indifferenti. Si portano avanti tutte le scuse possibili: gli allevamenti danno lavoro, bisogna pur mangiare qualcosa, eccetera.
Ormai è così palese, evidente, chiaro che la violenza contro gli animali denota violenza contro tutti gli esseri viventi. Come si fa a negarlo?
Credo sia impossibile non provare addosso un dolore forte e lancinante di fronte a queste macchine di produzione di cibo artefatto e violento, mentre più della metà del mondo muore di fame. Il territorio viene consumato per alimentare allevamenti che sfornano carne piena di dolore, lacrime, crudeltà, inutile e gratuita sofferenza. Non è cibo, è veleno. Mangiare i prodotti di QUESTI luoghi dell’orrore e della violenza significa accettare che milioni di esseri viventi patiscano dolori lancinanti.. per cosa?
Siamo tutti responsabili. La nostra scelta al supermercato può davvero cambiare il mondo, proviamoci. Facciamolo per loro, per queste creature innocenti e inascoltate.

Cavalli in fiera: impressioni e riflessioni

Si è conclusa ieri l’edizione 117 di Fieracavalli. Un evento che seguo da anni, da quando il mio Ringo è entrato nella mia vita. Perché sono comoda: Fieracavalli è a Verona. Perché le fiere sono un momento di incontro e di conoscenza: e io sono curiosa. Perché vedo degli animali meravigliosi: e io amo la loro bellezza. E soprattutto perché si tratta del massimo e più importante raduno di appassionati di tutti i tipi: e incontrare persone aiuta a capire quali pensieri e stili di vita esistono.
Odio a morte vedere gli animali soffrire, perché li amo alla follia e questo mio amore non è un mistero. Vedere cavalli stressati, che sbavano, con morsi in bocca, ferri che tagliano le labbra, frustini che li tormentano, mi distrugge. Il mondo dei cavalli è un mondo spietato dove girano tanti soldi, dove alcune persone cambiano cavallo con la facilità con cui io mi cambio un paio di scarpe. Per molti i cavalli sono merce, sono motociclette, che se si guastano vanno riparate ma solamente per competizione. Ho visto decine di cavali che avevano scritto, sulla coscia, ‘vendesi’: ma come si fa a vendere il proprio cavallo? Io mi farei ammazzare piuttosto. Eppure succede anche questo.
Conosco i cavalieri della domenica, quelli che montano in sella e un’ora dopo si mangiano una bistecca di cavallo. Conosco gli atleti che parlano di passione e sport ma in realtà con il loro cavallo non ci parlano mai. Non una carezza, non un bacio. Ci sono poi quei bizzarri esseri umani che non hanno mai visto u cavallo in vita loro ma che in fiera girano con cappelli e speroni, con frange e sigari in bocca, alla Clint Eastwood.
Ma in Fiercavalli ho anche conosciuto chi ama davvero questi animali: ho imparato che esistono le attività di didattica con gli asini, nel lontano 2006, e ora questa attività si è trasformata in un lavoro per me. Un lavoro in cui al primo posto ci sono il benessere dei miei animali, comunque. Ho conosciuto belle persone che fanno parte tuttora della mia vita, e cono loro mi sono confrontata su temi che mi stanno a cuore, sui diritti degli animali, per esempio.
Quest’anno in fiera l’amica Macri Puricelli ha partecipato a un convegno sui diritti degli equidi, organizzato da Horse Angels. E ha parlato di quanto sia importante la comunicazione. Un giornalista ben informato sugli animali riesce piano piano a fare sentire la sua voce e a trasmettere un messaggio importate: gli animali non sono un tema da fanatici o un tema di serie B. Parlare di animali significa parlare delle creature che con noi popolano la terra e che hanno diritti: di vivere bene, di essere rispettati.Se un giornale inizia a ospitare pezzi sugli animali significa che si raggiungeranno sempre più persone, che a loro volta racconteranno ad altri quello che hanno letto.
I bambini che girano per la fiera vedono animali bellissimi e se si insegna loro che questi animali hanno un cuore, delle esigenze, delle peculiarità, e forse quei bambini diventeranno adulti più consapevoli e rispettosi.

Insomma, dietro un giro di affari di cifre così alte che non riesco nemmeno a scriverle, si nasconde anche una piccola parte di umanità buona, non guasta. E da lì bisogna partire. Pur avendo perso la fiducia nel genere umano, una piccola parte di me crede ancora che ci sia del buono da salvare e che non si risolve niente boicottando, attaccando frontalmente, insultando. Se non credessi questo, non avrei scelto questo lavoro.

Ringrazio dunque di avere avuto l’opportunità di ammirare per 4 giorni delle meravigliose creature, così belle da far commuovere.
E ritengo che sia un mio dovere continuare a frequentare questi posti. Perché mi hanno insegnato che se non si conosce non si può raccontare, e senza il racconto non si può pensare di cambiare la testa delle persone.

Non condivido la scelta di sottoporre gli animali a stress inutili e stupidi. E sono felice di avere speso molte ore, in fiera, a parlare con fantini e allevatori, cercando di farli ragionare sull’inutilità delle fruste e del morso. Magari non ho cambiato il mondo, ma ho offerto loro un altro modo di vedere le cose, e forse ci penseranno su…

Un abbraccio virtuale a tutti i cavalli, gli asini i muli e i bardotti che ho visto in queste belle giornate.

Coro S. Ilario, ricerca musicale e impegno appassionato

Da più di un anno ho il piacere di collaborare con il coro S. Ilario, un coro di Rovereto che vanta una storia più che trentennale e che da tempo è un punto di riferimento nel panorama artistico e culturale trentino.

Un coro fatto di voci maschili e di uomini di ogni età, uniti da una forte passione per la musica tradizionale ma con una costante curiosità verso il mondo esterno. Curiosità e studio sono coltivati dal lavoro del maestro Antonio Pileggi, alla direzione dal 1986. Un maestro severo e comprensivo, che sa traghettare il suo gruppo con costante impegno e appassionato lavoro.

Sono stati in Russia, Germania, Palestina, e hanno girato in lungo e in largo il nostro paese, rappresentando con energia e grande tecnica espressiva la tradizione corale trentina. Hanno cantato con Antonella Ruggiero, Marc Harris, e molti giovani artisti impegnati in percorsi di ricerca musicale all’avanguardia, dimostrando le loro doti di ‘camaleonti’ dell’arte espressiva.

Dallo scorso anno il coro è impegnato con una serie di appuntamenti dedicati alla Grande Guerra, in occasione del centenario, che ha visto anche Rovereto protagonista della commemorazione, con la mostra dedicata proprio alla prima guerra mondiale ospitata al Mart.

Lavorare insieme è un’occasione di confronto e di crescita per tutti noi: ed è bello vedere come un gruppo musicale per eccellenza legato alle radici del nostro passato sia in continua evoluzione, e si confronti con i moderni mezzi di comunicazione.
Alla vigilia di una fitta stagione di impegni auguro al coro S. Ilario tutta l’energia necessaria, per continuare a emozionare chi lo ascolta.

Dedicarsi agli animali per vivere meglio

Una serie di incontri, laboratori, trekking, e anche weekend di full immersione in maneggio, con piccoli gruppi di amici di tutte le età. La sensazione che resta addosso, dopo una serie di weekend e giornate in compagnia dei miei animali in maneggio, è davvero piacevole, e gli ‘effetti collaterali’ regalano molta energia.
Trovo sempre stimolante e divertente accogliere chi viene a trovare Gemma, Barone e Ringo, per conoscere più da vicino e in modo nuovo gli asini e i cavalli.
Spesso le persone si portano dietro antiche paure, timori e una buona dose di scetticismo: cosa avranno di così speciale questi animali? Come è possibile che gli asini siano ottimi collaboratori in attività didattiche? Proprio loro, gli animali per eccellenza usati come simbolo di ignoranza e testardaggine? Ma bastano pochi istanti per mettere da parte i pregiudizi e sciogliersi in un sorriso: ecco allora il piacere di affondare la mano nel morbido pelo degli asinelli, di osservare le loro espressioni buffe e simpatiche e le loro orecchie, sempre in movimento e pronte a captare suoni e stimoli. E Ringo, tranquillo compagno di vita di Gemma e Barone, insegna come anche i cavalli amino carezze e attenzioni, e siano ottimi collaboratori durante le tranquille passeggiate che facciamo nei boschi vicini. Senza sella, senza redini, soltanto camminando fianco a fianco. A loro si aggiunge Feuer, insieme agli altri cani che vivono in maneggio o che trascorrono qualche ora coi loro padroni insieme a noi.
Le giornate diventano così occasione di scambio di racconti, esperienze, mentre in gruppo ci si dedica a pulire, accudire e conoscere gli animali, superando le proprie paure
La loro presenza è preziosa e aiuta a ritrovare quei ritmi in armonia con la natura che la frenesia quotidiana spesso ci fa dimenticare.
Una passeggiata nel bosco, una sosta alla fonte per rinfrescarsi nell’acqua gelida le mani e bere un sorso d’acqua, un picnic nel prato, mentre i nostri quadrupedi pascolano liberi: e lo stress scompare. Basta davvero poco per ritrovare un po’ di serenità: io, personalmente, non finirò mai di ringraziare tutti quegli assurdi casi della vita e quelle coincidenze che mi hanno portato a conoscere questi animali adorabili.
Augurandomi di rivedere presto in maneggio amici vecchi e nuovi, grandi e piccoli.

I cavalli selvaggi dell’Aveto: fortissime emozioni

Ecco il mio diario di viaggio per Popolis:http://www.popolis.it/parco-dellaveto-appunti-di-viaggio/

Sono passati otto giorni da quando sono tornata da un breve viaggio in Liguria alla scoperta del Parco dell’Aveto, un piccolo angolo di terra a me sconosciuta e ricchissima di bellezza, cultura, sorprese.
I cavalli selvaggi: la meravigliosa presenza di queste creature, così potenti e delicate, che vivono e (con)vivono con l’uomo, ma mantenendo la distanza che li rende indipendenti e non soggiogati. Noi che li immaginiamo animali domestici, che li vediamo sempre solo in maneggi o sulle piste di gara, rinchiusi in box, sottomessi, ahimè, all’uomo e ai suoi capricci, abbiamo potuto riscoprire l’enorme emozione di fare una curva nel bosco e ritrovarceli davanti, mentre pascolano e ci osservano da vicino, oppure da lontano, arrampicati su una collina, a godersi le ultime luci della sera indisturbati, e pronti ad andare a ripararsi tra gli alberi.
Ho scoperto una terra generosa e ricca di sapori, selvaggia come i suoi cavalli e al tempo stesso ospitale: una terra che ci racconta a modo suo la bellezza di questo Paese, pieno di problemi ma così abbondante di risorse che la speranza di una consapevolezza, da parte di tutti i suoi abitanti, fa sempre capolino. Che Italia sarebbe se fossimo in grado di valorizzarla?
E il primo passo parte da qui, per me: proteggere i cavalli, il loro habitat, per fare affermare la natura coi suoi equilibri e i suoi ritmi, e per una volta essere noi, quelli che si adattano. Una petizione chiede ora il riconoscimento dello status giuridico di questi animali e misure di intervento per proteggerne la vita all’interno del Parco, trovando forme di buona convivenza con la presenza umana un’aumentata consapevolezza del loro valore.

Su Facebook nella pagina I cavalli selvaggi dell’Aveto Wild Horse Watching si trovano tutte le info per conoscere i cavalli, aiutare nella raccolta firme, organizzare un viaggio per andarli ad ammirare.

Buon compleanno a Save The Dogs, speranza (e certezza) per tantissimi animali

Oggi Save The Dogs and other Animals Onlus festeggia i suoi primi dieci anni di attività. Sara Turetta e i suoi collaboratori sono angeli umani che si occupano degli ultimi tra gli ultimi: i cani abbandonati e maltrattati, ma anche gli asini e i cavalli, che in Romania soffrono e vivono in condizioni disperate. In un lavoro che li vede impegnati quotidianamente nella protezione degli animali e nella sensibilizzazione dei cittadini, Sara e il suo team si danno da fare con fatica, qualche lacrima, spesso, ma tanta passione e tanta forza di volontà. E a piccoli passi stanno cambiando le cose: migliaia di animali grazie a loro hanno trovato affetto, cure, e tante famiglie amorevoli.
Le grandi battaglie continuano: sono ancora troppi i maltrattamenti e le prepotenze, la crudeltà e i soprusi. Il lavoro che aspetta Sara è ancora tanto e faticoso. Ma non si può mollare.

Chi ama gli animali non fa distinzioni nella valutazione della sofferenza degli altri esseri viventi: questo è lo spirito giusto con cui si può davvero provare a cambiare il mondo.

Ho conosciuto Sara durante una conferenza a Bologna, un paio d’anni fa: da allora la seguo con attenzione e affetto, e con un interesse speciale per il bellissimo progetto It’s donkey time, un programma di onoterapia (pet-therapy con asinelli) ideato da Save the Dogs e introdotto per la prima volta a Bucarest nel 2012, destinato a bambini disabili, orfani e non. Ripenso con emozione alla prima volta in cui ho visto quelle immagini stupende: asinelli maltrattati portati in salvo, pronti a offrire simpatia, amicizia e coccole a tanti bimbi sfortunati. Un progetto meraviglioso che fa bene a tutti, e che contribuisce a creare le basi per un futuro migliore, fatto di benessere e consapevolezza.
La mia Gemma è un’asina proveniente dall’Est Europa: era arrivata magrissima, impaurita, sofferente. Ora vive serena e regala a me e a tante persone che la conoscono momenti di serenità e spensieratezza: una continua conferma del potere straordinario degli animali, che cambiano e migliorano le nostre vite.

Oggi non potrò esserci, alla festa di compleanno di Save The Dogs. Ma col pensiero sono insieme a voi, pronta a sostenervi nelle prossime battaglie per i diritti degli animali.

Buon compleanno!

L’orribile sfruttamento dei cavalli al Prater, bisogna agire

In natura non farebbero mai certe cose. Non girerebbero in tondo per ore, non avrebbero un pezzo di ferro che sega loro la bocca, non camminerebbero guardando sempre solo davanti, loro, animali erbivori e dunque abituati a osservare il mondo in continuazione. Eppure sono costretti a fare acrobazie, a essere umiliati, sfruttati, maltrattati fino alla morte.

Non me la dimenticherò mai quella sera. Ero a Vienna, la città dove ho lasciato il cuore e che sento la voglia di visitare almeno una volta all’anno. Ero in ottima compagnia. Ero felice. Poi, quella maledetta idea di andare a mostrare al mio compagno di viaggio, che non conosceva la città, anche il Prater.

Lo spettacolo che mi si presentò davanti, improvvisamente, tra una giostra e l’altra, fu terrificante: una giostra in cui tante carrozze giravano in tondo, come se ne vedono sempre alle sagre di paese. Ma qui la perversione aveva superato i limiti: non erano elettriche, e a trainarle erano cavalli veri. Cavalli che giravano quasi su se stessi, col paraocchi, in mezzo alla confusione. Poi la gente scendeva, altra gente risaliva, e loro ripartivano. Come telecomandati. Trattati come macchinette, come burattini. E di sottofondo una musica assordante, chiasso, buio, strilli, flash di macchine fotografiche.

Mi si riempirono gli occhi di lacrime e la serata e quelle successive furono guastate da quel dolore sordo. Da quella tristezza. La mia Vienna, il cuore dell’Europa, vede ogni giorno questi spettacoli penosi. Pensavo al mio tesoro, Ringo, che vive all’aperto, circondato da altri animali e da una natura ospitale e silenziosa. Avrei voluto correre a stringere e baciare quei cavalli, che hanno conosciuto solo fatiche e fruste.

Di chi sono le colpe?
Dell’amministrazione comunale e dello Stato, che permette uno sfruttamento terribile di animali nobili, buoni e generosi, umiliati e sfruttati senza il minimo rispetto delle loro esigenze.
E di tutti coloro che montano su quella giostra, e su quelle carrozze, senza sentire empatia, senza immaginare come possano vivere quelle povere bestie.

Perché a quei cavalli è toccato un simile atroce destino? Perché quei giostrai non provano pietà, non rispettano gli animali? Perché tanta gente non sa immedesimarsi nel dolore altrui?

Ora una petizione su change.org (https://www.change.org/p/no-ai-pony-usati-come-animali-da-giostra?recruiter=158412280&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=mob-xs-action_alert-reason_msg) chiede la sospensione di questo orrore. Serve? Non serve?

Proviamoci.

Quando mi è arrivato l’invito a firmare ho diffuso e trovato un grande riscontro. Esiste ancora un’umanità da salvare, non tutto è ancora marcio, non si è ancora definitivamente perso lo slancio che porta noi sognatori inguaribili (per fortuna) a tentare di migliorare il mondo.

Spero di poter dare presto aggiornamenti positivi.

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