Silvia Allegri, Autore a Silvia Allegri | Pagina 4 di 15
1
archive,paged,author,author-admin,author-1,paged-4,author-paged-4,ajax_fade,page_not_loaded,,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-3.8.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.5,vc_responsive

Author:Silvia Allegri

Estate in città, gli angeli degli animali non vanno in vacanza

Il giro delle pappe del mattino, i turni per una corsetta, la pulizia dei box, il controllo delle ciotole con l’acqua. Ma soprattutto una carezza, una coccola, una spazzolata.
Loro sono Anita, Barbara, Nicoletta, Anna, Monica, Martina, Edi, Teo, i volontari che ho incontrato ieri mattina al Rifugio Enpa di Verona. Certo, non è una casa, ma è un posto comunque il più possibile confortevole per centinaia di animali che si sono ritrovati senza una famiglia: cucciolate intere abbandonate sulla porta d’ingresso, cani sequestrati e salvati da situazioni di maltrattamento, cani che semplicemente non hanno mai incrociato lo sguardo di un umano disposto a farli entrare nella sua vita.
“A volte sento persone che entrano qui per adottare un cane ma si lamentano: questo è brutto, questo non ha un bel pelo, questo non è abbastanza giovane”, racconta Nicoletta, che trascorre molte ore al giorno al rifugio prendendosi cura degli ospiti con un amore che commuove. “Sappiamo magari che comunque queste famiglie possono tenere un cane in condizioni ottimali, e facciamo finta di niente, e cerchiamo di trovare un cane adatto a loro. Perché una buona adozione è sempre importante: un animale che trova casa lascia spazio per un nuovo ospite. Ma questi commenti mi fanno tristezza: si dovrebbe guardare oltre”.
Dietro un paio di occhi dolci si nascondono storie di abbandono, di solitudine, di paura. E ci sono quegli animali timidi che non sanno farsi largo, magari non splendidi, ma cosa conta poi la bellezza? “Bello è ciò che amiamo”, dice Nicoletta.
Monica si occupa dei gatti, e mi accompagna a conoscerli. Sono tantissimi: adulti e cuccioli, di ogni colore, giocherelloni o timidi, vivono in spazi ampi e ognuno ha il suo nome. I volontari raccontano le loro storie mentre sbrigano velocemente il loro lavoro: pappe speciali per animali malati, pomate, medicine, e tanti piccoli accorgimenti, per rendere la vita di queste bestiole il più possibile serena.
ieri era ferragosto, le città sono ancora vuote, e i rifugi d’Italia sono pieni di quegli animali che sono stati scaricati da chi adesso se ne sta in spiaggia, a godersi il mare e il sole.
Sono felice di aver scoperto questo posto: temevo di non reggere, ma in questo rifugio gli animali ricevono una miriade di attenzioni, non sono dei numeri, e i volontari fanno un lavoro meraviglioso per rendere breve la permanenza nei box, seppur belli, e costruire un futuro sereno ai loro ospiti in una casa vera. “Un salotto e un giardino sono comunque meglio di un box”, dice Romano Giovannoni, presidente Enpa Verona.
Sono felice di averlo scoperto adesso, il rifugio, in piena estate. Ne scrivo, conosco chi ci lavora, ma fisicamente non ci ero mai stata. E ci tornerò al più presto. C’è chi investe i propri giorni di ferie per prendersi cura di queste bestiole, ognuno regala il tempo che può, e soprattutto c’è la grande consapevolezza che non esistono vacanze in certi posti. Ogni essere vivente ha le sue necessità, ogni giorno.
“Quando sto qui sto bene”, dice Nicoletta. “In mezzo agli animali ho ritrovato la serenità, loro ripagano le nostre attenzioni con un amore sconfinato”.
Anche ieri ho avuto una nuova conferma: senza i volontari questo paese sarebbe in ginocchio. Bello, allora, guardare con riconoscenza a quella fetta di umanità che sa essere generosa, anche col proprio tempo. Grazie!

Belli, forti, affascinanti, ma li vogliamo sempre morti

Una mamma difende i suoi cuccioli, che sia una gatta o una mucca, una lupa o un’umana. Li difende con i mezzi che la natura le ha dato a disposizione.
Ma gli umani non ci stanno. Gli umani che storpiano la natura, facendo amare ai bambini Peppa Pig ma facendo intanto mangiare il prosciutto di una peppa pig qualunque, torturata in un allevamento, facendo guardare i cartoni animati di Winnie the Pooh e di Yoghi ma insinuando in quelle anime innocenti il terrore verso l’orso cattivo, si rifiutano di accettare ciò che dovrebbe essere normale, lecito e bello: un animale vive in un luogo che è il suo habitat, difende quel luogo e si rifugia nella natura, in quella natura dove è nato e dove è giusto che resti.

Cosa si fa se un lupo torna in montagna, se un orso vive in un bosco? Si mostrano i graffi e le ferite ricevute dagli umani che si sono imbattuti nella belva, si mostrano gli erbivori sventrati dal lupo. Quegli stessi erbivori che tornano poi nelle stalle buie a vivere sommersi di escrementi fino al giorno in cui moriranno in un macello.
Gli animali selvatici tornano a ripopolare le montagne e i boschi ma turbano le famiglie a spasso con cestini per raccogliere i funghi, e allora cosa fare? Si prendono in mano i fucili, ci si accanisce in decine e decine contro uno, e giustizia è fatta.

La belva non può osare: non può turbare un pianeta che l’uomo crede fatto su misura per le proprie esigenze. Anche il bosco deve restare un bosco magico e tranquillo, guai a trovare un animale che ci mette in pericolo.
Facciamo bruciare milioni di ettari di foresta ogni anno per coltivare granaglie da dare agli animali prigionieri degli allevamenti, ma ci rifiutiamo di pensare che in quei tre giorni di ferie all’anno dove ci sembra di riscoprire che esiste una natura bella, vera, incontaminata, qualche belva feroce possa rovinarci la vacanza.

Siamo una società egoista, fatta di gente impreparata a gestire la natura e i suoi abitanti. Non accettiamo che gli animali abbiano voglia di vivere, esattamente come ogni essere vivente. Vogliamo una natura succube, dove gli animali vivono dove decidiamo noi, non importa se dietro le sbarre di uno zoo o in una gabbia di vetro, o in un capannone senza luce, dove noi siamo liberi di guardarli e ucciderli dopo averli disarmati.
Vogliamo una natura succube alla nostra meschina esistenza: non siamo capaci di difenderci, non accettiamo le leggi della natura, il modo migliore allora è sparare, uccidere, imprigionare, torturare, e poi inventare mille giustificazioni per riappropriarci di un mondo che abbiamo storpiato e distrutto.
Non serve dire che mi vergogno di essere umana.

Allevati e buttati: le cifre dello spreco

11.600 milioni di polli buttati via, 270 milioni di maiali buttati via, 59 milioni di vacche buttate via. Ogni anno. Il 28 per cento della terra agricola mondiale, in altre parole, viene utilizzato per produrre carne che poi sarà buttata nella spazzatura. Queste cifre sono uno scandalo, e purtroppo non sono follia, ma dati reali (Farmageddon – Il vero prezzo della carne economica). Questi milioni di vite non servono a niente: animali nati per vivere in un continuo martirio di prigionia e torture, in quell’assurda macchina di dolore legalizzato che è il sistema degli allevamenti intensivi. Quanto hanno sofferto, e quante risorse sono state consumate per nulla? La quantità di carne sprecata è un segreto che le aziende di produzione non vogliono rivelare. Far morire degli animali per niente è più economico che produrre meno carne.

In questi giorni in cui si fatica a respirare e davanti agli occhi di tutti si presenta il triste spettacolo della terra arida, in un mondo dove il clima è impazzito e le risorse idriche sono sempre più scarse, non si può non riflettere su un sistema marcio di produzione del cibo. Mal distribuito, sprecato, che va ad accrescere la quantità di rifiuti pronti già a soffocarci e seppellirci. Secondo la Fao (dati 2016) un terzo del cibo prodotto sulla Terra finisce nella spazzatura, mentre in alcune zone del mondo non esiste accesso al cibo e all’acqua potabile.

Ritengo sia scandaloso, con quello che abbiamo la possibilità di vedere sul web, mangiare ancora carne, e mi ritrovo spesso a guardare con sconcerto le persone mentre divorano hamburger pagati meno di un euro, o crocchette di ‘pollo’ notoriamente prodotte con gli scarti (inenarrabili) di poveri animali che non hanno mai conosciuto la libertà. Mangiare certa roba significa piegarsi a un sistema dove tutto è lecito, voltarsi dall’altra parte, per poi magari fotografare, inteneriti, un cucciolo di cane dichiarandosi amanti degli animali. Ma significa anche non volersi bene, accettare di ingerire pezzi di bestie cresciute a suon di antibiotici e torture, la cui carne è per sua stessa natura già tossica.

Cosa possiamo fare? Tante cose, importantissime:

1.Comprare ciò che ci serve per sfamarci e basta, senza accumulare cibo che poi finirà, scaduto, nell’immondizia.
2.Guardare a ritroso il ciclo intero di produzione: le nuove tecnologie permettono a tutti di documentarsi, e non è più un privilegio per ricchi, colti, laureati. Si scoprirà che tutte le fasi di produzione, quelle che non consideriamo mentre trangugiamo di fretta un panino col prosciutto o un cappuccino, prevedono nella maggior parte dei casi una serie infinita di torti inflitti alla terra e ai suoi abitanti più indifesi, gli animali.
3. Avere atteggiamenti propositivi e positivi: non c’è migliore arma di un comportamento coerente, e dare il buon esempio aiuta gli altri a capire che tutto è possibile.
4. Ricordare che ogni singolo individuo ha una grande responsabilità, e che il potere dei consumatori è immenso.
5. Fregarsene di chi dice che si sceglie di non mangiare sofferenza solo perché è di moda essere vegani: anche fosse solo per quello, la dieta vegana è comunque l’unica alternativa possibile e coerentemente etica in un mondo improntato al consumismo e allo sfruttamento selvaggio delle risorse. E a volte le mode servono, no? Quindi ben venga!
6. Ricordare ogni istante che tutti gli animali hanno un’anima e hanno diritto a vivere con dignità.

Tartaruga tra gli ombrelloni, la sorpresa più bella

“Sono arrivato al mattino al lavoro e ho trovato una grande buca, il mio primo pensiero è stato: qualche ragazzino si mette a scavare nella sabbia anche di notte? Ma poi ho saputo che il guardiano aveva avvistato una tartaruga, all’alba, che risaliva nella sabbia”. È emozionato Doriano, del bagno Paglicci a Marina di Campo, isola d’Elba, quando mi racconta ciò che è accaduto nella notte del 20 giugno. Ha 47 anni ma non aveva mai vissuto un’esperienza simile e questo evento straordinario ha colto lui, e colleghi, di sorpresa. Sulla spiaggia, non lontano dalla battigia, una tartaruga Caretta Caretta ha deposto le sue uova, ed è ripartita. Sul posto sono stati chiamati gli esperti dell’Acquario dell’Elba, che si trova proprio a Marina di Campo, sul versante occidentale dell’isola, e della guardia costiera che hanno trovato anche il primo uovo deposto, in mezzo agli ombrelloni. “Abbiamo allertato la capitaneria di porto, il sindaco, e anche Legambiente si sta interessando”. Non si sa quante siano, le uova, grandi come una pallina da ping pong. Ma di sicuro sono svariate decine. Il ‘nido’ è stato transennato per tutelare la nidificazione, sarà installata a breve una telecamera che veglierà su questo quadrato di sabbia notte e giorno, e l’attività balneare è ripresa regolarmente. O quasi: “La curiosità e l’emozione sono fortissime”, confessa Doriano. “Non vediamo l’ora che le uova si schiudano, e che le piccole tartarughe vadano in mare”. L’evento ha una straordinaria valenza scientifica, e attirerà sicuramente studiosi e appassionati. Si tratta non solo della prima nidificazione accertata all’Isola d’Elba, ma anche di quella in assoluto più a nord di tutto il bacino del Mediterraneo. E conferma che il clima è cambiato, se questi animali si spostano così a nord, ma che l’ambiente è pulito e accogliente.
In spiaggia la vita continua, tra bagni in mare, buone letture sotto l’ombrellone e passeggiate. Ma sapere che esistono qui vicino queste uova emoziona: la natura ha reso possibile un altro piccolo miracolo.

Rondoni, dove ammirarli e come proteggerli

Dopo i mesi di silenzio sono tornati nelle città di tutta l’Europa, a occupare gli stessi nidi dell’anno precedente. Guardare saettare nei cieli delle città è una gioia, e il simbolo di una nuova stagione che sta per iniziare. Loro sono i rondoni: il Rondone comune (Apus apus) e il Rondone pallido (Apus pallidus) nidificano in colonie sfruttando nicchie, cavità e buche pontaie di edifici storici e moderni. Ma le ristrutturazioni e manutenzioni tendono progressivamente a chiudere queste cavità, distruggendo le colonie. Ecco allora una bellissima iniziativa: Sos Rondoni. Obiettivo: far conoscere ai cittadini questi animali e promuovere buone pratiche per la tutela dei nidi insieme a chi ha il compito di gestire il patrimonio edilizio cittadino, storico e moderno. L’iniziativa è promossa da Progetto Natura Onlus, con il sostegno di Fondazione Cariplo e il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. “SOS Rondoni è un’iniziativa di Progetto Natura Onlus con il sostegno di Fondazione Cariplo che si propone di tutelare i rondoni coinvolgendo e sensibilizzando i cittadini”, spiega Andrea Pirovano, presidente Progetto Natura Onlus; “ma anche coloro i quali hanno la responsabilità di gestire e curare il patrimonio edilizio storico e moderno milanese, per trovare insieme delle buone pratiche a tutela dei nidi di questi uccelli dalla biologia complessa e affascinante”.
Tra le proposte, il censimento e la mappatura delle colonie milanesi per fornire agli enti gestori uno strumento per pianificare 
gli interventi sul patrimonio edilizio, tenendo in considerazione la presenza delle colonie. E i attiva anche nel monitoraggio dei rondoni: per segnalare una colonia si potrà utilizzare la App iNaturalist (progetto SOS Rondoni). Il primo appuntamento è oggi, sabato 17, al Castello Sforzesco di Milano, dove sarà presentato il progetto e si potrà partecipare a una visita guidata alla mostra sui rondoni. Per domenica 18 e giovedì 22 altre iniziative: una biciclettata, e il censimento itinerante delle colonie. E ci sarà anche una webcam indiretta dal nido di un rondone. Naso all’insù e nuova consapevolezza, quindi. Per riscoprire questi ospiti meravigliosi delle nostre città.
Per informazioni e contatti:
Progetto Natura Onlus – Piazza Mirabello 2, 20121 Milano

www.progettonaturaonlus.org 
SOS Rondoni
[email protected]
Tel: +39 339-175344
www.facebook.com/SOSrondoni/
@SosRondoni

La natura è crudele? Ecco perchè ci serve pensarla così

La morte provocata da ‘belve feroci’ si trasforma in uno show da usare quando ci fa comodo. Ha fatto il giro del mondo in pochissime ore il video choc in cui si mostra la fine atroce di un asino mandato vivo nel reparto di un orso in uno zoo della Cina. Come ha fatto il giro del mondo, pochi anni fa, anche la notizia di una giovane giraffa uccisa e data in pasto ad altri ospiti carnivori in uno zoo europeo. Indignazione, sconforto, pietà per queste povere vittime, che si trasformano in simboli della crudeltà e della ferocia di altri animali. Orsi, leoni, tigri si trasformano in carnefici spietati, e aiutano a trovare un alibi. Gli umani, sembra quasi che vogliano cercare conferme costanti della cattiveria della natura, che non perdona e non conosce tenerezza. Ma noi come siamo invece?
Quasi sempre, noi non ci sporchiamo la bocca di sangue, non ci imbrattiamo il corpo, lasciamo che siano altri a uccidere per noi.
La percezione distorta del mondo naturale ci fa suddividere gli animali in categorie funzionali esclusivamente al nostro interesse. Mettiamo in scena la morte di animali, e ci dimentichiamo di quella morte che non è spettacolo, ma routine. Milioni di pulcini tritati vivi perché maschi, e quindi inutili nella produzione di uova.
Milioni di animali che si aggrediscono l’un l’altro per la disperazione di ritrovarsi chiusi tutta la vita in gabbie addirittura insufficienti a contenerli, per come sono strette. Milioni di animali tenuti prigionieri che non conoscono la luce del sole e il profumo dell’aria. E soprattutto che non conoscono e non hanno mai conosciuto la libertà.
Da amante degli asini e di tutti gli animali non posso non soffrire di fronte a questi filmati che mostrano la sofferenza degli animali che noi consideriamo d’affezione. Ma sono convinta che la morte che va in scena diventi un passatempo soprattutto per persone che forse hanno poche conoscenze, volutamente poche, di come siano complesse le leggi della natura.
Peccato che non faccia scalpore, nel nostro mondo fatto tutto a misura delle nostre esigenze e nient’altro, la morte in serie di animali di cui non si conoscono nemmeno le fattezze, tanto siamo abituati a vederli già confezionati nel banco frigo o cucinati in un piatto. E non fa scalpore nemmeno il lamento inaspettato di un vitellino che cerca la madre e deve stare in una gabbia, senza bere quel latte che gli spetta di diritto, perché deve essere usato per gli umani, adulti e svezzati da tempo, magari.
Se tutti fossimo capaci di superare quella stupida barriera mentale che ci fa dividere gli animali in essere affascinanti da ammirare e esseri utili solo per andare al macello forse saremmo capaci di godere degli spettacoli veri: quelli, meravigliosi, che ci offre la natura, quando viene lasciata in pace.

Dal dramma… alla consapevolezza

Se avessi avuto ancora un minimo dubbio, questo se ne sarebbe andato per sempre. Ho vissuto giorni di fortissima angoscia, pieni di paure, sconforto, incertezze, preoccupazione. Al centro di questo dramma, uno dei miei animali. Quando si insinua il sospetto che una brutta malattia te lo possa portare via la disperazione piomba addosso come un macigno. Ti scorrono davanti i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni vissuti insieme e ti sembra impossibile che qualcosa di drammatico possa interrompere questo tempo sereno..
Ma ciò che mi ha sconcertato, in quei giorni tremendi, è stata la reazione delle persone. Alcune le ritenevo di fiducia, care, amiche. Ma sono stata accolta con un cinismo e un’indifferenza che mi hanno quasi distrutto. In quei giorni è come se si fosse spostato dai miei occhi, cadendo per sempre, un velo, tanto impercettibile quanto resistente, che mi separava dal mondo esterno facendomi credere ciò che in realtà non esisteva. Il mio dolore, la mia preoccupazione mi hanno fatta sentire lontana da tutto e da (quasi) tutti. Mi sono sentita sola, a un certo punto, priva di certezze che avrei dato per scontate fino al giorno prima.
Ma come sempre a fronte di una cattiva esperienza ce ne sono di buone. Lui adesso, il mio adorato quattrozampe, sta bene. Io sono rinata. Guardiamo avanti godendoci ogni giorno che ci vedrà insieme.
Ma quella consapevolezza resta e si è trasformata in un nuovo atteggiamento: disponibilità, cortesia, apertura al mondo, ma con le orecchie in alto, come gli asini, dai quali non smetterò mai di imparare.
Loro sanno insegnare la pazienza e la giusta diffidenza, quella che serve per misurare davvero chi abbiamo davanti, e come tutti gli animali non recitano. Sono così, come li vediamo. Accoglienti ma attenti.
Ho trovato un enorme sostegno anche dalle associazioni che sono nate per loro, per difenderli, questi animali. Grandi e forti, eppure fragili di fronte all’ottusità umana, che spinge troppo spesso ad agire con egoismo, dimenticando invece l’importanza dell’empatia. Non potrò mai dimenticare le telefonate e i momenti condivisi con Sonny, Nadia, Lorenza, Emanuela, Michela, Mari. E naturalmente la presenza di quegli amici stretti e affettuosi che partecipano a gioie e dolori con vero trasporto.
Un’esperienza negativa si trasforma allora in un tesoro, che arricchisce e aiuta ad affrontare con un nuovo spirito le difficoltà che si presenteranno. E che mi consente di aver capito, una volta di più, che chi mi ama, ama anche i miei animali, le mie angosce, le mie paure.
I giorni drammatici sono diventati uno stimolo ulteriore a scrivere, studiare, comprendere quali sono le persone su cui potrò fare affidamento in futuro. Promuovere un cambiamento e una nuova bella relazione tra persone e animali, tra animali e persone.
Grazie Ringo, e grazie anche a chi mi ha sostenuto nei momenti più difficili, con competenza e partecipazione.

A spasso con il cane per scoprire tanta bellezza

Finalmente è arrivato, e quando lo si vede pronto e fresco di stampa ci si commuove sempre.
A spasso con il cane raccoglie trenta itinerari nella provincia di Verona. Scritti per Verona fedele, questi ‘diari’ di passeggiata si sono trasformati in una piccola guida per chi, come me, insieme al proprio cane ha voglia di scoprire la bellezza che ci circonda. Si tratta di castelli, parchi, rive di un fiume, boschi, fontane, borghi antichi, distese di vigneti o di risaie, in molti angoli della provincia di cui spesso non si è mai sentito parlare.
Per me, ognuno di questi itinerari è legato a un ricordo, a un sentimento. Spesso mi è capitato di partire da casa conoscendo la zona in cui sarei voluta arrivare soltanto per sentito dire. Partivo un po’ all’avventura: una mappa, un indirizzo, un’idea vaga. Poi appena si arriva in un posto nuovo ti si apre un mondo, grazie anche agli incontri che avvengono per caso: scopri così che un passante conosce il presidente di un’associazione di promozione locale del territorio, che una persona seduta al bar ti può raccontare la storia della costruzione di un vecchio castello, che due amici di passaggio in bicicletta hanno sperimentato un percorso sconosciuto e ti indicano come raggiungerlo.
Rileggendo queste trenta tappe mi emoziona pensare a questi incontri, alla passione delle persone semplici per la loro terra, alla storia incredibile che può nascondersi dietro la realizzazione di una casa, di un’oasi, di un giardino.
Mi auguro di accompagnare con Feuer tanti viandanti. Che siano soli, o col proprio cane, o con un amico o con un libro, potranno assaporare i tesori dietro casa, e trascorrere all’aria aperta il loro tempo, tornando a casa sempre arricchiti.
E spero di ricevere le vostre foto: mandatemi la vostra passeggiata con il cane a [email protected]
Buon cammino!

Con gli animali, per riscoprirsi

Le attività che proporrò nel 2017 presso il maneggio Basalovo (Stallavena, Verona) sono il frutto di esperienze maturate in questi anni in diversi ambiti: la didattica con gli animali, la riflessione sulle proprie potenzialità, la capacità di risolvere conflitti, l’approccio all’animale in una più ampia ottica di rispetto della natura, la relazione tra animali e ambiente.
Ci saranno giornate dedicate alle famiglie e ai bambini, che hanno un estremo bisogno di ritrovare il contatto con la natura; ma anche momenti dedicati esclusivamente agli adulti, perché gli animali hanno molto da insegnare anche a chi è già cresciuto. La sfida è proprio questa: rinunciare a quelle barriere mentali e a quei tabù che ci condizionano costantemente, per riprendere contatto con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda.
Avremo molti ospiti: giornalisti, studiosi, ma anche artisti, educatori, cuochi, che ci racconteranno il loro mondo, spesso strettamente connesso con la natura più di quanto ci si potrebbe aspettare.
I percorsi saranno articolati e di volta in volta, temo permettendo, saranno comunicate le date degli incontri.
Le giornate saranno a numero chiuso: poche persone, per permettere a tutti di assaporare profondamente le esperienze che proporremo, in assoluta tranquillità.
Tutte le informazioni al mio numero: 3407785136.
Vi aspettiamo.

Con WikiOnoterapia si apre una nuova stagione quattrozampe

Sta per arrivare la primavera e a Basalovo è tutto pronto per una fitta serie di appuntamenti con i nostri asini e cavalli, ma anche con i cani, i gatti, l’orto, il bosco. Ad aprire le attività è un gruppo di studentesse del corso di Laurea Magistrale Management e Gestione dei Servizi Educativi (Università di Padova), che illustrerà domani la voce Onoterapia di Wikipedia. L’obiettivo è quello di aiutare a capire il mondo complesso ed estremamente articolato delle attività assistite con gli animali, in questo caso gli asini. Il concetto stesso di ‘terapia’ potrebbe creare fraintendimenti, ed è stato purtroppo inflazionato. Per questo si avverte la necessità di offrire chiarezza sulle numerose tipologie di percorsi che sono proposti in compagnia degli animali. Ci sarà spazio per un dibattito e un confronto, resi più belli dalla presenza dei nostri animali, che permetteranno di metterci subito alla prova, e capire in cosa può consistere un contatto con asini, e naturalmente anche cavalli, in un contesto tranquillo e protetto.
Sarà l’occasione per incontrare, dopo i mesi invernali, Ringo, Gemma e Barone. Per rivederci e raccontarci, per conoscere nuove persone interessate a questo mondo naturale e slow, e per presentare a tutti le iniziative che abbiamo preparato per quest’anno. Appuntamenti importanti, mirati soprattutto alla crescita personale, alla consapevolezza delle proprie emozioni, al dialogo con l’altro, non importa se abbia due piedi o quattro zampe.
Vi aspettiamo.