Silvia Allegri, Autore a Silvia Allegri | Pagina 2 di 15
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Author:Silvia Allegri

Giusto, non comodo

Ciò che è giusto è meglio di ciò che è comodo. Il mio percorso che mi ha portato a scegliere uno stile di vita vegano è stato lungo, ma per fortuna non troppo. Perché rimandare a domani spesso significa non riflettere su un dato drammatico: ogni giorno trascorso mangiando prodotti derivati dai lager è un giorno trascorso da complici.

Il ragionamento, pensandoci, è talmente semplice che viene da chiedersi: ma perché non l’ho fatto prima?

Ed è più o meno così:

  1. amo gli animali
  2. non sopporto vederli soffrire
  3. gli animali che finiscono nel mio piatto e i prodotti derivati da animali nascondono atrocità inaccettabili, sofferenza, sfruttamento, solitudine, mancanza di dignità, agonia
  4. io allora scelgo di non scegliere questi prodotti.

Facile, no?

Sono una persona e sulla terra siamo quasi 8 miliardi, la mia scelta vale per uno, è vero. Ma forse qualcuno potrà seguire il mio esempio, e aggiungere quel piccolo ulteriore passaggio, l’anello mancante della catena, arrivando a fare un percorso mentale che porta inevitabilmente a scegliere ciò che è giusto, invece di ciò che è comodo.

Certo, si fa fatica a non rispondere alle provocazioni di chi ci prende in giro, quasi fosse una colpa la scelta di essere coerenti. Si fa fatica, almeno per chi non è esperto di cucina come me, a imparare nuove ricette, scoprire ingredienti alternativi, informarsi. Ma la fatica regala adrenalina e raggiungere un traguardo è una grande soddisfazione. Si fa fatica anche a incoraggiare le persone, che si sentono piccole e impotenti di fronte allo scempio che vediamo, quell’orrore che i muri dei macelli e degli allevamenti lager cercano di nascondere. Ma è nostro compito incoraggiarli, e far capire loro che il potere dei consumatori consapevoli è enorme. Possiamo scoprire quanto è divertente cucinare cose buone e etiche, colorate e sane, senza introdurre nel nostro stomaco infinita tristezza.

Il mondo è pieno di violenza, soprusi, cattiveria nei confronti degli animali, ma cresce il numero delle persone che ha scelto di dire basta e non si permette più di considerarli come merce, carne, oggetti inutili. La relazione con gli animali regala una forza inaudita, arricchisce, rende la vita meravigliosa. E noto con grande piacere che questa nuova sensibilità è in aumento tra le persone che davvero possono fare la differenza, i giovani.

Chi li ama davvero non fa distinzioni. Non esistono animali da carne, da uova, da latte, da pelliccia, da laboratorio, da compagnia. Ma come possiamo accettare queste schifose etichette? Esistono animali, che sono animali e basta, esattamente come lo siamo noi, e hanno diritto a vivere bene, in linea con le loro esigenze, rispettati e liberi, anche se questo mondo ormai a misura di uomo ha ridotto sempre più i loro spazi vitali.

Ogni giorno possiamo fare ciò che è giusto e fare la differenza. L’effetto sarà immediato: vivremo in armonia con noi stessi e con i nostri cari animali.

Empatia e complicità: la mia idea di ‘pet-therapy

Empatia, progettualità, percorsi di benessere, tutela della natura. Questa è la mia idea di pet-therapy, parola peraltro ormai caduta in disuso, ma che comunque resta ancora il termine di riferimento quando si parla di attività assistite con gli animali. Non sfruttamento ma amicizia e complicità, all’insegna della calma e della passione. Saranno questi i temi del mio intervento  alla fiera di Vita in Campagna, a Montichiari, dal 23 al 25 marzo 2018. L’evento, organizzato dal giornale Vita in Campagna con cui collaboro, è un appuntamento molto amato dagli appassionati di agricoltura, piante, piccoli allevamenti, ed è quindi un’occasione preziosa per intercettare persone già interessate al mondo agricolo, ma che forse devono ancora scoprire un diverso approccio.

Nello spazio che mi è stato proposto affronto ogni giorno tre tematiche che mi stanno molto a cuore: le terapie con gli animali, un viaggio alla conoscenza dell’asino e l’agricoltura sociale. Ed è un piacere raccontare a chi mi ascolta le mie esperienze in campagna, che mi hanno permesso di arricchire le conoscenze tecniche ma anche di provare su di me l’effetto straordinariamente positivo di una relazione intensa con la natura e i suoi animali.

Mi auguro di trasmette al pubblico non solo nozioni basilari su come intraprendere una formazione nell’ambito delle terapie assistite con gli animali, o un progetto di agricoltura sociale, ma soprattutto la passione per la natura: passione che implica pazienza, rispetto, osservazione silenziosa, capacità di adattamento, talvolta spirito di sacrificio. E soprattutto l’attenzione al benessere degli animali, che sono nostri preziosi collaboratori e che per questo necessitano di attenzioni e di tranquillità. Solo così lo scambio diventa fruttuoso. E gli animali sanno insegnarci tanto, nel modo di relazionarsi tra loro. Insomma, mettiamo da parte la presunzione tutta umana che da sempre ci guida, e diventiamo per una volta ‘allievi’ degli altri esseri viventi, che di solidarietà ne sanno.

Nel corso di questi incontri è bello confrontarsi con persone curiose, anche scettiche magari, che pongono diverse domande sulle modalità di relazione con gli animali. Ho scelto di adottare un atteggiamento di apertura verso l’altro, soprattutto quando non la pensa come me. È troppo facile parlare con chi ha il mio stesso sentire. Mi piace di più capire le ragioni di chi la pensa diversamente e per esempio considera gli animali solo come una fonte di reddito. Con calma e pazienza questi incontri diventano un’occasione per proporre un nuovo approccio, diametralmente opposto a quello della tradizione, basato sull’empatia, e dove l’animale diventi un compagno di avventure e di vita, da valorizzare e dal quale imparare. Senza costrizioni, senza esagerazioni, nel rispetto assoluto della sua voglia di comunicare ma anche di stare da solo, se lo desidera. Perché la ‘terapia’ è anche questo: il rispetto dell’altro nei momenti di vicinanza e di lontananza, di affetto esplicito e di silenzi.

Ci vediamo il 23, 24, 25 marzo 2018 al padiglione 4, ogni giorno alle 9.30, 12 e 14.45.

Chi sono i soci di teamvegan? Intervista a Sara

Cari amici di teamvegan, eccoci qui, a parlare di noi soci in questa nuova avventura!

Siamo partiti in tre, adesso piano piano si aggiungono nuovi sportivi veg al nostro team.

Ecco allora una nuova proposta: quattro chiacchiere con i soci, per capire meglio le loro motivazioni. Qui di seguito scopriremo qualcosa di più su Sara Pancot, triatleta italiana che vive a Vienna da molti anni. Buona lettura!

Sara, raccontaci la tua passione per lo sport. Quale disciplina in particolare ti piace di più?

Pratico sport fin da quando ero bambina. Ho iniziato con il nuoto per poi passare all’atletica leggera e allo sci.

Ho sempre fatto corse e piccole gare podistiche (staffette e mezze maratone).

Due anni fa sono passata al triathlon aggiungendo come disciplina il ciclismo. Quest’anno proverò per la prima volta la mezza distanza (nuoto: 1900 mt; ciclismo 90 Km; corsa 21 km)

Cosa ti ha spinto a diventare vegana?

Ero vegetariana da tre decenni quando un giorno mi è stata rubata e mangiata la mia gallina. Era il mio animale domestico, come per altri può esserlo il cane o il gatto. Ero furibonda e addolorata. Quasi per scherzo e per protesta ho detto che sarei diventata vegana. Ho iniziato ad informarmi e mi sono sorpresa di non esserlo diventata prima!

Come e dove hai imparato ad alimentarti in modo corretto?

Ho sempre fatto molta attenzione all’alimentazione. Il nostro cibo è il carburante del nostro corpo-motore. Non è difficile informarsi dopotutto. Ci sono così tanti libri e Internet è pieno di informazioni utili

Raccontaci un aneddoto sulla tua vita di sportiva vegana: un momento emozionante, un’avventura piacevole, un incontro speciale…

Dopo una gara podistica mi avvicino al buffet di un tendone e guardo cosa posso mangiare. Il signore che serve mi dice “hai gareggiato? Sei stanca? Prendi questo!” offrendomi una salsiccia, io gli rispondo “no grazie, molto gentile ma sono vegana, non mangio carne” e lui dice “ah capisco, allora prendi questo”, e mi tende con la mano un pezzo di petto di pollo fritto!

La tua ricetta segreta per ricaricarti dopo una fatica sportiva

Quando l’allenamento diventa duro elimino lo zucchero dalla mia dieta. Seguo i consigli di Brendan Brazier e della sua dieta thrive diet che accelera le capacità di ripresa del nostro organismo dopo uno sforzo fisico. Barrette di frutta secca e semi di sesamo, facili da fare e da trasportare. Oppure fette di polenta abbrustolite con semi di lino e olio d’oliva.

Perché diventare soci di teamvegan.it? Dicci almeno tre buone ragioni.

Perché è un modo efficace e semplice di dimostrare sulla propria persona che un’alimentazione di origine vegetale porta a risultati sorprendenti.

Per conoscere altre persone che la pensano allo stesso modo e scambiarsi informazioni utili.

Perché è stimolate e divertente. Si può dire “basta” anche con meno rabbia.

 

Vi aspettiamo!

 

Correre per loro, la fatica e l’amore per gli animali

Correre, e farlo per loro. Sono una matta, mi dicono, non è una novità, ma mai come adesso posso dire di andarne fiera. In questa sfida con me stessa per diventare ciò he non sono mai stata realmente, una sportiva, mi è arrivata una sferzata di energia improvvisa, grazie a un breve viaggio. Ho fresche nella memoria delle sensazioni forti e contrastanti: l’aereo che decolla sotto la neve e mi fa atterrare sotto un sole splendente, il tepore, la bellezza delle lunghe chiacchierate, il vento, la voglia di vagare senza meta e perdersi. Sono i primi giorni di marzo e la Grecia mi regala un’esplosione di fiori primaverili, colori nitidi e un tepore fantastico che mi riscalda le ossa. Questa piccola parentesi di spensieratezza mi aiuta a concentrarmi sui miei obiettivi. Essere diventata la presidente di Teamvegan.it mi ha messo di fronte a un dovere: dare il buon esempio. Non poteva esserci occasione migliore, quindi, per allenarmi, correre e sudare lungo il mare, con una natura così bella da farmi dimenticare la fatica, i crampi ai polpacci e il fiato corto. A questo si sono aggiunti altri desideri: visitare quel luoghi che hanno reso la maratona una leggenda, ricordare quell’eroe dell’antichità in onore del quale oggi esiste questa corsa faticosissima, il sogno di ogni atleta. Un’amica, il suo cane, finalmente un po’ di tempo per noi, cibo semplice, genuino e profumato, spiagge deserte e quel piccolo museo dedicato alla maratona. Le sculture nel cortile esterno mi emozionano, e mi fanno pensare alla magia della fatica. Una fatica fisica che io ho deciso di affrontare per la causa che mi sta più a cuore: il benessere degli animali. La vita mi ha messo davanti un’occasione inaspettata: rimettermi in gioco mentalmente e fisicamente, darmi una disciplina, dimostrare  che la mia scelta di non nutrirmi di nulla che derivi dalla sofferenza degli animali è perfettamente compatibile con lo sport. Adesso devo e voglio correre. E già l’universo mi ha messo sulla strada delle persone di grande energia, che sembrano essere arrivate apposta per infondermi coraggio. E dunque, avanti. Con la forza di volontà e l’amore immenso per gli animali.

Galline? No, molto di più. Ecco Tina e Nina, compagne di vita

Simpatiche, affettuose, a volte un po’ dispettose, con un carattere forte, vivaci e curiose. In altre parole: galline.

Il primo animale che mi sono rifiutata di mangiare è stato il ‘pollo’. Con questa parola inglobiamo tutti i volatili cresciuti in allevamenti, senza mai chiederci chi siano in realtà queste creature, le più maltrattate della terra. A loro non è concesso nemmeno di essere identificati con uno squallido numero di matricola, come avviene per le vacche, le capre, le pecore. Loro sono stipati sui camion, amputati, disprezzati, derisi e basta. Contati in modo approssimativo, non importa se sono dieci o dodici o venti, l’importante è che possano essere uccisi e venduti senza piume, senza zampe e senza testa. per pochi soldi: la carne di pollo è la più economica, la più piena di ormoni, la più triste.

Ecco perché ho provato subito amore per loro: gli agnelli fanno tenerezza, i vitelli e i conigli pure, e già questo è un lusso visto che chi li mangia non si cura delle loro emozioni. I polli, invece, con quegli occhi vitrei che sembrano sbarrati, con quelle zampe fredde, fanno quasi timore e ribrezzo a tante persone.

Ma tutto cambia quando si ha la possibilità di conoscerli da vicino. E mi ritengo fortunata ad avere incontrato Nina e Tina, due galline dalle piume rosse arrivate nel maneggio dove vivono i miei Ringo e Gemma. Salvate da un allevamento di galline ovaiole, avevano già subito l’amputazione del becco. Ma la loro è una storia bella: vivono adesso in un bel pollaio, spazioso, con davanti l’erba fresca dove andare a raspare e una capanna dove dormire riparate. E ricevono molte visite: umani curiosi che si avvicinano con qualche timore, ma non appena le prendono in braccio si innamorano follemente di loro!

Allora è stupendo raccontare come si comportano, spiegare le sfumature delle loro piume, far scoprire le loro abitudini, e osservarle mentre ci osservano. Amano le coccole, le carezze, quelle che milioni di loro simili ogni giorno non riceveranno mai nello squallore di un allevamento. Loro sono libere di crescere con calma, con il loro ritmo biologico, di fare le uova quando vogliono e dove vogliono, di curiosare e di respirare l’aria fresca, di toccare l’erba.

Ecco, io desidero questo per loro e per tutti gli animali. E forse chi le ha conosciute adesso non vedrà più solo un pezzo di carne da cucinare, nel banco frigo, ma si ricorderà le emozioni che regalano gli animali, quando sono liberi di essere amati e di vivere. Gli allevamenti sono lager, e ogni essere vivente merita di essere felice e vivere secondo la propria natura.

 

 

Vegana per gli animali, vegani per la nostra salute: intervista a Michela Depetris

Per gli animali, per la salute propria, per quella dei suoi pazienti. Ha giocato a pallavolo ad altissimi livelli, ha scritto numerosi libri, passeggia due ore al giorno con Diamond, il suo bellissimo cane che la accompagna anche durante convegni e conferenze. Ma soprattutto, la dottoressa Michela Depetris, medico nutrizionista, si prende cura di persone di tutte le età, desiderose di nutrirsi in modo sano per preservare la propria salute o per ritrovarla, durante o dopo una malattia. Il suo curriculum è davvero vastissimo: per citare solo alcuni dei suoi ambiti di lavoro ricordiamo che è dietologa presso il Centro di Medicina Integrata Artemedica di Milano; esperta in alimentazione vegetariana, vegana, crudista, macrobiotica e nella terapia nutrizionale del paziente oncologico; membro del Comitato Medico Scientifico dell’Associazione Vegani Italiani (ASSOVEGAN) e dell’Istituto per la Certificazione Etica ed Ambientale (ICEA); membro della RETE Nu.V.E.P. (professionisti per la nutrizione a base vegetale in età pediatrica – RETE FAMIGLIA VEG) della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana SSNV.

Chi varca la soglia del suo ambulatorio va incontro a un cambiamento radicale: “Spesso i miei pazienti entrano in studio onnivori, ma escono vegani!”, ci racconta. Perché avviene questo? Perché sfatando dei falsi miti e offrendo una miriade di suggerimenti, supportati da una grande competenza scientifica, Michela Depetris aiuta ad aprire gli occhi. E lo fa soprattutto grazie alla sua convinzione più forte: “Per me il rispetto degli animali, sotto tutti i punti di vista, è imprescindibile”.

Dottoressa, gli sportivi possono seguire senza problemi un’alimentazione vegana?

“Chi sceglie di fare sport e cambiare alimentazione, passando a uno stile vegetariano o vegano, ha molti più vantaggi rispetto a un onnivoro. Le performances sono migliori, i tempi di recupero più brevi e le prestazioni più redditizie: è una questione di biochimica. Inoltre si riduce la produzione di acido lattico che viene tamponato più velocemente grazie all’ambiente alcalino che creiamo nel copro con un’alimentazione a base vegetale”.

Cosa ci suggerisce come colazione o come spuntino, per affrontare la giornata e le fatiche degli allenamenti?

“La colazione deve essere completa e bilanciata: tanto per cominciare bisogna bere per integrare i liquidi persi durante la notte e prevenire la disidratazione: caffè d’orzo, latte vegetale, spremuta, tè verde, succhi di frutta. E poi serve qualcosa di solido per avere un apporto di carboidrati: pane nero, fette biscottate, gallette, biscotti secchi, cereali in chicco o soffiati. Chi ama il salato anche a colazione può mangiare dei fiocchi di cereali con tahin, pasta di olive, patè di tofu. Servono poi gli zuccheri: ecco allora un frutto fresco, o frutta disidratata, marmellata, creme spalmabili di nocciola, mandorle. E poi anacardi, pinoli, pistacchi, olio eztra vergine di oliva: grassi di buona qualità che rallentano l’assorbimento degli zuccheri e danno un senso di sazietà”.

Insomma, ci sono mille modi per nutrirsi senza ricorrere a prodotti derivati da animali.

“A volte alcuni pazienti esordiscono dichiarando che non vogliono nemmeno sentir parlare di ‘vegano’. Io non mi scompongo, ma li accolgo con un vero e proprio banchetto in studio: mostro i prodotti, li incuriosisco, e quando arriva il momento di strutturare la dieta tutto è cambiato: c’è il desiderio di sperimentare questo nuovo stile di vita, e i vantaggi non tardano ad arrivare”.

Come è cambiata la sua vita da quando è diventata vegana?

“Da quando sono vegana, ossia da circa 15 anni, sono più lucida, attiva, energica. Potessi tornare indietro lo farei prima, non mi metterei mai e poi mai a mangiare cibi di origine animale: credo in questa alimentazione per un approccio salutistico ma soprattutto etico. Lo faccio per gli animali. Ci tengo a ricordare che ci sono atleti di alto livello che diventano vegani per rendere di più durante la competizione. Per me, invece, il rispetto degli altri esseri viventi è lo stimolo più forte”.

Grazie alla dottoressa Depetris: siamo felici che abbia accolto con entusiasmo il nostro progetto.

govegan e pratica sport: una ricetta vincente

Govegan, e scopri che etica e adrenalina si prendono per mano. Sto provando oggi l’emozione forte di quando si inizia una nuova sfida: a Veggie Planet Milano ho presentato ufficialmente, poco fa, teamvegan.it, l’associazione sportiva dilettantistica che vuole riunire gli atleti vegani di tutte le discipline sportive. Un’emozione raccontare al pubblico come siamo nati: il contatto con Sara, amica atleta milanese residente a Vienna, l’dea di proporre anche in Italia le attività che svolge teamvegan.at, l’associazione di atleti austriaca che da molti anni partecipa e organizza diverse competizioni sportive e offre consulenza a chiunque decida di affrontare lo sport cambiando alimentazione. E poi la preparazione dello statuto, l’atto fondativo, le idee e i progetti, l’arrivo delle divise. Momenti bellissimi, che danno la carica per affrontare le sfide che ci aspettano.

L’adrenalina è tanta: riusciremo a fare rete, a radunare gli atleti, a coinvolgere e farci conoscere? Spero di riuscire a trasmettere questo entusiasmo: sono contenta di essere riuscita a far convergere la mia passione per lo sport e il mio amore sconfinato per gli animali. Per me gli animali sono compagni di vita, e i soprusi che vedo ogni giorno sono intollerabili.

Non sono più complice di questa macchina degli orrori che li considera come dei numeri, e come me molte altre persone che hanno iniziato a riflettere sulle loro scelte alimentari alla luce di quanto accade negli allevamenti.

Credo che non esistano più scuse: abbiamo a disposizione innumerevoli mezzi per informarci su quanto avviene negli allevamenti e su quanto possiamo fare noi, con le scelte di ogni giorno, per cambiare il mondo.

Govegan: fare sport e alimentarsi correttamente rispettando gli altri esseri viventi è il nostro modo migliore per contribuire al cambiamento. Io sento di avere addosso una bella energia, adesso: sono più leggera in tutti i sensi, mi impegno come posso per far aprire gli occhi a chi non li ha ancora aperti, per pigrizia o per paura, e vado a letto con la certezza che non sono complice della sofferenza di altri esseri viventi.

#govegan!

Sportivi e vegan, la parola al dott. Riccardo Trespidi

Per me è un onore e una vera soddisfazione pubblicare questa intervista. Riccardo Trespidi non ha bisogno di presentazioni: medico, vegano, amante della natura e degli animali in modo sincero e coerente da anni, un punto di riferimento per tantissime persone che amano la vita propria e degli altri esseri viventi. Gli abbiamo chiesto cosa pensa del binomio sport/vegan: ecco cosa ci ha risposto. Siamo contenti di poterlo avere tra i nostri sostenitori nella nuova avventura di teamvegan.it! Per noi essere vegan è il punto di arrivo di un percorso di riflessione e di consapevolezza, e il punto di partenza verso un nuovo stile di vita, rispettoso verso tutti gli abitanti del pianeta, a partire  da noi stessi.

Dottor Trespidi, in questi anni lei ha potuto verificare un aumento degli sportivi vegani? La motivazione quale è: etica, di salute, o secondo lei si tratta di una moda come qualcuno sostiene?

Certamente si!! Gli sportivi vegani sono notevolmente aumentati ed anche a livello super agonistico. Jack Linquvist il campione di ciclismo professionista e Fiona Oakes campionessa interazione nella maratona, sono due esempi della forza della dieta vegana negli sport più duri in assoluto. Brendan Brazier è uno fra i più bravi professionisti IRONMAN del mondo ed anche un esperto di nutrizione. Moltissimi atleti semiprofessionisti o amatoriali hanno scelto la dieta vegan senza avere la minima défaillance nell’attività sportiva. Sottolineo che molti atleti fanno questa scelta alimentare perché incuriositi dalle performance, e solo in un secondo momento, approfondendo il tema, comprendono l’importanza etica e ambientale della dieta basata sui vegetali. Molti atleti invece partono dalla  scelta etica di non fare parte di logiche di morte e su questa decisione, costruiscono il loro avvenire sportivo.

Sport e dieta vegan: quali sono le cose più importanti da fare nel momento in cui si sceglie di abbracciare questa filosofia di vita? Lei consiglia un incontro con un nutrizionista, una dieta vegan personalizzata, o ci sono anche altri strumenti che consiglierebbe per imparare ad alimentarsi in modo corretto?

Una dieta corretta e salutare è un obbligo per chiunque. Mi sorprende molto il fatto che chi decide di eliminare la carne dalla propria alimentazione si preoccupi di fare una scelta corretta. Eliminare la carne dalla propria dieta è una scelta che non implica sostituzioni. LA CARNE (CADAVERI) NON E’ NECESSARIA PER LA NOSTRA SOPRAVVIVENZA. Questo deve essere un concetto chiaro. Le proteine vegetali non hanno nulla di diverso da quelle animali. Il fabbisogno giornaliero di nutrienti è stabilito a livello internazionale e prevede più o meno un 50%  per cento minimo di carboidrati, un 15 per cento minimo di proteine e un 15 per cento minimo di grassi. Non è poi così difficile. A tutto ciò si devono aggiungere le vitamine e i sali minerali, l’acqua in abbondanza, il sole, e l’attività fisica e ovviamente le fibre che si ottengono dagli alimenti integrali, dalla frutta e dalla verdura, così  come i prodotti biologici sono un’ovvia scelta di chi vuole mangiare bene.  Ovviamente le carenze vitaminiche come la B12 nei vegani o di Vitamina D in tutti, cannibali compresi, devono essere implementare con integratori o alimenti con aggiunte. In realtà a mio avviso chi dovrebbe andare dal nutrizionista dovrebbe essere chi abitualmente va da McDonald’s o similari, o da chi abusa in grassi, zuccheri e cadaveri. Lo dico sinceramente e non provocatoriamente. Ritengo l’alimentazione un fatto culturale e ognuno di noi dovrebbe interessarsi se ciò che mette nello stomaco è utile al proprio benessere e alla propria salute. Ho calcolato che in una vita media ognuno di noi introduce circa 15-18 tonnellate di cibo (calcolo approssimativo!!). Chiedo al più ignorante degli ignoranti se introducendo nel proprio organismo fritti, grassi, zuccheri, cereali raffinati, etc. la Sua salute ne guadagni qualcosa. L’inferno dei golosi descritto da Dante nella Divina Commedia è senz’altro una premonizione per chi abusa del cibo in maniera incongrua. Quindi rispondendo alla Sua domanda non credo che il nutrizionista sia la prima scelta da fare, credo invece che approfondire culturalmente le proprie conoscenze sull’alimentazione sia doveroso per ognuno. L’American Institute for cancer research ha calcolato che le cattive abitudini alimentari sono responsabili di tre tumori su dieci.  Internet, libri, corsi di alimentazione imperversano ovunque. Si tratta solo di volersi bene e non abbandonarsi al piacere del palato. Noto con estremo dispiacere che chi ha una cultura superiore, ha anche una maggiore cura della propria salute e dell’alimentazione. Chi invece appartiene al ceto medio basso culturale è poco attento al Suo stile di vita alimentare ed è obeso, diabetico, iperteso, dislipidemico,  insomma affetto da malattie metaboliche che potrebbero essere evitate con una corretta alimentazione. Le televisioni principalmente e i media fanno a gara per proporre programmi dove  i consigli alimentari sono caratterizzati dall’uso di alimenti estremamente nocivi per la nostra salute. I ristoranti fanno a gara per proporre piatti ricchi di grassi, zuccheri, prodotti raffinati. Le uniche oasi in cui si pensa alla salute umana, a quella degli animali non umani e a quella dell’ambiente, sono i ristoranti Vegani dove l’alimento biologico, integrale, senza sofferenza, è proposto agli avventori. Quindi il nutrizionista ha senso se si vuole aumentare la massa muscolare per avere performance migliori nell’attività sportiva. Ripeto però che affidarsi alle proposte di altri per la propria alimentazione è un errore madornale. Ognuno di noi deve amarsi e amare l’ambiente che lo circonda e istruirsi su ciò che introduce nel proprio stomaco.

Lei è vegano: da quanto tempo? Personalmente, quali cambiamenti ha riscontrato nel suo fisico e nella sua vita passando a questo tipo di regime alimentare?

Sono vegetariano da 35 anni. Vegano da una ventina. Dopo un periodo di aumento del peso dovuto all’eccessiva introduzione di carboidrati semplici, ho aggiustato la mia dieta riducendone il consumo e passando a quelli integrali, così ho acquisito un peso adeguato alla mia altezza e mi sento bene. Sono però molto realista, e sono convinto che la possibilità di vivere bene e a lungo abbia come maggiore componente la fortuna. La genetica non è facile da combattere, l’inquinamento dell’ambiente e i pericoli di contrarre malattie sono sempre in agguato, ma se diamo una mano al nostro destino avendo uno stile di vita alimentare corretto potremmo allungare e migliorare la quantità e la qualità della nostra vita.

Ruotano troppi stereotipi intorno alla scelta vegan. Secondo lei le persone temono il cambiamento?

Dal giorno stesso in cui ho cambiato la mia dieta rifiutandomi categoricamente di mangiare cadaveri, sono stato accusato di far parte di una setta di matti, già allora sentivo parlare di moda che sarebbe finita nel giro di qualche mese. Adesso dopo tutti questi anni sento dire ancora che il vegan è una moda. Mah, mi sembra strano. Sento anche molte persone parlare con ammirazione di quelli che  vogliono essere esclusi dalla sofferenza animale ma che non hanno la forza di fare la stessa scelta. Queste persone mancano di personalità e soprattutto di sensibilità. Tengo molto a questa affermazione perché è solo attraverso la sensibilità e l’empatia, che si riesce a superare il bisogno di masticare e digerire pezzi di cadavere ed a non sentirne minimamente il bisogno.

Una scelta etica prima che di salute. Quanto si sta bene alimentandosi in modo corretto nei confronti di altri esseri senzienti?

Grazie per questa domanda, è quella che più mi piace. Il giorno più bello della mia vita (dopo la nascita e l’arrivo dei miei figli) è stato quello in cui ho detto BASTA. La consapevolezza di essere parte di una di una specie che crede di essere l’unica abitante della terra (a tale proposito suggerisco di andare a vedere su internet il film “Terrestri”) e che vede in tutti gli altri esseri che la popolano strumenti da utilizzare a proprio piacimento per mangiarLi, sfruttarLi, ucciderLi, torturarLi mi ha fatto sentire una merda (si può dire merda?). Da quel giorno il solo pensiero di introdurre nelle mie viscere pezzi di cadavere, per quanto gustoso possa essere, mi fa rabbrividire. Sapere di non essere partecipe di tanta sofferenza mi rende felice ma al tempo stesso impotente di fronte alla assurda indifferenza degli altri esseri umani. Ecco perché da allora sono diventato un predicatore (nulla a che vedere con il mondo cattolico), cioè uno stimolatore delle coscienze dei cannibali. Essere coscienti della sofferenza e del dolore che provano gli animali nonumani che finiscono nei nostri stomaci, non è sufficiente per  eliminarli. Solo una consapevolezza ed un cambiamento del rapporto uomo animale in senso generale può dare una svolta. Io vedo il movimento di liberazione animale come una forza che agisce sulle coscienze di tutti, come è stato fatto dal movimento di liberazione degli schiavi e dal movimento di liberazione delle donne. Quando la nostra specie capirà che su questo pianeta tutti gli abitanti, siano essi animali umani o nonumani, hanno lo stesso diritto alla vita allora potrò dormire tranquillamente.  Fino ad allora, la mia serenità interiore è continuamente torturata dalla violenza e dalla brutalità di tutti gli esseri umani che impassibili, indifferenti, continuano a vedere negli altri abitanti della terra cose o macchine da sfruttare.

 

Grazie dott. Trespidi!

 

Ricostruire, si scommette sulla solidarietà

Ripartire, ricostruire, tornare a sperare. Sono queste le parole d’ordine che mi accompagnano ogni giorno da quando sono ritornata dal mio viaggio in Abruzzo lo scorso dicembre. Voglio che a ripartire siano i miei nuovi amici abruzzesi, che non si devono più sentire lasciati soli. Ma voglio ripartire anch’io per tornare a fare visita a loro e a tutti quei dolcissimi animali salvati da un destino atroce.

Ricostruire: bisogna ricostruire le case, le aziende, le strade, gli spazi condivisi, la rete di amicizie spazzata via dal terremoto che ha distrutto tutto. Ricostruire la fiducia nelle persone, ricostruire quella base di relazioni indispensabile per uscire dalla solitudine che deprime e incupisce.

Tornare a sperare che le cose possano migliorare. Tornare a sperare che le istituzioni smettano di essere latitanti e che la vita possa cominciare un’altra volta.

Il viaggio che ho fatto sta portando i primi importantissimi frutti. Il mio grazie va nuovamente a Italpet: Alberto Perina, insieme con Silvia Mazzurana, ha colto la proposta di offrire un sostegno economico a questa nostra piccola grande scommessa. Grazie a loro abbiamo potuto sostenere le spese di viaggio, noleggiare un furgone, portare ai nostri contatti abruzzesi un aiuto concreto, tra crocchette, medicinali, cucce, coperte, raccolti a Verona nei punti vendita del negozio, grazie al contributo generoso di tante persone che si fidano e che hanno voluto lasciare un segno, fare un semplice gesto generoso.

Non è da tutti credere in tre cittadini privati che di questi tempi chiedono un sostegno economico per un viaggio verso luoghi distanti 500 km da noi, ma in realtà distanti anni luce dal nostro modo di vivere e gestire certe emergenze.

Sono passati ormai 25 giorni dal mio ritorno, ma gli odori, gli sguardi, i silenzi che ho intercettato sono sempre con me.

La sera, mentre sono a casa al caldo e scrivo con i miei animali vicino a me, ripenso a quei giri notturni tra frazioni dimenticate dal mondo, in mezzo al fango e alla neve, a soccorrere animali colpevoli soltanto di essere stati abbandonati, ospiti sgraditi e spesso maltrattati. Ripenso ai ragazzi che mi hanno permesso di conoscere questi luoghi, con i quali ho condiviso tante lacrime e tanti sorrisi. Perché oggi tanti di quei cani abbandonati al loro destino, grazie alla solidarietà e alla rete di aiuti che siamo riusciti a creare, hanno una cuccia e delle braccia pronte a coccolarli. Le loro storie saranno raccontate una a una, perché sono imperdibili.

Chi ha creduto in noi ha fatto una scommessa che ritengo vincente: aiutare gli altri perché la solidarietà è un dovere morale.

Oggi, grazie a quel viaggio, sta per nascere un’associazione che si occuperà degli animali. Si torna a regalare speranza e lo si fa con maggiore consapevolezza e struttura. Sono felice di aiutare i miei amici in questo percorso. Da qui, da Verona, siamo presenti in Abruzzo con proposte concrete, con il nostro affetto, con la voglia di condividere le nostre competenze.

Si riparte.

Ricostruzione, le verità che fanno male

La ricostruzione in Abruzzo esiste? Procede? E come? Dopo il secondo viaggio nelle zone terremotate  le emozioni sono tante. Era l’inizio di gennaio dello scorso anno quando ho deciso di vedere coi miei occhi cosa stava accadendo. A distanza di undici mesi rabbia, dolore, angoscia, paura si alternano, nell’animo, di fronte a una situazione che sembra non essere cambiata. Anzi, ho riconosciuto le stesse macerie, gli stessi randagi, la stessa rassegnazione e, purtroppo, la stessa omertà.Se io fossi un sindaco passerei la mia vita a combattere ogni santo giorno per garantire ai miei cittadini i diritti che spettano a ogni italiano: alla casa, alla salute, al lavoro. Si fa fatica a tornare alla routine quotidiana sapendo che a poche centinaia di chilometri da noi, nella nostra Italia, si consuma una tragedia costante e silenziosa. Raccontare è difficile, spiegare cosa si prova, in quel deserto, è impossibile. Ecco, in breve, solo qualche riflessione.

Volontari e randagismo. Ho accompagnato dei cittadini come gli altri, sulla carta, ma in realtà molto speciali, nei loro spostamenti sul territorio per assistere gli animali randagi: la loro dedizione, l’amore nel prendersi cura degli ultimi tra gli ultimi commuovono e fanno pensare al vuoto cosmico lasciato dalle istituzioni. Dove sono i controlli sui randagi? Come vengono investiti i soldi che dovrebbero essere destinati al controllo e alle sterilizzazioni?

Macerie. Troppe, accidenti. Inaccettabile girare per le vie del centro de L’Aquila e riconoscere gli stessi calcinacci, con quell’odore di polvere e cantiere che ti penetra nel naso e testimonia di lavori mai portati a termine. Perché questa ricostruzione non procede come dovrebbe, in un paese che si dichiara civile? Ci sono interi paesi abbandonati, le case per i terremotati che perdono pezzi, dove manca il riscaldamento. Non so quantificare la quantità di risorse sprecate che ho visto.

Rassegnazione. L’ho vista negli occhi e l’ho sentita nelle parole della gente. Le cose non cambiano, ci hanno dimenticati, dicono quei cittadini italiani che oggi vivono in case provvisorie, in quartieri fantasma, dove non ci sono servizi. Che futuro hanno queste persone?

Freddo. Troppo, il freddo, per sopportarlo senza ammalarsi. Le persone sono deboli, le frazioni intorno a L’Aquila sono deserte, e i pochi abitanti soffrono. Gli animali muoiono di fame perché nessuno riesce a portare loro il cibo, in certe zone dimenticate.

Omertà: chi tace diventa complice, chi non denuncia aiuta gli aguzzini. Ho visto animali distrutti dalle botte, cuccioli che muoiono di fame sotto gli occhi della gente, maltrattati nel silenzio perché chi vede si volta dall’altra parte. L’omertà è figlia dell’ignoranza.

Solidarietà. Ecco l’unica cosa positiva. Questo secondo viaggio mi ha permesso di trascorrere del tempo a stretto contatto con persone capaci di donare tempo, denaro e energia per aiutare chi ha bisogno. La cosa più bella che mi è capitata, che mi ha in parte consolato a fronte di tutte le situazioni drammatiche.

Futuro: quale sarà? Cosa ci si deve aspettare? La ricostruzione resta un’utopia? Nel nostro piccolo, noi abbiamo aperto un canale di comunicazione e di contatto, e di certo non abbandoniamo quelle persone stupende che abbiamo incontrato.