Silvia Allegri, Autore a Silvia Allegri
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Author:Silvia Allegri

Tierschutzlauf, Vienna: io corro per loro!

Tierschutzlauf: fatta! Non importa se sono stanca, completamente fuori allenamento e con molto sonno da recuperare. C’è qualcosa che mi fa superare ogni ostacolo: l’amore per gli animali, le creature più innocenti e vere che popolano questo pianeta distrutto dagli umani. Sono ritornata apposta per loro, stavolta, a Vienna: oggi ho preso parte alla corsa internazionale per i diritti degli animali, la Tierschutzlauf, e sono orgogliosa di me e delle migliaia di persone che erano con me. Indossavo la maglietta di teamvegan.it, e insieme a me tanti amici fantastici con cui ho condiviso la fatica. Correvano anche i bambini oggi, rigorosamente vegani, sani e bellissimi, e naturalmente in perfetta forma: un piacere guardarli mentre si riscaldavano e alla partenza!

Ho affrontato la stanchezza perché credo nel dovere di ognuno di noi di portare un messaggio. Correre per me oggi è stato difficile, ma ho avuto il privilegio di farlo. Miliardi di animali sono già morti e purtroppo moriranno ancora per colpa dell’egoismo umano senza aver provato questa sensazione. Moriranno senza aver visto la luce del sole, senza aver avuto il piacere di calpestare l’erba fresca, senza aver mai potuto fare un passo. Immobili, schiavi, umiliati, amputati, massacrati, messi a ingrassare a suon di antibiotici e mangimi. Io corro per loro in tutti sensi: con le gambe, e con le parole. Nei momenti di stanchezza ho pensato che io avevo il privilegio di correre e il dovere di farlo: voglio dimostrare che mangiando un cibo etico e vegetale puoi farcela, e oggi ci sono riuscita.

Spero così che insieme a noi corra anche un messaggio importante: rispettare ogni essere vivente e non considerarlo un oggetto che ci appartiene e che possiamo strapazzare a nostro piacimento. Esserci stata oggi, a Vienna, mi ha fatto sentire parte di una meravigliosa comunità di persone sensibili, toste, che come me hanno affrontato centinaia di chilometri per essere qui, per testimoniare il loro impegno. Ho visto donne e uomini bellissimi, con una forza straordinaria, muscoli potenti e un sorriso indimenticabile. Eravamo tutti lì per lo stesso motivo. Persone belle, e buone: stupendo vedere come mi hanno incitato fino al traguardo, e a nessuno interessa quanto veloce vai, ma quanta passione ci metti! Ed eccomi qui, aspettando già il prossimo appuntamento. A presto, nel 2019!

Anonymous for the voiceless, storie di angeli

Anonymous for the voiceless: sono angeli e sono eroi, per me, gli attivisti dello straordinario movimento che sta cercando di cambiare il mondo, per dare voce a chi non può parlare. Sono milioni, anzi miliardi, gli animali che ogni giorno muoiono per diventare carne e sfamare un pianeta sempre più popolato di persone che non riflettono sulla giustizia, sull’etica, sulla salvaguardia della natura. Per ignoranza, perché fa comodo girarsi dall’altra parte e non guardare, perché è divertente prendersela con chi ha scelto un’alimentazione vegana e rispettosa delle vite degli altri, cercando di pulirsi la coscienza.

C’è chi si dichiara amante degli animali, con un gatto in braccio e un pezzo di prosciutto nel piatto. C’è chi dice di amare gli animali e indossa una pelliccia fatta di pelo di creature scuoiate vive. C’è chi adora il proprio cane ma mangia bistecche di maiali e manzi che nella loro vita non hanno mai visto la luce del sole e non hanno mai avuto la possibilità di camminare sull’erba. Essere vegani non significa fare parte di una setta, significa mettere in atto l’amore per gli animali con coerenza e coraggio.

Ho avuto la fortuna di conoscere due attivisti che nella mia città partecipano al ‘cubo’: con altri anonymous hanno il coraggio di esporsi e vanno in mezzo alla strada, indossando una maschera che impedisce di distrarre e distogliere lo sguardo, stanno fermi per strada, mostrando sul monitor dei computer che tengono in mano quello che la gente non vuole vedere. Lo fanno in tutto il mondo.

 

Accettano senza reagire insulti e offese, vengono presi in giro, vengono evitati. Mostrano animali picchiati, rinchiusi, amputati, scuoiati vivi, tagliati a pezzi, tritati, umiliati. Mostrano la verità, quello che succede dietro a quei muri che fa comodo innalzare per nascondere lo schifo. Piangono, dietro quelle maschere, perché alla sofferenza non ci si abitua mai. E alcuni di loro, senza maschera, sono lì vicino, pronti a raccontare a chi si ferma il senso di quei video, e aiutando chi riscopre di avere un cuore a mettere in atto il vero cambiamento.

Eppure, ogni giorno, grazie a loro, qualcuno si vede la verità sbattuta in faccia e si ritrova a un bivio: fare finta di niente? O ragionare e cambiare? C’è chi scappa, c’è chi piange, c’è chi vuole saperne di più. E la cultura va avanti.

Questi due attivisti sono due anime pure: sono giovani, sono belli, sono sensibili, sono come tutti i loro coetanei. Ma dedicano il loro tempo all’attivismo di strada, mettendosi in gioco, togliendo spazio a cose frivole per combattere per i milioni di senza voce che popolano questa terra e sono catalogati solo con un numero.

Per loro la vita è importante: che sia la vita di un uomo, di un pipistrello raccattato e svezzato, di un cane, di un asino, di un albero. La vita è vita, in ogni sua forma, e loro non fanno distinzioni. Chi ama gli animali viene accusato di non amare le persone, di essere fanatico, di essere intransigente. Una collega giornalista mi ha detto che ‘dal veganismo si può guarire’: perché l’ignoranza non ha confini.

Io sono fiera di essere attiva. Lo sono a modo mio, facendo conoscere i miei animali alle persone belle, lavorando nell’orto, scegliendo di non mangiare animali, informando, spiegando con pazienza le mie ragioni.

Sono fiera di avere conosciuto Gemy e Chicco, anonymous for the voiceless: due anime pure e belle che mi danno la spinta per non mollare. Finché siamo pochi possiamo fare poco. Ma se fossimo tanti potremmo fare tanto. Basterebbe avere il coraggio di partire da noi, per un vero cambiamento.

Questi due angeli degli animali sono capitati sulla mia strada in un momento difficile, dove mi sentivo sola a combattere. Invece, adesso, so che posso contare anche su di loro, e loro faranno altrettanto con me.

Facciamo quello che possiamo, tra persone sensibili si sta bene, perché ci si capisce con uno sguardo.

Fatica terapeutica, tra orto e animali

Fatica terapeutica, fatica che fa stare bene, quella che crea i legami tra persone, animali, alberi, fiori. Protagonisti, questa volta, sei persone con quattro cani in mezzo alla campagna, alle prese con un piccolo orto selvaggio. Sotto lo sguardo vigile di due asini e un cavallo iniziano le presentazioni, perché non ci si conosceva quasi se non via messaggio. Alcune strette di mano, gli sguardi che si incrociano, e via al lavoro. Ci siamo trovati con l’intento di sistemare pochi metri di terra in vista dell’autunno, uno spazio che viene utilizzato per attività didattiche con la speranza di crescere nuove generazioni più consapevoli. Sono bastati pochi minuti, e il silenzio della campagna mescolato alle nostre voci ha dato vita a un piccolo vortice di energia. Chi rastrella le foglie, chi sistema i pomodori , chi raccoglie rami secchi e piante infestanti, armato di carriola.

In un orto c’è lavoro per tutti. Muoviamo la terra, piantiamo i piccoli cavolfiori, raccogliamo le foglie delle piante aromatiche, sistemiamo i sassi che delimitano i diversi settori. Nel giro di due ore il piccolo orto anarchico si è trasformato in un bellissimo, ordinato, armonioso orto pronto ad accogliere i frutti dell’autunno. Il tempo è volato per tutti, ognuno ha offerto le sue competenze, senza giudizio e pregiudizio, con sguardo aperto e orecchie pronte a captare suggerimenti e trucchi. Ci siamo salutati tutti contenti, quasi commossi per quelle emozioni inaspettate che ti colgono quando sei in armonia con gli altri e il mondo intorno a te. Oltre al prezzemolo e alla rucola ci siamo portati a casa l’energia di un tempo condiviso di qualità. Condiviso anche insieme ai nostri animali, che lasciati nel loro ambiente, a riposarsi e osservare, ci fanno divertire con la sola loro presenza rasserenante.

In quei momenti percepiamo la loro autentica bellezza, al di là di ogni preconcetto. Sono momenti rari, vanno trattati e conservati gelosamente nella memoria, un piccolo tesoro capace di venire in aiuto nei momenti più difficili. L’orto che ci ha permesso di provare la fatica terapeutica è stato un elemento catalizzante, capace di raccogliere e di esaltate le capacità di ognuno. Si è creata l’armomia che si trova normalmente sono nelle squadre affiatate, dove l’obiettivo da raggiungere porta a dare il meglio del proprio tempo e delle proprie capacità. Si torna a casa con un bagaglio ricco di nozioni, trucchi, ma soprattutto sensazioni. Come quella della terra sotto le unghie delle mani, il profumo della menta piperita, i peli dei nostri quattrozampe sulle magliette. Ci siamo divertiti a costo zero e forse quell’energia che si è sprigionata ce la portiamo ancora addosso, pronti a coinvolgere, si spera, chi ci sta vicino. La fatica terapeutica potrebbe diventare un’abitudine sana e contagiosa. A presto, dunque!

Padelle e grembiuli, anche così amo gli animali

Padelle e grembiuli, grattugia e coltelli, teglie e mestoli. Mai e poi mai avrei immaginato di cimentarmi in un corso di cucina. Ebbene sì, anche questa è fatta: all’inizio di settembre ero a Igea Marina, e guidata dalla chef Barbara Bianchi e ad altri compagni di corso ho realizzato delle vere squisitezze. Tutte rigorosamente veg! Che la cucina vegana sia ricca, gustosa, sana, varia già lo sapevo. Ma fino a quel momento mi ero limitata ad ammirare i piatti, e a mangiarli con estremo piacere. Stavolta, mi sono sentita protagonista, ed è stato bellissimo! Ho messo da parte la timidezza, e dopo i primi attimi di smarrimento, di fronte a colleghe ben più pratiche di me, ho sfoderato la grinta e la passione per la cucina ereditata dalla nonna, con risultati inaspettati.

Perché ho fatto questo? Per gli animali. Perché li amo tutti, senza distinzioni. Perché non esistono animali da compagnia e animali da carne, o da allevamento per me. Perché io, per prima, ho voluto dimostrare quanto sia facile cambiare la propria ottica e capire che per essere coerenti basta un pizzico di coraggio.

Come ho affrontato una mezza maratona senza essere allenata, per far vedere che tutto è possibile quando ami veramente, così stavolta ho affrontato padelle e impasti, scoprendo ingredienti nuovi, trucchi, segreti di una cucina stupenda alla vista e al gusto, perché rispetta chi amo di più. E così per due giorni ho pelato carote, frullato impasti, fritto bomboloni, pesato ingredienti e poi ho chiacchierato, ho riso, ho posato fiera davanti alle nostre creazioni. E soprattutto, ho mangiato delle vere delizie, scoprendo che è facile prepararle, più di quanto avessi immaginato.

L’esperienza mi è piaciuta così tanto che la voglio ripetere, e la ripeterò. Padelle e grembiuli saranno miei alleati, per preparare buone cose per le persone a cui tengo. Niente è impossibile, non ci sono scuse: se ami gli animali lo fai a partire da ciò che cucini e che mangi.

Buon appetito!

Asini saggi, un nuovo libro e piccole prove di resistenza

Insieme agli asini, con la voglia di cambiamento ma anche nuove sfide da affrontare, e possibilmente da vincere. In questo periodo mi ha travolto la necessità di rivedere i miei punti fermi, e trovarne naturalmente di nuovi. E nel frattempo ho affrontato quel lavoro stressante, ma stimolante, di rilettura del testo che a breve si trasformerà in un nuovo libro. A soccorrermi sono stati, come sempre, i miei più cari compagni di vita, e argomento prediletto. Scrivere di asini mi ha permesso di riguardare il percorso che mi ha portato a loro sotto una nuova luce. Provo le stesse emozioni di un tempo raccontandoli, perché trovo che siano le creature con il più grande concentrato di saggezza: intelligenti, posati, tranquilli, acuti osservatori. E nonostante questo biasimati e derisi dall’uomo, che dal basso della sua miopia ha visto sempre in loro solamente animali da fatica e mai stimolanti compagni di vita con cui confrontarsi. Condividere pomeriggi di giochi e passeggiate, lavorare nell’orto sotto il loro sguardo vigile e incuriosito mi ha permesso di ritrovare energia. Ero scarica, e ho avuto l’ennesima conferma che la mia batteria si alimenta attraverso le mani sporche di terra, le magliette ricoperte di pelo e polvere, le gambe schizzate di fango. Neanche a farlo apposta, la vita mi ha messo davanti delle prove grandi e piccole in questi mesi: il distacco da chi amo, la delusione di certi rapporti che inevitabilmente si chiudono per sempre, gli stress del lavoro. Ma anche la paura di affrontare una salita, o una camminata che sembra voler stroncare le gambe. In quei momenti penso agli asini, ai pesi che per secoli hanno portato e continuano a portare sulle loro spalle, in silenzio e senza lamentarsi. Allora mi faccio coraggio, e passo dopo passo arrivo in cima alla vetta. E quel panorama ripaga di ogni sforzo fatto. La compagnia degli asini è una continua lezione di vita, per me e per chi, insieme a me, desidera conoscerli e capirli al di là di ogni pregiudizio e falsa credenza.

Incontri speciali, incontri d’estate

L’estate ci raggiunge con le sue giornate lunghe, il suo caldo e la sua luce. È un momento magico questo, un momento perfetto per chiudere con le cose che ci hanno fatto male e aprirsi a nuovi incontri. Allontanare chi ci ha stressato e non merita le nostre energie, ritrovare la propria serenità e aprirsi a nuove possibilità di dialogo.

Il dialogo per me è soprattutto quello fatto di sguardi, di tatto e contatto, e non di parole. Un giorno qualcuno mi disse che parlare con gli animali è facile, tanto loro non possono rispondere e ci danno l’illusione di capirci e non giudicarci. Credo che sia interessante partire da questa stupida considerazione e accogliere questa sfida, perché evidentemente gli incontri speciali non sono pane per tutti. Gli animali si avvicinano quando sentono di potersi fidare, e in assenza di parola l’istinto li guida. Così, se anche noi diventiamo capaci di usare i nostri sensi, diventiamo protagonisti di scambi energetici straordinari.

Il lavoro mi ha portato a esplorare il mondo dei lupi, il mondo dei camosci e dei mufloni, la bellezza e la serenità della fattoria, con i suoi animali di campagna, docili e lenti, poetici e concreti insieme. Mi sono presa, e continuerò a prendermi il lusso di cogliere ogni occasione per imparare di più, da loro e dal loro ambiente, osservandoli da lontano o gustando la loro presenza da vicino, favorendo gli incontri tra loro e altri umani. Se ci si presenta puliti e aperti al dialogo le occasioni si moltiplicano. Non è un’arte che si impara questa, ma la capacità di ragionare al di là delle classificazioni di specie, al di là di ogni presunzione, cancellando dal nostro modo di porci quell’inutile, e anzi dannosa attitudine umana a considerare sempre gli altri esseri viventi in base alla funzione che possono rivestire per la nostra utilità.

In questo modo torniamo a casa con un bagaglio ricchissimo di sensazioni che non si imparano studiando, e neppure utilizzando sempre la nostra razionalità. E ogni incontro diventa una grande opportunità per rivedere i nostri parametri, e per imparare l’arte stupenda di lasciarsi andare.

Lettera alla nonna

Eccomi, nonna, anzi ciao Pollo! Questo era il tuo soprannome e in pochi sanno il perché. Lo sanno le mie amiche più care, perché quando uscivo di casa era una tappa d’obbligo bussare alla finestra, a qualsiasi ora del giorno, e salutarti con quel saluto bizzarro che ha destato spesso la curiosità di chi mi sentiva. Era il 1995, e per i miei 18 anni ce ne siamo andate da sole a Parigi. Il primo volo, ci tenevi a farmi fare quel battesimo perché hai sempre detto che viaggiare è la cosa più bella. La serata al Moulin Rouge, lo shopping, le passeggiate notturne, la salita sulla torre Eiffel. Che meraviglia! Allora non esistevano nemmeno i cellulari, si stava così bene, era vera vacanza, lontano da tutti e da tutto! E quel vizio non lo abbiamo perso: a raffica, a partire dal regalo di laurea, ci siamo imbarcate su tante navi e sono iniziate le nostre crociere: Spagna, Portogallo, Marocco, Libia, Tunisia, Grecia, Croazia, e poi su, Amsterdam San Pietroburgo Stoccolma Copenaghen. Eravamo una coppia perfetta: mentre la nonna giocava a carte la nipote esplorava nuovi pezzettini di mondo, e poi insieme a guardare i tramonti, a bere e a mangiare cose buone. Le spese pazze al mercato di Istanbul, la sosta a Tripoli, la tappa a Casablanca, il tour in una Lisbona bollente. Quanti mari abbiamo solcato e quanti panorami abbiamo guardato insieme, nonna! Mi hai insegnato ad adorare la libertà. La voglia di scoprire, di pensare, di essere me stessa sempre e comunque. Mi hai permesso di realizzare tanti sogni, aiutandomi e sostenendomi quando il lavoro non era sufficiente per potermi mantenere da sola. Solo grazie a te c’è Ringo nella mia vita, e tu sai che Ringo è il mio amore più grande. Quando è arrivato ti ho portata da lui per conoscerlo, che ridere quando gli hai dato le prime carote e lui, preso dall’entusiasmo, ti ha sbrodolato tutte le mani. Ma tu non avevi paura di niente e le esperienze nuove ti facevano sorridere. Nei momenti peggiori tu ci sei sempre stata, ci separavano ben 58 anni di età, eppure solo con te ho avuto la possibilità di esprimermi sempre a modo mio, senza filtri, di piangere, di ridere e di confidare i pensieri più intimi senza paura di essere respinta. Certi miei segreti li sapevamo soltanto io e te. Le mie peripezie e i miei amori, i miei dubbi e i miei sbagli, tutto era argomento di confronto per noi. Abbiamo anche litigato, a volte, perché l’amore non è bello se non è litigarello, mi dicevi. E quegli scontri ci hanno sempre fatto bene, perché la nostra complicità era perfetta e nessuno a parte me e te poteva e può capirla. E ne siamo uscite più unite di prima. Chi ha un carattere forte non ha vita facile, ma la vita se la assapora al massimo, come abbiamo fatto noi. “Se fossi nata al tempo del Far West sarei stata sicuramente una pioniera”, mi ripetevi. E sei stata davvero così: mi hai insegnato a non avere paura di niente. Hai vissuto la guerra e il lutto, la malattia di chi ti era più caro e i problemi di salute. Ma eravamo sempre pronte per un nuovo viaggio. Hai accettato tutto di me: il mio carattere ribelle, il mio spirito polemico un po’ toscano come lo eri tu, e soprattutto il fatto che io abbia deciso di non mangiare più carne. Ricordo di quel giorno in cui mi hai scritto il menù vegetariano, in modo che potessi scegliere quali delizie assaporare a tavola con te, cuoca semplicemente pazzesca. Ridevo sotto i baffi però quando cercavi di convincermi che le polpette, in fondo, non sono carne… Cara nonna, eri davvero un personaggio unico! Mangiare da te era un evento: un’esperienza di gusto e di amore che mettevi anche nei piatti, perché il tuo modo di voler bene passava anche attraverso la tua arte in cucina. Sacco vuoto non sta in piedi… era questo il tuo proverbio preferito per prendermi per la gola.. Le mie amiche non dimenticano di sicuro i pranzetti che ci preparavi, sempre accompagnati dal sorriso e da un buon bicchiere di vino. Sapevamo goderci la vita, io e te. Ed eri una nonna anche per loro: venivamo insieme a salutarti, mi chiedevi cosa combinavano, e io ti aggiornavo sulle loro vite. Venivamo a salutarti insieme, prima di andare in città o prima di un viaggio, era bello chiacchierare e tu ci tenevi ad essere sempre informata sulle nostre novità. Non hai mai avuto pregiudizi, accettando le loro diversità e le mie stravaganze, moderna come una mia coetanea, anzi di più. Quando sono partita per Vienna ricordo che non ti sei affacciata alla finestra, non volevi che ti vedessi piangere. E mi spedivi lettere, cartoline, anche i galani per carnevale, e chiedevi sempre: Quando torni? Per te ero in capo al mondo. Ed è solo per te che sono rientrata per Santa Lucia, la nostra festa.

Cara nonna, ogni mio libro, ogni mio articolo per te era motivo di orgoglio. Anche la più semplice e breve notizia di cronaca scritta da me secondo te era un capolavoro, e non sai quanto mi ha aiutato il tuo entusiasmo, per continuare per la mia strada alla ricerca di nuove sfide da affrontare e da vincere. Nelle occasioni importanti, prima di uscire era una tappa d’obbligo passare da te, ti piaceva vedermi elegante. Hai gioito più di chiunque altro per ogni mio traguardo: la laurea, il master, i libri, gli articoli, le conferenze. Ti brillavano gli occhi e con te mi sentivo un eroe da film! Avere per così tanto tempo una persona che ti adora per quello che sei, che ti elogia incondizionatamente, che ripone in te tutta la fiducia e ti incoraggia ad affrontare ogni sfida rende forti e ti regala la sensazione di essere quasi invincibili. Ma quella persona poi all’improvviso non c’è più, e ogni certezza crolla, mancano l’affetto e il calore che mettevano in moto la mia energia e tutto intorno a me è silenzioso. Come farò adesso senza di te? Con te se ne va la parte più serena di me. Ti chiedo, se mi senti, di aiutarmi a conservare i nostri ricordi più belli, e di starmi vicino, in qualsiasi posto tu sia. A te dedicherò i miei viaggi e la mia voglia di scoprire tutto, ma proprio tutto ciò che c’è di bello nel mondo, per poterlo raccontare attraverso il mio lavoro. Cercherò di dare il massimo, e non dimenticarmi mai quel patrimonio di idee e saggezza che mi hai trasmesso. Eri molto anziana ed era inevitabile, ma avendoti sempre vicino non ho realizzato quanto tempo fosse trascorso. Ho avuto la fortuna di avere dei nonni straordinari, il vuoto che si prova senza di loro è difficile da sopportare. Aiutami a riuscirci. Ciao Pollo.

Squadra veg, sempre più in alto!

Ho fatto parte di una splendida squadra veg, in queste ore di Staffetta Running 24 x 1 ora 2018, a Peschiera Borromeo. Prima squadra mista e sesti assoluti su 47 squadre. Un trionfo per le due squadre vegane, messe insieme e coordinate dai bravissimi Dunia, Paolo, Leo.

Oggi ho avuto la conferma che sono sulla strada giusta e che a volte i sacrifici e i mal di stomaco sono utili perché la causa lo merita infinitamente. Con il risultato di oggi più di 50 persone hanno dimostrato che il movimento vegan ha tutte le carte in regola per salire sul podio e ottenere risultati eccellenti.

È stata una notte indimenticabile, sembrava di essere tornati bambini in quella pista di atletica piena di gazebo, tavoli, tende, con la musica a tutto volume nel cuore della notte, mentre si susseguivano gli atleti. Non ho dormito neppure un minuto eppure alle 5 di questa mattina ero carica e pronta a fare il mio turno. Fare fatica è ancora più bello se a ogni passo che fai pensi a loro, agli animali che stanno a cuore a tutti noi e per i quali noi combattiamo sempre, a partire dalla coerenza nel piatto.

Ho provato un enorme piacere a osservare l’energia di questa squadra veg, l’eleganza dei miei compagni nella corsa, la loro potenza: un’energia pulita che deriva da allenamenti duri e alimentazione totalmente priva di sofferenza animale.

Li voglio ringraziare di cuore tutti, per l’esempio che ci danno e perché hanno voluto in squadra anche chi è meno forte, come me, dilettante e lenta: non mi hanno fatto sentire fuori luogo, anzi!, ricordandomi come l’intento della squadra amatoriale fosse quello di fare un buon risultato, certo, ma soprattutto esserci, testimoniare la nostra passione e il nostro sogno di un mondo giusto. Mi sono sentita accolta e mi è sembrato di conoscerli da una vita, questi miei compagni. Perché quando si condivide la stessa visione della vita e quando esiste la stessa sensibilità le barriere crollano.

Adesso, a casa, ripenso col sorriso a questa avventura: mai e poi mai avrei pensato di prendervi parte. Porto con me le parole di incoraggiamento, la dolcezza, la determinazione e la simpatia di questi compagni di battaglie per i diritti di chi non ha voce. Go Vegan!

Correre per loro: arriva la staffetta Veg!

Staffetta significa correre, correre e ancora correre. Significa farlo per loro, tutti quei milioni di innocenti che non possono correre perché nascono, vivono e muoiono imprigionati in gabbie anguste, senza la luce del sole, senza la sensazione di avere l’aria fresca addosso, privati della loro dignità. Gli animali degli allevamenti, dei lager che ogni giorno distribuiscono terrore e morte, hanno bisogno di ambasciatori, che diffondano la bellezza di una vita senza crudeltà. E quale modo migliore, per trasmettere questo messaggio, di fare sport insieme, per restituire la voce a chi non può parlare?

Mancano pochi giorni ormai a un appuntamento bellissimo: la 24 ore di Zeloforamagno, che nel circuito milanese ha un grande riscontro. Ci saranno moltissime squadre, e anche la staffetta vegan. Me la racconta Dunia Azzabi, amante degli animali e dello sport, vegana, appassionata sostenitrice di questo messaggio. Ci siamo conosciute a Milano, durante un evento veg, e alla fine di quella bella giornata mi ero già iscritta!

“La staffetta vegan è nata con l’idea di Leo Arturino, atleta amatoriale vegano che ha sempre fatto atletica fin da bambino. In quella prima edizione erano venuti atleti da tutta Italia. Per difficoltà varie poi l’iniziativa ha subito uno stop, ma adesso io e il mio compagno Paolo abbiamo deciso di portare avanti questo evento insieme ad altri amici vegani. Quest’anno riproponiamo la staffetta in una versione più evoluta, ossia con due squadre: la squadra amatori e la squadra pro. Vogliamo portare la squadra vegan a un gradino un po’ più alto. Nell’ambiente sportivo le proteine della carne sono ancora considerate le materie che vanno a costruire muscoli, potenza, forza. Noi vogliamo dimostrare che si può essere sportivi senza creare sofferenza, senza nutrirsi di animali”.

La manifestazione si svolge a Peschiera Borromeo, in un campo di atletica. Saranno 24 ore, dal 12 maggio alle 11 al 13 maggio alle 11. La squadra che vincerà sarà quella che avrà totalizzato nelle 24 ore il maggior numero di chilometri.

“Per noi l’impegno di due squadre è maggiore, ma la motivazione è alta. E ripeteremo anche il rinfresco, come l’anno scorso, quando la squadra vegan ha organizzato una grigliata con gli hamburger, arrosticini e tante altre prelibatezze tutte rigorosamente veg! Gli atleti delle altre squadre erano incuriositi: in questo modo facciamo capire quanto è gustosa e nutriente la cucina vegana, che non si riduce di certo alla solita classica insalata”.

E c’è un forte affiatamento tra i concorrenti: quest’anno, con due squadre, saranno più di 50, contando che nella squadra amatoriale c’è chi fa le mezze ore. Tutti porteranno il messaggio vegan in tutto il suo splendore. “Partecipano atleti amatori importanti, molto forti. Come il triatleta Manuel Comandini, che ha già corso per la causa animale, Michele Bernasconi, che farà a breve la Milano Sanremo, Leo Arturino, Simone Iannone. E poi tanti atleti che hanno la voglia di fare , per divertirsi e daranno un grandissimo appoggio a questa squadra. Verranno da tutta Italia, affrontando anche le spese di viaggio e spostamenti”.

La voglia di divertirsi è tanta, e la voglia di diffondere questo messaggio nel mondo dello sport è forte.

Per iscriversi e avere altre info si può consultare l’evento Facebook: Staffetta Vegan Running 24 x 1 ora 2018.

E allora, avanti a correre. Lo facciamo per loro!

Giusto, non comodo

Ciò che è giusto è meglio di ciò che è comodo. Il mio percorso che mi ha portato a scegliere uno stile di vita vegano è stato lungo, ma per fortuna non troppo. Perché rimandare a domani spesso significa non riflettere su un dato drammatico: ogni giorno trascorso mangiando prodotti derivati dai lager è un giorno trascorso da complici.

Il ragionamento, pensandoci, è talmente semplice che viene da chiedersi: ma perché non l’ho fatto prima?

Ed è più o meno così:

  1. amo gli animali
  2. non sopporto vederli soffrire
  3. gli animali che finiscono nel mio piatto e i prodotti derivati da animali nascondono atrocità inaccettabili, sofferenza, sfruttamento, solitudine, mancanza di dignità, agonia
  4. io allora scelgo di non scegliere questi prodotti.

Facile, no?

Sono una persona e sulla terra siamo quasi 8 miliardi, la mia scelta vale per uno, è vero. Ma forse qualcuno potrà seguire il mio esempio, e aggiungere quel piccolo ulteriore passaggio, l’anello mancante della catena, arrivando a fare un percorso mentale che porta inevitabilmente a scegliere ciò che è giusto, invece di ciò che è comodo.

Certo, si fa fatica a non rispondere alle provocazioni di chi ci prende in giro, quasi fosse una colpa la scelta di essere coerenti. Si fa fatica, almeno per chi non è esperto di cucina come me, a imparare nuove ricette, scoprire ingredienti alternativi, informarsi. Ma la fatica regala adrenalina e raggiungere un traguardo è una grande soddisfazione. Si fa fatica anche a incoraggiare le persone, che si sentono piccole e impotenti di fronte allo scempio che vediamo, quell’orrore che i muri dei macelli e degli allevamenti lager cercano di nascondere. Ma è nostro compito incoraggiarli, e far capire loro che il potere dei consumatori consapevoli è enorme. Possiamo scoprire quanto è divertente cucinare cose buone e etiche, colorate e sane, senza introdurre nel nostro stomaco infinita tristezza.

Il mondo è pieno di violenza, soprusi, cattiveria nei confronti degli animali, ma cresce il numero delle persone che ha scelto di dire basta e non si permette più di considerarli come merce, carne, oggetti inutili. La relazione con gli animali regala una forza inaudita, arricchisce, rende la vita meravigliosa. E noto con grande piacere che questa nuova sensibilità è in aumento tra le persone che davvero possono fare la differenza, i giovani.

Chi li ama davvero non fa distinzioni. Non esistono animali da carne, da uova, da latte, da pelliccia, da laboratorio, da compagnia. Ma come possiamo accettare queste schifose etichette? Esistono animali, che sono animali e basta, esattamente come lo siamo noi, e hanno diritto a vivere bene, in linea con le loro esigenze, rispettati e liberi, anche se questo mondo ormai a misura di uomo ha ridotto sempre più i loro spazi vitali.

Ogni giorno possiamo fare ciò che è giusto e fare la differenza. L’effetto sarà immediato: vivremo in armonia con noi stessi e con i nostri cari animali.