Anonymous for the voiceless, storie di piccoli eroi con un cuore grande
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Anonymous for the voiceless, storie di angeli

Anonymous for the voiceless, storie di angeli

Anonymous for the voiceless: sono angeli e sono eroi, per me, gli attivisti dello straordinario movimento che sta cercando di cambiare il mondo, per dare voce a chi non può parlare. Sono milioni, anzi miliardi, gli animali che ogni giorno muoiono per diventare carne e sfamare un pianeta sempre più popolato di persone che non riflettono sulla giustizia, sull’etica, sulla salvaguardia della natura. Per ignoranza, perché fa comodo girarsi dall’altra parte e non guardare, perché è divertente prendersela con chi ha scelto un’alimentazione vegana e rispettosa delle vite degli altri, cercando di pulirsi la coscienza.

C’è chi si dichiara amante degli animali, con un gatto in braccio e un pezzo di prosciutto nel piatto. C’è chi dice di amare gli animali e indossa una pelliccia fatta di pelo di creature scuoiate vive. C’è chi adora il proprio cane ma mangia bistecche di maiali e manzi che nella loro vita non hanno mai visto la luce del sole e non hanno mai avuto la possibilità di camminare sull’erba. Essere vegani non significa fare parte di una setta, significa mettere in atto l’amore per gli animali con coerenza e coraggio.

Ho avuto la fortuna di conoscere due attivisti che nella mia città partecipano al ‘cubo’: con altri anonymous hanno il coraggio di esporsi e vanno in mezzo alla strada, indossando una maschera che impedisce di distrarre e distogliere lo sguardo, stanno fermi per strada, mostrando sul monitor dei computer che tengono in mano quello che la gente non vuole vedere. Lo fanno in tutto il mondo.

 

Accettano senza reagire insulti e offese, vengono presi in giro, vengono evitati. Mostrano animali picchiati, rinchiusi, amputati, scuoiati vivi, tagliati a pezzi, tritati, umiliati. Mostrano la verità, quello che succede dietro a quei muri che fa comodo innalzare per nascondere lo schifo. Piangono, dietro quelle maschere, perché alla sofferenza non ci si abitua mai. E alcuni di loro, senza maschera, sono lì vicino, pronti a raccontare a chi si ferma il senso di quei video, e aiutando chi riscopre di avere un cuore a mettere in atto il vero cambiamento.

Eppure, ogni giorno, grazie a loro, qualcuno si vede la verità sbattuta in faccia e si ritrova a un bivio: fare finta di niente? O ragionare e cambiare? C’è chi scappa, c’è chi piange, c’è chi vuole saperne di più. E la cultura va avanti.

Questi due attivisti sono due anime pure: sono giovani, sono belli, sono sensibili, sono come tutti i loro coetanei. Ma dedicano il loro tempo all’attivismo di strada, mettendosi in gioco, togliendo spazio a cose frivole per combattere per i milioni di senza voce che popolano questa terra e sono catalogati solo con un numero.

Per loro la vita è importante: che sia la vita di un uomo, di un pipistrello raccattato e svezzato, di un cane, di un asino, di un albero. La vita è vita, in ogni sua forma, e loro non fanno distinzioni. Chi ama gli animali viene accusato di non amare le persone, di essere fanatico, di essere intransigente. Una collega giornalista mi ha detto che ‘dal veganismo si può guarire’: perché l’ignoranza non ha confini.

Io sono fiera di essere attiva. Lo sono a modo mio, facendo conoscere i miei animali alle persone belle, lavorando nell’orto, scegliendo di non mangiare animali, informando, spiegando con pazienza le mie ragioni.

Sono fiera di avere conosciuto Gemy e Chicco, anonymous for the voiceless: due anime pure e belle che mi danno la spinta per non mollare. Finché siamo pochi possiamo fare poco. Ma se fossimo tanti potremmo fare tanto. Basterebbe avere il coraggio di partire da noi, per un vero cambiamento.

Questi due angeli degli animali sono capitati sulla mia strada in un momento difficile, dove mi sentivo sola a combattere. Invece, adesso, so che posso contare anche su di loro, e loro faranno altrettanto con me.

Facciamo quello che possiamo, tra persone sensibili si sta bene, perché ci si capisce con uno sguardo.

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