Abruzzo, la rabbia e l'indignazione, ricordando il nostro viaggio | Silvia Allegri
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Abruzzo, la rabbia e l’indignazione, ricordando il nostro viaggio

Abruzzo, la rabbia e l’indignazione, ricordando il nostro viaggio

Di quelle terre distrutte è cambiato solo il clima: ora fa caldo, io le ho viste sotto la neve, con temperature che sfioravano, di notte, meno 15 gradi. Quando riguardo le foto scattate in quei giorni, a fine gennaio, ho i brividi e le lacrime agli occhi. Mi sono rimasti addosso quella sensazione terribile di smarrimento, i momenti di paura, mentre attraversavamo l’Italia diretti verso quei luoghi devastati dal terremoto.

Abruzzo, 24 agosto 2016: la prima di una lunga serie di scosse fa tremare la terra, e si porta via le case, le chiese, le strade, i sogni, la bellezza, e troppe vite. A distanza di 4 mesi, un inverno gelido si abbatte su quei paesi, e la neve, insieme a nuove scosse, seppellisce tutto.

Tutto era partito da un post su Facebook, che avevo scritto dopo una notte insonne, con le immagini impresse negli occhi di volontari disperati che cercavano di liberare dal ghiaccio cani, gatti, asini, mucche, cavalli congelati e terrorizzati. E poi un appello sul giornale, e poi un piccolo miracolo: una risposta incredibile di amici e persone sconosciute, pronte a darci aiuto. L’intento era quello di portare un piccolo rinforzo agli ultimi degli ultimi, centinaia di animali sepolti da metri di neve nei canili e per le strade, soccorsi in qualche modo da umani stupendi e dal cuore d’oro, ma con poche possibilità economiche, flagellati com’erano da quella desolazione, spesso senza casa, con lutti in famiglia e amici portati via dal terremoto, ma nonostante tutto instancabili nel prestare soccorso a tutte le vite in pericolo.

Siamo partiti da Verona, eravamo in 5, letteralmente sommersi di medicine, coperte, cibo, trasportino. Siamo tornati su con alcuni cani salvati da morte certa, e molti di loro nel frattempo hanno ricominciato una vita nuova.

Indimenticabile il momento in cui siamo ripartiti, carichi di trasportini carichi di cani. Le lacrime di gioia di quei ragazzi, che ci hanno salutato affidandoci quelle bestiole. Pronti ad aiutarne altri.

Sono passati 8 mesi dal mio viaggio a L’Aquila e Amatrice, e le foto che vedo sui giornali mi fanno rabbrividire. Cosa è cambiato?

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto i messaggeri, portando in quelle terre un piccolo, ma importante aiuto ai volontari e agli animali. Ci hanno aiutato perché non avevamo un colore politico, ma solo il desiderio di renderci utili. Abbiamo aiutato le persone che avevano problemi economici a curare cani e gatti, abbiamo portato soprattutto il nostro abbraccio e la garanzia di non dimenticarci di loro, una volta tornati qui, e continuare a restare in contatto, per salvare altre vite, per aiutare con i nostri mezzi. E la promessa è stata mantenuta. Quei volontari, quelle persone generose, sono adesso parte di noi. La distanza non conta.

La gente è generosa, la solidarietà esiste, ma i burocrati spezzano ogni sogno. Dove sono quei soldi donati dagli italiani in quei giorni drammatici? Tutto è fermo.

Possibile che a gennaio 2017 io abbia visto coi miei occhi i libri, i quaderni di appunti, le tazze, i vestiti tra le macerie della casa dello Studente a L’Aquila, crollata 8 anni fa?

Queste immagini ci dovrebbero sempre accompagnare, per ricordarci che la politica è una cosa nostra, non dei politici. Che siamo tutti responsabili, e lo possiamo essere nel momento in cui andiamo a votare. Che la gente eletta, oltre ad avere la garanzia di stipendi che noi tutti, comuni mortali, neanche possiamo immaginare, ha il dovere di impegnarsi, di garantire ai cittadini i diritti che spettano. Senza indignazione, senza alzare la voce, tutto resterà così.

Tornerò presto in Abruzzo. Per vedere coi miei occhi cosa è cambiato. Ricordo la paura, in una frazione di Amatrice, totalmente dimenticata, non esistevano nemmeno le transenne e si camminava tra palazzi in bilico, sventrati, vedevamo i tavoli, gli armadi, i lampadari di quelle stanze vuote. Abbiamo visto animali abbandonati al loro destino, morti di freddo, persone disperate. Non posso rassegnarmi all’idea che non sia cambiato nulla. Che l’unica cosa diversa, da allora, sia la neve che ormai si è sciolta.

 

 

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